Spunti di Riflessione

Spunti di Riflessione (84)

Pubblichiamo il seguente comunicato dell'U.S.I. (Unione Sindacale Italiana) in merito alle lotte dei lavoratori/trici e della lotta contro la vivisezione Segnaliamo un altro interessante contributo di questi giorni sul tema della vivisezione CHIUDERE I CANILI LAGER! CHIUDERE GREEN HILL!! CHIUDERE IL CANILE LAGER DI GREEN HILL E' IMPEGNO PER CHI LOTTA PER DIRITTI PER TUTTI E TUTTE E IL RISPETTO DELLA NATURA, DELL'ECOSISTEMA, DEL BENESSERE DELLE PERSONE E DEGLI ANIMALI, CONTRO LO SFRUTTAMENTO CAPITALISTICO E DELLE RISORSE, IN NOME DEL PROFITTO E DELL'ACCUMULAZIONE DI POCHI A DANNO DI TANTI... ANCHE PER QUESTO (GLI ANIMALI NON HANNO L'ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI CHE LI TUTELA, MA ANCHE NOI "UMANI" RISCHIAMO PARECCHIO SE PASSA SENZA LA LOTTA IL DISEGNO DI LEGGE MONTI - FORNERO) A Roma oggi, 16 giugno, è stata indetta una manifestazione nazionale che ha tra i suoi obiettivi la richiesta, che condividiamo come USI, della chiusura del canile-lager di Green Hill e contro la vivisezione, che è pratica poco condivisibile per una società civile. Non siamo sempre convinti sostenitori dei movimenti specifici, che possono prestare il fianco a logiche trasversali e dal nostro punto di vista "interclassiste" o ambigue, ma in tempi di crisi e di contraddizioni che escono fuori in maniera palese, è giusto fare una riflessione e un invito a non abbassare la testa di fronte alle discriminazioni, ai soprusi, allo sfruttamento. Chi lotta per veder rispettato il benessere degli animali, fa cosa buona e giusta e merita il sostegno per il raggiungimento di questo obiettivo,…
Pubblichiamo un articolo sul tema del cosiddetto "benessere animale" nel campo della vivisezione, distribuito in occasione dell'assemblea nazionale sulla vivisezione del marzo 2010. Ancesa: come nasce una notizia ingannevole La notizia è del luglio 2008 ed è l'Università di Pisa a fornila direttamente dal suo sito web: nasce in città l’Associazione Nazionale dei Comitati Etici per la Sperimentazione Animale (ANCESA), la quale “promuoverà il rispetto di principi etici vincolanti per l’utilizzo degli animali nella sperimentazione scientifica”.Così recita il primo articolo dello Statuto: “Avrà sede presso l’Università di Pisa la neonata Associazione Nazionale dei Comitati Etici per la Sperimentazione Animale (ANCESA) che rappresenta e coordina i Comitati universitari per la sperimentazione animale e punta a garantire il più rigoroso rispetto degli inalienabili principi di bioetica nell’attività di utilizzazione degli animali in campo sperimentale”. Proseguendo nella lettura del comunicato di presentazione, apprendiamo che, alla facoltà di Veterinaria, negli ultimi anni si sarebbe sviluppata una profonda riflessione sull’argomento, in seguito alla quale Antonella Pochini (responsabile dell’Unità sperimentazione animale dell’Ateneo) dichiara: “ANCESA coprirà un vuoto perché in Italia, come del resto in molti paesi europei, non esistono normative specifiche e vincolanti sulla istituzione di comitati che si occupino di problematiche relative al benessere dell’animale utilizzato a fini scientifici o sperimentali. La normativa attuale in materia di protezione degli animali si basa sul decreto legislativo 116/1992 che contiene frequenti richiami all’obbligo di considerazioni etiche nel pianificare la ricerca e preparare i protocolli, nella scelta delle procedure sperimentali, nella tutela della salute e del benessere degli…
