Facebook non è certo il mondo intero, ma uno spaccato del mondo, in qualche modo può mostrarlo... soprattutto se, come nel mio caso, lo si utilizza a fini di divulgazione politica, magari su diverse tematiche, aggregando quindi persone molto diverse tra loro.

Ci tengo a precisare che, a parte qualche parente o amico di primissimo pelo, non ho mai chiesto l'amicizia a nessuno. Sono consapevole di come il mio profilo risulti fortemente doloroso e lascio che a farsene carico sia chi decide di accettare (oppure no) le mie miriadi di documenti durissimi e le spigolose critiche morali che in nome della sola amicizia non avrebbero alcuna ragione di essere fatte.

I miei "amici" su facebook sono quasi tutti contatti arrivati fino a me considerandomi "amica" perché animalista, amica perché antispecista, amica perché movimentista, perché ecologista, perché buddista, etc.. una, più, o tutte queste cose messe insieme.

Leggendo dunque tra i miei tanti contatti, per la maggior parte sconosciuti, scopro talvolta altissimi momenti di umanità che taluni desiderano condividere, ma purtroppo anche molti picchi di bassezza ignobile e spudorata.

In particolare solo le perle razziste a sprecarsi, come anche le grasse risate sulla sofferenza altrui, soprattutto animale.

Tutto ciò ha il patetico filo conduttore di una cultura del dominio, e lo sappiamo (qualcuno lo sa): l'oppresso, cieco e “instupidito” non fa che opprimere a sua volta, per partecipare e riscattarsi in qualche modo...difendendo i propri piccoli privilegi e finendo con l'ostentare l'empatia di una zucchina.

Eppure, io non cancello nessuno. Neanche quando a leggervi provo immenso dolore e le mie speranze vacillano.

Non vi cancello cari razzisti, spessissimo animalisti, perché è tanto per voi quanto per il più efferato dei macellai (o mangiatore goliardico di persone altro-da-umane) che continuo a coltivare speranza: è per voi, in fondo, che mi affanno. Se è vero che esiste un problema, e l'oppressione dei deboli per me è il problema... ecco che voi ne fate parte tanto da essere, in fondo, con la vostra superbia e stupidità, la forza motrice di questa macchina delle ingiustizie.

Tanto quanto il piccolo ingranaggio umano che accompagna ridacchiando il maiale al macello, voi che senza un minimo di amor proprio o dignità, inneggiate contro Rom e negri siete l'ottusa rotella su cui continua a scorre il nastro trasportatore di ogni abbietta ineguaglianza sociale. Ignoranti per definizione (fate i nazionalisti, ma spesso non sapreste distinguere la nazionalità neanche leggendola sulla carta di identità), se non avete ancora tutti e due i piedi nella fossa c'è per voi speranza come per qualsiasi pellicciaro o cacciatore e per ciò, mai mi sognerei di escludervi dai potenziali redivivi al regno degli umani.

Per questo non cancello nessuno, né quelli che fotografano le grigliate, né quelli che esultano contando altri 700 migranti morti.

Penso a loro... e immagino che da dove forse vi osservano ora, riescono meglio di me a provare la pietà che di fatto meritate.

Non vi cancello perché purtroppo non basta cancellare un profilo, non basta neppure cancellare qualcuno dalla propria vita, per cancellare i danni che provoca pompando la propria ostinata ignoranza.

Resto qui invece, in attesa, sperando che un giorno sia dato anche a voi di fare due più due, perché così vorrebbe l'intelligenza datavi da madre natura e magari così, riuscirò nell'intento di aiutarvi a contare:

  • 1+1 = i bombardamenti nei paesi arabi e nord africani li fanno i paesi occidentali;
  • 2+2 = i bombardamenti e le guerre servono solo a trattenere il potere o a riportarlo, nelle mani dei pochi che  controllano energie e risorse, sfruttando sia il pianeta (anche il vostro) che gli individui (anche voi) come fossero risorse;
  • 3+3 = i migranti sono quasi sempre persone in fuga dalle oppressioni che i vostri pesantissimi culi hanno voluto finora ignorare. Per altro, sarebbe carino che imparaste la differenza tra le parole "migrante", "rifugiato", "clandestino"...non tanto perché faccia grande differenza morale, ma almeno per fornire il sospetto che siate capaci di comprendere un testo;
  • 4+4 = i soggetti che sfruttano ed opprimono il “baubau” (l'odiato da voi migrante) sono gli stessi che continuano a prendere a calci i vostri (sempre) pesantissimi culi, ma mi rendo conto che spesso non non vi accorgete di avere un culo talmente gonfio di calci da non sentire più i colpi;
  • 5+5 = i flussi migratori sono un (il) business gigantesco di cui la mafia moderna è diretta e prima promotrice. Magari pensate che le miriadi di venditori ambulanti che vediamo lungo tutta la costa a vendere Nike contraffatte, abbiano personalmente disegnato il logo sulle scarpe... resta il fatto che spesso siete proprio voi i puntuali acquirenti, disposti a tutto  per avere di che fare i fighi con gli amichetti, chiaramente sotto costo;
  • 6+6 = la mafia è dentro le istituzioni grazie a connivenza e servilismo della miriade di ignoranti che sfogano le proprie frustrazioni esprimendo odio verso capri espiatori, ovviamente senza comprendere minimamente i fenomeni che li circondano, figuriamoci concetti complessi come i fenomeni sociali e migratori..
Syria

