Facebook non è certo il mondo intero, ma uno spaccato del mondo, in qualche modo può mostrarlo... soprattutto se, come nel mio caso, lo si utilizza a fini di divulgazione politica, magari su diverse tematiche, aggregando quindi persone molto diverse tra loro.

Ci tengo a precisare che, a parte qualche parente o amico di primissimo pelo, non ho mai chiesto l'amicizia a nessuno. Sono consapevole di come il mio profilo risulti fortemente doloroso e lascio che a farsene carico sia chi decide di accettare (oppure no) le mie miriadi di documenti durissimi e le spigolose critiche morali che in nome della sola amicizia non avrebbero alcuna ragione di essere fatte.

I miei "amici" su facebook sono quasi tutti contatti arrivati fino a me considerandomi "amica" perché animalista, amica perché antispecista, amica perché movimentista, perché ecologista, perché buddista, etc.. una, più, o tutte queste cose messe insieme.

Leggendo dunque tra i miei tanti contatti, per la maggior parte sconosciuti, scopro talvolta altissimi momenti di umanità che taluni desiderano condividere, ma purtroppo anche molti picchi di bassezza ignobile e spudorata.

In particolare solo le perle razziste a sprecarsi, come anche le grasse risate sulla sofferenza altrui, soprattutto animale.

Tutto ciò ha il patetico filo conduttore di una cultura del dominio, e lo sappiamo (qualcuno lo sa): l'oppresso, cieco e “instupidito” non fa che opprimere a sua volta, per partecipare e riscattarsi in qualche modo...difendendo i propri piccoli privilegi e finendo con l'ostentare l'empatia di una zucchina.

Eppure, io non cancello nessuno. Neanche quando a leggervi provo immenso dolore e le mie speranze vacillano.

Non vi cancello cari razzisti, spessissimo animalisti, perché è tanto per voi quanto per il più efferato dei macellai (o mangiatore goliardico di persone altro-da-umane) che continuo a coltivare speranza: è per voi, in fondo, che mi affanno. Se è vero che esiste un problema, e l'oppressione dei deboli per me è il problema... ecco che voi ne fate parte tanto da essere, in fondo, con la vostra superbia e stupidità, la forza motrice di questa macchina delle ingiustizie.

Tanto quanto il piccolo ingranaggio umano che accompagna ridacchiando il maiale al macello, voi che senza un minimo di amor proprio o dignità, inneggiate contro Rom e negri siete l'ottusa rotella su cui continua a scorre il nastro trasportatore di ogni abbietta ineguaglianza sociale. Ignoranti per definizione (fate i nazionalisti, ma spesso non sapreste distinguere la nazionalità neanche leggendola sulla carta di identità), se non avete ancora tutti e due i piedi nella fossa c'è per voi speranza come per qualsiasi pellicciaro o cacciatore e per ciò, mai mi sognerei di escludervi dai potenziali redivivi al regno degli umani.

Per questo non cancello nessuno, né quelli che fotografano le grigliate, né quelli che esultano contando altri 700 migranti morti.

Penso a loro... e immagino che da dove forse vi osservano ora, riescono meglio di me a provare la pietà che di fatto meritate.

Non vi cancello perché purtroppo non basta cancellare un profilo, non basta neppure cancellare qualcuno dalla propria vita, per cancellare i danni che provoca pompando la propria ostinata ignoranza.

Resto qui invece, in attesa, sperando che un giorno sia dato anche a voi di fare due più due, perché così vorrebbe l'intelligenza datavi da madre natura e magari così, riuscirò nell'intento di aiutarvi a contare:

  • 1+1 = i bombardamenti nei paesi arabi e nord africani li fanno i paesi occidentali;
  • 2+2 = i bombardamenti e le guerre servono solo a trattenere il potere o a riportarlo, nelle mani dei pochi che  controllano energie e risorse, sfruttando sia il pianeta (anche il vostro) che gli individui (anche voi) come fossero risorse;
  • 3+3 = i migranti sono quasi sempre persone in fuga dalle oppressioni che i vostri pesantissimi culi hanno voluto finora ignorare. Per altro, sarebbe carino che imparaste la differenza tra le parole "migrante", "rifugiato", "clandestino"...non tanto perché faccia grande differenza morale, ma almeno per fornire il sospetto che siate capaci di comprendere un testo;
  • 4+4 = i soggetti che sfruttano ed opprimono il “baubau” (l'odiato da voi migrante) sono gli stessi che continuano a prendere a calci i vostri (sempre) pesantissimi culi, ma mi rendo conto che spesso non non vi accorgete di avere un culo talmente gonfio di calci da non sentire più i colpi;
  • 5+5 = i flussi migratori sono un (il) business gigantesco di cui la mafia moderna è diretta e prima promotrice. Magari pensate che le miriadi di venditori ambulanti che vediamo lungo tutta la costa a vendere Nike contraffatte, abbiano personalmente disegnato il logo sulle scarpe... resta il fatto che spesso siete proprio voi i puntuali acquirenti, disposti a tutto  per avere di che fare i fighi con gli amichetti, chiaramente sotto costo;
  • 6+6 = la mafia è dentro le istituzioni grazie a connivenza e servilismo della miriade di ignoranti che sfogano le proprie frustrazioni esprimendo odio verso capri espiatori, ovviamente senza comprendere minimamente i fenomeni che li circondano, figuriamoci concetti complessi come i fenomeni sociali e migratori..
Syria

Dunque, tornando a noi: no, non vi cancello. Aspetto il momento in cui con un po' di buon senso la smetterete di dare la colpa all’uomo nero come fanno i bambini piccoli e gli adulti gravemente disinformati ed inizierete a fare qualcosa di utile per risolvere giganteschi problemi che pesano tonnellate di sofferenza, iniziando  con lo smettere di foraggiare la mafia comprando Dolce e Gabbana in spiaggia. Magari la smetterete di dare potere al caporale di turno con la vostra omertà e di accettare contratti a tempo determinato di una settimana rinnovati per anni, di votare per chi ha trovato un lavoro da schiavo al vostro parente, di allungare la lingua per leccare il culo al potente di turno ogni volta che passa per la vostra strada, il quale guarda in po’ è quello che propone gli interventi militari “umanitari”.

Chissà. Se ciascuno cominciasse a fare la propria parte, forse i problemi si affronterebbero alla radice, senza queste iniezioni strappa lacrime ad ogni strage annunciata e correlati sfoghi razzisti.

Forse si riuscirebbe a dire basta all'industria bellica senza difenderla solo perché sono gli stessi che producono fucili da caccia, dolce passatempo per i rambo “civili” e un po' vili..

Forse si inizierebbe a dire no alle esportazioni coatte di democrazia, si lotterebbe per sistemi democratici garantisti di degna civiltà, si lotterebbe per il disarmo e per l'equità nei diritti in tutto il mondo così che magari l'algerino avrebbe meno fregola di abbandonare la propria vita per venire in Italia a fare lo schiavo e l'italiano non sentirebbe tutta 'sta urgenza di andare a cercare lavoro in un call-centre in India.

Forse si smetterebbe anche di ridere di fronte ad un agnello sgozzato sulla tavola o ad un bambino affogato in mare.

Resta il fatto che io non vi cancello, al contrario, vi aspetto.


Crediti Immagine: IHH Humanitarian Relief Fo

 
Pubblicato in Spunti di Riflessione
Come redazione di Antispecismo.net ri-pubblichiamo qui una presa di posizione sui fatti di Parigi e sul loro significato politico, pubblicata da Karim Metref su Internazionale.it.

Condividiamo i contenuti del testo e riteniamo importante sostenere questa presa di posizione.


Io non mi dissocio

Karim Metref

Karim Metref, educatore e blogger che vive a Torino, ha scritto una lettera di risposta a questo articolo di Igiaba Scego.

 

Cara Igiaba,

in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena. Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia e anche gli establishment europei che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio per far rientrare le pecore spaventate nel recinto.

Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.

Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente. Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno. Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente. Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.

Tu dici: “Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.

Io con questa gente sono in guerra da trent’anni. Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’università e con le parole e con le azioni da allora e fino a oggi. Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato e i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni per fomentare una guerra di qua o di là.

Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un paese a maggioranza musulmana ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente. Ma anche io non ci sto. Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo. Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”. Perché dico che questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

Tu dici che questo non è islam. Io dico che anche questo è islam. L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano. E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole. La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi. Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare. Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale. Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione per non creare imbarazzo a nessuno. La Lega e altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni. E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta. Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli. A me questo giochino non interessa più. Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente. Io devo pretendere delle scuse. Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi… non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici… Io non ho più pazienza per questi macabri giochini. Mando allo stesso inferno sia questi mostri sia gli stregoni della Nato e dei paesi del Golfo che li hanno creati e li tengono in vita da decenni. Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale che sa di primavera… Speriamo non araba.

Charlie Hebdo: io non mi dissocio - di Karim Metref



Pubblicato in Attualità - Notizie
Riceviamo e pubblichiamo questa critica estremamente attuale anche alla luce dei risvolti razzisti della triste vicenda che si sta svolgendo ora, in Europa, in seguito agli attentati alla rivista Charlie Hebdo.