Pubblichiamo il seguente articolo, comparso originariamente sul n.9 dei Cahiers Antispécistes (gennaio 1994) Aborto e liberazione animale David Olivier La questione dell'aborto è stata già trattata su queste pagine da Carol Adams, in un articolo sul femminismo e la liberazione animale1. Tuttavia, capita ancora che ci venga chiesto, sia da avversari che da sostenitori della libertà di abortire, qual è la nostra posizione in merito. I primi sembrano generalmente sperare, e i secondi temere, che siamo contro l'aborto, probabilmente perché il vegetarismo è spesso associato all'idea di «rispetto di ogni vita» e di ascetismo «morale» (nel senso puritano che in genere si dà a questa parola). L'idea secondo la quale occorre necessariamente prendere una posizione estrema - e di fatto insostenibile - di «rispetto di ogni vita» nel momento in cui si rispetta quella delle mucche e dei polli che vengono ammazzati per niente, consegue essa stessa da una concezione delle cose profondamente specista. Questo non mi impedirà di prendere sul serio la questione e di sviluppare qualche riflessione. Perché sostengo la libertà di abortire Prima di affrontare il nesso tra la questione dell'aborto e la liberazione animale, spiegherò la mia posizione personale. Per esempio, personalmente non rispetto la vita delle piante. Non perché le disprezzi, ma perché non penso che siano sensibili, ovvero che percepiscano ciò che succede loro2. Se esse non provano né piacere nel vivere, né sofferenza nell'essere tagliate o sradicate, né dispiacere di dover morire, non trovo ragioni per non farne l'uso che mi conviene, e…
da: vegephobia.info VEGAPHOBIA – MATTHEW COLE e KAREN MORGAN (BJS) 2011 Vol. 62 – numero 1 Traduzione dall’inglese a cura di it.vegephobia.info (Link all’articolo originale) Scarica la traduzione italiana in pdf VEGAFOBIA: DISCORSI DISPREGIATIVI SUL VEGANISMO E LA RAPPRESENTAZIONE DELLO SPECISMO NEI QUOTIDIANI BRITANNICI ABSTRACT Questo articolo esamina criticamente la presenza di discorsi sul veganismo nella stampa britannica dell’anno 2007. Nel momento stesso in cui stabiliscono i parametri relativi a ciò di cui si può o non si può discutere, i discorsi dominanti contribuiscono alla comprensione del fenomeno. I discorsi che riguardano il veganismo sono presentati come in opposizione al buon senso, poiché non rientrano nel discorso largamente condiviso del cibarsi di carne. La stampa ha una tendenza a porre in cattiva luce il veganismo ridicolizzandolo o rappresentandolo come una pratica difficile se non impossibile da seguire. I vegani sono rappresentati in vari stereotipi: asceti, modaioli, sentimentali o, in alcuni casi, come ostili estremisti. L’effetto globale è quello di un ritratto spregiativo dei vegan e del veganismo che noi qui interpretiamo come “vegafobia”. Interpretiamo i discorsi dispregiativi del veganismo apparsi nella stampa quotidiana britannica come evidenza della riproduzione culturale dello specismo, attraverso cui il veganesimo viene dissociato dalla sua relazione con il dibattito sui diritti degli animali non umani o la loro liberazione. Ciò è problematico rispetto a tre punti tra loro correlati, il primo dei quali è che dal punto di vista empirico l’esperienza vegan è rappresentata in modo scorretto e quindi marginalizza i vegani. Il secondo punto è…
Venerdì, 06 Aprile 2012 09:46

