Spunti di Riflessione

Spunti di Riflessione (84)

L'antispecismo che sbarca sul grande schermo di Michela Angelini Lana Wachowski, transessuale, famosa per aver firmato il film Matrix assieme al fratello Andy, torna nei cinema con Cloud Atlas. Tutto ha inizio con lo scambio dell'omonimo libro, scritto da David Mitchell, tra due vegane: Natalie Portman e Lana Wachowski, la quale decide di acquistare subito i diritti per la trasposizione cinematografica. Cloud Atlas è un'opera che collega vite apparentemente slegate, lotte diverse, diritti negati e ingiustizie ripagate dal tempo: tutto è connesso. "Dalla culla alla tomba, le nostre vite non ci appartengono. Siamo legati ad altri, passati e presenti. Da ogni crimine o atto di bontà creiamo il nostro futuro". I registi (Lana e Andy Wachoski e Tom Tykwer) hanno chiaramente scelto di parlare di antispecismo ed oppressione animale attraverso le vicende umane narrate. Autua, schiavo di colore, non è un buon schiavo. Ha visto troppe cose del mondo per esserlo. Mentre viene brutalmente frustato, legato ad un palo, il suo sguardo si incrocia a quello di Adam Ewing, avvocato bianco. Lo zoom sull'occhio della "bestia" Autua, pieno di paura e voglia di ribellione, l'ho interpretato come modo cinematografico di mostrare quell'anima che la società nega a chi ci sentiamo in dovere di sfruttare. Adam, come ipnotizzato, resta a guardare il trattamento riservato alla bestia, ma non riesce a condividere quell'oppressione imposta come naturale dal sistema. I deboli sono carne e i forti devono mangiarli, afferma Henry Goose, dottore e "tigre che non può cambiare le sue strisce" mentre, fingendo…
da: http://it.vegephobia.info/ Lettera di una madre vegetariana al corso pre-parto: non mi vergogno di stare dalla parte delle madri di altre specie Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una gestante vegetariana indirizzata all'ostetrica del corso pre-parto a proposito di un episodio avvenuto durante il corso, un'invettiva contro i vegan da parte dell'ostetrica scaturita dal rifiuto di utilizzare dello yogurt. *** Vi invio questa lettera non per intento polemico nei confronti della struttura ospedaliera, nè per mettere alla gogna la formatrice; piuttosto, mi sembra utile fare riflettere sul peso e la gravità di comportamenti che spesso sono percepiti, sia da chi li mette in atto, sia dagli stessi vegetariani, come innocui o come battutine su cui sorvolare. Per questo, credo che episodi del genere non vadano taciuti, ma al contrario debbano essere raccontati e commentati per capirne il significato e fare sentire in modo fermo le nostre convinzioni. *** Le scrivo perché credo che la conversazione dello scorso incontro e il modo in cui si è svolta non meritino di essere lasciati cadere nel vuoto. Se devo essere sincera non pensavo di continuare più a seguire il corso. Ovviamente non perché la divergenza di opinione mi turbi particolarmente (sulla questione sono ahimè abituata ad essere in minoranza), ma il modo in cui si è sentita in diritto di trattarmi davanti a tutti in virtù di tale divergenza (anche a questo purtroppo sono un po’ abituata), quello mi ha ferita. Temo che in questo contesto non mi sentirò più a mio agio…
Il seguente testo è un contributo scritto inviato da Agnese Pignataro all'assemblea antivivisezionista del 7 marzo 2010 (Milano).Lo pubblichiamo poichè contiene diversi spunti interessanti per la lotta contro la sperimentazione animale.(Fonte: http://blog.benio.fr/index.php?post/2010/10/13/Contributo-ad-un-assemblea-aperta-contro-la-vivisezione) Dominio, malattia e morte: un contributo alla lotta contro la vivisezione Care compagne e compagni, non ho potuto purtroppo essere con voi in questa assemblea. Spero di fare cosa utile inviandovi qualche breve considerazione. Per prima cosa, mi chiedo: oggi, perché la vivisezione? Non sarebbe meglio concentrare tutti gli sforzi organizzativi militanti contro obiettivi infinitamente più mortiferi, come l'industria zootecnica? Penso di no. Penso che valga ancora la pena riflettere su questo argomento e cercare nuove