Lunedì, 19 Maggio 2014 11:07

Un nuovo tabù (anzi due!) per un nuovo millennio - di Eva Melodia

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Un nuovo tabù (anzi due!) per un nuovo millennio

di Eva Melodia


L’Ucraina si spezza contesa in una lotta tra bande di ladri, predatori della domenica, piccoli e grandi imperatori giunti fino a noi direttamente dal medioevo, talvolta con tanto di corone pacchiane e sempre con ricolmi della boria che li contraddistingue.

Ci sarebbe da pensare, ad essere tignosi, che il karma paga in un modo o nell’altro: oggi spazzi via un intera generazione di cani per il campionato di calcio tu, domani vieni spazzato via - magari quale intera etnia - dallo Stato che fino a ieri credevi sovrano e che improvvisamente vale più da mezzo che da intero.

Le logiche del karma però non sono così semplici e puerili. Si resta allora e solo col cerino in mano ogni volta che l’Ucraina viene nominata, mentre il triste ricordo di tutte quelle creature animali davvero innocenti aggrava il senso di scoramento alla conta dei morti umani e altro-da-umani nei conflitti.

Un numero notevole di persone proprio poco tempo fa, si dichiarava entusiasta all’idea di candidare Gino Strada come presidente della Repubblica. Al di là del percorso fatto per giungere a tale ipotesi, Gino Strada piace a tutti (o quasi) per l’immersione totale in cui lo si immagina mentre allevia le sofferenze della piaga per eccellenza e dai suoi ripugnanti effetti, la guerra.

Il solo apprezzamento però per Strada o per uomini ed associazioni similari di fatto, è qualcosa che non impegna e anzi che fa trandy, molto chic, costando poco...basta devolvere qualche spicciolo ad Emergency per godere di quel piccolo senso di gratificazione che ne deriva senza dover fare sforzo alcuno.

Altra cosa è prendere seriamente ed abbracciare fino in fondo una posizione contro la guerra, contro ogni pagliacciata che chiamiamo tale e che costa invece molto cara e sulla pelle dei viventi, anche andando a modificare le proprie abitudini per interferire con essa e negarne ogni plausibile supporto. Ecco che lì, Gino Strada piace sì, ma con cautela: lui e il suo insistere nel “"Occorre che la guerra diventi tabù culturale per la maggior parte degli esseri umani”.

A fare ciò per davvero, andando quindi ben oltre il versamento su c/c, ci si potrebbe improvvisamente ritrovare a fare i conti con la bizzarria tale per cui un esibizionista che si calasse le brache in pubblico, sarebbe molto meglio tollerato rispetto al primo venuto che dia aria ai denti sostenendo il tal intervento militare. Ci si troverebbe forse ad affermare che due uomini intenti a baciarsi in pubblico non hanno rilevanza morale alcuna (nessuna necessità di ridicole reazioni isteriche da parte di eventuali Maschi Selvatici, per intendersi), ma che al contrario, i militari devono diminuire di numero costantemente fino a sparire dalla faccia della coscienza umana, loro e le loro lustre ed attraenti divise.

O ancora, le donne potrebbero prensentarsi in costume da bagno senza essersi depilate serenamente, certe che una seria riprovazione è comunemente destinata a chi regala ARMI GIOCATTOLO ai bambini fomentando in loro il bisogno di eguagliare i vari simboli virilisti e machisti evidenziati come sprezzanti del dolore, piuttosto che a chi se ne frega degli standard estetici imposti dalla cultura del “maschio che non deve chiedere mai”.

Sullo sprezzo del dolore a ben vedere, si gioca in fondo gran parte della partita tanto che il milite - di mente e di fatto - sprezza e combatte. Sprezza il proprio di dolore, ma tanto più quello altrui. Al dolore egli si abitua con onore nel nome di cause più alte (da Dio e suoi ausiliari, fino alla “madre” patria o alla “madre” natura, quasi sempre di parenti inventati si tratta), e s’abitua anche al dolore degli altri, giustificandolo con argomentata tesi, quella nenia con cui gli esseri umani vengono addestrati (addormentati diremmo) ad eseguire ordini come ad esempio distruggere, uccidere, sopportare la paura di morire, violare il proprio basico senso di giustizia, in antitesi alla proprie migliori potenziali capacità ed anche necessità fisiologiche.

Essa è anche la nenia con cui i macellai vengono addestrati nella società a svolgere il compito più infame, quello di avvilire, mortificare e trucidare innocenti. Sprezzo del dolore, sprezzo della compassione, ovvero militari della porchetta.

Poi qualcosa fa saltare il banco - per poco sia chiaro, il meccanismo di difesa della baracca è piuttosto efficiente - e succede che qualche militare o macellaio passi il limite della comune violenta decenza.

Non è la guerra a violare la decenza ovviamente, come non lo è la macellazione di creature indifese, lo è invece, dare chiari segni di squilibrio sociopatico in conseguenza ad esse.