“I barbari e noi”: una critica antirazzista e antispecista alle campagne contro la macellazione halal

 

L'associazione animalista Animal Equility ha recentemente fatto uscire un video, girato con una telecamera nascosta, che riprende scene da un macello italiano in cui si effettuano uccisioni di animali secondo le regole della macellazione islamica. In questi casi gli animali vengono uccisi tramite dissanguamento, esattamente come nella procedura nostrana, con la differenza che non vengono prima storditi con un colpo di pistola elettrica.

Nonostante gli animali macellati con rito islamico ed ebraico, in Italia, rappresentino solo una percentuale minima del totale (sono circa 200 le strutture in cui è anche permessa la macellazione rituale), si è sentita comunque l'esigenza di andare a “investigare” anche questa realtà e lanciare la campagna “Fermiamo la crudeltà rituale”, con relativa petizione per chiedere la revoca della deroga che in Italia rende possibile la macellazione rituale.

In una questione delicata come questa, in cui entrano in gioco non solo la sofferenza animale ma anche differenze culturali e religiose che spesso danno adito al razzismo, è però molto pericoloso non prendere in considerazione i precedenti rispetto a chi ha portato avanti, fino ad ora, battaglie contro la macellazione islamica: non a caso, gruppi xenofobi, razzisti e di estrema destra. Se una generica sensibilità delle persone verso la sofferenza animale è stata finora usata strumentalmente da questi gruppi come arma ulteriore per fomentare il razzismo e la discriminazione verso alcuni gruppi etnici, non bastano le buone intenzioni a mettere al riparo da conseguenze simili.

 

Non dubitiamo che la maggior parte delle persone di Animal Equality siano state spinte da una sincera empatia per gli animali, e non da idee razziste, alla decisione di produrre e diffondere questo video con i relativi contenuti, ma di fatto le conseguenze sono esattamente le stesse, ovvero la conferma di determinati stereotipi razzisti. Non aver tenuto in alcun conto le possibili ripercussioni razziste del messaggio prodotto dal video, e le strumentalizzazioni che alcuni gruppi ne avrebbero fatto, è già di per sé indice di una scarsa attenzione e riflessione in merito al funzionamento del razzismo nella nostra società.

 

Un ulteriore dubbio sorge sull'enfasi posta da Animal Equality sulla sola macellazione “halal” anziché anche su quella “kosher”, dal momento che le regole di macellazione sono le stesse. Il motivo non sarà che mentre è sempre scomodo essere eventualmente accusati di antisemitismo, prendersela con gli islamici, di questi tempi, è invece abbastanza sdoganato?

 

Il razzismo e la xenofobia già diffusi in Italia e in tutta Europa si sono arricchiti negli ultimi anni di una buona dose di islamofobia, fomentata dai mass-media degli stati occidentali, che hanno bisogno di giustificare in qualche modo i loro attacchi imperialisti in Medioriente con la scusa di “portare la democrazia” laddove vigerebbe la barbarie. L'enfasi, nei notiziari, sulle gesta dei gruppi islamici estremisti non fa che rafforzare questo razzismo generale verso arabi e musulmani.

 

Il discorso sulla macellazione islamica, non a caso, è sempre stato utilizzato strumentalmente dai gruppi di destra per cavalcare e fomentare il razzismo. Nel 2001 la Lega Nord fece una proposta di legge per vietare la macellazione islamica, poi la rilanciò nel 2003 e ancora nel 2011. “Stranamente”, un partito che mai si era interessato prima del benessere animale, anzi, sempre al fianco della lobby dei cacciatori, decise di farsi paladino della giustizia degli animali proprio in questo ambito. Non a caso con una leggera venatura razzista... Queste le dichiarazioni dell'onorevole leghista Giovanna Bianchi, firmataria della proposta di legge del 2003: "Le pratiche in uso nelle macellerie islamiche ci preoccupano perché vanno contro la nostra cultura occidentale che tiene in considerazione il rispetto degli animali. Non vedo perché regole che valgono per tutti non debbano essere applicate anche da cittadini di culture diverse". (1)

 

Lo stesso è accaduto in Francia, dove la galassia animalista è costellata da gruppi di destra se non apertamente fascisti, nell'indifferenza generale. Nel gennaio 2011 fu lanciata in Francia una campagna nazionale contro la macellazione rituale degli animali, sostenuta da alcune associazioni animaliste, tra cui la Fondazione Brigitte Bardot. Brigitte Bardot, militante del Front National (estrema destra), è proprio il personaggio simbolo dell'ambiente animalista francese: fascista, razzista, omofoba, ma che importa? Difende gli animali. Ecco alcune delle sue dichiarazioni: “Ce l'ho a morte con i musulmani che continuano a praticare la macellazione rituale” e con i politici che non si occupano "dell'immonda sofferenza degli animali nei macelli, soggetti a certi rituali che invadono il nostro territorio, sprezzando la legge europea, la quale impone lo stordimento prima del dissanguamento”;“ne abbiamo abbastanza di essere presi in giro da tutta questa popolazione che ci distrugge, distrugge il nostro Paese, imponendo i suoi atti”. Per queste dichiarazioni la Bardot nel 2008 è stata condannata a pagare 15.000 euro dal Tribunale di Parigi per istigazione all’odio verso la comunità musulmana.

 

A rilanciare il dibattito sulla carne halal nell'opinione pubblica in Francia, nel 2010, fu ancora Marine Le Pen, presidentessa del Front National, nota per le sue esternazioni anti-Islam. In risposta all'apertura di alcuni fast-food halal della catena Quick, Le Pen dichiarò che “quelli che non mangiano halal non avranno nemmeno possibilità di scelta”, arrivando poi a sostenere che sono tutti i contribuenti francesi a pagare la “tassa islamica” (la tassa per la macellazione rituale, ndr) perché Quick è, di fatto, una società francese-belga: “è dunque lo Stato che sta dietro questo processo d’islamizzazione forzata della Francia e di messa in atto della tassa islamica”. (2)

 

In molti altri paesi europei è accaduto qualcosa di simile, con gruppi di estrema destra a guidare le battaglie contro la carne halal. L'esempio della Francia ci mostra anche come, se il movimento animalista si riduce a parlare solo di sofferenza animale prescindendo da una critica più ampia al sistema dominante (che comprende aspetti come il capitalismo, il governo, le leggi, i partiti politici, il razzismo, il sessismo ecc.), quindi annullando l'aspetto politico della critica allo sfruttamento animale per lasciare spazio solo a quello emotivo, si apre la strada alla presenza di individui e gruppi di destra, se non addirittura fascisti.

 

Qual è in definitiva il messaggio implicito che viene fatto passare dall'investigazione di Animal Equality, e che fomenta stereotipi razzisti? Il messaggio che noi italiani possiamo stare con la coscienza a posto, visto che noi rispettiamo gli animali e mangiamo carne di animali macellati in maniera più “umana”, al contrario di quanto fanno quei musulmani incivili, barbari e crudeli verso gli animali (“animali uccisi barbaramente”, così è scritto nel testo di presentazione di Animal Equality). La contrapposizione che viene immediato realizzare tra “carne halal” e “carne italiana” è una contrapposizione che si rifletterà automaticamente in una serie di stereotipi contrapposti tra arabi e italiani che rafforzano il razzismo verso lo “straniero”.

 

Purtroppo non è il primo caso in cui Animal Equality volge l'attenzione verso altre culture e paesi per denunciare il loro specismo, che viene da contrapporre in maniera erronea alla nostra sensibilità verso gli animali, senza alcuna preoccupazione verso le implicazioni razziste a cui un tale tipo di discorso può dare adito: precedentemente all'investigazione sulla macellazione halal, ve n'è stata una sul commercio della carne di cane e gatto in Cina, oltre ad una campagna internazionale – con proteste anche a Roma - contro il Festival di Gadhimai in Nepal, una festa religiosa che si svolge ogni cinque anni in onore della dea hindu Gadhimai e che comporta il sacrificio di un grandissimo numero di animali.

 

...

 

Oltre a far scattare un campanello d'allarme sul razzismo, l'investigazione di Animal Equality fa sorgere anche altri dubbi più inerenti all'aspetto della sofferenza animale.

 

Siamo davvero sicuri che la macellazione rituale provochi più sofferenza agli animali rispetto a quella tradizionale? Forse sì o forse no, ma di certo non si può trarre una conclusione di questo tipo mostrando cosa accade in un solo macello e portandolo a modello di cos'è la macellazione rituale islamica, soprattutto quando nel caso esemplificativo portato vengono violate proprio tutta una serie di regole che caratterizzano la macellazione halal. Il fatto che in alcune tradizioni religiose l'uccisione di un animale venga sacralizzata e si svolga secondo rituali ben precisi serve anche a mettere in evidenza come l'uccisione di un essere vivente non sia un atto semplice, ordinario e meccanico, ma abbia un suo peso. Significativo il contributo della filosofa bioeticista e animalista Luisella Battaglia sull'argomento:

 

 L’idea stessa della ritualità nasce da una visione teocentrica in cui l’uomo, come l’animale, sono entrambi creature sia pure di diverso rango ontologico: tutti gli accorgimenti e le prescrizioni del codice alimentare islamico--il fatto, ad es., che l’animale non debba vederne un altro macellato davanti a sé, che non debba aver sentore del sangue, né percepire la lama, il fatto che debba essere accarezzato e adagiato sul fianco sinistro in un luogo in cui non ci siano tracce di sangue per non essere terrorizzato etc.—obbediscono a tale visione. La nostra macellazione, invece, è un atto meramente tecnico, obbedisce a preoccupazioni funzionali e a finalità di natura pratica: la sua etica mira a garantire l’osservanza di talune regole minimali—come la riduzione della sofferenza evitabile a garanzia della salubrità delle carni; non rinvia ad alcuna fede o a sistemi di valori, vuol solo essere efficiente e in ciò risiede la sua laicità. Perché dovremmo considerarla moralmente ‘superiore’?