Dunque, tornando a noi: no, non vi cancello. Aspetto il momento in cui con un po' di buon senso la smetterete di dare la colpa all’uomo nero come fanno i bambini piccoli e gli adulti gravemente disinformati ed inizierete a fare qualcosa di utile per risolvere giganteschi problemi che pesano tonnellate di sofferenza, iniziando  con lo smettere di foraggiare la mafia comprando Dolce e Gabbana in spiaggia. Magari la smetterete di dare potere al caporale di turno con la vostra omertà e di accettare contratti a tempo determinato di una settimana rinnovati per anni, di votare per chi ha trovato un lavoro da schiavo al vostro parente, di allungare la lingua per leccare il culo al potente di turno ogni volta che passa per la vostra strada, il quale guarda in po’ è quello che propone gli interventi militari “umanitari”.

Chissà. Se ciascuno cominciasse a fare la propria parte, forse i problemi si affronterebbero alla radice, senza queste iniezioni strappa lacrime ad ogni strage annunciata e correlati sfoghi razzisti.

Forse si riuscirebbe a dire basta all'industria bellica senza difenderla solo perché sono gli stessi che producono fucili da caccia, dolce passatempo per i rambo “civili” e un po' vili..

Forse si inizierebbe a dire no alle esportazioni coatte di democrazia, si lotterebbe per sistemi democratici garantisti di degna civiltà, si lotterebbe per il disarmo e per l'equità nei diritti in tutto il mondo così che magari l'algerino avrebbe meno fregola di abbandonare la propria vita per venire in Italia a fare lo schiavo e l'italiano non sentirebbe tutta 'sta urgenza di andare a cercare lavoro in un call-centre in India.

Forse si smetterebbe anche di ridere di fronte ad un agnello sgozzato sulla tavola o ad un bambino affogato in mare.

Resta il fatto che io non vi cancello, al contrario, vi aspetto.


Crediti Immagine: IHH Humanitarian Relief Fo

 
Pubblicato in Spunti di Riflessione

Il 24 maggio 2014 si terrà a Verona l’incontro di LiberAzione Gener-ale 2, promosso dal Collettivo Anguane, dal Circolo Pink, dal SAT-Pink, da Intersexioni, da Liberazioni – Rivista di Critica Antispecista, Anet.

Per svolgere la giornata in modo collettivo e trasversale proponiamo una Call for Papers che ha lo scopo di raccogliere le idee, le proposte, le bibliografie, i testi utili per la condivisione e la discussione nella giornata di LiberAzione Gener-ale 2. Questo per favorire le attività che si svolgeranno nei gruppi di lavoro e nelle plenarie previste, auspicando la redazione di progetti comuni di lotta, riflessione e diffusione.

Il testo della convocazione è indicato di seguito e potete scaricare il pdf in calce.

Buon lavoro a tutt*!

 

LiberAzione Gener-ale 2
Giornata di studio e di lotta
Il sessismo nelle sue declinazioni
contro le donne, gli/le lgbtqi, gli/le altro-da-umani
 ___________________
Different tendencies of sexism
against women, lgbtqi, other-than-humans

Il Collettivo Anguane, Anet, Circolo Pink, SAT – Sportello Accoglienza Trans, Liberazioni-Rivista di Critica Antispecista, OLS – Oltre La Specie, il Collettivo Intersexioni propongono la 2^ edizione di “LiberAzione Gener-ale”, giornata di studio e di lotta, che si svolgerà sabato 24 maggio 2014 a Verona. Il tema di questa giornata sarà il sessismo nelle varie coniugazioni che assume. Le prassi e le riflessioni che contraddistinguono i gruppi che organizzano l’evento si basano sui paradigmi dell’intersezionalità delle oppressioni e sulle connessioni tra le lotte. In quest’ottica proponiamo un confronto aperto e collettivo che produca un sapere condiviso e che getti le basi di azioni politiche in grado di contrastare le insidie del patriarcato capitalista eteronormativo e specista.

