Venerdì, 25 Maggio 2012 11:50

L’invasione degli scoiattoli filosofici

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

L’invasione degli scoiattoli filosofici

Di Ciccio & Nonna Papera

 

Il dibattito filosofico e politico in ambito antispecista ha raggiunto grazie a Cip & Ciop un livello davvero notevole di profondità. A questo punto anche noi del collettivo “Fattoria di Nonna Papera”, ci sentiamo di intervenire e dire la nostra in questa entusiasmante battaglia culturale. Cominciamo col notare come Cip & Ciop hanno contribuito a rendere notevole e profondo il dibattito. Anzitutto hanno scelto accuratamente l’oggetto e poi il metodo.

 

L’oggetto è stato scelto perché

 

L'articolo su destra e antispecismo di Adriano Fragano e Luca Carli, originariamente pubblicato sulla Veganzetta, ha avuto una certa risonanza: pubblicazione su altre riviste, siti internet e varie presentazioni orali. E' in una di queste sue vicende che lo abbiamo incontrato e, trovandovi alcuni punti incongruenti o dubbi, deciso di commentarlo diffusamente in un nuovo articolo

 

La scelta è stata motivata da criteri spaventosamente oggettivi. Poiché hanno letto solo quest’articolo e non gli è andato a genio hanno pensato bene che fosse rilevante per il dibattito antispecista commentarlo approfonditamente. Non si può certo accusarle di non aver scelto altre voci che nel variegato panorama antispecista italiano hanno affrontato questioni politiche visto che il loro intento era criticare solo Fragano e Carli. È interessante però che criticando Fragano e Carli abbiano pensato bene di criticare anche Maurizi, seppure non ce ne fosse alcun bisogno. Perché? Il nostro amico Pico de Paperis suggeriva nella sua risposta una cosa ovvia che solo uno sciocco non capirebbe: in realtà Cip & Ciop volevano criticare Fragano, Carli e Maurizi tutti insieme. Infatti nell’articolo affermavano espressamente (e senza provarlo, come ha ben mostrato Pico) che Maurizi interpreta male Singer e che la sua visione filosofico-politica è inadeguata e superficiale. Ora invece gli scoiattoli volanti si scherniscono:

 

Non riteniamo che sia necessario a tal fine conoscere l'opera omnia del Maurizi, né altri testi che distinguono varianti della teoria antispecista in base a criteri diversi da quello che viene proposto nell'articolo della Veganzetta.

 

Eh no, carissimi roditori. Se argomentate contro Maurizi dove leggerli i suoi articoli e i suoi libri. Non è questione di filologia, è questione che se dite “Maurizi interpreta male Singer dovete mostrare come e dove questo accade! Altrimenti il vostro è solo un comodo tentativo per gettar fango senza impegnarvi in un confronto teorico. Altro che “allargare il dibattito””!

 

E veniamo al discutibile metodo scelto. Cip & Ciop tentano di “nobilitare” il loro intervento a gamba tesa dicendo di voler argomentare ad rem e non ad hominem. In sostanza, mostrarsi incappucciati è un modo per discutere serenamente, non certo per lanciare il sasso e nascondere la mano. Chi pretende di discutere tra persone con nomi e cognomi è un amico della questura, nientemeno. Vediamo dove sta l’errore di Cip & Ciop. Dicono che vogliono parlare di cose e non di persone. Bene, se veramente questoera il loro obiettivo avrebbero potuto farlo in quattro modi diversi:

 

1) Argomentando la loro posizione non esponendosi e senza citare nessun altro autore

2) Argomentando la loro posizione esponendosi e senza citare nessun altro autore

3) Argomentando la loro posizione esponendosi e citando altri autori

4) Argomentando la loro posizione non esponendosi e citando altri autori

 

Stranamente hanno scelto la 4. Seppure, per essere sicuri di lanciare una discussione ad rem e non ad hominem avrebbero potuto ben scegliere l’ipotesi 1 e, volendo, anche la 2 (o forse la loro identità stessa è destinata a suscitare strane reazioni nel mondo animalista? Forse ci nascondono davvero qualcosa? Alle amate questure l’ardua sentenza). Strano modo di comportarsi quello di Cip & Ciop: dicono di voler parlare delle “cose” e non delle “persone”. Però poi citano le persone e le cose non le leggono! Infatti le loro argomentazioni sono frutto di una smisurata ignoranza del dibattito antispecista (perché scegliere proprio l’articolo di Fragano e Carli? E perché dedicare tutto quello spazio a confutare le tesi di Maurizi che con l’articolo in questione non c’entrano nulla?).

