Martedì, 13 Ottobre 2015 16:00

Perché allatto da ben cinque anni? Perché sono un animale - di Eva Melodia

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Perché allatto da ben cinque anni? Perché sono un animale

di Eva Melodia


Allatto senza interruzioni da più di cinque anni. 
A parecchie persone sembrano tanti, lo so. 
Per intendersi, sono circa il numero di anni durante i quali vengono sfruttate le mucche da latte e per loro, poveracce, incatenate, ingabbiate, violentate... per loro sono un tempo infinito che per di più termina con l’ignobile atto infame dell’uccisione. Dopo che ci hanno nutriti (obbligate, sia chiaro) come fossero nostre madri e più delle nostre madri, ecco che un bel colpo in testa ne cancella la dignità e con essa il senso del dono del latte materno.
Per le femmine umane invece, no, non sono tanti. Per me di sicuro non lo sono stati perché, anche se non sono una mucca, resto un animale e per la precisione un mammifero per il quale allattare a lungo rientra nelle capacità assolutamente fisiologiche.
In questi cinque anni ho acquisito una certa esperienza personale, mi sono documentata parecchio, e ne ho anche viste davvero di tutti i colori.  Questo non significa che sia un guru sull'argomento. Ho solo avuto tempo e modo di riflettere approfonditamente sul tema dell'allattamento naturale a termine, di pormi delle domande ed infine di trovare le mie risposte.
Cercherò di essere leggera in questa mia critica dell'esistente, perché so che potrei ferire delle donne che di fatto non hanno allattato i propri figli. Vorrei fosse chiaro che il mio non è un giudizio verso alcuna delle loro scelte sull'allattamento. 
Al contrario il mio è un attacco diretto esclusivamente alla permanenza nella cultura umana di quello che chiamiamo specismo, con i suoi fronzoli teorici, i quali a parer mio sono estremamente dannosi poiché influenzano la formazione culturale del nostro tempo, l'organizzazione sociale umana a qualsiasi latitudine, e purtroppo determinano anche interferenze con la fisiologia umana senza scrupolo alcuno, anche quando si tratta di permettere ad una persona di instaurare il più semplice dei legami con la più semplice delle creature che un umano possa incontrare: il neonato.

L'intera "baracca medicalizzante" che regna sovrana quando si tratta di gravidanza e parto la dice già lunga sull'approccio culturale (ed al momento preponderante) rispetto ad eventi fisiologici come la nascita di un bambino, e cioè quello votato al controllo.
Diverse persone ne sono sempre più consapevoli, per questo esiste una crescente richiesta di  naturalità o di ritorno ad essa nelle procedure che accompagnano questi delicati momenti perché al contrario, Il neonato, nel paradigma sociosanitario fondato sul controllo e sulla vendita di prodotti finalizzati ad esso, non è affatto considerato come la creatura più semplice.  
A ben vedere, sfruttando il bisogno genitoriale di prendersene cura, diventa il soggetto più complesso e complicato,  oggetto da tenere rigorosamente sotto  l'occhio attento di un medico. I neonati sono così da normalizzare  con profilassi e prevenzioni varie, integratori e prodotti medicali, al fine di ridurre presunti rischi apocalittici. Infine sono da  indirizzare,  da guidare e trattare con mezzi e strumenti adatti - cibo dedicato, prodotti dedicati, oggetti studiati apposta, -, a suon di corsi preparatori e acquisti in parafarmacia.

Quando troviamo un gattino in strada però, tutto sommato questa patologica "sindrome da controllo" che sembra cogliere di colpo ed interamente le famiglie, non ci coglie, neppure quando riversiamo sulla creatura pelosa il massimo dell'affetto.
Eppure il "gattino" è una creatura ben diversa da un umano, e questo di sicuro complica il suo accudimento nonostante la sua semplicità di neonato. Anche volendo, non potendo accudirlo come una madre gatta, è più complessa la relazione e la cura di un cucciolo di una specie così radicalmente diversa dalla nostra, ma lo stesso, è tanto se lo portiamo a sverminare da un veterinario.
Di più. Se abbiamo a che fare con un gatta gravida e decidiamo di accudirla, non è affatto scontata l'azione di portarla da un veterinario. La maggior parte di noi l'accudirebbe con amore e con semplicità e un minimo di informazioni di base, lasciando fare alla fisiologia così che presto e quasi sempre senza intoppi, avremmo una allegra combriccola di gattini che mai ci verrebbe in mente di allattare con latte artificiale avendo a disposizione le puppe di una madre sana e disponibile...
Ci verrebbe mai in mente di pesarli, se non solo riscontrando gravi deficit di crescita? Ci verrebbe mai il dubbio che il latte della gatta possa non essere "sufficiente/abbastanza ricco/nutriente"? Ci verrebbe mai l'idea dell'"aggiunta"?
Ci verrebbe mai in mente di separare i cuccioli dalla madre e dare loro da mangiare con il timer ogni tre ore anziché lasciarli con la madre a gestirsi in autonomia fame e allattamento?
Secondo me no, se non sotto l'influenza nefasta di un veterinario che dall'alto delle sue competenze volesse insinuarci qualche assurdo tarlo, come infatti purtroppo è accaduto in pediatria su vasta scala negli ultimi 50 e in tutto il
mondo.