Il problema nasce dal fatto che oggi la macellazione rituale è inserita in una logica commerciale e industriale che obbedisce a parametri di efficienza e di produttività, dove la difficile compatibilità tra rispetto della ritualità e mercato è destinata inevitabilmente a provocare negli animali sofferenze aggiuntive. Nel macello industriale sono innumerevoli gli animali uccisi e, pertanto, non vi possono essere rispettate le prescrizioni rituali. Inoltre, la struttura, quando è appositamente attrezzata, è dotata di una gabbia di ferro che imprigiona l’animale e che, bloccandone i movimenti, contribuisce a terrorizzarlo piuttosto che a tranquillizzarlo. Del pari, se il taglio delle vene giugulari non viene effettuato in modo preciso—cosa assai frequente quando le uccisioni si susseguono a ritmo accelerato e si possono sommare gli sbagli per stanchezza e necessità di affrettare le operazioni—la morte può essere notevolmente prolungata.

 

- tratto da: La macellazione rituale: non sentiamoci superiori per la "pietà" dei nostri macelli (Il Carroccio contro l'Islam) di Luisella Battaglia, da "Il Secolo XIX" mercoledì 5 febbraio 2003 - (3)

 

 

Se proprio vogliamo entrare nella logica di quale tipo di macellazione provochi più sofferenza agli animali, non sarà che forse è proprio la dimensione industriale a porre meno attenzione a ridurre la sofferenza del singolo animale, considerandolo solo un oggetto da fare a pezzi con la maggiore rapidità possibile per far scorrere la catena di montaggio?

 

E' fondamentale però chiedersi che senso abbia entrare in questo tipo di disquisizioni, e addirittura mettere in campo una battaglia, che più riformista non si può, contro un certo tipo di macellazione piuttosto che un altro.  Porre l'accento sulla prolungata sofferenza dell'animale macellato senza stordimento, una sofferenza che assolutamente non vogliamo negare né sminuire, devia completamente l'attenzione dal reale problema: lo specismo che è causa dello sfruttamento animale.

 

Quello che l'antispecismo vuole criticare è il fatto in sé di uccidere gli animali per il nostro interesse, e ancora di più tutto quello che vi sta a monte: l'allevamento, la prigionia, la proprietà, l'addomesticamento degli animali. Al contrario, la richiesta implicita che viene espressa con questo tipo di campagne non è forse che l'animale venga ucciso più “umanamente”? Un messaggio di questo tipo non ottiene esattamente l'effetto opposto, ovvero di mettere a posto le coscienze mentre il vero orrore continua ad andare avanti ancora più indisturbato?



 

Parliamo poi del metodo. Porsi come obiettivo l'abrogazione di una deroga, o un qualunque cambiamento di legge, vuole dire rivolgersi al mondo della politica, dei partiti, del governo, in cui evidentemente si ha una qualche fiducia, o che si pensa di “usare strumentalmente”, mentre invece si viene usati per i loro interessi elettorali. Accettare aiuto e supporto da chiunque voglia fare qualcosa “in difesa degli animali”, nonostante in altri campi quel qualcuno metta in atto politiche fasciste che vanno contro l'immigrazione o la popolazione in generale o approvi leggi liberticide che stringono il cappio del controllo sociale intorno a tutti noi, questo sembra non importare. Allo stesso modo vengono accolte con favore leggi che prevedono l'inasprimento delle pene riguardanti casi di maltrattamento animale, in un'ottica punitiva e giustizialista, dimenticando che se si lotta contro le gabbie per animali queste dovrebbero comprendere anche le carceri, gabbie per animali umani.

 

La campagna di Animal Equality contro la macellazione halal è stata raccolta dal partito dei Cinque stelle, che ha lanciato una proposta di legge per vietare la macellazione senza stordimento, una mossa che si annovera sulla scia di altre proposte sul benessere animale lanciate dallo stesso partito e già bocciate dal governo Renzi (sul blocco dei finanziamenti europei agli allevamenti intensivi, il divieto di uccidere gli animali da pelliccia, il divieto dell’utilizzo dei richiami vivi ed l'esclusione dai finanziamenti governativi per i circhi che prevedono l’esibizione di animali).

 

Anche la Lega Nord non ha perso occasione per rilanciare la sua proposta di mettere fine alla macellazione halal, con dichiarazioni di questo tenore da parte del deputato Marco Rondini: "No a inutili crudeltà inflitte agli animali nel nome dell’Islam". “Questo paese, segnato dal buonismo da discount è arrivato a concedere ad alcuni mattatoi di adottare questa barbara usanza. L’eccessiva tolleranza sta segnando la condanna a morte della nostra civiltà. Non accettiamo nessun cedimento di fronte a istanze che ci hanno fatto tollerare fino ad ora una pratica aberrante, da noi condannata da anni, come la macellazione rituale” (4). La Lega Nord di Sarzana (Ln) ha proposto di vietare la carne halal nelle mense scolastiche, con le solite argomentazioni che vedono noi italiani come attenti ai diritti animali in contrasto con le usanze barbare “di chi, ospite nel nostro Paese, pretende di imporre le proprie leggi e tradizioni” (5).

 

Come hanno fatto in passato altri partiti e ministri (vogliamo parlare dell'onorevole Brambilla?), anche Lega Nord e Cinque Stelle possono così sperare di crearsi una facciata animal-friendly e ottenere qualche voto in più tra quel bacino elettorale che si interessa (blandamente e ipocritamente) del benessere animale, un tema sempre più in voga anche sui media mainstream.

 

Peccato che più se ne dibatte in parlamento, nei programmi tv e nelle riviste di moda e lifestyle, più la liberazione animale – compresa in un progetto di stravolgimento totale di questa civilizzazione – appaia sempre più distante e irraggiungibile.

 

 

Note:

(1): http://www2.varesenews.it/articoli/2001/ottobre/sud/29-10bianchi.htm

(2): http://www.agoravox.it/Francia-se-il-fast-food-diventa.html

(3): http://www.peacelink.it/animali/a/b334.html

(4): http://www.leganord.org/index.php/notizie2/13169-islam-mozione-lega-in-semestre-ue-stop-a-macellazione-halal

(5): http://www.cittadellaspezia.com/Sarzana/Sarzana-Val-di-Magra/Bagnone-Ln-La-macellazione-halal-e-un-166081.aspx

 

 

Pubblicato in Spazio Libero

CANI: deformità di razza pura

di Michela Angelini

(Già pubblicato su anguane.noblogs.org)

 

Secondo L'FCI, federazione internazionale delle associazioni di allevatori canini, l'obiettivo dell'allevamento canino è produrre cani in salute con struttura e mentalità tipica della razza, cani che possano vivere una vita lunga e felice per il benessere e il piacere del proprietario e della società e del cane stesso[1].

 

L'allevamento sottostà a un regolamento, che cita:

i cani in perfetta salute, in termini di ereditarietà, sono quelli che trasmettono le caratteristiche dello standard di una razza, il suo tipo ed il suo temperamento e non presentano alcun difetto ereditario sostanziale che potrebbe minacciare l’aspetto funzionale della loro progenie.

I cani che presentano dei difetti eliminatori, come un temperamento malsano, una sordità od una cecità congenita, labbro leporino, palato spaccato, delle malformazioni notorie della mascella o dei difetti dentali pronunciati, un’atrofia progressiva della retina, i cani che soffrono di epilessia, i cani criptorchidi, monorchidi, albini, affetti da displasia severa accertata dell’anca oppure dei cani che presentano dei colori di pelo non desiderati non possono essere utilizzati per l’allevamento[2].

 

Perché proprietario e società dovrebbero beneficiare della salute del cane prima del cane stesso? Chi decide quando un difetto ereditario è “sostanziale” e quando un cane è, in realtà, escluso dalla riproduzione?

