Spunti di Riflessione

Spunti di Riflessione (84)

Nicola Dembech Le buone azioni vanno fatte in silenzio, ma non troppo. Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere sono perle false fintanto che non vengono trasformate in azioni. Gandhi L'azione diretta non-violenta cerca di creare una crisi ed incoraggia una tensione che costringa [..] a confrontarsi col problema. Essa cerca di drammatizzare così tanto il problema che non possa essere ignorato. Martin Luter King Nella storia sono state le azioni che hanno prodotto cambiamenti significativi. In senso negativo l'impatto del comportamento delle recenti società umane sulla natura è dovunque devastante ed è sotto gli occhi di tutti. Mai come in questi ultimi decenni è stato possibile un così radicale sconvolgimento di tutti gli ecosistemi e relativo effetto straziante sulla vita vegetale e animale. In senso oppositivo, ma positivo, i gesti di persone o movimenti tentano di contrastare e porre rimedio a ciò che in letteratura è stato definito ecocidio, lotta di classe, specismo, razzismo, sessismo, omofobia; in una parola dominio. Ma qual è il significato di azione? e quanti significati può assumere? esistono azioni buone-positive, (giuste, morali) e azioni cattive-negative (criminali, violente)? Sembra banale dirlo ma se consideriamo le azioni esclusivamente da un punto di vista della legalità, ogni atto significativo propenso a qualsiasi ipotetico cambiamento risulta essere delinquenziale se non addirittura violento. Dunque Gandhi e Martin Luter King, due nomi noti tra i tanti, dovrebbero essere considerati delinquenti, se non in alcuni casi leader criminali. Se invece valutiamo le azioni anche in…
Genitorialità trans come soggettività Queer di Egon Botteghi Come persona trans molte volte sono stato invitato a riflettere sui confini che ho attraversato e sulla mia esperienza, non sempre facile, di sconfinamento. Già Kafka scriveva: “E' pericoloso vivere tra i confini, i confini tra uomini e donne”[1] Emblematiche, in questo senso, le parole della filosofa Judith Butler: “Vi sono esseri umani che vivono e respirano negli interstizi della relazione binaria uomo/donna, rilevando che essa non è esaustiva ne necessaria. Il passaggio da femmina a maschio non comporta necessariamente il permanere in una cornice binaria, ma assume la trasformazione stessa come il significato del proprio genere”[2] Con il passare del tempo mi sono reso conto che uno dei confini più significativi che ho oltrepassato riguarda la mia famiglia, il mio essere genitore. Essere infatti una madre uomo mi ha permesso di continuare a “vivere e respirare nell'interstizio” della binarietà, impedendo di esserne riassorbito e continuando a rappresentare una soggettività queer difficilmente eludibile e celabile. Anche in una recente ricerca italiana sulla genitorialità t* si può leggere: “Le persone transgender trasgrediscono l'espressione di genere che la nostra cultura idealizzava per ogni sesso, destabilizzando così le costruzioni dominanti di “mascolinità” e “femminilità”. Questo è sopratutto vero, o per lo meno si evidenzia con più facilità, nel caso dei genitori T. Queste persone si ritrovano in una posizione ideale per sfidare le pratiche tipiche di genere all'interno del sistema familiare, andando ad impattare sui significati dell'essere madre o padre”[3] Così, ogni volta che mi…
Perché allatto da ben cinque anni? Perché sono un animaledi Eva MelodiaAllatto senza interruzioni da più di cinque anni. A parecchie persone sembrano tanti, lo so. Per intendersi, sono circa il numero di anni durante i quali vengono sfruttate le mucche da latte e per loro, poveracce, incatenate, ingabbiate, violentate... per loro sono un tempo infinito che per di più termina con l’ignobile atto infame dell’uccisione. Dopo che ci hanno nutriti (obbligate, sia chiaro) come fossero nostre madri e più delle nostre madri, ecco che un bel colpo in testa ne cancella la dignità e con essa il senso del dono del latte materno. Per le femmine umane