 

Se però si accusa Cip & Ciop di aver scelto un bersaglio a casaccio nel panorama antispecista e di aver per di più parlato di cose in modo approssimativo, ecco che si tirano indietro: loro mica volevano entrare DAVVERO nel merito delle questioni (cosa che avrebbe richiesto qualche approfondimento in più), volevano solo criticare l’articolo di Fragano e Carli!

 

Non riteniamo che sia necessario a tal fine conoscere l'opera omnia del Maurizi, né altri testi che distinguono varianti della teoria antispecista in base a criteri diversi da quello che viene proposto nell'articolo della Veganzetta. E' su di esso che, molto più modestamente, cercavamo di aprire una discussione quanto più possibile allargata

 

Ma il problema non è conoscere l’opera omnia di Maurizi, il problema è che Cip & Ciop hanno voluto prendere due piccioni con una fava (ci scusino i piccioni):

 

a) criticare l’articolo di Fragano e Carli affermando che si basa sulle teorie di Maurizi

b) criticare le teorie di Maurizi affermando che si basano su una visione semplificata del rapporto società/ideologia e su un’interpretazione errata di Singer

 

L’articolo di Cip & Ciop non dimostra né (a), né (b). E se per dimostrare (a) sarebbe stato sufficiente leggere e criticare l’articolo stesso, per dimostrare (b) sarebbe stato necessario entrare nel merito delle teorie di Maurizi sul rapporto società/ideologia e mostrare dove l’interpretazione di Singer è errata. Non si è fatto né l’una cosa, né l’altra. Altro che “portare l'attenzione sui contenuti al di la dell'autorità ‘autoriale’”. Un po’ come quegli studenti che pretendono parlare di letteratura “in generale”, senza citare le poetiche e i testi degli “autori”. La pigrizia intellettuale spacciata per profondità. E abbellita da battute scontate:

 

Dobbiamo purtroppo constatare la nostra sorpresa nel veder riportare invece la questione ad un problema di suocere e nuore; evidentemente in Italia la famiglia e le famiglie sono ancora un archetipo insormontabile.

 

Ma andiamo avanti, perché Cip & Ciop non ci stanno proprio ad essere presi con le mani nella marmellata e pretendono che il loro articolo venga considerato seriamente e studiato, perché propone argomentazioni di cui si sentiva davvero il bisogno. Cip & Ciop sono sorpresi che la loro requisitoria sia considerata “piena di acredine” da Fragano e Carli, salvo poi ammettere che, beh sì, in effetti un po’ di “acredine” ce l’hanno messa. Ma, per carità!, non era un’acredine personalistica – diretta contro Fragano e Carli che vengono nominati proprio per evitare l’argomentazione ad hominem (!!) – bensì un’acredine oggettiva, rivolta a riabilitare “gli animalisti di strada che si sobbarcano responsabilità e fatiche enormi” dall’ingiusta accusa di “ignoranza” e “sprovvedutezza teorica”. Non si capisce perché Fragano e Carli dovrebbero essere considerati da meno degli animalisti di strada visto che anche loro sono attivisti e si “sobbarcano responsabilità e fatiche enormi”. Ma lasciamo correre, abbiamo visto che la logica non è di casa presso certi criceti. Rimane però l’accusa di aver voluto fare teoria senza esserne stati in grado. Per questo gli scoiattoli ci ribadiscono i loro preziosi argomenti. Vediamoli.

 

Anzitutto, è evidente che gli argomenti di Cip & Ciop

 

(a) ignorano totalmente il dibattito antispecista

(b) si rivolgono in modo casuale a due autori considerati emblematici non si sa di che

(c) traggono conclusioni sconclusionate a proposito di un terzo autore di cui per loro stessa ammissione non sanno nulla

 

però Cip & Ciop considerano il loro articolo qualcosa che va preso seriamente in considerazione e discusso da tutti. Non per niente si sono presi la bega di leggersi un intero articolo, nonché speculare su quanto un terzo autore citato di straforo in quell’articolo stesso pensa di Singer in libri e articoli di cui sembrano ignorare addirittura l’esistenza. Come non prenderli sul serio?