 

Una strada per tentare di rispondere a queste domande la troviamo con la visione del documentario della BBC “Pedigree Dog Exposed[3]”, che fa un'attenta analisi delle conseguenze della selezione canina negli ultimi due secoli:

Inizialmente e fino all'ottocento, i cani venivano allevati per funzioni pratiche, come la caccia, la guardia o qualsiasi altro lavoro che un cane potesse eseguire e, per poter svolgere questi compiti, era d'obbligo un'eccellente salute ed una perfetta funzionalità organica e meccanica. Dal 1800 in poi il sodalizio uomo – cane, che durava da migliaia di anni, si trasforma. Il cane diventa animale da compagnia, un status symbol, un vezzo, un ornamento da sfilata e, di conseguenza, l'uomo inizia a manipolarne la genetica, attraverso la selezione, mirando alla sola espressione di nuovi caratteri estetici, a scapito di quelli funzionali. Il premio per i vanitosi allevatori sarà la possibilità di uscire vincitori da rassegne canine, anch'esse nate nell'800, che renderanno il soggetto vincitore famoso, di pregio, richiesto riproduttore e nuovo oggetto di desiderio per la nuova borghesia vittoriana.

Modificazioni della morfologia canina in 100 anni di mostre

Come si evince da questi screen shot, presi dal documentario Pedigree Dog Exposed, l'ambizione di poter creare il cane progettato sulla carta ha portato, in appena 100 anni, alla comparsa di animali completamente diversi dai propri antenati. Consiglio anche la visione del breve documentario riguardante le modificazioni avvenute nel carlino, visibile al seguente link  http://www.youtube.com/watch?v=Wz0mJW_LKsU

 fig.1

 Fig. 1: Bassotto, notare la variazione dei diametri addominali e della lunghezza degli arti;

 fig.2

Fig. 2: Pastore Tedesco, la selezione per i cani da mostra ha voluto soggetti con la groppa estremamente inclinata che, di contro, presentano un'andatura decisamente innaturale e incoordinata;

 fig.3

Fig. 3: Basset Hound, notare l'allungamento delle orecchie, la pancia che rasenta il terreno e le numerosissime pieghe, soprattutto a livello degli arti;

 fig.4

 Fig. 4: modificazione della morfologia cranica del bull dog dovuta alla selezione.

L'inbreeding

Come è stato possibile ottenere modificazioni di questa portata in appena 100 anni di lavoro? Grazie all'inbreeding, o inincrocio.

Il metodo più sbrigativo per eliminare caratteri estetici non desiderati e per fissare caratteristiche fisiche desiderabili (dall'allevatore) è l'accoppiamento tra consanguinei (di solito tra fratelli o nonni – nipoti) perché, appunto, permette di mescolare geni di soggetti geneticamente molto simili. Grazie a questo metodo possono essere eliminati geni dominanti permettendo l'espressione di geni recessivi che, diversamente, resterebbero silenziati[4]. Restringendo sempre di più i geni trasmissibili da una generazione a quella seguente, si ottengono razze dalla struttura genetica ripetibile, meglio note come “razze pure”[5].

 

La tecnica dell''inbreeding è stata utilizzata al punto che i 10000 carlini che vivono in Gran Bretagna discendono da appena 50 cani.

L'inincrocio è, però, un'arma a doppio taglio; con tale sistema infatti, non possiamo scegliere quali geni recessivi far esprimere e quali no e, spesso, vengono espressi geni che  determinano problemi di salute e che, una volta fissati, verranno inesorabilmente trasmessi alla prole al pari di quelle caratteristiche fisiche che ci permettono di distinguere con tanta facilità una razza dall'altra.

Attualmente un cane di razza su quattro soffre di gravi problemi congeniti quali ipotiroidismo, epilessia, allergie, patologie cardiache o displasia dell'anca. Ognuna delle 50 razze più comuni è a rischio di un qualche problema genetico, causa di sofferenza per l'animale. Ad esempio i Labrador Retrivers sono predisposti a patologie osee, emofilia, neoplasie, epilessia e degenerazione retinica[6].

Nessuna razza è esente. Sul sito http://idid.vet.cam.ac.uk/search.php è stato raccolto un database da cui è possibile risalire a tutte le patologie  ereditarie che affliggono le razze canine. Per il Labrador le patologie elencate sono 39.

 

Secondo la ricercatrice genetista Dr. Elaine Ostrander, membro del team che ha pubblicato la sequenza genomica del cane, “l'esplosione delle razze canine avvenuta nei due secoli scorso rappresenta, forse, uno dei più grandi esperimenti genetici mai condotti dall'uomo[7] e, inoltre, grazie alle genealogie (Studio dell'origine e della discendenza) ben documentate, il compito di individuare  le mutazioni che causano le malattie o i geni che stanno  alla base di taglia, colore del mantello o  carattere risulta relativamente semplice. Si apre così un nuovo capitolo medico, che chiudo subito, riguardante lo studio delle malattie genetiche del cane per far luce su meccanismi patogenetici alla base delle malattie che colpiscono gli umani. Infatti, le dieci patologie più diffuse nei cani sono le stesse che affliggono la nostra specie: cancro, epilessia, allergie e malattie cardiache. Inoltre, i cani, vivendo a stretto contatto con noi, condividono gli stessi nostri fattori di rischio ambientali7. Studiamo la versione canina del gene del disturbo ossessivo-compulsivo, una malattia degenerativa dell’occhio dei cani comune anche all’uomo (PRA), un tipo raro di epilessia nei bassotti, di origine genetica esistente anche nell'uomo. Lo stesso vale per i tumori, alcuni dei quali insorgono in certe razze canine anche nel 60 per cento degli individui, mentre colpiscono solo un essere umano su 10 mila[8].

Mostri alle mostre

Chi acquista un cane di razza pura contribuisce alla spesa di 30 milioni di sterline, sborsata settimanalmente nel Regno Unito per la cura delle patologie di cui questi animali sono portatori[9], con la speranza di potersi guadagnare un podio a quelle famose rassegne canine dove sfilano soggetti tutt'altro che in salute.

 

Nel sopracitato documentario vengono presentati due casi degni di nota:

il primo è quello di un pastore tedesco i cui posteriori, selezionati per ribassare al massimo il posteriore, determinano un'andatura completamente anomala[10] ed un soggetto che non è praticamente più in grado di correre;

il secondo è quello di  un pechinese, che nonostante interventi chirurgici alla gola, per problemi (genetici) di respirazione, ha comunque vinto la più importante rassegna canina inglese diventando, sicuramente, un riproduttore molto richiesto.

 

Per alcune patologie, quando la prevalenza della malattia genetica comincia ad essere critica è previsto un programma di monitoraggio per escludere i soggetti portatori dalla riproduzione. Questo avviene, ad esempio, per la displasia dell'anca[11], ma non può certo essere applicato a tutte le 39 patologie genetiche evidenziate nel Labrador Retriver.

La verità è che i cani elevati dall'uomo allo status di razza pura, devono rassegnarsi a convivere con le patologie di cui sono portatori.

 

Nell'esempio che riportavo, i problemi respiratori del pechinese sono causati dall'estremo appiattimento del muso che ruba spazio alla sede delle prime vie aeree, rendendo difficoltoso il passaggio d'aria: la selezione di un carattere estetico ha determinato un problema anatomico collaterale. Ma c'è un caso ancor peggiore. Può lo standard di razza elevare un carattere che comporta patologie come principale segno distintivo della razza?

In Pedigree Dog Exposed, un'allevatrice dichiara “Che Rhodesian Ridgeback sarebbe un Rhodesian senza la cresta?”. Lo standard di razza, infatti, cita: la particolarità del Rhodesian Ridgeback è la presenza di una cresta sul dorso, formata da pelo che cresce in direzione opposta al resto del mantello. La cresta e' considerata l'emblema della razza: essa deve essere ben delineata, affusolata e simmetrica, deve iniziare immediatamente dietro le spalle e continuare fino al punto di prominenza delle anche[12].

Qualora il cane non presentasse la cresta, il codice etico del Club Rhodesian Ridgeback impone che i cuccioli non possano riprodursi e, pur sostenendo chi decide di sterilizzare i cani, ritiene sia diritto dell'allevatore la soppressione dei soggetti senza cresta.

Mentre gli allevatori condannano l'assenza di cresta come una tara genetica gravissima, la medicina ha collegato tale cresta alla presenza di una patologia che, nella sua espressione più grave, costringe all'eutanasia del cane perché troppo dolorosa: il seno dermoide[13]. Nessuno dei soggetti senza cresta ha mai sviluppato la malattia.

 

Il quadro evidenziato da quanto esposto e dall'inchiesta della BBC è piuttosto chiaro:

Un pugno di associazioni decide gli obiettivi da raggiungere con la selezione, formulati soprattutto su basi estetiche. Gli allevatori usano ogni metodo loro disponibile per creare il soggetto perfetto. Non ci son regole che escludano dai concorsi canini soggetti portatori di malattie genetiche e, spesso, il non far riprodurre cani malati resta un consiglio dato nelle segrete stanze di uno studio veterinario: non esistono reali divieti, finché il cane rientra nello standard di razza.

Conseguenze del documentario

La denuncia della BBC non poteva che portare a delle reazioni, sia da parte delle istituzioni che da parte del Kennel Club. A tre settimane dalla messa in onda del programma, è stata vietata l'eliminazione dei cuccioli non conformi allo standard di razza, sono stati rivisti alcuni aspetti degli standard di razza per cercare di ridurre l'espressione di caratteristiche estreme ed  è stato bannato l'accoppiamento genitore – figlio e fratello – sorella da parte del Kennel Cub che, pur ammettendo l'alto grado di consanguineità nelle razze canine, dichiara che non c'è evidenza scientifica che correli miglioramenti di salute e longevità con la riduzione della consanguineità.

