Spunti di Riflessione

Spunti di Riflessione (84)

Martedì, 20 Novembre 2012 08:54

La violenza del linguaggio - di Barbara X

La violenza del linguaggio - di Barbara X(da: http://www.dongiorgio.it/19/11/2012/la-violenza-del-linguaggio-2/)Il 20 novembre si celebra in molte città del mondo il T-DOR, ovvero il Transgender Day of Remembrance, il giorno in cui vengono commemorate le persone trans uccise dall'odio di chi, ignorante e idiota (e sono moltissimi, purtroppo), vive di razzismo e condanna all'emarginazione.Nei nostri confronti, purtroppo, sono molti gli atti violenti e le aggressioni, soprattutto per quelle che sono costrette a guadagnarsi da vivere di notte. Per tutte le persone civili, questa è un'aberrazione. Ma molte persone che si considerano civili non sanno nemmeno che sono esse stesse la causa di certe violenze. E' l'ignoranza che opprime e arma il braccio dei violenti, l'ignoranza di un tessuto sociale che vuole rimanere nella sua ignoranza per seguitare ad emarginare, ad escludere. E' il caso di chi ha scritto l'articolo che riporto qui sotto, un articolo di un paio di giorni fa in cui si dà notizia di una donna trans accoltellata a Milano. L'autore dell'articolo è violento quanto gli aggressori della vittima: utilizzando dall'inizio alla fine le desinenze al maschile e scrivendo nell'occhiello "Un uomo di 37 anni" è come se egli stesso accoltellasse tutte le persone trans m-t-f. E' come se ci sputasse addosso, con la sua ignoranza, con la sua ferocia, con la sua freddezza. Questo individuo non sa nulla, evidentemente. Altrettanto evidentemente, di tempo per imparare e conoscere le cose ne ha avuto. Ma continua a umiliare, a insultare, come purtroppo fanno tanti altri. Rendendosi responsabili delle violenze che…
Lunedì, 12 Novembre 2012 17:01