A tutt'oggi ancora, quando si tratta di neonati umani, i tarli sono insinuati (e non con rarità) proprio dalla figura corrispondete al veterinario in ambito sanitario umano: il pediatra. Questa figura, sulla quale si dovrebbe potere contare, risulta  invece spesso non avere neppure competenze basilari sull'allattamento (il pediatra!?!), approcciando la nutrizione del neonato con nozioni degli anni '50 e non raramente considerando la formula  (erroneamente chiamata "latte artificiale") come un valido sostituto delle tetta umana.  Questa è la mia esperienza, certo, ma una esperienza piuttosto allargata grazie alla mia volontà di indagare il fenomeno e che mi ha spinto verso lo studio e la raccolta di dati, ed anche all'ascolto delle esperienze di tante altre madri.
Quando va bene, questa ingerenza da parte del personale medico avviene in buona fede, ma genera lo stesso pessima fortuna per il neonato e la madre poiché anche solo la frequente prassi di "prescrivere" l'"aggiunta", crea una interferenza difficilmente sana bile  che porta troppo spesso ad interrompere l'allattamento al seno. Quando va male e li beccano, la società intera sembra cadere dal pero nel vedere questa categoria santificata, quella dei pediatri, con le manette per "spaccio" di "latte artificiale". Raramente, troppo raramente, si aprono gli occhi su un fenomeno che è sistemico, culturale e strettamente colluso con gli interessi di mercato.
Oltre a questo però, vi chiederete ancora cosa centri lo specismo...

Io invece mi chiedo come sia possibile per i sopracitati ed eventuali spacciatori di latte artificiale, convincere così facilmente moltissime donne a non nutrire in maniera adeguata i loro figli. Fomentando l'idea della carenza o assenza di produzione del latte e riescono a persuadere di ciò con una facilità incomprensibile se si considera quanto un genitore abbia realmente (di solito) intenzione di prendersi cura dei figli nel migliore dei modi, anche a costo di sacrifici personali.


Crediti Immagine: Michael Coghlan



L'unica risposta che risulta ragionevole è che esistano delle basi solide culturali, a monte del tarlo su cui lavorano con facilità i venditori di polverine, propedeutiche all'accettazione di informazioni altrimenti facilmente confutabili
e rifiutabili proprio  nell'interesse del bambino.

Esse si costituiscono durante le fasi educative di accettazione dello specismo, così copiosamente presente nel quotidiano conscio (ma anche nell'inconscio) degli adulti e dei bambini educati a suon di discriminazioni di specie, l'unico presupposto capace di convalidare affermazioni che partendo da  altri  assunti, considereremmo assurde.

Risvegliandosi alla triste realta, scopriamo come l'essere consacrati allo specismo ci abbia di fatto convinti che, in quanto umani, 
non siamo animali. Forse un "pochinoooooo", sì, ma  non proprio come gli altri. Certo, sì, la  scienza  insiste a definirci mammiferi. Ma non si intende  "proprio"  come le gatte! Sì è vero, nasciamo, cresciamo, invecchiamo e muoriamo come tutti gli altri animali, ma poiché l'ultima parte non ci aggrada tanto, l'illusione di essere altro-da-animali  ci permette di continuare a sguazzare nella vana speranza che si sia trattato solo di un missunderstanding  con Dio. Qualcosa è andato storto e per ora ci tocca morire, ahinoi, ma presto la scienza (che siede nel regno dei cieli al fianco di San Paolo) risolverà il problema riportandoci giustamente alla condizione di altro-da-mortali, ovvero immortali.

Negare l'animalità, la cui accettazione ci relegherebbe alla categoria di "esseri  finiti" e a tempo determinato, ci concede la ragionevole speranza di non essere davvero "mortali" come gli altri, di rifiutare il legame con la terra dei vermi, con la natura intesa come l'insieme delle impietose regole che distribuiscono vita solo per un tempo breve e definito.