 

E veniamo dunque a questo insperato riassunto delle fondamentali tesi roditorie. Esso permette di vedere il gioco delle tre carte per cui si confonde volontariamente (1) quanto sostenuto da Fragano e Carli sullo specismo con (2) quanto sostenuto da Maurizi e nel confondere (3) la tesi positiva di Maurizi sullo specismo con (4) la sua critica di Singer. Non è detto che (1) derivi da (2), né che (3) e (4) debbano essere necessariamente vere o false insieme. Nel loro calderone cricetesco, invece, Cip & Ciop danno a intendere di aver mostrato un filo rosso che lega queste quattro cose. L’unica cosa che possono aver mostrato è una certa contraddizione nella tesi di Fragano e Carli ovvero:

 

l'incongruenza tra, da un lato, l'appello a un "nuovo" antispecismo a carattere storico-politico in polemica contro il "vecchio" antispecismo detto metafisico, e dall'altro l'affermazione da parte del Carli e del Fragano dell'esistenza di una "causa scatenante [del dominio] presente a livello primigenio nel nostro essere"

 

Questa tesi è errata e poteva essere dimostrata semplicemente mettendo in rapporto le premesse e le conseguenze del discorso di Fragano e Carli. Si tratta di una teoria che non ha nulla a che vedere con quelle di Maurizi (lo stesso Maurizi ne ha proposto una critica proprio in discussione delle sue Tesi su un sito gestito dallo stesso Fragano:

 

http://www.manifestoantispecista.org/nove-tesi-antispecismo-storico-e-antispecismo-metafisico/

…ma capiamo bene che chiedere di informarsi prima di parlare è considerato da Cip & Ciop un atto autoritario oltre che classista, visto che presuppone l’obbligo di acquistare una costosa opera omnia gratuitamente consultabile su internet).

 

Ma il bello viene a proposito della seconda grande scoperta offerta all’antispecismo da Cip & Ciop:


l'incongruenza tra lo schema fondamentale del materialismo storico alla base del "nuovo antispecismo" del Maurizi, che vede l'agire di un soggetto rivoluzionario prodotto e determinato come tale dal divenire storico-economico e la visione volontarista del cambiamento proposta dal Carli e dal Fragano, basata su un "reinventarsi e ripensarsi" ad opera di un soggetto non ben determinato.

 

Ecco di nuovo il gioco delle tre carte che i nostri criceti prestigiatori non si stancano di ripetere: attribuire a Maurizi ciò che è di Fragano e Carli in modo da poterli criticare insieme. Eppure il dotto Pico de Paperis li aveva avvertiti. A parlare di “nuovo antispecismo” sono Fragano e Carli (e, in modo più approfondito ma non diverso, anche Filippi e Trasatti, Leonardo Caffo ecc.) non Maurizi. Insistere su quel “nuovo” da parte di Cip & Ciop è un modo subdolo di far intendere che gli autori in questione vorrebbero creare un “marchio di fabbrica”. Ora, a parte il fatto – già citato da De Paperis – per cui le divisioni all’interno dell’antispecismo sono vecchie quanto l’antispecismo stesso, quindi l’unica “novità” qui è l’ignoranza abissale di Cip & Ciop del dibattito antispecista. Ad ogni modo, è del tutto scorretto ridurre il discorso di Maurizi ad una contrapposizione tra “vecchio” e “nuovo” perché Maurizi ha parlato esplicitamente e più specificamente di antispecismo “metafisico” e “storico” cercando appunto già nella definizione dei termini di qualificare un diverso modo di concepire il fenomeno dello specismo (e, va da sé, offrire questa distinzione alla discussione critica: per questo ha scritto prima delle Tesi in cui ha abbozzato un’ipotesi di lavoro che poi ha sviluppato in vari articoli e libri). Maurizi, inoltre, ha anche chiarito in Cos’è l’antispecismo? che questa distinzione va intesa cum grano salis e non assolutizzata.

