Martedì, 22 Maggio 2012 11:25

Risposta a "L'antispecismo a n dimensioni"

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Articolo in risposta a "L'antispecismo a n dimensioni e la critica della critica critica"

di Cip & Ciop

L'articolo su destra e antispecismo di Adriano Fragano e Luca Carli, originariamente pubblicato sulla Veganzetta, ha avuto una certa risonanza: pubblicazione su altre riviste, siti internet e varie presentazioni orali. E' in una di queste sue vicende che lo abbiamo incontrato e, trovandovi alcuni punti incongruenti o dubbi, deciso di commentarlo diffusamente in un nuovo articolo che, dopo alterne vicende, il sito "antispecismo.net" ha accettato. Non riteniamo che sia necessario a tal fine conoscere l'opera omnia del Maurizi, né altri testi che distinguono varianti della teoria antispecista in base a criteri diversi da quello che viene proposto nell'articolo della Veganzetta. E' su di esso che, molto più modestamente, cercavamo di aprire una discussione quanto più possibile allargata; è questo che ha motivato la scelta dell'anonimato: il tentativo di portare l'attenzione sui contenuti al di la dell'autorità "autoriale". Dobbiamo purtroppo constatare la nostra sorpresa nel veder riportare invece la questione ad un problema di suocere e nuore; evidentemente in Italia la famiglia e le famiglie sono ancora un archetipo insormontabile. D'altra parte ci sembra una logica più da Questura che da confronto di opinioni l'intimazione a rendersi  riconoscibili, a scoprire il volto e declinare le proprie generalità: la verità, crediamo, non sta nel nome di chi scrive, ma in quello che dice. Ci sembra di vedere lo stesso alone criminale  nella rivendicazione orgogliosa, da parte del Fragano, di assumersi responsabilità "firmandosi con cognome e nome", manco si trattasse di aver messo bombe o perpetrato omicidi. Le idee non vanno necessariamente brevettate, e non per questo sono "ipocrite e false".

Perché il Fragano ritenga che questo non è un dibattito ma una "faziosa requisitoria", "sconclusionata" e piena di acredine nei loro confronti, non è chiaro. Aspettiamo di conoscere cosa sia una critica cui ritengono utile fornire qualche risposta. Il tono polemico che il Fragano ci rimprovera è spiegato chiaramente nelle nostre conclusioni, ed esprime il fastidio verso giudizi di ignoranza, sprovvedutezza teorica ecc. rivolti ai militanti animalisti nell'articolo di cui è coautore. E' verso questo misconoscimento degli animalisti di strada, di quelli che si sobbarcano responsabilità e fatiche enormi che è rivolta la nosta acredine, non certo verso la Veganzetta come rivista.

Riprendiamo la discussione sugli argomenti. Nel nostro commento avevamo voluto evidenziare alcune contraddizioni presenti nel dossier "Antispecisti di destra":

1) l'incongruenza tra, da un lato, l'appello a un "nuovo" antispecismo a carattere storico-politico in polemica contro il "vecchio" antispecismo detto metafisico, e dall'altro l'affermazione da parte del Carli e del Fragano dell'esistenza di una "causa scatenante [del dominio] presente a livello primigenio nel nostro essere": notavamo infatti che parlare di caratteristiche primigenie dell'essere umano significa immaginare l'esistenza di una realtà umana indipendente dall'organizzazione politico-economica specifica delle diverse società, quasi un'essenza che si manifesta nell'apparente diversità dell'accadere storico.


2) l'incongruenza tra lo schema fondamentale del materialismo storico alla base del "nuovo antispecismo" del Maurizi, che vede l'agire di un soggetto rivoluzionario prodotto e determinato come tale dal divenire storico-economico e la visione volontarista del cambiamento proposta dal Carli e dal Fragano, basata su un "reinventarsi e ripensarsi" ad opera di un soggetto non ben determinato. A proposito della soggettività rivoluzionaria abbiamo voluto sottolineare che, per quanto riguarda la liberazione animale, il problema è assai specifico. Ci sembra che comunque il modo con cui essa è individuata nel pensiero marxiano non sia pertinente: gli animali non sono certo oggi la reale forza di produzione, né un partito-coscienza di classe può fornire loro lo strumento di liberazione. Essendo fuori discussione l'ipotesi protezionista-paternalista, si tratta di un problema aperto.