 *****

Il sessismo è l’insieme dei pregiudizi e delle credenze che attribuiscono caratteristiche innate in base al genere e/o al sesso. Questi tratti “naturalizzati” si basano sul principio della gerarchizzazione delle relazioni e sulla costruzione sociale, economica, psicologica, politica, storica di valori e norme che contraddistinguono i vari gruppi umani. Questi pregiudizi collettivi sono trasmessi e interiorizzati tali da divenire un patrimonio condiviso e personale che permea la vita di ognun*.

I rapporti di dominio e sfruttamento che ne conseguono divengono gli universali attraverso cui si esplicita il controllo sui corpi e sulle menti di donne, lgbtqi, altro-da-umani. Tutti questi soggetti, e tutte le altre “marginalità”, ricadono nel cono d’ombra in cui li relega il sistema di dominio prevalente che si avvale del potente meccanismo della discriminazione, dell’esclusione, dell’aggressione, dell’eliminazione.

Ognuno di questi ambiti non è una monade isolata, ma si intreccia inestricabilmente con le altre, che divengono così i vari banchi di prova per l’espressione dell’egemonia: ci si esercita sulle une per sfruttare gli/le altr* e si controllano quest* per dominare gli/le altr*. Le generazioni di dominanti ereditano i principi del mantenimento dei privilegi e rinsaldano le alleanze per detenerli inalterati, creando una cosmogonia centrata sull’unico essere superiore, a cui immagine persino la divinità è declinata: il maschio bianco occidentale borghese carnivoro.

Le resistenze sono da sempre stigmatizzate ed eliminate innalzando roghi, creando luoghi di concentramento, forzando i corpi ad essere meri strumenti in balia delle esigenze dell’unico essere predominante.

Per superare l’impasse in cui versano oramai i movimenti di base e le prassi politiche radicali e antagoniste si deve operare da un lato il riconoscimento delle intersezioni degli abusi e delle emarginazioni, raccogliendo l’eredità delle lotte che hanno determinato tutte le forme di ribellione, eversione e resistenza finora espresse, in ogni latitudine e in ogni tempo, e dall’altro è tempo oramai di unire i singoli sforzi e creare alleanze, solidarietà e mutualismo di pratiche, di teorie e di azioni politiche in grado di sovvertire il sistema dominante.

 

Le aree che proponiamo di affrontare ed indagare in questa giornata sono il sessismo come forma di dominio e controllo:

1. sulle donne attraverso il patriarcato e l’androcentrismo

2. su* lgbtqi attraverso il binarismo sessuale e l’eteronormatività

3. su* altro-da-uman* attraverso lo specismo e il carnivorismo

I lavori della giornata si struttureranno nel seguente modo:

- avvio dei lavori in plenaria

- proseguimento dei lavori in gruppi di discussione

- presentazione delle proposte in plenaria

- chiusura dei lavori.

Durante la giornata saranno disponibili un buffet vegan per pranzo e uno per cena ad un prezzo accessibile, e dopo la fine dei lavori è prevista una serata di intrattenimento solidale.

 *****

 Le proposte di elaborazione dei temi indicati (max 2000 caratteri) dovranno riportare: un titolo provvisorio; una descrizione del tema che si intende affrontare; l’indicazione delle fonti cui si fa riferimento; i recapiti del proponente (gruppo o singol*). Devono essere inviate in formato elettronico a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il 20 aprile 2014, a cui sarà data una risposta da parte del gruppo organizzatore entro il 30 aprile 2014.

 Tutte le proposte potranno essere inserite negli “atti di LiberAzione Gener-ale 2”.


Scarica call for papers (pdf)

locandina liberazione generale 2

Pubblicato in Appuntamenti ed Eventi

Putridume maschilista quotidiano

di Eva Melodia

Si potrebbe liquidare con un bel “putridume” l’articolo dal titolo esauriente "Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica. Quante volte provocano?" apparso su Pontifex.it, sito di riferimento per la Chiesa Cattolica ed un numero notevole di suoi fedeli.
Si potrebbe, se non fosse che laddove la maggioranza delle persone legge un delirante sproloquio del solito patriarca che ieri come oggi (e come purtroppo anche domani) rimpingua il mondo di solerti colpevolizzazioni della donna e del suo corpo, di dogmi maschilisti, tutti preziosi per difendere i privilegi degli uomini in posizione di forza, ci sono anche migliaia di stolti che gli vanno dietro.
Ignoranti certo. Gobbi morali e ottusi logici, incapaci di vedere quali subdoli trucchetti vengano usati da questi interpreti del Verbo al solo fine di far passare per vere e religiosamente assodate le loro norme sociali, finalizzate esclusivamente a garantire i loro maledetti privilegi.

Vorrebbero costoro, poter violentare senza reazione negativa. Vorrebbero ottenere il corpo di chi li attrae senza fatica, senza scambio ed anzi esprimendo dominio, come buon maschilismo insegna.
Vorrebbero, stuprare con la benedizione dall’incauta donna che addirittura osa far di sé ciò che le pare ed esporre la propria pelle.
Gli piacerebbe tanto.