 

Cip & Ciop affermano anche di non voler leggere l’opera omnia di Maurizi, però danno giudizi molto circostanziati (e falsi) sul pensiero di Maurizi. Ad esempio quando affermano che Maurizi vede nel suo “nuovo antispecismo” (che, come abbiamo visto, è un prodotto della mente di Cip & Ciop) “l'agire di un soggetto rivoluzionario prodotto e determinato come tale dal divenire storico-economico”. Ora, poiché l’unico testo citato da Fragano e Carli (e di striscio, non certo “abbondantemente” come sostengono in modo tendenzioso Cip & Ciop) sono le Tesi sullo specismo di Maurizi e qui non si fa menzione di nessun “soggetto rivoluzionario prodotto e determinato come tale dal divenire storico-economico”, ci chiediamo: da dove hanno derivato questa tesi di Maurizi i nostri scoiattoli filosofici? Hanno forse letto qualche altro testo di Maurizi? E quali? Perché non si rendono conto che la visione che essi attribuiscono a Maurizi (sia la tesi positiva sulla natura dello specismo, sia la tesi negativa della critica a Singer) è superficiale fino al ridicolo? La verità è che si sono fatti un’idea vaga del pensiero di Maurizi piluccando e orecchiando qui e là e poi hanno pensato bene di poterne parlare a proposito dell’articolo sull’antispecismo e la destra, in modo da avere la scusa pronta: “ma noi parliamo delle posizioni di Fragano e Carli, mica di quelle di Maurizi!”. Scoiattoli o volpi?

 

Maurizi, che è un adorniano, avrà probabilmente rigettato nel vedersi attribuire una tesi stalinista-economicista come: “il soggetto rivoluzionario prodotto e determinato come tale dal divenire storico-economico”. Ma, d’altronde, secondo Cip & Ciop quando si parla di Fragano e Carli si ha licenza di emettere parole in libertà.

 

Infine, la saggezza scoiattola ci regala perle come le seguenti:

 

A proposito della soggettività rivoluzionaria abbiamo voluto sottolineare che, per quanto riguarda la liberazione animale, il problema è assai specifico. Ci sembra che comunque il modo con cui essa è individuata nel pensiero marxiano non sia pertinente: gli animali non sono certo oggi la reale forza di produzione, né un partito-coscienza di classe può fornire loro lo strumento di liberazione. Essendo fuori discussione l'ipotesi protezionista-paternalista, si tratta di un problema aperto.

 

A tutto ciò si può solo rispondere: Bonjour, monsieur De Lapalisse! E chi ha mai potuto o voluto sostenere il contrario? Chi ha mai identificato il soggetto umano e quello non-umano, detto che gli animali sono una “forza di produzione” o un “partito-coscienza di classe”? Enigmi che risuonano tra le vie di Paperopoli…Riassumiamo quindi il contenuto dell’importante saggio di Cip & Ciop. Dopo aver preso più o meno a caso un articolo di due autori antispecisti, e aver parlato delle tesi di un terzo autore citato di striscio in quell’articolo, si diffondono nello smontare tesi che nessuno ha mai sostenuto. I posteri, nonché i quattro lettori di questo dibattito, saranno loro grati per l’eternità.

 

Infine c’è l’annosa questione Peter Singer che Cip & Ciop hanno preso sotto la loro amorevole custodia. Nella foga del loro battagliero discorso non si rendono conto di confondere due piani del problema:

 

a) se, in senso teorico, sia legittimo fare dell’individuo il centro di una teoria sociale

b) cosa deriva, in senso pratico, dall’assumere tale presupposto

 