 

Il Kennel Club non ha il potere di imporsi sulle associazioni di razza. Come dichiarato in Pedigree Dog Exposed, il Kennel Club è l'unico strumento di controllo della selezione e, se diventasse troppo reazionario, perderebbe il supporto della maggioranza diventando ininfluente nelle regole che formano gli standard di razza. 

Nel 2011 il Kennel Club ha registrato un dalmata, che presentava nella sua genealogia un parente di razza pointer. Lo scopo di questa operazione era la reintroduzione di un gene eliminato con la selezione del dalmata moderno, senza il quale tale razza è predisposta alla formazione di calcoli urinari. Il Club inglese dei Dalmata ha impedito che questo cane, ritenuto un incrocio, si accoppiasse con Dalmata puri che, in questo modo, restano predisposti alla formazione di calcoli urinari[14].

 

A seguito di un secondo documentario della BBC[15], il Kennel Club dichiara che ci sono problemi molto seri che riguardano la salute del cane e del benessere animale ma la stragrande maggioranza degli allevatori non si fa tanti scrupoli nel proseguire la propria opera.

Gli standard di razza rivisti dal Kennel Club, con supervisione veterinaria, puntano all'eliminazione di quelle caratteristiche ritenute esagerate come musi eccessivamente corti o rughe esagerate. Anche se il Kennel Club ha investito nella ricerca per evidenziare le malattie di origine ereditaria, cercando di sviluppare test che permettano di evidenziare gli animali portatori, in assenza di normativa specifica, nulla obbliga agli allevatori di dar precedenza alla moda sulla salute. Per cercare d'ovviare a questo problema, il Kennel Club promuove la presenza di veterinari alle mostre canine che vigilino sull'effettiva salute canina.[16]

Nel 2010 le autorità del Regno Unito hanno proibito ai giudici di premiare cani afflitti da tratti morfologici tali da ridurre “la vitalità, la salute, la fitness dell’animale”.

In Italia, intanto, le raccomandazioni del Comitato bioetico per la veterinaria, presentate già a fine 2008 in Parlamento sono rimaste lettera morta[17].

 

Certo, passi importanti sono stati fatti, ma resta comunque un fatto inconfutabile: la variabilità genetica nei cani di razza è ridotta al minimo, le malattie geneticamente trasmissibili sono cresciute in modo esponenziale, a causa della selezione selvaggia. Occorrerebbe una presa di coscienza ed attuare un importante rimescolamento tra razze per ri-arricchire quel patrimonio genetico che abbiamo ridotto all'osso, restituendo dignità e salute ai cani.

Può l'uomo rinunciare alle pieghe dello Sharpei, al muso schiacciato del Carlino e del Pechinese, al buffo muso del Bull Dog o alla cresta del Rhodesian? Siamo disposti a scambiare l'identità che abbiamo imposto alle varie razze con salute e dignità?

Oramai le patologie di razza sono diventate come delle note scritte in piccolo sul pedigree. Chi sceglie un cane di razza sceglie, spesso consapevolmente, un animale che avrà bisogno di cure specifiche e la chirurgia estetica nei pet fa passi da gigante[18].

Infondo se un Pechinese non respira perché non ridurre un po' quegli esagerati tessuti molli che ostruiscono la gola*?

Se uno Sharpei non ci vede per le pieghe eccessive, perché non fare un po' di taglia e cuci per ridargli la vista**?

fig.5

E se le pieghe di un Basset Hound sono esagerate e sede di ferite ed infezioni? Si eliminano! Perché, poi, non aprire le narici di quel Carlini, che faticano a tirar fiato***?

Poi c'è il botox, utile per distendere quelle antipatiche rughe che diverse razze hanno sul muso, così difficili da trattare con antibiotici locali quando si infettano. E quei cani che non hanno una chiusura corretta del morso? Sono perfetti, basta correggerli con  l'apparecchio dentale!

fig.6

Se il cane ingrassa troppo possiamo sempre portarlo a fare una bella seduta di liposuzione (Frequente negli USA, dove il 40% dei cani risulta sovrappeso).

Poi già che ci siamo possiamo ridare virilità a quei cani castrati mettendo due bei “neuticles[19]” al posto dei testicoli. Se le orecchie cadono possiamo inserire due pratici impianti in silicone per tenerle belle dritte e se la mammella dopo il parto è cadente possiamo sempre ridurla un po' con il bisturi.

Poi c'è la devocalizzazione (consentita in diversi stati USA), in caso il nostro cucciolo infastidisca i vicini, non vorremmo mai qualcuno sporgesse denuncia per il suo comportamento maleducato[20].

 

Il confine tra intervento a salvaguardia della salute e intervento per avere il toys dei nostri sogni è breve: un esempio su tutti è l'impianto di finti testicoli di silicone, i Neuticles, il cui prezzo va da 119$ a 599$, per non infastidire quei padroni per cui la mancanza di mascolinità nei propri fedeli amici può essere un problema[21]. Sono stati impiantati più di 148,000 testicoli di silicone nel mondo, solitamente l'impianto riguarda cani (ma ne esistono anche per cavalli, tori e gatti). Secondo Gregg Miller, inventore della protesi, gli animali non si accorgono del cambiamento quando il testicolo viene sostituito dal neuticle, ma il proprietario ha un cane dall'identità inconfutabilmente maschile quando va al parco. Diverse persone non avrebbero castrato il cane se non ci fosse stata la possibilità di impiantare i neuticles, per questo ritiene di contribuire al lavoro di contenimento della popolazione canina.

Il dottor Shulman, chirurgo estetico dell'Animal Medical Center of Southern California, dichiara che, essendo i pet membri della famiglia, è giusto che (chi può permetterselo) sfrutti le tecnologie disponibili e le competenze veterinarie per dare ai propri beniamini una miglior qualità della vita. Pur sconsigliando di intervenire senza fondate ragioni mediche, dichiara che non è raro che i cani vengano sottoposti a chirurgie estetiche completamente inutili[22] e a volte ci rimettono anche la vita[23].

Il veterinario brasiliano Edgar Brito, famoso per interventi estetici sugli animali, si chiede, “se le tecniche e i prodotti consentono di applicare agli animali quello che funziona per gli uomini perché non farlo?”[24]

E, allora, perché vietare ad un bel dobermann di essere ancora più bello portando le orecchie ancora più dritte, grazie all'impianto di protesi in silicone o perché impedire il tatuaggio agli oltre 2000 cani che, ad oggi in Italia, possono sfilare mostrando il loro bel tatoo, anche grazie alla rasatura permanente del pelo?[25]

 fig.7

Volendo rispondere alle domande che ponevo all'inizio, credo che nessuno di quelli che ha messo mano alla genetica canina, si sia soffermato sul significato di “difetto ereditario sostanziale” e che, a tutt'oggi, allevatori e associazioni di razza amino minimizzare tutti i problemi di salute e tendano a ritenere difetti ereditari sostanziali solo ed esclusivamente quelli che escono dai canoni estetici che essi stessi desiderano.

La smania di entrare a far parte, sfruttando il proprio animale, di quella elite da concorso canino, sviluppa una serie di “ingegni” utili al raggiro dei criteri d'ammissione. Perché non presentare il mio perfetto pastore tedesco ai concorsi, cui non potrebbe prendere parte per quell'insignificante depigmentazione tatuabile, del naso? Chi mi vieta di impiantare un neuticle ad un cane monorchide, di far una plastica ad un labbro leporino o di raddrizzare la dentatura storta con un'apparecchio ai denti?

Il delirio di bellezza dei padroni viene trasferito sugli animali che, dopo due secoli di maltrattamento genetico, oggi sono anche costretti a subire dolorosi e spesso inutili interventi estetici, in nome della vanità umana.

Oramai è diventata ovvia la risposta alla prima domanda. Con quanto qui esposto pare chiaro il motivo per cui il benessere del cane finisce dopo quello del proprietario e della società. Il cane deve adattarsi ai desideri del padrone, non può che essere un Dalmata con le macchie, uno Sharpei con le pieghe o un Rhodesian con la cresta. Il cane deve imparare che in appartamento non si abbaia, a costo di vedersi abbassato il volume chirurgicamente. Il cane deve incarnare la virilità, cui tanto tiene questa società, mostrando i suoi testicoli anche quando sono ormai stati rimossi. La società non è interessata ad aver cani sani, ci hanno insegnato che “la sterilizzazione riduce l'incidenza dei tumori mammari”, ma non che aumenta il rischio di emangiosarcoma o d'ipotiroidismo[26]. Sappiamo di poter trovare la razza perfetta per noi e compatibile con il nostro stile di vita[27], anche se non ci dicono tutte le patologie-omaggio con cui ci dovremo confrontare. Le malattie canine trainano anche l'economia. Oltre al giro di soldi per le cure e le chirurgie estetiche, cui ho già accennato, le grandi multinazionali del petfood stanno iniziando a produrre mangimi specifici per razza[28], illudendoci di porre una toppa a quei problemi metabolici che abbiamo così sapientemente selezionato. Poi c'è il mondo degli accessori inventati appositamente per compensare le esagerazioni anatomiche, come gli “snoods”, che i Cocker Spaniel indossano per non sporcarsi le lunghissime orecchie e non  ferirsele scuotendo la testa [29].