forme di azione in questo campo. Cercherò di spiegare perché. La sperimentazione animale può essere definita come l'uso di cavie finalizzato alla conoscenza dei corpi viventi e alla guarigione di alcuni di essi. Quale valore ha per noi questa pratica quando diviene conoscenza? Quale quando diviene guarigione? Partiamo dalla guarigione. La promessa della sperimentazione animale è di preservare il corpo sempre più a lungo, di dilazionare sempre più il momento del suo disfacimento: essa, procurando sofferenza e morte ad alcuni, scaccia in altri il fantasma della morte loro e di quella dei loro cari. Noi come militanti antivivisezionisti, siamo certi di aver preso abbastanza sul serio questo dilemma e di averci riflettuto abbastanza? Siamo coscienti del fatto che i corpi che incarnano ed esprimono l'idea antivivisezionista sono spesso corpi di giovani, occidentali, benestanti, in buona salute? Siamo sicuri di essere immuni dall'idea…
Mi fai schifo, ti rifiuto, sei un essere inferiore di Barbara X (Fonte: dongiorgio.it) Le parole nel virgolettato che fa da titolo a questo pezzo esprimono senza mezzi termini il pensiero di gran parte della società riguardo al modo di vivere e di amare di molte persone, ingiustamente e assurdamente considerato sbagliato, diverso, peccaminoso, deviato, riprovevole e in mille altre maniere ancora, tutte invariabilmente distanti da una visione positiva e di coscienza della questione, da una visione che dovrebbe essere determinata dalla razionalità e dal buon senso. Si seguita dunque a non capire e a odiare, a perseguitare e allontanare delle persone che hanno compiuto scelte in apparenza diverse da quelle della massa solo perché creerebbero disagio. Quest'odioso imbarazzo che si tramuta all'istante in disprezzo è il sentimento che ha indotto lo scorso 19 dicembre il solerte carabiniere in servizio alla stazione di Roma-Acilia ad intervenire per redarguire aspramente due ragazze che si stavano salutando, dopo essersi scambiate un bacio sulle labbra. Apriti cielo! Qui un articolo sulla vicenda. Questo genere di disprezzo, come già ho avuto occasione di ribadire all'interno di questo stesso sito e altrove, mi tocca da sempre molto da vicino, data la mia condizione di donna ex trans, una condizione che irrazionalmente costringe da sempre le persone che incontro a vedermi in una certa maniera, a stare in imbarazzo, a non capire. E' da questa ignoranza che hanno origine il disagio e l'esclusione, un'ignoranza che rende sdrucciolevole e malsicuro il cammino verso la comprensione, che si…
Cronaca Marrone L'ennesima strage dell'informazione di Barbara X da: anguane.noblogs.org Quando un illustre sconosciuto balza agli onori delle cronache, si cerca sempre di saziare la fame di notizie e dettagli riguardanti la sua vita privata. Ciò avviene indifferentemente per tutti i protagonisti delle prime pagine dei giornali, per chi -per un motivo o per l'altro- si è messo in luce, anche solo per un giorno. E così ecco che negli ultimi giorni molte redazioni giornalistiche statunitensi hanno setacciato la vita privata di Adam Lanza, l'assassino di Newtown, l'autore (poi suicidatosi) della strage americana dello scorso 14 dicembre in cui sono state uccise ventisei persone. "Adam Lanza: vegano, sociopatico, ballerino. E non uccideva animali." Ecco dunque le prime indiscrezioni che trapelano sulla vita privata del killer di Newtown. Sicuramente ci saranno stati altri elementi, magari ben più importanti, da porre in risalto, ma i media, all'unisono, hanno preferito comunicare tali note biografiche, puntualmente riportate anche dagli organi d'informazione nostrani. L'assassino Adam Lanza sarebbe dunque stato vegano, cioè avrebbe eliminato la violenza e la morte di animali dalla propria dieta. E' questo il primo dato che ci viene fornito. Successivamente ci viene detto che era un sociopatico, cioè -in parole povere- un individuo che presentava rilevanti disturbi della coscienza e della personalità, un antisociale. E infine, un ballerino. Quest'ultimo aggettivo mi ha irrazionalmente ricordato il nome di Pietro Valpreda, l'anarchico ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana e vittima per anni di un orribile linciaggio mediatico ("Il crimine ha oramai una fisionomia…