Giocano sul senso di colpa dicevo, sapendo bene come esso accompagni già ogni donna - grazie ai preziosi insegnamenti cattolici che ci sciacquano la pazienza fin dagli albori della vita - e come un profondo senso di inadeguatezza esploda di fronte ad una violenza subita, dove la donna - o chi allo stesso modo struprat* - non può che soffrire chiedendosi se non avrebbe potuto fare qualcosa per difendersi, per evitarsi tanto dolore.
Allo stesso modo sanno come, nella piega dell’anima di quelle ferite, una persona non sia in grado di impedire che entrino le baggianate maschiliste di gente pronta a tutto pur di poter continuare ad usare gli altri.

Bisogna invece a parer mio sottolineare quanto la vergogna che questa gente non prova nello scellerato legittimare la violazione dell’individuo, sostenendo che ci siano ragioni valide a giustificare il dolore e la morte inflitti ad una donna, denigri proprio gli uomini, prima ancora delle donne.

Sono gli uomini a dover inorridire nell’essere raccontati così ignobili, levando la voce per rivendicare una propria coscienza e capacità di autodeterminazione, contro le tesi di incontrollabile violenza e tendenza allo stupro compulsivo, visto che da queste miserabili parole ne parrebbero permeati nella loro stessa essenza maschile.
E ancora, proprio i cattolici, dovrebbero sdegnarsi sentendosi presi in giro quando dapprima li si dipinge somiglianti a Dio, per poi riportarli alla fratellanza con un qualche demone bavoso alla sola vista di un culo, pronti ad uccidere per un orgasmo.

Il Signor Bruno Volpe e tutti quelli che ne sostengono le fauci maschiliste dovrebbero forse piuttosto cominciare a pensare a loro stessi come inadeguati.
Inadeguati, perché il loro stupido tempo è finito e le loro stupide tesi sono morte e sepolte, sebbene continuamente riesumate da esperti oratori che le tengono in piedi come cadaveri ammuffiti.

Altro che pretini. Questi oratori sono evocatori di spiriti del male tanto quanto i negromanti: evocatori di maschi predatori (che predatori devono essere solo nei loro perversi sogni), capaci ormai solo di sdegnare sempre di più tutti gli uomini e le donne consci dei loro giochetti.

In coro dunque gli ridiamo dietro, ma anche ci irritiamo ed iniziamo a reagire.

Le tesi cattosessiste che legittimano lo stupro 

Pubblicato in Attualità - Notizie
Martedì, 20 Novembre 2012 08:54

La violenza del linguaggio - di Barbara X

La violenza del linguaggio - di Barbara X

(da: http://www.dongiorgio.it/19/11/2012/la-violenza-del-linguaggio-2/)

Il 20 novembre si celebra in molte città del mondo il T-DOR, ovvero il Transgender Day of Remembrance, il giorno in cui vengono commemorate le persone trans uccise dall'odio di chi, ignorante e idiota (e sono moltissimi, purtroppo), vive di razzismo e condanna all'emarginazione.

Nei nostri confronti, purtroppo, sono molti gli atti violenti e le aggressioni, soprattutto per quelle che sono costrette a guadagnarsi da vivere di notte.
Per tutte le persone civili, questa è un'aberrazione.
Ma molte persone che si considerano civili non sanno nemmeno che sono esse stesse la causa di certe violenze.
E' l'ignoranza che opprime e arma il braccio dei violenti, l'ignoranza di un tessuto sociale che vuole rimanere nella sua ignoranza per seguitare ad emarginare, ad escludere.
E' il caso di chi ha scritto l'articolo che riporto qui sotto, un articolo di un paio di giorni fa in cui si dà notizia di una donna trans accoltellata a Milano.
L'autore dell'articolo è violento quanto gli aggressori della vittima: utilizzando dall'inizio alla fine le desinenze al maschile e scrivendo nell'occhiello "Un uomo di 37 anni" è come se egli stesso accoltellasse tutte le persone trans m-t-f.
E' come se ci sputasse addosso, con la sua ignoranza, con la sua ferocia, con la sua freddezza.
Questo individuo non sa nulla, evidentemente.
Altrettanto evidentemente, di tempo per imparare e conoscere le cose ne ha avuto.
Ma continua a umiliare, a insultare, come purtroppo fanno tanti altri.
Rendendosi responsabili delle violenze che molte di noi subiscono, isolandoci.
Vedete un po' che schifo di articolo sono stati capaci di pubblicare: oltre al danno della grave aggressione, questa transgender ha avuto, come altre, la beffa di subire una seconda violenza da chi ha scritto quest'articolo penoso, che l'ha insultata a ogni riga e umiliata.
Non c'è niente da fare: questa società rifiuta le persone, rifiuta le persone trans.
Ecco lo schifo:

"Accoltellato transessuale peruviano in via Cenisio, si indaga sul movente.
L'uomo, di 37 anni, è stato soccorso da un altro straniero e trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dove è stato operato. I medici si sono riservati la prognosi.