Pasqualino Santori, veterinario comportamentalista e presidente del Comitato bioetico per la veterinaria, dichiara: ““Una società che si vanta di essere attenta agli animali invece trascura i loro bisogni più elementari. Non si accorge del loro malessere”. Gli acquirenti dovrebbero sapere quali sono i rischi cui forse vanno incontro, e quindi poter firmare un consenso informato. Sarebbe una cosa sacrosanta. Ma sfortunatamente troppo distante dall’atteggiamento consumistico che abbiamo nei confronti degli animali”[30].

 

Un ultimo pensiero va a quel signore con i baffetti che visse su questa terra a metà dello scorso secolo. Chissà che faccia farebbe sapendo quanti mali porta la consanguineità alla razza pura e, di contro, di quanta ottima salute godano quei meticci fuori moda, che affollano i canili.  Pensateci prima di scegliere il vostro prossimo amico a quattro zampe.



[1] FCI INTERNATIONAL BREEDING STRATEGIES http://www.fci.be/uploaded_files/29-2010-annex-en.pdf

[2] ENCI - REGOLAMENTO INTERNAZIONALE DI ALLEVAMENTO http://www.enci.it/documenti/Ria2007.pdf

[3] http://www.youtube.com/watch?v=lc3HRO7n9ZY  http://pedigreedogsexposed.blogspot.it/

[4]Per maggiori informazioni: http://en.wikipedia.org/wiki/inbreeding

[5]http://www.bandalargaeditore.it/portfolio/darwin/D22%20genomica%20cani.pdf

[6]http://prime.peta.org/2013/03/beauty

[7]http://genome.cshlp.org/content/15/12/1706.full

[8]http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2012/01/30/news/e_l_uomo_cre_il_cane-817354/

[9] Il fatto quotidiano, Animali e maltrattamento genetico: belli da morire di Vanna Brocca, 28 maggio 2013

[10]Vedi fig. 2

[12]http://www.rrci.it/standard.htm

[15]http://www.youtube.com/watch?v=x7RTsVfMHQk

[17] Il fatto quotidiano, Animali e maltrattamento genetico: belli da morire di Vanna Brocca, 28 maggio 2013

[18] La chirurgia plastica è un settore in forte espansione nel mercato degli animali da compagnia, la spesa supera i 50 miliardi di dollari (American Pet Products Association, 2011). http://www.businessweek.com/articles/2013-02-11/cutting-edge-canines-the-world-of-dog-plastic-surgery

*     l'esagerato schiacciamento del muso ha prodotto un vero e proprio collasso delle prime vie aeree. L'animale, per la carente ossigenazione e faticando a mantenere una corretta termoregolazione, può essere soggetto a colpi di calore.

**   Il ripiegamento può essere tale da determinare entropion, ovvero la palpebra si ripiega all'interno, andando a sfregare continuamente contro la cornea, determinando inevitabili infezioni.

*** La selezione ha portato alcune razze, come Carlino e Sharpei, ad aver narici estremamente ridotte, con conseguenti problemi di respirazione.

 

In figura: Sharpei cui sono state eliminate le pieghe cutanee sugli occhi che gli impedivano di vedere. Dobermann che ha subito l'impianto di protesi in silicone per migliorare la forma delle orecchie. Cane con apparecchio dentale.

 

[20]Per approfondimenti:

      http://abcnews.go.com/Health/Wellness/pets-plastic-surgery/story?id=14324694

      http://www.timesfreepress.com/news/2013/apr/04/sit-stay-nip-tuck/

      http://www.businessweek.com/articles/2013-02-11/cutting-edge-canines-the-world-of-dog-plastic-surgery

      http://d.repubblica.it/argomenti/2011/11/01/news/lifting_da_cani-618728/

      http://beforeitsnews.com/green-living/2010/08/dozens-of-states-still-allow-cruel-devocalization-of-pets-is-yours-one-of-them-133107.html

      http://ezinearticles.com/?Liposuction-­in-­Dogs?-­Believe-­It!&id=351787

      http://www.realself.com/blog/beauty-beasts-dog-plastic-surgery

 

[21]http://www.net1news.org/chirurgia-estetica-per-cani-riduzione-di-testicoli-e-mammelle.html

[22]http://www.nbcnews.com/id/6915955/ns/health-pet_health/t/more-pets-getting-nipped-tucked/#.UfTwdOHHIrY

[24]http://www.blitzquotidiano.it/ambiente/lifting-chirurgia-estetica-animali-botox-padroni-980859/

[25]http://www.lapresse.it/cronaca/aidaa-moda-di-tatuare-cani-anche-in-italia-e-maltrattamento-1.359895

[26]http://www.paroladicane.it/archivio/136-rischi-e-benefici-a-lungo-termine-sulla-salute-associati-alla-sterilizzazionecastrazione-nei-cani-.html

[27]http://www.pedigree.it/whatdog/selectadog_selectadog1.asp

[29]http://www.wigglewaggledesigns.com.au/#!what-is-a-snood/c12dk

[30] Il fatto quotidiano, Animali e maltrattamento genetico: belli da morire di Vanna Brocca, 28 maggio 2013

     http://www.corriere.it/animali/08_dicembre_18/cani_bioetica_razze_ogm_0925a38e-ccd5-11dd-95df-

     00144f02aabc.shtml

Pubblicato in Articoli
Venerdì, 13 Luglio 2012 09:59

Sacrifici ‘umani’ - da Femminismo a Sud

Ripubblichiamo questo interessante articolo da Femminismo a Sud sulla vicenda di Lennox

Sacrifici "umani"

Ieri, a Belfast, un cane è stato ucciso (n.b.: in inglese si dice “humanely destroyed”…vi viene in mente migliore ossimoro???).
La storia potete leggerla qui e anche qui.

Lennox ha pagato con la vita il suo essere ‘altro’ rispetto ad una norma di cui non sapeva né poteva nulla.
A nulla sono valsi gli appelli internazionali che chiedevano di poter salvare una vita incolpevole da una morte insensata e indegna. Trovate assurda l’ostinazione dei carnefici? E perchè mai?

Ieri non è stato ucciso “solo” un cane: ieri è stato compiuto un sacrificio, l’ennesimo, che a ben vedere si compie quotidianamente e in ogni parte del mondo: il sacrificio di tutt* coloro che vengono considerat*, in qualche modo e a totale discrezione di chi di volta in volta detiene il potere,  ’altri’, perciò “diversi”, “alieni”, “pericolosi”… da dominare e, se e quando ciò non sia possibile o auspicabile, eliminare.

Perché la norma, il patto sociale (come ha ben spiegato Luisa Muraro nell’ imperdibile “Dio è violent*”) prevede che il singolo rinunci alla forza – anche quella che sarebbe legittima e spesso necessaria – ma lo Stato, il Potere dai cittadin* “liberamente” delegato, chiamatelo come vi pare… a quella forza che oramai continuamente sfocia in violenza brutale (parliamo di quello che è successo ieri a Madrid?) non rinuncia per nulla, anzi.

Come non notare l’escalation di violenza benedetta da un potere intollerante, irrigidito e incancrenito che in ogni modo, e in maniera peraltro sempre più arrogante ed esplicita, cerca di espellerci tutt* catalogandoci come devianti, indesiderabili, pestilenza da cui mondarsi? Nessun* può essere tollerat*, costituirebbe un pericoloso precedente, potrebbe aprire una breccia in una supposta “normalità” tanto rassicurante quanto mortifera… no, il braccio violento della legge deve essere implacabile, granitico.

Ieri non è morto ‘solo’ un cane – con buona pace di tutt* coloro che al sentimento di dolore espresso da tant* per l’ingiustizia e la barbarie di quest’atto, rispondevano con i triti luoghi comuni del “ci sono cose più importanti”. Spiacente di contraddirvi affermando che questa è una delle tante cose importanti da non passare sotto silenzio (e noi abbiamo abbastanza mente e cuore per comprenderne molte, di queste brutture, direi perfino troppe).

Che lo si voglia capire (o ammettere), ieri si è compiuto l’ennesimo sacrificio simbolico dell’ ‘altro’. In nome dell’omologazione, della violenza arbitraria e brutale, dell’ottusità di un contratto sociale che reclama ormai a gran voce e continuamente il proprio pagamento in sangue. Ieri, oggi e domani, di sacrifici ne sono stati e saranno compiuti altri mille, e milioni di umani e non umani verranno torturati e giustiziati per un supposto “maggior bene” che non si sa più chi ha scelto, ma che viene difeso con strenuo e cieco accanimento da chi, arbitrariamente ormai, afferma di “rappresentarci”.

Gli occhi vanno tenuti aperti, spalancati: non si tratta mai SOLO…di un cane, di una donna, di un ‘altr*’.

‘Altr*’ lo siamo tutt*.
Addio, Lennox.

Pubblicato in Attualità - Notizie
Intervista a Breeze Harper che racconta la propria visione di intersezioni tra lo sfruttamento degli animali e quello delle donne nere.