Veganismo: necessario, ma non sufficiente

Riportiamo di seguito la traduzione di un articolo che pone l'accento sulla scelta vegana e sulla sua valenza nell'ambito della lotta per la liberazione degli animali tutti.Fonte: link fonte originale Traduzione a cura di Annalisa Zabonati-------------------------------------------------------------Veganismo: necessario, ma non sufficiente Il veganismo è una condizione necessaria per la liberazione animale. A livello sistemico c'è la possibilità che numeri “gonfiati” di vegani ci permettano di avere una massa critica per cambiare la cultura e la politica A livello individuale è il modo in cui la gente realizza la responsabilità personale rifiutandosi di far parte della violenza generalizzata. È un modo per rendere singolare la catena alimentare e la sua fondazione sulla prassi della liberazione animale. E per molti è anche l'ingresso nell'attivismo. Il veganismo è un dovere, ma non è sufficiente se l'obiettivo finale è solo salvare animali. Alcuni individuano il veganismo come la soluzione e la fine della sofferenza di massa degli animali nonumani. Dicono cose quali: “Il mondo è vegan se vuoi che lo sia.” ma non è vero. Il mondo è vegan solo se attivamente, sistematicamente, ostinatamente e costantemente lottiamo per realizzarlo. Se vuoi fare qualcosa per salvare vite animali, devi per forza agire. Il veganismo è un'astensione non è un'azione. I pochi tra noi che sono vegan non sostengono la produzione della carne e non reinventano la cultura, noi semplicemente agiamo in accordo con il nostro codice morale di base e ci asteniamo da una pratica che sappiamo essere errata. Sì, essere vegan è importante, così come…
Segnaliamo un articolo comparso sul blog antisessista e antispecista Femminismo a Sud:In questa orribile settimana di inizio aprile non riesco a non pensare alla mattanza di maiali e agnelli (e quanti altri animali non umani!) che, inesorabile, si sta compiendo… per la gioia di tutti quegli esseri umani che non riescono ad essere felici senza far pagare ad altri esseri in dolore, sangue e morte il tributo al loro benessere. Basta uscire dalla rassicurante cinta delle città, che tutto divorano inconsapevoli, per vedere camion e camion di morte diretti verso i mattatoi ...Continua su Femminismo a Sud
Giovedì, 29 Marzo 2012 10:39

Moralità ed empatia nei topi e ratti

Pubblichiamo il seguente articolo, comparso sul blog "Animalismo e vegetarianesimo"(link al post originale)------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Vi propongo alcuni passaggi tratti dal bel libro di Mark Bekoff e Jessica Pierce, Giustizia selvaggia. La vita morale degli animali, che introduce alla problematica della moralità negli animali riportando aneddoti, dati e studi etologici a riguardo. (Alcuni esempi potrebbero non piacervi, dato che sono tratti da esperimenti condotti in laboratorio).Prendiamo in considerazione i topi e i ratti, come da titolo, animali di cui si fa un uso estremo nell'ambito della sperimentazione sugli animali. Nel 1959, molto tempo prima che Langford scoprisse l'empatia nei topi, Russell Church [...] pubblicò un articolo [...] intitolato Reazioni emotive dei ratti al dolore altrui. Church aveva allestito un esperimento in cui i ratti venivano addestrati a premere una leva per ottenere del cibo come ricompensa. Quindi, in una gabbia adiacente, aveva approntato una "stanza della tortura", il cui pavimento era una griglia elettrificata su cui avrebbe poggiato le delicate zampe degli animali. Quando un ratto, nella prima gabbia, premeva la leva, la scarica di corrente, percorrendo la griglia, raggiungeva la gabbia adiacente e il ratto che la occupava prendeva la scossa. Church osservò che i ratti non premevano la leva per ottenere il cibo, se vedevano che un consimile riceveva la scossa.Nell'esperimento un ratto, anche se affamato, si rifiuta di mangiare se per ottenere il cibo deve elettrificare un suo simile.Nel '62 viene pubblicato lo studio di Rice e Gainer L'altruismo nel ratto albino, che dimostra come i ratti tendano ad aiutare…
Giovedì, 29 Marzo 2012 09:31