Quello che ripetiamo nei gesti quotidiani ostinatamente è che no, non siamo animali mammiferi  come ad esempio le mucche.  Quelle sì che le puoi spremere per anni  in seguito ad una sola gravidanza, tanto che possono sfamare un quartiere da sole con il loro sacrificio.  Noi femmine umane invece, non essendo veramente animali, non possiamo contare come gli altri  mammiferi sulle mammelle, quale strumento massimo ottimizzato per, e finalizzato alla, sopravvivenza della specie. No. In noi il latte "va via", "si annacqua", può "non bastare", può "non essere abbastanza nutriente".
Eh, oh. Son questioni di specie.

Si vede, (come sostenevano i razzisti del  ku klux klan) che la condizione di "esseri superiori" (come ci raccontiamo di essere da molto tempo) comporta anche la fregatura di essere meno adatti alla sopravvivenza, più gracili, addirittura incapaci di allattare la propria prole, per grantire la sopravvivenza della specie... o no?
In questo calderone delirante di solito troviamo anche le tesi tali per cui saremmo la specie "dominante". Eppure dovrebbe apparire strano che la specie "dominante" sia così  incompiuta ed imperfetta da poter sfamare un solo bambino su due, tanto da dover lasciar morir di fame l'altro, salvo l'avere una farmacia nei pressi.
Grazie al cielo, questi sconclusionati ragionamenti si palesano solo discutendo con i convinti specisti, quelli che difendono la purezza e "superiorità del genoma" umano (quelli che, stringi stringi, anche quando si dichiarano anarchici magnapreti, finiscono con il tagliare corto come il più pio dei pretini), lasciandoti basito di fronte ad un tale dogma, di fatto religioso. Nell'ordinario tran tran invece, prospera l'assunto assurdo e sottaciuto capace di condizionare i comportamenti, più e meglio di qualsiasi sconclusionata teoria.

Tornando all'allattamento appunto, sappiamo che solo l'1% delle donne incombe in reale impossibilità di allattare, solitamente per gravi problemi di salute o altri limiti contingenti socio-sanitari, quali complicanze al parto o gravi problemi di salute della madre e del bambino. Lo sappiamo perché laddove non esiste l'alternativa, come in alcune regioni dell'Africa, laddove il cibo è un lusso che di sicuro non si compra come un bene di lusso in farmacia, dove l'acqua è un veleno perché contaminata, dove solo le donne che davvero non possono, non allattano, si raggiungono quote medie del 95%. Tenendo conto delle maggiori difficoltà sanitarie di quei paesi, è evidente che nelle nostre opulenti società, il tasso di donne perfettamente in grado di allattare dovrebbe essere ancora più alto.