Un transessuale nel castello di Kafka – di Egon Botteghi Fonte: www.lametamorfosiftm.com Mi chiamo Egon, ma potrei chiamarti Marco, Andrea, Luca, Gabriele. Sono uno dei tanti uomini transessuali italiani, persone cioè che, nati in un corpo biologicamente femminile, si accorgono di appartenere al genere opposto e iniziano un lungo percorso per adeguare la loro immagine al maschile. La nostra realtà era assolutamente sconosciuta in Italia fino a pochi anni fa, ma, grazie all’impegno di alcuni di noi di non nascondersi e di fare attivismo, usando anche mezzi come questo sito che è stato ed è un riferimento per tanti, sta lentamente emergendo, con tutti i problemi, le gioie ed i dolori che questa comporta. Uno dei più grossi problemi pratici è il nostro rapporto con i tribunali, che sono chiamati, secondo la legge 164, che dal 1982 regola in Italia il “cambiamento di sesso”, a legiferare su quello che possiamo fare o non fare con i nostri corpi. La persona transessuale infatti, non ha la determinazione dal proprio corpo, ma deve chiedere il “permesso” alla classe medica e legale, per ottenere quel riconoscimento nel genere che sente proprio e che gli potrà permettere una vita più serena. Io, come credo la totalità dei transessuali, ho avuto avvisagli della mia “condizione” fin dalla tenera età, ma i condizionamenti sociali e la scarsità di informazioni che mi facevano sentire più un mostro che una “normale” variabile del genere umano, mi hanno portato a rivolgermi ad un centro specializzato in dig in età…
Giovedì, 13 Dicembre 2012 09:34

Carmela - di Stefano Benni

Carmela [1] Zio Giovanni si coprì un po' gli occhi per ripararsi dal sole e la vide al prato. Camminava pensosa e lenta, guardandosi intorno. Ogni tanto girava di scatto la testa, come se avesse sentito qualche rumore. Poi riprendeva la passeggiata. Spiccò, col suo bel vestito bianco, nell'ombra dell'ippocastano. E zio Giovanni la chiamò. - Carmela... Si avvicinò sospettosa. Zio giovanni la trovò un po' invecchiata, una ruga in più attorno agli occhi. Le sorrise, si sedette sulla panca di pietra, e le offrì un chicco d'uva. Carmela lo mangiò con calma, poi chiese: - Allora, zio, cosa c'è? - Perchè dici così?- disse zio Giovanni sfregandosi la barba ispida. - Ci dev'essere qualcosa? - Quando vieni con quella faccia seria, vuol dire che qualcosa non funziona. Ormai ti conosco da un pezzo. Quanti anni sono? - Sette, Carmela. - Sette anni. Mi sembra ieri. Eravamo poche, allora, nella casetta. Una decina, mi pare... - Quando sei nata tu, eravate otto. Adesso siete più di venti. - Sì, e stiamo strette. Dovresti darci più spazio. Per non parlare del Francese, e delle Chiacchierone, e di Dodo. - Proprio così - Rise zio Giovanni. - In effetti questo prato comincia a essere molto abitato. Ma dimmi, non ti piace il Francese, vero? - Proprio no, - Disse Carmela, grattandosi - è un gran borioso. E poi quell'abitudine di svegliarsi presto e rompere le scatole a tutti... - E' di ottima famiglia - disse zio Giovanni. - Può anche essere un…
Alexis (Alexandros Andreas) Grigoropulos (1993-2008) – ucciso dalla polizia in Grecia – La WPA – World Pig Association lo commemora condannando lo specismo linguistico Fonte: anguane “Oggi è il quarto anniversario dell’assassinio del giovanissimo Alexis Grigoropoulos, ucciso a sangue freddo da un agente dei “reparti speciali” della polizia greca ad Atene, il 6 dicembre 2008. A nome dei suini di tutto il mondo vogliamo esprimere, anche a quattro anni di distanza, tutto il nostro dolore per la morte di Alexis. Neanche noi abbiamo scordato. Neanche noi abbiamo perdonato. Come potremmo? Noialtri maiali, fin da piccolissimi, subiamo normalmente una morte atroce nella massima indifferenza generale. Anche per questo, non comprendiamo perché un diffusissimo slogan, che dalla Grecia si è sparso in tutto il mondo dopo il feroce assassinio di Alexis, ci accomuni