Transgenitorialità ed omogenitorialità

Transgenitorialità ed omogenitorialità: ciò che il convegno-tavola rotonda mi ha insegnato – by Michela Angelini (fonte: anguane.noblogs.org/) Il 3 novembre 2012, a Genova, si è tenuto il convegno e tavola rotonda Transgenitorialità e omogenitorialità, organizzato da GenovaGaya e Rete Genitori Rainbow. Trovo che questo convegno, a detta dei presenti il primo che affronti il tema della transgenitorialità, sia stato un tripudio d’amore, di genitori che amano i propri figli e chiedono non altro che un ambiente migliore e non discriminatorio per poter svolgere tranquillamente la propria funzione genitoriale. Presto, sul canale youtube di Rete Genitori Rainbow, sarà postata la ripresa dell’intera giornata, per cui non voglio scrivere un report, ma far mie le esperienze di chi ha parlato quel giorno e condividerle con chi leggerà questo scritto. Di seguito, quindi, riporto quel che mi ha regalato questa meravigliosa giornata. Ho deciso di dare un titoletto ad ogni intervento perché, credo, quello sia il messaggio che ognuna delle persone che è intervenuta mi ha passato. Fabrizio Paoletti (genitore omosessuale, Rete Genitori Rainbow) Dobbiamo accettare di poter essere buoni genitori Una persona omosessuale o transessuale ha qualcosa, errori, problemi o caratteristiche che le impediscono di poter essere un bravo genitore? La risposta è sì: se stessi. Accettare il proprio sentire, amare quello che siamo, permette di superare qualsiasi conflitto interno e, con la collaborazione del partner, a non far pesare eventuali conflitti di coppia al bambino. Al contrario, paure, dubbi e vergogne frenano il coming out e convincono il genitore che non…
IL POLITICO ANIMALISTA: “NO ALL’ANIMALISMO POLITICO” – sulla manifestazione di Correzzana di Marco Reggio C’è da farsi girare la testa. Le dichiarazioni di Massimo Turci, Consigliere Delegato ai Diritti Animali della Provincia di Milano, sembrano quasi una barzelletta. Leggiamole: Turci: "No all'animalismo politico" "La manifestazione antivivisezione di Correzzana è stata un'occasione clamorosamente persa per mostrare unità d'intenti del mondo animalista - è la dichiarazione di Massimo Turci Consigliere Delegato ai Diritti Animali della Provincia di Milano - infatti un gruppo di sedicenti animalisti provenienti dai centro sociali ha tentato di impedire la partecipazione al corteo ad associazioni e persone a loro non gradite sbandierando il solito ritornello dell'antifascismo. Questa volta non c'è questione politica che tenga, esprimo piena totale e convinta solidarietà ai volontari OIPA, LAV, ENPA, altre associazioni e ai tanti presenti che, essendo lì per manifestare contro la tortura nei confronti degli animali, sono stati coinvolti in un indegno tafferuglio. Nessuno può arrogarsi il diritto di selezionare i partecipanti a una manifestazione democratica e quindi - conclude Turci - condanno senza mezzi termini il comportamento razzista di chi antepone bassi interessi politici alla salute e ai diritti degli animali". Massimo Turci Consigliere Delegato Diritti Animali - Provincia di Milano Chi ha pronunciato queste parole è infatti un politico, animalista – per così dire -, ma pur sempre un politico. Certo, si potrebbe dire, “si pronuncia a favore dell’apoliticità del movimento perchè non partecipa in quanto politico ma in quanto individuo”. Questo, in effetti, sarebbe in linea di principio…
Ripubblichiamo (fonte: Femminismo a Sud): Il cacciatore e la dolce euchessina I ‘creativi’ dello spot del ‘salame Cacciatore’ sono riuscit*, in una mirabile opera di condensazione, a concentrare tutti gli stereotipi possibili e immaginabili, inanellando specismo e sessismo in maniera talmente sorprendente da farci quasi gridare estatic* al genio assoluto! (parte l’applauso!) Qui potete vedere lo spot in questione, le cui immagini iniziali mostrano una famigliola in stile ‘mulino bianco’, composta di bella mamma bionda che porge, con atteggiamento complice, una fetta di salame ad un bel bambino (ovvio referente assente: il maiale sgozzato ed ammazzato per realizzare quel pezzo di carne) sotto gli occhi compiaciuti del padre, belloccio pure lui - ma come sempre un po’ meno belloccio della madre, perché lei lo avrà conquistato con la sua avvenenza, lui con la sua personalità e quel piglio ‘biricchino’ che condivide col figlio, evidente nel gesto di ambedue di ‘rubare’ la fetta di maiale, ops, salame dalle mani della moglie/madre. La musichetta dello spot, semplice e rilassante, insieme alla voce femminile fuori campo, dal tono rassicurante e materno, ci mettono nella condizione di bearci di questo classico quadretto familiare (borghese) – bella casetta, belli loro, belli gli amici che si intravedono seduti a tavola nel giardino in quest’atmosfera bucolica ma artefatta. Ed ecco che l’attenzione si sposta sul bambino, il quale, uscito di casa, si va a sedere su di una panchina nel giardino per – ipotizziamo – gozzovigliare con quei saporitissimi e irriconoscibili pezzi di maiale sgozzato, ops, salame……
Mercoledì, 24 Ottobre 2012 08:08

Antispecismo: un movimento apolitico?