Fonte: Femminismo a Sud

Testo integrale:

Buona sera, sono Breeze Harper del progetto Sister Vegan. E oggi voglio parlarvi dei punti di contatto esistenti tra la storia delle donne nere - l'uso dei corpi delle donne nere per esperimenti medici - e come credo che questa pratica sia legata alla liberazione animale e al bisogno di riflettere criticamente sull'utilizzo degli animali non umani in Occidente. Ho iniziato a pensare ad un articolo scritto da Petra Kuppers sulle donne nere nella metà del diciannovesimo secolo che subirono gli esperimenti di un uomo, Marions Sims, considerato nelle scuole di medicina ginecologica il padre della ginecologia in occidente. E nell'articolo sul progetto Anarcha potreste leggere di come Marion Sims sperimentò su diverse schiave afroamericane. Sperimentò su di loro a beneficio delle donne bianche del ceto medio che avrebbero chiesto i suoi servizi - le sue competenze ginecologiche e quello che fece fu davvero disgustoso e crudele. Sperimentò su queste donne chiaramente senza il loro consenso, ma quando sei uno "schiavo" sei una proprietà, perciò non hai assolutamente voce in capitolo riguardo a ciò che i bianchi ti fanno. Quello che Sims cercava di fare era di risolvere il problema delle fistole nelle donne bianche di ceto medio. Una fistola è un problema medico che implica una lacerazione della vescica che a volta ha luogo in caso di travaglio prolungato tramite un uso non corretto del forcipe nel corso del parto che nelle donne provoca una perdita costante di urina. Così Sims decise di usare i corpi delle donne nere per risolvere questo problema. Eseguiva i suoi esperimenti senza anestesia, e su una donna sperimentò più di trenta volte. Voglio dire, ha aperto le loro vagine, gli uteri, senza anestesia. Potete immaginare cosa significhi? E' veramente disgustoso, ma è il "padre della ginecologia".
E tutti sappiamo - quasi tutti qui in occidente - se si affronta la questione criticamente quando si tratta di conoscere la storia della sofferenza e dell'oppressione, che il caso di queste donne nere non era "unico". La sperimentazione su esseri viventi - animali umani, animali non umani - è stato un problema ricorrente. E penso che negli anni ci sia stata una grossa spinta per abolire la sperimentazione animale, la vivisezione, sperimentare sugli animali mentre sono vivi e coscienti, per il "progresso" della medicina. E' molto, molto, molto crudele e molto doloroso.
Al giorno d'oggi molte persone mi domandano come mai io unisca la teoria femminista nera e l'attivismo con la cura degli animali non umani, l'etica animalista, la liberazione animale e il veganismo.
Sono consapevole del fatto che ogni persona ha la propria opinione personale derivante dai propri interessi e desideri, e chiaramente gli interessi e i desideri non sono mai "apolitici", ma le persone dovrebbero davvero scandagliare le proprie motivazioni per capire perché desiderino certe cose anche quando quelle stesse cose fanno del male ad altri esseri viventi.
Una delle ragioni per le quali integro la teoria femminista nera e l'attivismo con gli studi relativi alla liberazione animale e al veganismo è che reputo che la stessa mentalità che considera fattibile condurre esperimenti crudeli sulle donne nere "curate" dal dr. Sims (ricordate il "padre" della ginecologia!) è la stessa mentalità che continua a permettere che gli animali non umani debbano sperimentare un inferno inimmaginabile - dagli animali d'allevamento agli animali utilizzati per i test cosmetici - a quelli usati per la vivisezione. E allora penso a quello che è successo a queste donne nere, ...semplicemente non c'è scusa per questo, non si può razionalizzare.

Sono sicura che nel corso del tempo diverse persone abbiano tratto beneficio da questi esperimenti, come le donne bianche del ceto medio e i dottori bianchi maschi che davvero credevano che queste donne nere e questi corpi di donne nere fossero sacrificabili per una causa più grande. E non è buffo che le persone che affermano questo, che parlano di come un essere vivente dovrà essere sacrificato, per la causa più grande dell'umanità - non è interessante che si tratti sempre di coloro che hanno il potere o sono nella posizione di non essere mai loro quell'essere o quella persona?

E allo stesso modo al giorno d’oggi sentirai lo stesso tipo di razionalizzazioni del perché centinaia di migliaia di animali non umani sono sezionati e torturati per il “bene” dell’umanità e della medicina. E sentirai le persone dire “Beh, è per il bene dell’umanità. Purtroppo devono essere sacrificati”, e io penso che al giorno d’oggi, perlomeno in Occidente, la maggior parte delle persone direbbe “No, sarebbe molto sbagliato sperimentare sugli esseri umani!”. Però, quando le persone di colore non erano considerate esseri in grado di soffrire, era normale avere quella stessa mentalità, dire “Non c’è niente di male. Non sentono nulla, non provano veramente dolore”. E il Dr. Sims diceva – e credeva, come altre persone che hanno contribuito a concettualizzare questo “razzismo scientifico” – che le persone di discendenza Africana avessero una soglia del dolore molto più alta delle persone di razza Bianca. Ed oggi, senti lo stesso tipo di razionalizzazioni, quando si parla di sperimentazione animale, abusi e crudeltà, quando si parla di animali non umani usati nei laboratori per i test medici o cosmetici. E sto davvero cercando di capire perché sia così difficile per me comunicare con persone – persone molto coinvolte negli abusi e nello sfruttamento degli animali non umani negli Stati Uniti – perché sia così difficile far loro vedere il disegno più ampio, la storia, e come lo stesso tipo di mentalità, la stessa logica sia stata usata sui nativi americani, sugli schiavi africani, sugli afroamericani liberati – come non ricordare l’esperimento di Tuskegee, nel quale persone malate di sifilide, a cui venne fatto credere di seguire una terapia, non vennero curate affatto per decenni…Esperimenti su persone considerate non adatte ad essere produttive a livello intellettuale per la società come i malati psichiatrici. E non possiamo dimenticare gli esperimenti, le crudeltà, e le torture d milioni di ebrei e non solo di ebrei, ma tutti coloro che non erano d’accordo con i nazisti e che furono rinchiusi nei campi di concentramento – anche su di loro venne sperimentato e sfortunatamente molte persone oggi nel mondo beneficiano di queste conoscenze mediche ottenute attraverso questi esperimenti crudeli. Così quando parlo alle persone del perché iso sia così interessata alla correlazione tra il pensiero femminista nero e la comprensione delle relazioni tra animali umani e non umani, al concetto di veganismo a ciò che consumiamo, penso che la risposta sia chiara: Se non vuoi che qualcuno abbia il diritto di legarti e vivisezionarti se sei disgustato da quello che succedeva nell’anteguerra in America, quando le persone come il Dr. Sims legavano queste donne e sezionavano loro le vagine ripetutamente, senza anestesia, senza alcun rimorso . se ciò ti disgusta, devo capire come non ti disgusti sapere che la stessa cosa succede agli animali non umani, come tu non riesca a metterti nei loro panni e chiederti “credo davvero che gli animali non umani meritino di essere trattati così perché sono stati “creati per uso umano”?” O forse paro così per il semplice fatto che ho il potere e il privilegio di decidere come gli animali non umani debbano essere trattati, così che io possa sfogare il mio desiderio di mangiarli, perché mi piace il sapore, o il mio desiderio di utilizzare un cosmetico particolarmente conosciuto che dovrebbe farmi apparire molto bell*?
E devo davvero capire come questo possa esser il diritto di qualcun*. E come sia possibile che così tante persone possano essere disgustate dall’idea di sperimentare (torturare) un umano odi rendere una persona schiava?= vorrei capire questa difesa, dal momento, dal moemnto che socì tante persone come me, non necessariamente paragonano la schiavitù africana o la Germania nazista e l’olocausto degli ebrei alla odierna sofferenza degli animali non umani, non sono la stessa identica cosa, ma chiedono alle persone di capire come tutto questo si inserisca in una enorme matrice di oppressione nella quale tutti questi pezzi sono interdipendenti e si influenzano vicendevolmente. Una persona non può capire pienamente come queste donne africane siano state oppresse per via del sessismo, razzismo e coloniali se non comprende come gli animali non umani sono trattata in occidente – maltrattati. E necessario comprender che il colonialismo e il razzismo sono stati realizzati da chi era al comando allora, e in una certa misura anche da quelle alte sfere di oggi, sull’assioma per il quale coloro che sono veramente e totalmente umani, sono maschi bianchi proprietari, capaci di pensiero razionale. E poi c’è l’altro, l’Altro che può esser colonizzato e dominato - l’Altro che di volta in volta è rappresentato dalle donne, dalle persone non bianche, senza proprietà o terreni, e che tutti questi “altri” si inseriscono perfettamente nella concezione dell’elité riguardo al capitalismo, all’imperialismo, al colonialismo. Così quando comincio a parlare di persone di colore, e del maltrattamento degli animali nel contesto di come il concetto di Altro è stato costruito, dall’interno della percezione del maschio bianco che ha avuto accesso all’istruzione, di classe privilegiata, proprietario, inizia a capire che questa alterità, questa distanza, questo spegnere la propria capacità di provare empatia, e simpatizzare, sia incredibilmente importante quando vuoi creare un mondo basato sull’imperialismo e sul capitalismo e vuoi reificare, vuoi colonizzare, vuoi dominare l’altro come risorsa, come bene, così da continuare a beneficiare, di quella particolare condizione di potere. Questo non si riferisce esclusivamente allo status di persona di razza bianca in particolare – è solo un esempio – ma quando chiedo alle persone di prendere seriamente in considerazione perché liquidino così in fretta la sofferenza degli animali non umani quando si va a toccare le abitudini di consumo… Li rendono ‘altro’, non riconoscono la loro sofferenza, non riconoscono il fatto che gli altri animali provino dolore e sofferenza e che non esistono soltanto per il proprio desiderio e divertimento. E mi lascia sempre, sempre perplessa incontrare minoranze non bianche che realmente lottano contro il razzismo istituzionalizzato, provano intimamente l’esperienza di essere resi l’Altro’, di vedere il loro dolore e la loro sofferenza mai presi seriamente – e vedo alzare si muri dell’indifferenza quando chiedo loro “Be, come credi si sentano gli animali non umani ad essere resi l’Altro, a non vere presi seriamente il loro dolore e la loro sofferenza?” Mi lascia molto, molto perplessa. E vi chiedo… non è un giudizio, è più curiosità: come, se siete stati onnivori, o se siete onnivori, come razionalizzate che per alcuni esseri sia giustificato subire dolore e sofferenza e per altri invece no? Come riuscite a separarli così bene e a convincervi che non è necessario che riconosciute e ammettiate il dolore e la sofferenza degli animali non umani? E questo vale anche per molte persone che non vogliono riconoscere il dolore e la sofferenza delle persone che hanno reso ‘Altri’ – Che cosa vi passa per la mente?