Secondo gli scoiattoli singeriani il pensiero del filosofo australiano sarebbe stato riportato in modo erroneo (altra cosa che affermano ostinatamente senza mostrare mai dove e come ciò sarebbe avvenuto). Pico De Paperis ha fatto loro notare come la critica di Maurizi non sia rivolta alla distinzione tra struttura e sovrastruttura (concetti che Maurizi non usa mai ma che gli vengono attribuiti in modo ossessivo) bensì all’assolutizzare astrattamente l’individuo è un’astrazione e senza comprendere i fenomeni sociali nei termini che sono loro propri: ovvero come fenomeni inter- e ultraindividuali, nonché storici. Tutto questo è stato riconosciuto anche da David Nibert in un saggio che oggi viene citato in ambito internazionale da tutti coloro (non solo Fragano, Carli e Maurizi) che intendono studiare in modo più concreto tale fenomeno: si veda l’uso che di Nibert è stato fatto in un recente volume intitolato Critical Theory and Animal Liberation .Si tratta di un problema teorico importante che non necessita certo l’adesione al marxismo per essere riconosciuto (anche la scuola francese da Durkheim a Lévi-Strauss e, addirittura, il campione dell’antimarxismo Max Weber, il cui individualismo è “metodologico”, non “ontologico”, lo sanno bene); basta uscire dalla mera considerazione morale (o di una morale “individualistica”: Hegel, ad es., pone il problema morale dentro il rapporto tra diritto astratto ed eticità, ovvero al funzionamento oggettivo-sociale delle strutture morali in azione come fatto collettivo). Perché De Paperis ricorda gli antecedenti hegeliani e marxiani di Singer? Per mostrare che non è assurdo imputare a Singer una volontà di ignorare la questione sociale e storica posta dallo specismo. Tutto ciò non c’entra nulla con quanto sostenuto da Cip & Ciop, ovvero che

 

si può pensare legittimamente che l'individuo non è affatto un'astrazione, ma che, pur essendo in larga parte determinato da istanze che sono indipendenti da lui, ha tuttavia una non trascurabile capacità di azione concreta che può anche arrivare a forme più o meno parziali di liberazione.

 

Ecco confusi il piano (a) e il piano (b) del discorso, teoria dell’azione sociale e prassi di trasformazione. Qui il punto non è se e come l’individuo possa di per sé contribuire e in che termini alla liberazione (anche qui: e chi ha mai sostenuto che l’individuo non svolge alcun ruolo?), bensì se per comprendere il fenomeno “specismo” si debba partire dagli individui o dalle istituzioni. Ma parlare di questo sembra far venire l’orticaria a Cip & Ciop visto che accusano addirittura De Paperis di “ripete[re] come un mantra” la locuzione “forme storicamente e socialmente diverse”. Abbiamo contato le ripetizioni: sono 4-5. Poiché è proprio della mancanza di questo specifico elemento nella teoria singeriana che parla De Paperis a noi sembra un numero ragionevole. Ma comprendiamo che ognuno ha le allergie che si merita. Probabilmente secondo loro si può parlare di storia e di società senza nominare né l’una né l’altra. Forse squittendo.

 

E continuiamo con il gioco delle tre carte:

 

un punto centrale delle nostre perplessità era, come si è detto, una certa oscillazione fra un'interpretazione in termini di essenza umana e una in termini di forme storiche di sfruttamento.

 

L’oscillazione, manco a dirlo, sta tutta nella testa di Cip & Ciop i quali leggono Fragano e Carli da un lato e Maurizi dall’altro, facendosi venire il mal di testa e gli occhi strabici. E, occorre dirlo, lo fanno venire anche al lettore, ad esempio in questo illuminante passaggio:

 

Inoltre partire da un'idea di essere umano come specie è ben diverso dall' interpretare la società come aggregato di individui portatori di idee innate. E' per questo che riteniamo scorretto schiacciare Singer sulla critica dell'idealismo. A questo proposito rileviamo che, se l'interpretazione dello specismo come mera incongruenza ideologica ha, secondo il De Paperis, fatto chissà quale danno, di certo continuare ad accusare di idealismo ogni proposta teorica che si discosti dalla rigida impostazione dicotomica del materialismo storico è stato sicuramente esiziale per la capacità, da parte dei movimenti di critica,di incidere sulla realtà. E non soltanto del movimento animalista!