Accoltellato transessuale in via Cenisio

"Un transessuale peruviano è stato accoltellato, nella notte tra sabato e domenica, per strada a Milano da una persona non ancora identificata, per motivi per ora sconosciuti.

Raggiunto al fianco da un fendente, l'uomo, di 37 anni, è stato soccorso da un altro straniero e trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dove è stato operato. I medici si sono riservati la prognosi, ma non ritengono sia in pericolo di vita.
Il fatto di sangue è avvenuto intorno alle 4.30 in via Cenisio, non lontano dal Cimitero Monumentale. Il peruviano ha raccontato alla polizia di essere stato aggredito da un sudamericano che poi è fuggito. L'extracomunitario è stato aiutato da un romeno. La versione del transessuale è al vaglio degli investigatori."
19 novembre 2012"

(Fonte:
http://www.milanotoday.it/cronaca/accoltellato-transessuale-via-cenisio.html
)
Pubblicato in Spunti di Riflessione
Martedì, 25 Settembre 2012 00:00

Che aspetto ha la transfobia?

Che aspetto ha la transfobia?

fonte: Queers United


1. Dare per scontato che chiunque sia o maschio o femmina.

2. Continuare ad usare il pronome di genere non appropriato dopo essere stat* corrett* o riferirsi alla persona come "qualcosa".

3. Continuare a chiamare una persona con il nome che non l* identifica più.

4. Credere che le persone Transgender non possano essere "veri" uomini o "vere" donne.

5. Dare per scontato che ci sono modi giusti di vestire/apparire uomini e donne.

6. Considerare la transessualità come una malattia mentale o un disturbo.

7. Pensare che il cross dressing sia una mania sessuale o una perversione.

8. Aspettarsi che tutte le persone Transgender siano gay, lesbiche o bisessuali.

9. Credere che tutte le persone Transgender si sentiranno automanticamente incluse aggiungendo "T" all'etichetta "LGB".

10. Non sentirsi a proprio agio vicino ad una persona che é androgina o che sfida i tradizionali confini di genere.

11. Aspettarsi che tutte le persone Transgender siano transessuali e che vogliano transizionare completamente o affatto.

12. Credere che le donne non possano essere cross dresser.

13. Pensare che le persone si identifichino come Transgender perché é trendy.

14. Dare per scontanto che gli individui Genderqueer siano confusi o indecisi.

15. Credere che i/le/ * giovani Transgender non possano essere persone affidabili per prendere decisioni riguardo la loro identità.

16. Pensare che le donne transessuali siano uomini molto gay che hanno paura di ammettere che sono gay e quindi preferiscono considerarsi donne eterosessuali.

17. Credere che qualcun* stia usando il bagno sbagliato perchè non ha l'apparenza tipica di un dato genere.

18. Considerare le terapie ormonali e la riassegnazione sessuale chirurgica come procedure mediche speciali, anziché delle cure sanitarie di base per le persone transessuali.

19. Chiedere ad una persona a cosa assomigliano i suoi genitali.

20. Rifiutarsi di affittare un appartamento, dare un lavoro o una promozione o fornire un servizio ad una persona perché si crede che quella persona sia Transgender.

21. Escludere una persona Transgender da attività, discussioni o decisioni perché quella persona "non é adatta".

*Traduzione dall'inglese "What does transphobia look like?", del UMass Amherst Stonewall Center a cura di Monsieur Colette
Pubblicato in Spunti di Riflessione
Mercoledì, 08 Agosto 2012 12:38

Le agenzie stampa e la violenza sulle trans

Pochi giorni fa, le principali agenzie di stampa diffondono la notizia dell'accoltellamento di una transessuale a Milano. Riportiamo la lettera di una lettrice ha indirizzato al sito dell'AGI. Sotto, il link all'articolo pubblicato dall'agenzia di stampa.