Pubblichiamo alcune brevi riflessioni di Antonio Volpe, stimolate da una discussione su facebook sul tema del carattere politico del movimento antispecista, a partire dalle polemiche seguite al corteo antivivisezionista di sabato 20 ottobre contro Harlan Antispecismo: un movimento apolitico? Non capisco come si possa pensare di far crescere il movimento politicamente, e quindi anche convincere dell'assurdità dell'"apoliticità", senza spiegare alla gente come l'apoliticità sia una contraddizione in termini (non solo logici, ma materiali) che serve al sistema capitalista per spoliticizzare, appunto, il pensiero e i gesti della gente, riducendoli al qualunquismo, all'immobilità e quindi alla perfetta docilità. Perché gli slogan vanno anche bene, ma poi bisogna articolare dei discorsi in comune in un regime dialogico, che richiede una gran gran pazienza. Serve a poco affermare in modo apodittico (cioè senza argomentare) che l'antispecismo è politico, che non riguarda solo i non umani ecc... Perché? Perché siamo tutti sfruttati. Bene. Ma se alla gente è stata scippata la possibilità di pensare e agire politicamente, come può vedere questo comune sfruttamento? Il massimo che può dire è governo ladro, ma questo dimostra la totale incapacità di analisi della condizione di dominio in cui si è installati, dalla testa ai piedi. Se non riusciamo a dare strumenti analitici alla gente, la politica resterà sempre quella roba sporca che sta in parlamento, e il resto guerra di bande. Se non riusciamo a spiegare che lo sfruttamento di questo capitalismo è peggiore di quello di fabbrica, perché la catena di montaggio materiale è stata disarticolata…
Segnaliamo un articolo pubblicato sul sito di EssereAnimali (vedi sotto) Davanti a questi fenomeni, a simili invenzioni, bisogna cominciare ad ammettere una cosa: che il nostro pensiero e le nostre parole entrano in scacco. C’è un limite nostro, di umani del terzo millennio, dell’epoca che qualcuno chiama del nichilismo maturo, il cui pensiero non è maturo abbastanza davanti a una realtà che ci scavalca continuamente. Ma c’è anche una dismisura, in quanto tale incommensurabile, che appare in fenomeni, in eventi come questo. Una dismisura con cui dovrebbe fare i conti anche un pensiero maturo, all’altezza – per così dire – dei tempi. Ci affacciamo su un vuoto tremendo, su un baratro mostruoso in cui i mostri sono invisibili o talmente ignoti da risultare irriconoscibili al nostro sguardo. Ma allora il compito è proprio misurarci con lo smisurato, maturare un pensiero che non neghi la vertigine della dismisura, ma la sopporti, maturando di fronte ad essa. Per poter capovolgere la dismisura del nichilismo in dismisura delle esistenze. Smisuratamente, assolutamente, degne, insacrificabili. Un compito smisurato anch’esso, che riguarda tutti. Non certo soltanto chi scrive saggi e fa filosofia. Dobbiamo tutti maturare questo compito, in ogni gesto di lotta, e in ogni gesto del pensiero: al quale la lotta certo non è estranea. L’ultima frontiera in campo medico: ratti modificati sul nostro personale sistema immunitario di Giovanni Lami Michael Feeneys, un bambino del New Jersey di 9 anni malato di sarcoma di Ewing (un cancro delle ossa), ha un ‘gemello’: ma questo avatar…
Mercoledì, 10 Ottobre 2012 10:30