 

Quanta inutile e spocchiosa confusione! Cominciamo dalla prima frase: “partire da un'idea di essere umano come specie è ben diverso dall' interpretare la società come aggregato di individui portatori di idee innate”. È un’accozzaglia di considerazioni senza nesso. Anzitutto è completamente sbagliato dire che l’etica di Singer parte da “un'idea di essere umano come specie”, perché Singer muove piuttosto dall’individuo senziente senza distinzioni di specie. In secondo luogo, De Paperis ha mostrato, sulla scia dei testi di Maurizi, che la concezione liberale mai rinnegata da Singer rende impossibile determinare l’intreccio tra la coscienza soggettiva e il resto della società. Singer se ne frega (giustamente, dal suo punto di vista) di dove giungano queste idee perché il suo è un utilitarismo della preferenza che concepisce l’individuo senziente (unico punto di partenza della sua teoria morale) come un centro di interessi di per sé legittimi a prescindere dal proprio contenuto ma che trovano la propria giustificazione e praticabilità soltanto nel calcolo collettivo dell’utile.

 

Da ciò deriva che l’accusa di De Paperis di aver reso impossibile all’antispecismo successivo interpretare lo specismo come qualcosa d’altro che non un mero pregiudizio, bensì appunto una forma storico-sociale, è del tutto giustificata. Cip & Ciop insistono a denunciare la “rigida impostazione dicotomica del materialismo storico” che esiste, di nuovo, solo nella loro testa. La mediazione intersoggettiva del fatto sociale è qualcosa che, come abbiamo detto, si può trovare in Hegel ma anche in Comte, in Durkheim, in Parsons e addirittura in Weber. Ignorarla significa parlare di un fatto sociale come se fosse un mero fatto morale o magari psicologico (che è l’errore in cui secondo noi cadono Fragano e Carli). Purtroppo questo “danno” prodotto dall’impostazione singeriana è ben più che una ingiustificata paura di De Paperis: è un’ovvietà che consegue necessariamente alla preponderanza che il pensiero di Singer ha avuto nello sviluppo della lotta contro lo specismo. Chi la nega semplicemente ignora la storia del movimento antispecista.

 

E questo è tanto vero che gli stessi Cip & Ciop non sanno comprendere cosa significhino le espressioni “storia” e “società” e probabilmente per questo ne provano fastidio. Per loro l’idea denunciata da De Paperis, sulla scia di Maurizi, secondo cui il soggetto dell’etica è un soggetto idealistico perché solipsistico non varrebbe per Singer perché l’utilitarismo

 

basa la sua interpretazione della realtà su di un concetto che non può che essere relazionale, come appunto quello di utilità, con tutto ciò che lo lega alla sfera dell'economico. Nel caso del Singer il ripensamento di questa tradizione tramite concettualità sviluppate nel pensiero evoluzionista dà luogo a proposte che poco hanno a che fare con l'idealismo.

 

Ma si vede bene che l’espressione “relazione” e il concetto di “utile” vengono qui assunti, esattamente come in Singer, come termini astratti e anti-storici, assoluti, validi di per sé, intuitivamente per ogni uomo e per ogni epoca. Con il che si è fatta fuori ogni considerazione su “chi” sia l’uomo di cui si parla, su quale tipo di “relazione” intrattenga con gli “altri”, chi sono questi “altri”, quali posizioni assumano rispettivamente e in relazione al tutto sociale, come si costituisca quella categoria apparentemente neutrale di “utile” ecc. ecc. Tutte questioni che possono valere come oggettivamente date sono entro la cornice asfittica della filosofia morale e che qualsiasi considerazione di tipo sociologico e storico-politico mostra nella sua limitatezza. Dunque l’osservazione di De Paperis è limpidissima: una teoria che parla dell’uomo in generale e pretende di valere per ogni epoca, è una forma di idealismo bifronte.

 

Anche noi concludiamo augurandoci, come gli scoiattoli filosofanti, che il dibattito antispecista si allarghi. Possibilmente discutendo di contenuti con cognizione di causa e senza intenti polemici più o meno occulti. Chi si inserisce in un dibattito già in corso ha il dovere intellettuale di documentarsi sulle posizioni in campo e di fare del proprio meglio perché le questioni emergano con chiarezza. Dubitiamo che coloro che parlano con la bocca piena di noccioline assolvano al meglio questo compito.

 

Letto 2211 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Giugno 2012 13:51

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

© 2016 Antispecismo.Net. All Rights Reserved. Designed By WarpTheme

Please publish modules in offcanvas position.