Se dopo avere recitato la propria parte come da copione per anni, da “sparatutto” o “squartatutto” - copioni che i più non vogliono certo interpretare perché troppo vomitevoli per una coscenza sana - allo schiavo di turno “salta il tombino”  dimostrando compromessa la capacità di distinguere i poco etici limiti imposti dal proprio meschino compito sociale, ecco che la decenza sfrigola. Se questi schiavi giungono a non sapere più gestire il limite su come sia lecito uccidere e violare gli altri e come invece non sia ritenuto carino farlo, oppure se non riescono più ad accettare di opprimere individui sensibili e dunque cominciano a percepirli davvero come oggetti finendo per trattarli davvero come tali, così che la voce dell’innocenza smarrita si plachi... ebbene, niente di peggio per la decenza da quattro soldi che imperversa da millenni: colpevole.

E’ così dunque che fa scandalo ogni notizia che riporti quanto spesso i militari abusino dei civili od anche dei cosidetti nemici, allo stesso modo dei tanti video come questo (fatto girare sul profilo non di un animalista, ma di un personaggio noto nel mondo della controinformazione Claudio Messora) sulle “crudeltà” negli allevamenti.

I Militari che valicano quel limite (non tanto il proprio, massacrato ben prima, bensì quello del comune pudore bellico), quando e se beccati dall’opinione pubblica, vengono magari condannati al carcere, così come gli operatori della macellazione, pizzicati a mostrare tutta la loro umanità straziata mentre sfogano l’io disturbato contro coloro che dovrebbero solo puntualmente macellare.

Li si manda a svolgere per noi un compito che noi mai vorremmo affrontare, giacché mai vorremmo sporcare le nostre mani di sangue o impazzire, ma pretendiamo che siano ligi ed impassibili nell’eseguire solo gli ordini, nel fare quel che c’è da fare... così al mattatoio, così in guerra!

Che tu sia un macellaio (operaio della carne animale) al mattatoio o un militare (operaio della carne umana) in guerra, quel che conta è che tu sia il piccolo ingranaggio funzionale e puntuale della catena di smontaggio, altrimenti, l’indignazione farà di te un colpevole, sebbene l’evidenza ci dimostri che nulla di umano (per l’umano) può esistere tanto al macello quanto in guerra. Invece, l’umano - l’individuo di specie umana capace di comportamenti che chiamiamo umani ben rappresentati da socialità, empatia, solidarietà, etc…) coinvolto in queste mattanze deve necessariamente annientarsi, scomparire o al più adattarsi come può, lasciando esordire fenomeni dis-umani di varia entità.

Sono centiania di migliaia gli umani così schierati a dare forza a uno come Putin o come Obama (uno vale l’altro), popolando gli eserciti della vergogna. Altrettanti sono pronti, scattanti, via, negli eserciti minori, anche in paesi piccoli e deboli come la Romania.
Tutti pronti a combattere all’ordine del loro capo banda, incapaci di fare l’unica cosa che andrebbe fatta: rivolgere la bocca di fuoco verso il presunto padrone, costringendolo anzi a fuggire, per poi abbandonare le armi e meglio ancora, distruggerle.

Basterebbe talmente poco per cambiare tutto...perché le armi vere sono già nelle mani degli schiavi...e invece la guerra ancora non è affatto un tabù e i bambini sopratutto i maschi, continuano a giocare alla guerra con le armi giocattolo trovate sotto l’albero di Natale, come niente fosse, come ci fosse qualcosa di divertente o nobile da emulare.

Gino Strada riporta sulla sua pagina facebook: "La guerra non può essere umanizzata. Può solo essere abolita." -- Albert ‪#‎Einstein.

Ebbene, è esattamente la stessa cosa che io, come tanti altri, affermo dei macelli.

La guerra deve diventare un tabù e l’uccisione di animali anche. Entrambi vanno aboliti, sono finiti gli alibi.

 

Ps: nei giorni in cui scrivevo queste riflessioni ho potuto ascoltare una intervista in Radio ad Arturo Parisi, ex Ministro della Difesa. Parlando in particolare dell’acquisto dei famosi F35, egli con molta convinzione affermava che l’esigenza di militarizzarsi e stare al passo con il balletto bellico mondiale non è affatto venuto meno, mentre al contrario è venuta meno nella popolazione la percezione di tale esigenza.

L’esigenza eventualmente però, da qualche parte nascerà pure. E se non nasce nella popolazione, che neppure la percepisce, chi è che ancora la vuole la maledetta guerra? Risposta: i soliti noti.

E allora togliamoli di lì. Togliamoli dai gangli del potere, togliamo loro l’abito sacrale dei dominanti e cominciamo a ridere di loro emarginandoli, come è giusto che sia: rompiamo loro il giocattolo.

 

 

Letto 3190 volte Ultima modifica il Lunedì, 19 Maggio 2014 11:32

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