Martedì, 20 Novembre 2012 13:37

Transpecismo – una proposta di riflessione su teoria queer e antispecismo

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Riceviamo e pubblichiamo:

Transpecismo – una proposta di riflessione su teoria queer e antispecismo

di Willyl'amo

Individuare un parallelismo fra gli studi queer e la tematica antispecista permette di mettere in reciproca relazione due teorie politiche delle differenze, con l'intento di intersecare diverse - ma non divergenti - indagini sulle contiguità dei confini di genere, identità sessuale e specie.

Mettere a confronto il binarismo messo in atto dalla società fra etero e gay/lesbiche, che deriva dalla separazione percettiva riferita all'essere uomo e l'essere donna, da una parte, e quella fra umano e non umano, dall’altra, suggerisce a coloro i quali desiderano evidenziare l'esistenza di un terreno del mutevole, che per agire contro la naturalizzazione di identità separate è necessario attuare strategie non identitarie.

I rigidi binarismi prodotti dalla società borghese hanno avuto storicamente il compito di riconoscere per ghettizzare, perché le categorizzazioni di genere e inclinazione sessuale, nonché le classificazioni scientifiche dei viventi in specie, hanno diviso per controllare piuttosto che descritto per includere.

Se, infatti, la terminologia della distinzione è progredita nel definire il “diverso” da sé in ambito intraumano, anche l'evoluzione in corso del modo di chiamare l'animale ha sancito una metamorfosi della sua percezione sociale. Passare dal definire “invertito” al pronunciare la parola “omosessuale”, ha aperto per “gay e lesbiche” la possibilità di concepirsi e raccontarsi successivamente come soggetti culturali “queer”.

Parallelamente, per l'animale non umano, il veder modificata la propria dimensione esistenziale dall'essere una “macchina” al divenire una “bestia”, consente alla società animale umana di intuire che alla fine di questa trasformazione semantica debba emergere un “noi” animale: un “noi” che costituisce il vero punto di partenza verso un riconoscimento di status morale generalizzato.

E' quindi facile capire come esista una stretta corrispondenza fra il modo di concepirsi e quello di essere concepiti, perché intercorre una significativa differenza fra essere identificati come “pericolosamente” diversi, ed essere visti come “non regolari fra irregolari”', facendo in modo che un loro confluisca in un comune noi.

Se le identità attuali vengono spiegate in termini di complesse formazioni socio-culturali, decostruire nella società diventa la priorità di ogni analisi delle differenze. Il riferimento alle dinamiche di potere coercitive a partire dalle formulazioni culturali informa i campi di studi queer come i campi di studi dei movimenti antispecisti.

Mentre le contrapposizioni dicotomiche generate dal pensiero dominante si negano vicendevolmente, ognuna di esse dipende dall'altra per la sua stabilizzazione.

Abbandonare le comunanze di metodi ed orizzonti tipiche delle negoziazioni interne al sistema serve per superare le dipendenze autobloccanti, i vincoli che inficiano le prospettive di liberazione ancora attaccate alla falsa contrapposizione natura-cultura che indica un'unica strada di emarginazione/emancipazione selettiva.

La contestazione dell’idea che il genere possa esaurire il discorso politico sulla sessualità può essere riportata all’interno di una riflessione interspecifica, osteggiando la convinzione che un attaccamento affettivo di prim’ordine non possa travalicare i labili confini di specie.

La trasversalità che compie promettenti incroci post-identitari suscita un interesse sociale a partire dai “presi di mezzo”, che siano transgender o cani, o animali sinantropici, o ancora capi di bestiame geneticamente e comportamentalmente maltrattati per indurre somiglianze all’umano finalizzate alla più semplice gestione da parte del dominante.

Nell'area antagonista LGBTQI si possono distinguere, ed anche qui ibridare, due momenti facenti riferimento al bisogno di cittadinanza e alla voglia di trasgressione dalla normatività eterosessuale. Analogamente, negli ambiti di critica all'antropocentrismo emergono due tendenze apparentemente contrastanti: si propongono infatti riletture anticivilizzatrici che richiamano alle leggi di natura e spinte progressiste interclassiste che viaggiano agli antipodi nella storia dell'umanità.

L'aspetto importante che si pone a cavallo fra gli obiettivi di inclusione e quelli di stravolgimento sociale è che vengano abbracciate le marginalità e le dissidenze non pacificate, perché è cruciale il fatto che la produzione di categorie sia il lato oscuro della repressione. Diventa evidente ed imprescindibile che per abbandonare le comunanze con il modo di pensare massificato si modifichino radicalmente metodi e orizzonti tipici dei sistemi di potere insieme alle visioni votate alla loro sovversione.

Il superamento dei logos dominanti occidentalizzati non è l'unica difficoltà che assilla le convivenze; le voci stesse delle comunità omosessuali e animali devono rilanciare di fronte alle pressioni assimilative che cercano un'integrazione per via capitalista, perché riferendosi al transitorio spesso si finisce per rimanere intrappolati in discorsi “per iniziati”, difficili da tradurre in una lingua che implica un nuovo senso comune. Come l'imprenditoria gay si è fatta conquistare dallo sfrenato liberismo costruito intorno al concetto dell'omomercato, anche il protezionismo dei diritti animali di tipo “brambillesco” (per citarne uno oggi particolarmente in voga) rischia di condurre ampie fette del movimento di liberazione animale all'interno del castrante recinto delineato dal mercato del “pet”.

Come sempre le sfide portate avanti dalle minoranze dei cosiddetti diversi – o, peggio, degli inferiori - richiedono una precisa scelta a priori del mondo che vogliamo... affinché le sfumature date dalle differenze, se misurate sulle realtà inconfutabili dei liberi sentimenti, stabiliscano i profili dell'intero corpo sociale - integro poiché non parcellizzato - dei senzienti.

Letto 1977 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Novembre 2012 21:05

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