Scopriamo invece che nella virtuosa Toscana, nonostante  l'apparente avanguardia nella promozione dell'allattamento al seno rispetto al resto dell'Italia, solo il 70% circa delle donne allatta alla dimissione dall'ospedale dopo il parto, e che la percenutale precipita dopo un mese, dopo tre mesi, e al sesto mese del neonato solo il 31% delle donne allatta ancora nonostante le raccomandazioni dell'OMS ad allattare in maniera esclusiva almeno fino ai sei mesi compiuti .
Come è possibile dunque, che addirittura il 30% delle donne non allatti (neppure per pochi giorni) il proprio bambino e che sia convinta che la cosa resti tutto sommato sana e/o giustificabile?
In primis, come già suggerito, c'è l'idea (decisamente confutata ormai da parecchio tempo!!) secondo la quale la formula  sarebbe il corrispettivo a pagamento del latte materno, solo che pure più comoda perché i neonati lo puppano in fretta, poi dormono come sassi, e si può delegare all'ingrato compito anche il babbo, ed anche di notte.
Peccato appunto che si tratti di una idea scientificamente inconsistente. Al contrario, accontentarsi di quei preparati liquidi e bianchi, così falsamente ed apparentemente simili, significa rinunciare a tutti i componenti viventi e specie-specifici presenti nel latte materno come enzimi, anticorpi e batteri buoni, che sono di fatto il vero nutrimento  per il bambino.
Un tempo c'erano le balie a sfamare i neonati. Certo, erano vittime tra le tante vittime di un sistema classista, ma che almeno riconosceva l'importanza dell'allattamento. Successivamente sono state create le banche del latte, per raccogliere almeno in parte la preziosa composizione di questo prodotto fisiologico che niente può comparare... 
Poi, grazie al consumismo ed anche al più sfrenato scientismo, tutto ciò è praticamente scomparso sostituito da barattoli di surrogato in polvere prodotto in laboratorio. 
Vuoi che un ometto in camice bianco non si capace di  formulare una brodaglia bianca eguagliando l'evoluzione? Figuarati! I latti artificiali sono pure testati (sugli animali ovviamente)! Cosa ci sarà mai di più sicuro, innocuo, adatto, visto che sono stati studiati apposta? Ci sarebbe da chiedersi: "ma apposta per cosa?".
Inoltre, chi ha avuto un po' di esperienza con i neonati e magari un po' l'occhio lungo, anche solo con uno sguardo noterebbe la differenza tra il latte materno e quello artificiale.
Molto poco elegante da dire forse, ma efficacie come esempio, è l'osservazione della cacca del bambino. Il neonato allattato al seno produce una sostanza giallo-arancione, viscida, semiliquida, e dall'odore inconfondibile di yogurt...i fermenti lattici (prima linea di difesa immunitaria di tipo "generico", da cui dipende la formazione di una robusta flora batterica) nel latte materno sono talmente numerosi che l'odore è inconfondibile anche una volta espulsi.
Le feci del neonato allattato con la formula invece, sono di solito un impasto morbido e denso, spesso di colore verde. Sono l'icona del vero aspetto di questi composti farinosi, disciolti per risultare liquidi, e tinteggiati per sembrare bianchi come il latte (cosa che incide non poco nel dare l'illusione di essere sulla strada della "sana nutrizione") e privi di qualsiasi sostanza attiva.
Tutto ciò, da tempo, mi fa riflettere e scontrare con il resto del mondo anche se devo ammettere, le cose stanno migliorando grazie all'impegno sopratutto di una classe professionale semi-dimenticata, quella delle ostetriche.
Il mio cruccio nasce dal rendermi sempre più conto che le "basi speciste" ci impediscono non solo di fondare la società umana sull'empatia invece che sulla misera competizione, nel nome di miti incredibili e già screditati ma lo stesso duri a morire, ma anche ci inducono ad interferire con la cura delle creature di cui la società si fa vanto di avere massima attenzione!
Ho visto donne piangere sotto la pressione di pediatri da manicomio,  sgridate perché il figlio non "prendeva peso" secondo le "tabelle di crescita" e cedere ai ricatti di questa mentalità che infiltra dubbi in tutta la famiglia. 
L'obbiettivo è chiaro, lampante: la madre si deve sentire in colpa, inadatta, e deve giungere a credere il prodotto di sintesi venduto in farmacia migliore del proprio latte animale
Non metto in alcun modo in dubbio le reali difficoltà delle donne nell'accudimento dei neonati. Anzi, magari già provate dalla fatica e sollevate dall'incarico tutto materno di sfamare con il proprio corpo il piagnucoloso neonato, magari impreparate a spiegarsi perché quel mucchieto di ossa voglia stare attaccato al seno anche 24 ore su 24, per talune di loro è irragionevole resistere alla sentenza del luminare che prescrive l'aggiunta.
Essa però, sia chiaro e lo si sa da sempre, interferisce con la produzione di latte materno rendendo le concomitanza difficile, quasi impossibile.
Per altro, non ho mai sentito di pediatri che nella fase delicata del primo mese (durante il quale il bambino starebbe appiccicato come una cozza alla madre per stimolare il suo seno a produrre il latte necessario) incoraggiassero le donne rassicurandole per ridurne l'ansia. Nessuna sentenza dall'alto delle loro lauree, che si tratti solo di una fase fisiologica necessaria e salubre, e che sarebbe irragionevole spaventarsene. 
Eppure da cinque anni non faccio altro che parlare con altre donne e cercare di sostenerle, quindi di racconti sulla gestione del pediatra dell'allattamento ne ho sentiti davvero tanti. Sarà un "caso statistico"? Mah, certezze non posso averne senza dati puntuali alla mano, ma suggerisco la necessità di indagare seriamente in che modo le donne vengano davvero tutelate dalla classe medica in queste delicate fasi.
Di fatto solo le ostetriche, e non sempre, cercano di  proteggere l'allattamento, di sicuro comunque solo per ragioni sanitarie. Pochi di noi meditano sulla natura  tutta animalesca degli umani in quanto mammiferi, esplicita nello sfamare con la mammella il proprio cucciolo.
Non ho sentito di nessun sanitario che abbia mai spiegato ad una neomamma che è proprio la  sua animalità a garantirle tutto il latte che le serve, tutto quello che serve in assoluto e che tanto basta.
Negli anni, ho visto anche qualche madre resistere con grinta, magari cambiando pediatra (anche mandandoli allegramente al diavolo), riuscendo così quasi sempre a raggiungere l'auspicabile traguardo dell'"allattamento a termine".
Costoro, si può dire, hanno reagito in difesa del proprio latte e del proprio bambino e forse inconsapevolmente, in difesa della propria animalità... quella che ci è necessaria e che rende quindi la fine dello specismo auspicabile non solo in quanto obbligo morale ed etico, ma anche quale necessità di specie.
Letto 2181 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Ottobre 2015 16:36

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