Maurizio Pallante: La carne è INSOSTENIBILE

Riportiamo qui sotto una ennesima presa di posizione contro il consumo di carni, di denuncia dell'impatto decisamente anti-ecologico della produzione di proteine animali, il tutto questa volta a firma codnivisa da uno tra i più stimati pensatori della Decrescita: Maurizio Pallante. Ci permettiamo però di fare notare come tali denunce inciampino sul tentativo di attivare nei lettori una reazione empatica verso la sofferenza - resa evidente, ma implicita - che questi "comportamenti alimentari" ingenerano in altri umani (di incoraggiare dunque una nuova etica) completamente dimentichi del silenzio voluto e assecondato sulla sofferenza di chi, al di là di ogni considerazione e percentuale di calcolo, per questi "comportamenti alimentari" soffre davvero: gli animali. Si punta dunque all'autocritica (rispetto a comportamenti che inducono sofferenza) selettiva, contando su una reazione di immedesimazione con altri che pagherebbero lo scotto dei nostri eccessi (o vizi), mentre al contempo si nega l'esistenza (che è sofferenza) stessa degli animali, citandoli di fatto solo come risorse primarie. Un'etica della compassione selettiva di questo tipo, dove si auspica di porsi nei panni di alcune vittime indirette, mentre si nega l'insopportabile presenza di vittime dirette, la cui oggettiva sofferenza ormai è offuscata solo da una stupida, ottusa, imbrigliante, dogmatica ed ostinata cecità, non può pagare ed è oltre la favola: la iper-favola di chi vuole ancora credere che un'umanità estremamente nonviolenta, solidale e pacifica con se stessa, ma torturatrice e schivista verso chi semplicemente è ridotto in catene, possa davvero esistere.L'insostenibile pesantezza della Carnedi Maurizio Pallante e Andrea BertaglioFonte: Il…
Gary Yourofsky: dal pianeta vegan è caduta una stella? Pubblichiamo il testo dell'intervento preparato da Oltre la Specie per la giornata (R)esistenze Animali del 6 ottobre, prima tappa del "tour" italiano di Gary YourofskyVedi anche: C'era una volta Gary PER UN ANTISPECISMO CRITICO, CONSAPEVOLE E POLITICO Ringraziamo Gary Yourofsky per il suo incessante lavoro in favore degli animali. Crediamo che alla sua impostazione di lotta allo sfruttamento animale (operare perché tutte le persone comprendano la sofferenza animale e si decidano a fare la scelta vegan) occorra affiancare altre riflessioni di più largo respiro, frutto del lavoro teorico-politico di questi ultimi anni di riflessione sulla questione animale. Senza queste altre considerazioni crediamo che i cambiamenti auspicati da tutti noi resteranno cambiamenti circoscritti, individuali e perciò irrilevanti per abbattere alla radice l'impianto di sfruttamento su cui si basa tutta l'economia e la cultura speciste. Senza la demolizione di questo impianto del dominio l'accalorato invito al cambiamento di Yourofsky ha un sapore utopistico. La sua analisi della realtà mette certamente in discussione i nostri usi e consumi personali e quotidiani ma non i rapporti di forza intraumani e tra gli umani e gli altri animali. E' convinzione di Oltre la Specie che l'antispecismo apolitico non possa esistere data la natura squisitamente politica della questione animale e dei rapporti di forza in atto tra animali umani e animali non-umani. Dichiarare che l'antispecismo è apolitico equivale, di fatto, a sostenere che è trasversale (cioè che siano irrilevanti le posizioni degli animalisti rispetto a tutte le…
Ripubblichiamo il seguente testo, comparso su elpinta.wordpress.com. I limiti del linguaggio e i limiti del mondo Una celebre frase del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein dice che “i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Ciò significa più o meno che quanto possiamo conoscere del mondo è racchiuso nel nostro linguaggio, ovvero nella nostra capacità di padroneggiare più o meno approfonditamente quei sistemi di segni che ci permettono di comunicare. Spostando in avanti il discorso possiamo anche affermare che è il linguaggio che fa esistere il nostro mondo. Quindi nominare una cosa equivale a crearla e conferire ad essa una specifica esistenza e infatti, come dice Bart Simpson, una rosa non avrà un buon profumo, se la chiamiamo “puzzocaccola”. Verrebbe da pensare che chi si occupa di informazione abbia una certa familiarità con questo tipo di riflessioni, proprio perché il mestiere del cronista consiste nell’usare le parole per dare forma e sostanza a quanto accade nel mondo. Eppure a volte, leggendo i quotidiani e i principali siti di informazione, viene piuttosto da pensare il contrario. La scelta delle parole giuste non è solo un fatto che attiene alla sintassi o alla grammatica ma è anche un fatto che (dovrebbe) avere a che fare con l’etica e la correttezza professionale di chi per mestiere ha deciso di farsi carico della responsabilità di raccontare il mondo. Non si pretende che tutti possano conoscere ogni parola e le rispettive sfumature di significato, ma per fortuna la cultura enciclopedica che ha caratterizzato…
Pubblichiamo un articolo comparso sulla rivista ViceLink fonte originale Essere vegan non è per tutti di Francesco Birsa AlessandriLa titubanza con cui inizio questo articolo è estrema, dato il senso di mezzo-terrore-mezzo-cheduepalle che mi sale automaticamente alla prospettiva di scrivere per VICE un articolo che riguarda l’essere vegani. Questo perché ho praticamente a che fare ogni giorno con discussioni lunghissime e contorte sul quali siano le motivazioni concrete di una scelta tanto importante, su vantaggi, svantaggi, e contraddizioni intrinseche. Ma oltre le provocazioni e l’ottusità catto-specista dei più, che mi fanno rodere il culo in una maniera difficile da immaginare se non l’hai mai provato, non posso far altro che accettare il tedio di queste eterne discussioni come una mia responsabilità. Si può scegliere di diventare vegani per parecchi motivi. Per quanto mi riguarda, le scelte che ho fatto nascono dal rifiuto dei processi di sfruttamento degli altri esseri viventi da parte dell’uomo, in uno stravolgimento della scala gerarchica in cui ci poniamo di solito nei confronti della natura, come se fosse solamente una risorsa a cui attingere e non un sistema, un complesso organismo di cui non rappresentiamo che una parte. Garantire la dignità e il diritto alla vita di ogni componente di questo organismo significa garantire, anche e in primo luogo, la nostra stessa dignità. Da qui l’idea fondamentale che un animale non sia riducibile a un prodotto, men che meno uno venduto in forme che ricordino il meno possibile l’atto sanguinario della macellazione.Queste, dicevo, sono le mie…
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