A: AGI

Da ex persona transessuale male-to-female (da maschio a femmina) trovo assurdo che ancora nel mondo dell'informazione si utilizzino le desinenze e gli articoli al maschile ("un transessuale", "accoltellato", ecc.) per designare una persona che ha fatto o sta facendo il percorso che anch'io ho portato a compimento. Il maschile si utilizza quando ci si riferisce a donne che stanno TRANSizionando verso il maschile (female-to-male), cioè a quelle persone che intraprendono il percorso esattamente opposto al mio e a quello della donna trans vittima della brutale aggressione di cui si rende conto in molti siti d'informazione. Bisogna sempre prendere come riferimento il sesso/genere d'arrivo della persona di cui si parla, altrimenti le si manca di rispetto, altrimenti si calpesta la sua volontà di raggiungere la serenità approdando al genere cui sente di appartenere. Io credo fermamente che il rispetto verso le persone come noi passi anche da queste precisazioni, che naturalmente sono meno gravi di quanto accaduto a Milano. Tuttavia, è bene ricordare che quando si lasciano le persone nel vago, nell'indefinibile, si contribuisce a far loro del male. A noi persone transgender viene purtroppo negata anche una dignità lessicale, e questo è uno dei tanti danni che subiamo da questa società, civile solo a parole. Del resto, questo trattamento (che non è esagerato definire ignobile dato che la conoscenza di certe questioni è alla portata di tutti da ormai parecchio tempo) ci accomuna per l'ennesima volta agli animali non umani, i quali subiscono anch'essi la violenza di un lessico che si piega alle esigenze umane, allo scopo (ridicolo, peraltro) di rendere meno inaccettabile la schiavitù di moltissimi esseri umani al condizionamento culturale di questo sistema nazicapitalista, che impone il consumo di carne come un qualcosa di indispensabile. E' dunque sempre il profitto a farla da padrone, ad annientare cuori e menti.

E' anche per tale ragione che un essere vivente (un maiale, un pollo, un pesce, una mucca, ecc.) diviene "carne da reddito", viene cioè reificato per poter essere commercializzato: e così sembra che le torture e le uccisioni dei macelli passino in secondo piano. Anche noi persone trans veniamo ridotte e viste quasi esclusivamente come oggetti: per la precisione, pupazzi da compatire o da deridere, ma soprattutto oggetti con cui divertirsi in un angolo buio, di notte, in strada (cioè in un altro mattatoio). E' per questo che nell'immaginario collettivo la trans m-t-f viene principalmente vista come una troia, che nel linguaggio popolare - vedi un po' che combinazione - è il termine che sta a designare la femmina del maiale. Il maiale è prosciutto e salsiccia, non un essere senziente capace di emozioni; la trans è una troia, un pupazzo, non una persona, un essere pensante e in grado di avere passioni e ideali. Di fronte a tali orripilanti convinzioni di un sistema umano malato e ormai al collasso, occorre lavorare tutti i giorni con pazienza e coraggio al fine di elaborare una resistenza attiva delle coscienze, una resistenza che sia in grado di puntare l'indice verso la pancia mostruosa dell'eterno Moloch che si nutre di vittime innocenti, distruggendone memoria, vita e considerazione.


Articolo comparso sul sito dell'AGI

Transessuale accoltellato in strada a Milano, e' grave

(AGI) Milano - Un transessuale italiano di 40 anni e' stato accoltellato in strada ed e' ricoverato in ospedale in gravi condizioni. E' successo poco dopo la mezzanotte in via Rosellini, in zona Isola a Milano. A quanto si apprende dalla polizia, e' stato colpito con tre coltellate al petto, alla coscia e a un braccio e trasportato in codice giallo all'ospedale Fatebenefratelli dove e' tuttora ricoverato.
Secondo il suo primo racconto e secondo alcuni passanti presenti in strada, non si sarebbe trattato di una rapina finita male ma di un'aggressione vera e propria. I testimoni avrebbero visto un uomo fuggire in auto.

Pubblicato in Spunti di Riflessione

Antipsichiatria: la denuncia del collettivo Antonin Artaud

Pubblichiamo questo comunicato del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, che denuncia un caso di abuso psichiatrico.
Le ragioni per cui un sito dedicato all'antispecismo si occupa di psichiatria sono molteplici: la più ovvia è che l'antispecismo obbliga a battersi contro ogni tipo e modalità di oppressione degli esistenti, umani o non umani che siano, e quello psichiatrico - ben prima di ciò che i poteri dominanti e fra di essi i mass-media considerano i suoi abusi - è uno dei più atroci, sia per il dispiegamento di dispositivi materiali - farmaci, reclusione, contenzione, elettroshock - sia per il dispiegamenti di dispositivi legali e simbolici - TSO; possibilità di dichiarare l'incapacità di intendere e di volere dei soggetti presi in cura fino ad una vera e propria sospensione dei diritti fondamentali, di cui la "normalità" degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari è solo la punta dell'iceberg; stigmatizzazione sociale con effetti disastrosi sull'accesso al lavoro e sulle relazioni; creazione di "carriere psichiatriche" infinite, in cui la "cura" non finisce, appunto, mai, ristrutturando le esistenze in passaggi da un'istituzione psichiatrica ad un'altra, in un dentro e fuori fra ospedali e cliniche, centri territoriali, studi privati, terapie farmacologiche e psicologiche che finiscono per estorcere ogni possibilità di esistenza libera e "normale" dei soggetti.