Avevamo poi voluto notare alcune approssimazioni nel riportare il pensiero del Singer. Cosa sia stato sostenuto effettivamente nell'articolo del Carli e del Fragano a tale proposito può valutarlo ogni lettore. Se ciò che i nostri autori volevano dire è che vi sono stati dal 1975 nuovi studi di diversa impostazione sull'antispecismo e che questo comunque è in ogni caso incompatibile con l'ideologia di destra, possiamo dire che siamo senz'altro d'accordo con loro.

Per quanto riguarda le osservazioni del De Paperis, ci sembrava evidente che, riportando anno e ambito disciplinare di Animal Liberation, non abbiamo certo inteso dire che era "quanto di meglio" il Singer potesse fare allora, quasi si trattasse di un povero selvaggio dotato solo di strumenti primitivi! Si possono conoscere a perfezione le Opere del Marx e dello Hegel e non essere d'accordo con loro, o non esserlo su tutti i punti. In particolare si può pensare legittimamente che l'individuo non è affatto un'astrazione, ma che, pur essendo in larga parte determinato da istanze che sono indipendenti da lui, ha tuttavia una non trascurabile capacità di azione concreta che può anche arrivare a forme più o meno parziali di liberazione.

Che il trattamento degli animali assuma "forme storicamente e socialmente diverse" (formula che il De Paperis ripete come un mantra) è ancora una constatazione fattuale, non una spiegazione. Tant'è che un punto centrale delle nostre perplessità era, come si è detto, una certa oscillazione fra un'interpretazione in termini di essenza umana e una in termini di forme storiche di sfruttamento. Inoltre partire da un'idea di essere umano come specie è ben diverso dall' interpretare la società come aggregato di individui portatori di idee innate. E' per questo che riteniamo scorretto schiacciare Singer sulla critica dell'idealismo. A questo proposito rileviamo che, se l'interpretazione dello specismo come mera incongruenza ideologica ha, secondo il De Paperis, fatto chissà quale danno, di certo continuare ad accusare di idealismo ogni proposta teorica che si discosti dalla rigida impostazione dicotomica del materialismo storico è stato sicuramente esiziale per la capacità, da parte dei movimenti di critica,  di incidere sulla realtà. E non soltanto del movimento animalista!

Il "soggetto ... chiuso in se stesso, autodeterminato, impermeabile allfesterno" (De Paperis) è sì il fondamento di una morale Kantiana, ma proprio perciò lontana dalla matrice utilitarista. Quest'ultima basa la sua interpretazione della realtà su di un concetto che non può che essere relazionale, come appunto quello di utilità, con tutto ciò che lo lega alla sfera dell'economico. Nel caso del Singer il ripensamento di questa tradizione tramite concettualità sviluppate nel pensiero evoluzionista dà luogo a proposte che poco hanno a che fare con l'idealismo. In ogni caso, riteniamo che non si possa sostenere che la filosofia morale in quanto tale sia una sciocchezza idealista, e nemmeno che la pretesa di universalità di alcuni valori sia "doppiamente idealista". Anche il problema del relativismo meriterà maggior attenzione.

Concludiamo augurandoci che tutto ciò possa far nascere una discussione realmente allargata su alcuni punti della teoria animalista e che non si riduca ad un battibecco fra pochissimi. Nel qual caso dobbiamo concludere che gli argomenti che ci hanno sollecitato non sono davvero interessanti per il movimento e promettiamo solennemente di tornarcene sul nostro albero a rosicchiare nocciole.

 

Letto 3497 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Giugno 2012 13:44

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