Martedì, 16 Ottobre 2012 10:38

L’ultima frontiera in campo medico: ratti modificati sul nostro personale sistema immunitario

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Segnaliamo un articolo pubblicato sul sito di EssereAnimali (vedi sotto)

Davanti a questi fenomeni, a simili invenzioni, bisogna cominciare ad ammettere una cosa: che il nostro pensiero e le nostre parole entrano in scacco. C’è un limite nostro, di umani del terzo millennio, dell’epoca che qualcuno chiama del nichilismo maturo, il cui pensiero non è maturo abbastanza davanti a una realtà che ci scavalca continuamente. Ma c’è anche una dismisura, in quanto tale incommensurabile, che appare in fenomeni, in eventi come questo.

Una dismisura con cui dovrebbe fare i conti anche un pensiero maturo, all’altezza – per così dire – dei tempi.

Ci affacciamo su un vuoto tremendo, su un baratro mostruoso in cui i mostri sono invisibili o talmente ignoti da risultare irriconoscibili al nostro sguardo.

Ma allora il compito è proprio misurarci con lo smisurato, maturare un pensiero che non neghi la vertigine della dismisura, ma la sopporti, maturando di fronte ad essa.

Per poter capovolgere la dismisura del nichilismo in dismisura delle esistenze. Smisuratamente, assolutamente, degne, insacrificabili.

Un compito smisurato anch’esso, che riguarda tutti. Non certo soltanto chi scrive saggi e fa filosofia.

Dobbiamo tutti maturare questo compito, in ogni gesto di lotta, e in ogni gesto del pensiero: al quale la lotta certo non è estranea.




L’ultima frontiera in campo medico: ratti modificati sul nostro personale sistema immunitario

di Giovanni Lami


Michael Feeneys, un bambino del New Jersey di 9 anni malato di sarcoma di Ewing (un cancro delle ossa), ha un ‘gemello’: ma questo avatar non è umano, è un ratto. Ribattezzato ‘mini-me’, nel senso di ‘mini-me stesso’.
Nel febbraio di quest’anno Michael è stato operato per estrarre da un polmone il tumore che lì si stava diffondendo, tumore subito consegnato alla società Champions Oncology che ha immediatamente provveduto ad inserire pezzi della sua malattia sotto la pelle di cinque ratti creati sul sistema immunitario del bambino (ai ratti viene completamente soppresso il proprio sistema immunitario per poter essere sostituito da quello del richiedente). I medici, non paghi, hanno poi rimosso i tumori e seguendo lo stesso iter hanno trapiantato le metastasi tagliate a pezzi in altri ratti; non parlano di quanti animali hanno usato alla fine “per avere sufficienti modelli e poter iniziare i test”, ma possiamo ben immaginare siano davvero molti, molti singoli individui, vista la crescita esponenziale della malattia ed i successivi inserimenti in altri animali.
Naturalmente tutto questo non è stato fatto solo ‘nel nome della scienza’, ma anche -perché no- del profitto, dal momento che la famiglia Feeneys ha pagato 25.500$ per iniziare questa sperimentazione.
I risultati arrivati a luglio mostrano come una combinazione di quattro farmaci (ben quattro) sia ‘sorprendentemente attiva’ nella riduzione del tumore nei ratti, e questa profilassi naturalmente sarebbe stata ‘impossibile’ da raggiungere se non si fosse testato tutto sui ratti affermano in coro i medici.
Oltre al campo oncologico, alcuni dottori trovano i  ratti umanizzati utili per capire lo sviluppo del diabete di tipo1, per poi ricavare da essi cellule immunizzate da re-impiantare nell’umano ‘proprietario’. Altri, come Jeffrey Gordon, professore alla Washington University di St.Luis vede nei mini-me strumenti utili per comprendere come il cambiamento della dieta possa influenzare la salute della persona. Il National Institute of Health da pochissimo ha anche tenuto un seminario sui -modelli animali personalizzati-