La seconda ragione, non meno importante, è però l'interesse verso l'esclusione e la reclusione della follia come parte di quei meccanismi di produzione dell'Altro in quanto deviante, malato, non-razionale ecc..., e in conclusione "non autenticamente umano", che ineriscono ad un potere che è contemporaneamente bio- e zoo-potere.
Un potere che cioè cattura ed estrorce l'esistenza, riducendola a "nuda vita" da governare e organizzare, degli animali umani e degli animali non umani contemporaneamente: non si darebbe altrimenti quell'effetto di passaggio continuo dentro e fuori il "referente negativo" - il "non umano", appunto - che permette, di farvi precipitare le "categorie" di umani che, di volta in volta, si vogliono marginalizzare, escludere, schiavizzare, deportare, uccidere, sterminare. E di "pescarvi fuori" alcune specie di animali non umani che diventano "quasi umani", "i migliori amici dell'uomo" ecc... esattamente con l'effetto di irretire nel "non umano" come separato, sfruttabile e uccidibile, la massa indifferenziata delle altre specie, creando fra i primi e i secondi una forbice incolmabile - quantomeno in direzione dellla protezione o liberazione di tutte le specie: è invece sempre possibile farvi ri-precipitare le specie "amiche" e protette: quando mordono, si "irrandagiscono", veicolano contagi interspecifici, ecc...

Infine, a creare interesse, è la prossimità fra follia e animalità come rimossi dell'umano razionale, che si considera trasparente a se stesso, autofondato, separato dall'animalità che inerisce alla sua umanità e immune dalla follia che partecipa della razionalità - un po' come il Barone di Munchausen che tenta di sollevarsi da terra tirandosi per il codino.

L'antipsichiatria ha forse il limite di tagliare un nodo che invece andrebbe sciolto con pazienza - se è vero che la sofferenza emotiva è in relazione più o meno diretta con un mondo strutturalmente alienato e alienante e che la psichiatria isola tale sofferenza in direzione di una monocausalità biologica e psicologica, desocializzandola e negandone la portata politica, è anche vero che se vogliamo prenderci cura della sofferenza, anzi delle sofferenze, in una maniera diversa, che trasformi il significato stesso della parola cura, superando i dinieghi della medicalizzazione, non possiamo imporci dinieghi speculari e nuovi tabù: perché per esempio rendere tabù l'uso dei farmaci, laddove, anche consapevoli del fatto che animali umani e non umani hanno sempre assunto droghe con i più diversi scopi fra cui proprio l'alleviamento e la cura delle sofferenze, potremmo immaginarne un uso "democratico", che lo sottragga alla prescrizione autoritaria - propria di un rapporto verticale e asimmetrico - e lo restituisca a una dimensione dialogica, interrelazionale in cui i saperi siano il più possibile rimessi alla condivisione e i soggetti non coartati, ma "liberati" alla scelta?

Aggiungiamo poi che è discutibile l'affermazione per cui le tutele previste dalla legge 180 siano solo "di facciata": il problema sono, in generale, proprio le pratiche di applicazione, schiacciate su visioni ideologiche della follia e innervate di securitarismo. Benché in effetti il TSO previsto dalla stessa legge Basaglia si configuri spesso come cavallo di troia di pratiche vetero-manicomiali.

Detto questo, la 180 non ha mai avuto la pretesa di risolvere completamente le contraddizioni della psichiatria, perché esse investono solo in parte la dimensione strettamente giuridica.

Nonostante i limiti, l'antipsichiatria ha però il merito di continuare a porci domande obbligandoci all'interrogazione dei saperi e delle prassi che strutturano un mondo, quello in cui siamo gettati, catturato dal biopotere, il quale riassorbe i poteri disciplinari affinandoli e scatendoli in tutta la loro pervasività.

Nonché quello della denuncia puntuale dell'ordinaria sopraffazione che la psichiatria mette in atto.


Chiedi diritti ti danno psichiatria! 

G.B. è un ragazzo di 35 anni, vive a Pisa, i problemi che lo affliggono sono gli stessi che affliggono troppi ormai: anni di precariato alle spalle, poi un lavoro part-time a tempo determinato ed una causa per mobing in corso. 
Su di lui grava una vecchia diagnosi psichiatrica risalente al 2006 anno in cui per la prima volta veniva ricoverato con la forza in seguito a degli attacchi di ansia seguiti alla morte del padre ed alla conseguente fine dell'attività lavorativa paterna nella quale lavorava. 