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Antirazzismo: considerazioni sull'origine del sottosviluppo africano - di Chiara Talamo

Alcune parti salienti del capitolo "Cause e conseguenze delle tratte degli schiavi africani" (capitolo 5) di Nathan Nunn in “Esperimenti naturali di storia" (di Jared Diamond e James Robinson), risultano fornire conoscenze rilevanti ed interessanti per formare idee chiare in merito alle tratte degli schiavi africani.
Oggi, una cospicua parte degli abitanti del “primo mondo” sa che gli abitanti dell'Africa non sono stupidi ne diversi dal resto della popolazione umana in termini biologici, eppure lo stesso molte persone applicano del razzismo consapevole nei loro confronti: a chi non è capitato di leggere o sentire commenti razzisti o pieni di astio rivolti a migranti o a persone dalla pelle e dai tratti somatici diversi da quelli caucasici?

Capita spesso poi di avere a che fare col razzista di turno, convinto delle proprie ignoranti teorie con cui argomenta una presunta inferiorità degli africani rispetto ad altre etnie ed in particolare l’incapacità dell’intero continente di emanciparsi da una economia sofferente e votata alla povertà assoluta; di fronte a queste affermazioni capita di finire agli insulti da stadio (lotte contro i mulini a vento) perché, anche sapendo quanto il razzismo sia insensato, manchiamo magari dei solidi argomenti con cui spiegare ad un ignorante le probabili ragioni per cui l'Africa è il continente più povero del mondo. Le parti del testo che ho estratto, riassunte nel loro succo per cercare di non tediare il lettore, non sono chiaramente in grado di fornire una risposta totalmente esauriente sul perchè l’Africa sia il continente più sottosviluppato del mondo, ma può portare nella giusta direzione grazie ad una analisi dei fatti piuttosto chiara ed incisiva, fornendoci preziosi riferimenti a fatti storici e conseguenti spunti di riflessione. Per approfondimenti consiglio la lettura integrale del capitolo dal libro, il quale fornisce ulteriori note e testi di approfondimento. Il capitolo cerca di spiegare quali conseguenze abbia avuto la deportazione degli schiavi africani sull'economia dell'Africa di oggi.

(..) Sulla base delle migliori informazioni possibili, il modo più comune in cui gli schiavi venivano catturati era in guerra o nel corso di scorrerie. Poiché spesso le scorrerie comportavano incursioni in altri villaggi, questo modo di procacciarsi schiavi causava l'insorgere di ostilità tra questi, anche se avevano formato in precedenza federazioni, relazioni commerciali o altri legami.


(..) Gli schiavi non venivano catturati solo nei conflitti fra comunità e durante incursioni e guerre, ma venivano presi in gran numero anche in occasione di contrasti all'interno di comunità, dove alcuni individui venivano rapiti o venduti come schiavi da conoscenti, amici o familiari.


(..) A causa dell'insicurezza che ne derivò, gli individui cominciarono a comprare armi dagli europei per difendersi. Ci si procurava il denaro necessario per commerciare con gli europei vendendo a mercanti di schiavi persone rapite con la violenza. Europei e negrieri svolsero un ruolo anche nel promuovere conflitti interni. Mercanti di schiavi e autori di scorrerie strinsero alleanze strategiche con gruppi-chiave all'interno dei villaggi al fine di procurarsi schiavi.

 


(..) In molti casi il conflitto interno ebbe come conseguenze l'instabilità politica e il collasso di forme di governo preesistenti. Le vecchie strutture governative furono spesso sostituite da piccole bande di razziatori di schiavi, controllate da un sovrano legalmente istituito o da un signore della guerra autorevole. Queste bande erano però incapaci di svilupparsi dando origine a grandi stati stabili.


Il testo riporta esempi degli stati Asante e Oyo del 1600-1700.


(..) Se, come suggeriscono le prove storiche, la domanda esterna di schiavi indebolì i legami preesistenti tra i villaggi e scoraggiò la formazione di comunità maggiori, questo è un canale potenzialmente importante attraverso il quale le tratte degli schiavi potrebbero avere influito sul successivo sviluppo economico.
La formazione limitata di comunità maggiori e di stati durante le tratte degli schiavi potrebbe spiegare gli alti livelli di frammentazione che si osservano in Africa oggi. Per gli economisti, la diversità etnica dell'Africa è stata una fra le spiegazioni principali della scarsa efficienza economica dimostrata da questo continente. La spiegazione, e le prove statistiche a suo sostegno, furono proposte per la prima volta in un articolo del 1997 edito nel “Quarterly Journal of Economics” da William Easterly e Ross Levine. Gli autori sostengono che società composte da diverse etnie abbiano meno probabilità di concordare sugli specifici obiettivi e sulle specifiche politiche pubbliche che il governo dovrebbe attuare. A causa di questi dissensi, ci saranno meno forniture di beni pubblici, come istruzione, salute e infrastrutture. Easterly e Levine mostrano che, da un paese all'altro, una maggiore diversità etnica è associata a livelli inferiori di istruzione, di infrastrutture, di sviluppo finanziario e ad una minore stabilità politica.
Può darsi che uno degli effetti negativi delle tratte degli schiavi derivi dal fatto che esse impedirono la formazione di gruppi etnici più grandi e che siano quindi state la causa di una maggiore diversità etnica nell'Africa di oggi.


(..) Complessivamente, le prove statistiche confermano la possibilità che le tratte di schiavi, impedendo la formazione di grandi comunità e compagini statali stabili, abbiano dato origine a paesi che oggi sono etnicamente diversi. Questo fatto potrebbe spiegare il persistente effetto negativo che le tratte degli schiavi hanno avuto sullo sviluppo economico.


Conclusioni.


Considerate nel loro insieme, le prove presentate in questo capitolo mostrano che le tratte degli schiavi hanno avuto un effetto sfavorevole sul successivo sviluppo economico dell'Africa.
Usando stime del numero degli schiavi prelevati da diverse parti dell'Africa tra il 1400 e il 1900, si è mostrato che le parti dell'Africa da cui si è prelevato il maggior numero di schiavi sono quelle oggi più povere. Le grandezze stimate degli effetti delle esportazioni di schiavi sono considerevoli.
Secondo la stima più grande, in assenza delle tratte degli schiavi i paesi africani avrebbero avuto in media lo stesso livello di reddito di altri paesi in via di sviluppo nel mondo. In altri termini, l'Africa non sarebbe diventata la parte più povera del mondo com'è invece oggi.
Nel loro complesso, i risultati presentati qui suggeriscono che oltre quattro secoli di tratte degli schiavi sono responsabili di gran parte dell'attuale sottosviluppo dell'Africa.


Per risalire ulteriormente alle cause della povertà africana, anteriore al colonialismo e alla tratta degli schiavi, mi sento di proporre il libro “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond, di cui comunque “Esperimenti naturali di storia” è figlio.

“Armi, acciaio e malattie” cerca di spiegare l'evoluzione storica dei continenti e delle popolazioni umane (cioè le ragioni per cui l'Europa ha colonizzato il mondo e non viceversa) tramite un metodo di indagine scientifico, per respingere la teoria razzista, in quanto “sbagliata” non solo eticamente, ma anche scientificamente.
Per citare Diamond: “Le teorie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate. Non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze intellettuali innate tra le popolazioni umane.”


Chiara Talamo

Pubblicato in Spunti di Riflessione
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