Martedì, 24 Dicembre 2013 08:10

Le ambiguità di un "non-manifesto": Michela Brambilla e l'animalismo - di A. Sottofattori

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Le ambiguità di un "non-manifesto": Michela Brambilla e l'animalismo

di Aldo Sottofattori

da: "Liberazioni", n.15, anno IV, inverno 2013

Sono note le capacità del sistema di inglobare le istanze politiche, sociali o culturali che nascono come elementi perturbatori dell’ordine costituito al fine di spegnerne il potenziale di cambiamento. In questo modo, sono state assorbite concezioni importanti come il pacifismo con le guerre umanitarie, l’ecologia con la green economy, il movimento operaio con l’insistenza sui comuni interessi dei lavoratori e degli imprenditori, il femminismo con la cooptazione nel nuovo ordine liberista di temi, discorsi e parole d’ordine tipici di quel pensiero. Cosicché, svuotati del necessario consenso, questi movimenti si sono ridotti ad “ambienti” la cui carica destabilizzante si è fortemente ridotta. Anche il movimento per la liberazione animale, l’ultimo arrivato nella lista dei movimenti di contestazione dell’esistente, corre questo pericolo? Secondo un’interpretazione che a prima vista appare ragionevole, la teoria della liberazione animale dovrebbe essere al riparo da questo destino. La sua prospettiva appare talmente lontana dai fini dichiarati e perseguiti da tutte le istituzioni della società contemporanea da indurre a pensare che una qualsiasi forma di cooptazione sia impossibile. Ma è davvero così?

Fornisce materiale di riflessione il Manifesto animalista di Michela Vittoria Brambilla[1], parlamentare del PdL e ex-ministro del Turismo nell’ultimo governo Berlusconi, un testo strutturato in 10 capitoli in onore a quella tradizione di origine mosaica che tende a dilatare fino a questo numero qualunque prescrizione venga data rispetto a qualsiasi cosa. Intorno al personaggio girano molte voci che tenderebbero a screditare il suo sincero interesse per la condizione degli animali. Che si tratti di leggende, di realtà o di realtà condite con leggende poco interessa. Il documento qui preso in esame è, invece, sufficiente per inquadrare un certo tipo di mentalità circolante che si autocelebra come fortemente impegnata sulla questione animale e di cui l’ex-ministra si fa insistente portabandiera.

Una prima doverosa domanda è questa: il documento costituisce un autentico manifesto o ne richiama malamente e indebitamente le pretese?
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[1] Michela Vittoria Brambilla, Manifesto animalista, Mondadori, Milano 2012.

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