Da allora inizia il suo calvario, invece di aiutarlo le istituzioni preposte gli rendono la vita ancora più difficile. I pregiudizi che diagnosi di questo tipo si portano appresso rendono ancora più difficile, quasi impossibile, trovare lavoro, ma G. essendo in grande difficoltà accetta di farsi inserire nelle categorie protette del lavoro. Questo fatto gli permette però di lavorare solo part-time e non arriva lo stesso a fine mese, dovendo pagare minimo 300 euro di affitto. A questo punto G. fa richiesta di alloggio popolare e si rivolge ai sevizi di assistenza sociale per avere un sostegno. La soluzione che gli viene fornita è il ricovero in una struttura residenziale psichiatrica e la nomina di un amministratore di sostegno. Una soluzione questa che avrebbe comportato lo sradicamento dalla sua vita sociale, l’imposizione di ritmi di vita controllati dalla struttura e l’amministrazione da parte di una terza persona del suo denaro, in poche parole la perdita di ogni autonomia e dignità. Per non vedersi costretto ad accettare la proposta indecente dei servizi sociale G. decide di occupare un appartamento abbandonato dove nel frattempo stabilirsi in attesa di un alloggio popolare; questo avveniva circa tre-quattro mesi fa. 

Come se non bastasse a tutti questi problemi se ne somma un altro ancora: la necessità di un’operazione chirurgica, che non può essere ulteriormente rimandata e che richiede mesi e mesi di convalescenza, una convalescenza che di certo non può essere affrontata in mezzo alla strada. 

Scoraggiato, vedendosi negare il diritto alla casa, il diritto al lavoro e il diritto alla salute si è rivolto nuovamente alla psichiatria: si è ingenuamente recato al CIM, il centro territoriale di igiene mentale, per chiedere allo psichiatra che lo segue da anni che gli venisse riconosciuta la sua sanità mentale; con la speranza di potersi liberare una volta per tutte dallo stigma psichiatrico e di poter far andare la propria vita in una nuova direzione. G. non sapeva che in psichiatria la guarigione non è contemplata. 
Dopo il colloquio, una volta rientrato a casa, si è ritrovato circondato da un folto drappello di persone che gli intimavano di dover andare con loro in psichiatria. Al nostro arrivo abbiamo trovato quattro poliziotti municipali, otto vigili del fuoco, due operatori della croce rossa, due funzionari dell'ASL e lo psichiatra che ha ordinato il TSO. Questi ultimi, rimasti tutto il tempo in disparte, inizialmente non avevano ancora l'ordinanza che permetteva loro di privare della libertà a G. e quindi c'è stato il tempo di fare una mediazione e di spiegare ai poliziotti ed ai vigili cosa era successo prima di quel momento dato che non conoscevano G. e non sapevano assolutamente niente di lui . Una volta arrivata l'ordinanza, quando i vigili stavano per sfondare la porta, abbiamo convinto Gianluca a scendere e mostrare ai presenti che era tranquillo e che la sua agitazione era dovuta non ad un delirio ma al fatto che era andato gentilmente a chiedere diritti e gli è stato imposto un TSO. Il suo errore è stato quello di aver riferito allo psichiatra di sentirsi bene e di non prendere più i farmaci da almeno due anni. La mediazione che ha convinto G. a uscire di casa consisteva nell'impegno di poliziotti e vigili a non mettergli per nessun motivo le mani addosso, cosa che G. temeva, e che sarebbe andato autonomamente con la macchina di un amico all'ospedale S. Chiara di Pisa. 
Tutto questo per scongiurare il TSO, convinto di poter ancora spiegare la sua situazione e non essere medicalizzato; ma così non è stato. 
Il trattamento sanitario obbligatorio che costringe la persona a rimanere in ospedale e ad essere curate con psicofarmaci anche contro la propria volontà viene usato per medicalizzare e trattare come malate le persone che vivono un disaggio, qualunque esso sia, anche quando la causa di questo è chiaro a tutti e riguarda il lavoro e la casa. Si può concludere dicendo che il TSO spacciato come superamento dell'internamento in manicomio è solo propaganda e l'apparato di garanzie e di tutele messe in campo dalla legge 180 sono di fatto puramente teoriche e di facciata. Il sindaco che dovrebbe essere il primo garante contro gli abusi si limita a ratificare le richieste di TSO operate dagli psichiatri del CIM ed il giudice tutelare che dovrebbe sorvegliare si limita a verificarne la correttezza formale del procedimento, senza tenere conto della dinamica reale dei fatti. 

Come collettivo antipsichiatrico, che da anni contrasta gli abusi e le pratiche psichiatriche, denunciamo il trattamento sanitario obbligatorio subito da G.B. come un atto ingiustificato, spropositato e dannoso, come un vero e proprio abuso di potere che ha lo scopo di cambiare discorso, di spostare l'attenzione dai motivi reali del disaggio di G., casa e lavoro, e ridurli a scompensi celebrali per rilevare i quali non esistono analisi da laboratorio, ma solo ed esclusivamente il giudizio di uno psichiatra. 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa 
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www.artaudpisa.noblogs.org

 

 

 

 

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