"Terzo Antispecismo": un dibattito

"Terzo Antispecismo": un dibattitoIl 15 marzo 2012 Leonardo Caffo ha pubblicato su Minima & Moralia un articolo dal titolo "Il terzo antispecismo. Stato dell’arte e proposta teorica" in cui propone un cambio di rotta filosofico sostanziale nei confronti dell'antispesimo morale e politico. Assumendo una posizione metafisica realista, argomenta in favore dell'impossibilità di dare per certa la liberazione animale come concatenata, de facto, a quella umana e invita, inoltre, a riprendere coscienza dell'intuzione specista. L'articolo ha suscitato un lungo dibattito attualmente in corso, che qui riproponiamo nelle sue prime battute, e che ha caratterizzato anche parte dello speciale di RAI Scuola dedicato all'animalità. L. Caffo “Il terzo antispecismo. Stato dell’arte e proposta teorica”, in Minima & Moralia – 15/04/2012 1 Dall’animal cognition agli animal studies 1.1. Ebbene si: la parola ‘antispecismo’ esiste. Dal 1975, anno della pubblicazione di Animal Liberation di Peter Singer, molte cose sono cambiate. Non troppe, sfortunatamente. Scopo di queste pagine è evidenziare principi e parametri di una trasformazione: quella degli studi di animal cognition in animal studies. Non è che non esistano più analisi legate alla cognizione animale, anzi: sono importanti, entro certi limiti non invasivi di cui diremo, ed è fondamentale che continuino a esistere. Tuttavia, in modo del tutto inedito, assistiamo a un cambio di rotta (concettuale, of course) che trova... Continua a leggere M. Maurizi “Tre passi avanti e due indietro. Una riposta a Caffo” in Asinus Novus – 18/04/2012Sono rimasto molto sorpreso, e negativamente, dall’articolo di Leonardo Caffo intitolato Il terzo antispecismo. Stato…
Noi, tanatonauti: naufragi senza sacrifici fonte: http://asinusnovus.wordpress.com/2012/03/07/noi-tanatonauti-naufragi-senza-sacrifici/ Nel mare magnum dell’ignoranza, della superficialità e del cinismo della rete ci s’imbatte in personaggi che non sanno di che parlano, ma parlano, mossi da un rancore niente affatto sordo, decisamente urlato e urlante piuttosto, che difficilmente verrà consolato da uno slancio di pietà, uno slancio di pietà che vorrebbe contagiare di pietà. S’un’isola deserta, fra me e il mio cane dovrei decidere di mangiare il mio cane per permettere la mia sopravvivenza. Con compassione, garbo forse, magari eleganza. La specie umana, pur amando i propri cani, gatti, conigli e topolini – quelli piccolini e bianchi, non certo i brutti ratti di fogna – e pur ammirando nei documentari – che strappano gli umani alla loro quotidianità grigia, proiettandoli verso esotismi di pixel privi di mosquitos, sanguisughe, temperature e umidità intollerabili – scimmie e scimmiette, scimpanzé, oranghi, babbuini, e l’immensa varietà dei lemuri; pur amandoli e ammirandoli, la specie umana farebbe con loro, o forse sarebbe meglio dire di loro, la stessa cosa che io naufrago farei con/del/al mio cane. Naufraga nel mare infinito dell’insensibile e cieco universo, malposizionata su di un’isola girevole e irrequieta chiamata Terra, la specie umana sarebbe costretta, per compassione verso di sé, a rapire, segregare, far riprodurre forzosamente, torturare nei modi più atroci e infine uccidere – sarebbe questa, l’umana pietà: infine uccidere? – i propri amici animali. Non può farci niente, la specie umana: deve avere compassione di sé. Così come io dovrei avere compassione di me…
Farla finita con l’idea di Natura, riallacciarsi all’etica e alla politica Questo articolo è apparso nel numero di marzo-giugno 2005 di Les Temps modernes. Autore: Yves Bonnardel, a partire da un testo di Estiva Reus. Tradotto dal francese da Brunella Bucciarelli e pubblicato sul sito della rivista Liberazioni. Segue il testo integrale in formato HTML, tratto dal sito delle edizioni Tahin Party. Un opuscolo in formato PDF è disponibile in download in due versioni: alta definizione (per stampa) e bassa definizione (per visione online). -------------------------------------------------------------------------------------- Ciò che è naturale è buono, si ripete(1). La Natura è un ordine armonioso, in cui ogni cosa è al suo posto, che non bisogna alterare. Essa ispira un sentimento religioso di rispetto, nel senso di adorazione e timore (quasi di sottomissione di fronte a ciò che ci appare potente e terribile). Tuttavia, se la natura designa tutto ciò che esiste, niente può essere contro natura. Se invece per natura si intende una parte di ciò che esiste, allora ha senso parlare di “contro-natura” solo se si suppone non solo che la natura esista, ma anche che racchiuda una finalità. Ma una tale ipotesi non ha alcun fondamento. La scienza, in ogni caso, dopo Darwin, è muta su questo punto(2). Il solo punto di appoggio che giustifichi l’esistenza di una tale finalità resta la fede (semplice fede nell’ordine naturale o fede religiosa). Inoltre la mera esistenza di un’entità finalistica quale la “Natura” non costituirebbe di per sé un criterio etico : dall’esistenza della Natura (o…
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