alla polizia. ΜΠΑΤΣΟΙ ΓΟΥΡΟΥΝΙΑ ΔΟΛΟΦΟΝΟΙ. Cioè: Sbirri maiali assassini. Completamente d’accordo per gli assassini, ma noi maiali che c’entriamo? A quanto ci risulta, coi poliziotti (greci e degli altri paesi) nessuno compie opere di macellazione e di trasformazione in bistecche e salumi. Sono casomai costoro che si occupano, da sempre e come loro compito “istituzionale”, di macellare gente inerme. Non per niente, a Genova nel 2001 si è parlato di “macelleria messicana”. Noialtri suini siamo vittime quotidiane della violenza gratuita degli esseri umani, e troviamo quindi profondamente ingiusto essere accostati, sia pure in uno slogan che contiene una verità, alla Polizia e ai suoi sbirri. Né greci, né di qualsiasi altro paese. Specialmente in questo periodo dell’anno, in cui…
Oppressioni: interdipendenze e relazionidi Eva Melodia E’ inquietante scoprire che Wikipedia alla voce “machismo” riporta soltanto una misera frase generica, imprecisa, impropria. Non è un caso quindi se quando si prova ad usare in maniera pertinente questo termine (così politicamente rilevante), molte persone assumono la postura dell’incertezza: non sanno di cosa stai parlando, ma non ne sono neppure sicure.E’ normale. Nessuno ne parla, neppure internet che dai suoi natali è lo strumento più usato per denunciare ciò che lo status quo vuole celare o indorare.Quando raramente si accenna alla questione, in un calderone generico finiscono il “maschilismo”, il “bullismo” e la “virilità”. Sostantivi apparentemente desueti, che nell’immaginario collettivo purtroppo, sono solo l’eco di una voce immobilizzata tra l’Italia del Duce e i rognosi anni Settanta.Eppure, questo fenomeno è strategico, una chiave del sistema di dominio che ad esso apre le porte dell’umanità. Al contrario di come lo si ipotizza tra le nubi della confusione più totale, non si tratta di un latinismo sinonimo del maschilismo - di cui per altro e allo stesso modo, si parla il meno possibile -, bensì della funzione attraverso cui il maschilismo nella sua espressione massima, il patriarcato, genera individui compiacenti e capaci di contaminare il contesto in cui trascorrono la loro esistenza.Costoro non sono altro che donne e uomini comuni i quali, proprio grazie al machismo dilagante da millenni, rispecchiano la totale propensione ed accettazione a dominare o ad essere dominati: il sogno fattosi realtà di chi placido siede in cima alla piramide. Che…
Pubblichiamo qui un post pubblicato su Femminismo a Sud in risposta all'articolo di Barbara X "Antispecismo è antifascismo" Antifascismo è Antispecismo? Dopo aver letto l’articolo di Barbara X pubblicato su FaS, ho sentito la necessità di esprimere alcune riflessioni in merito. Di seguito riporto, perciò, le parti che più mi hanno colpito – e in calce i miei commenti. Quel sabato, finalmente, si è deciso di dare un segnale forte e di carattere politico a tutti i partecipanti: si è cercato di far capir loro, tramite una presenza abbastanza compatta di antifasciste e antifascisti, che tutti i soggetti interessati alla battaglia antispecista che abbracciano pseudoideologie di destra (più o meno estrema) non sono e non saranno mai i benvenuti a manifestazioni per la liberazione animale. Penso sia fondamentale riaffermare che l’antispecismo non può essere ‘di destra’, per i motivi già pubblicati da Feminoska qui. Detto questo non v’è dubbio che la destra possa essere ‘interessata’ alla battaglia antispecista, così come a tutti quegli argomenti e movimenti sociali di cui vede la possibilità di appropriarsi. O magari è semplicemente interessata alla lotta animalista (che tocca il cuore di tanti “indifferenti”) e della lotta antispecista se ne frega (e c’è da dire che spesso neanche molti di coloro che si dichiarano antispecisti sanno cosa questa parola significhi veramente). Mi fa già strano pensare che finalmente l’antifascismo abbia deciso di dare un segnale forte e di carattere politico ai partecipanti alla manifestazione: scriverla in questo modo dà l’idea che fino ad oggi le…
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