L’industria medica assieme ad aziende come la Oncotest tedesca o la StemMed di Huston stanno investendo moltissimo in questo settore, convinti sia un passo enorme verso una maggior compresione delle malattie ed una maggior efficacia delle cure che saranno così ‘personalizzate’, ma l’intero settore è ben cosciente che moltissime sono le falle in questo tipo di ricerca: un tumore impiantato sotto la pelle di un ratto potrebbe non comportarsi affatto come quello nella sua sede ‘naturale’, vale a dire un seno, un polmone, o un altro organo umano; a volte i tempi necessari ad avere risultati od ad analizzarli sono molto lunghi, tant’è che spesso i pazienti muoiono prima che questi poveri animali possano essere serviti a qualcosa. Tra l’altro questo tipo di ricerche non è nemmeno (ancora) approvato dalla FDA (Food & Drug Administration) e le spese per i pazienti che intraprendono questo percorso non sono coperte dall’assicurazione sanitaria.
Nonostante ciò, tra i pazienti la maggior parte vede nei ratti un utile strumento per una possibile cura, arrivando perfino a scherzarci su o arrivando a dire “dal mio punto di vista, più ne muoiono, meglio è per me”.

 

I fatti sono palesi e troppo gravi per non essere visti. Non so quanti di voi abbiano visto il film che in italiano si chiama ‘Non Lasciarmi’ (originale, Never Let Me Go) o abbiano letto il libro dal quale è stato tratto, io ho visto il film, peraltro mediocre, ma con un concept -proprio del romanzo- estremamente affascinante. In breve per chi non sa di cosa sto parlando (se avrete intenzione di vederlo mi spiace, ve lo rovinerò): in una realtà alternativa ma estremamente simile alla nostra (tant’è che potrebbe essere in tutto e per tutto la nostra), esistono persone che nascono come cloni di altri esseri umani che crescono solo per raggiungere un età alla quale diventeranno donatori di organi per i loro ‘padroni’, nel caso (e lì accade sempre, un po’ come qui) questi si ammalino ed abbiano bisogno di un trapianto; raggiunte le 4-5 operazioni questi/e giovani uomini e donne inevitabilmente muoiono. Altro aspetto del romanzo è come i cloni siano completamente coscienti del proprio futuro e relativamente liberi, hanno una vita quasi normale e sperano nonostante tutto in un futuro diverso. Sul finale i protagonisti vengono a scoprire che il liceo nel quale sono cresciuti non era altro che un esperimento atto a dimostrare come anche i cloni avessero un’anima, attraverso attività artistiche, ma nonostante l’esperimento abbia avuto successo, la società non ha voluto rinunciare alle ‘donazioni’.
Sono pronto a giurare che chiunque al mondo non esiterebbe un attimo a condannare una situazione come quella appena descritta, ma in quanti farebbero lo stesso per i ratti ‘umanizzati’? Non servono grandi considerazioni per capirne l’analogia.
Chi pensa le due situazioni molto diverse tra loro e ne giustifica una sola, lo fa solo perché attribuisce diverso valore agli individui in base alla loro specie di appartenenza, ritenendo lecito imporre la superiorità di una a scapito dell’altra; questo comportamento si chiama specismo e non starò qui ora ad approfondirlo.
Qualsiasi animale ha un diritto fondamentale, quello alla vita, tutti questi ratti geneticamente modificati hanno una propria esistenza, della quale i vivisettori dispongono come meglio credono, non riuscendo a comprendere che nella loro capacità di soffrire, un cane è un maiale, un orso è un bambino (Philip Wollen).
Su una cosa sono d’accordo con loro però, che il nome mini-me sia appropriato, perché la dignità di un ratto, la vita di un ratto, non è inferiore a quella di un essere umano.
Testarli poi per monitorare come i cambiamenti della dieta possano incidere sulla salute è una delle più grandi assurdità, ci sono ormai centinaia di studi su come una dieta a base vegetale /vegan prevenga la maggior parte delle malattie che oggi affliggono la nostra società, le scelte da fare già si conoscono, vanno solo messe in atto.

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Fonti:
The New York Times
Care 2
smart planet
nature

Letto 2315 volte Ultima modifica il Giovedì, 18 Ottobre 2012 11:07

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