invece, no, non sono tanti. Per me di sicuro non lo sono stati perché, anche se non sono una mucca, resto un animale e per la precisione un mammifero per il quale allattare a lungo rientra nelle capacità assolutamente fisiologiche. In questi cinque anni ho acquisito una certa esperienza personale, mi sono documentata parecchio, e ne ho anche viste davvero di tutti i colori. Questo non significa che sia un guru sull'argomento. Ho solo avuto tempo e modo di riflettere approfonditamente sul tema dell'allattamento naturale a termine, di pormi delle domande ed infine di trovare le mie risposte. Cercherò di essere leggera in questa mia critica dell'esistente, perché so che potrei ferire delle donne che di fatto non hanno allattato i propri figli. Vorrei fosse chiaro che il mio non è un giudizio verso alcuna delle loro scelte sull'allattamento. Al contrario il…
Bisogni di leggerezza Il variegato panorama mainstream ci offre, specie negli ultimi tempi, delle perle di saggezza a cui si non possiamo rimanere indifferenti. Per chi pensava che oltre al filone stile PETA (belli, famosi, ricchi e possibilmente bianchi) non si potesse più andare, ebbene, certe nostrane spontaneità dimostrano il contrario. Può capitare, infatti, nel nostro Paese che avvicinandoti a un tavolo informativo per prendere un volantino si diventi vulnerabili all'incontro ravvicinato col membro sventolante, momentaneo sponsor appena di ritorno dell'Isola dei Famosi. E se si auspicava che l’abuso di certo nudismo prèt a porter, di cui forse è andato perduto il significato rivendicativo, ecco che arriva in rete il trailer di Vegan Chronicles. Una figa-ta! All’insegna del ‘famose ‘na risata’ (a spese dell’artri) confermando in modo imbarazzante tutti gli stereotipi del caso, ci viene proposto in salsa rosa uno dei leit motiv più gettonato da quella stessa cultura del dominio e del controllo di cui siamo intrisi e che accomuna tutti: la vagina. Chi conosce un testo fondamentale come ‘The Sexual Politics Of Meat’ scritto daquella buontempona di Carol Adams, ha più o meno intuito come ‘stupro degli animali’ e ‘corpo delle donne’ siano elementi imprescindibili l’uno dall’altro. (per parziale presa visione qui il link). Di che si tratta? In sostanza i due giovani/sprovveduti/ingenui/vegani autori – cosa si sono immaginati di proporre in risposta ai cassamortari che postano sul loro sito foto (credendole provocatorie) che li ritraggono sorridenti accanto a poveri animali sgozzati? Una terapia radicale a base di…
Facebook non è certo il mondo intero, ma uno spaccato del mondo, in qualche modo può mostrarlo... soprattutto se, come nel mio caso, lo si utilizza a fini di divulgazione politica, magari su diverse tematiche, aggregando quindi persone molto diverse tra loro. Ci tengo a precisare che, a parte qualche parente o amico di primissimo pelo, non ho mai chiesto l'amicizia a nessuno. Sono consapevole di come il mio profilo risulti fortemente doloroso e lascio che a farsene carico sia chi decide di accettare (oppure no) le mie miriadi di documenti durissimi e le spigolose critiche morali che in nome della sola amicizia non avrebbero alcuna ragione di essere fatte. I miei "amici" su facebook sono quasi tutti contatti arrivati fino a me considerandomi "amica" perché animalista, amica perché antispecista, amica perché movimentista, perché ecologista, perché buddista, etc.. una, più, o tutte queste cose messe insieme. Leggendo dunque tra i miei tanti contatti, per la maggior parte sconosciuti, scopro talvolta altissimi momenti di umanità che taluni desiderano condividere, ma purtroppo anche molti picchi di bassezza ignobile e spudorata. In particolare solo le perle razziste a sprecarsi, come anche le grasse risate sulla sofferenza altrui, soprattutto animale. Tutto ciò ha il patetico filo conduttore di una cultura del dominio, e lo sappiamo (qualcuno lo sa): l'oppresso, cieco e “instupidito” non fa che opprimere a sua volta, per partecipare e riscattarsi in qualche modo...difendendo i propri piccoli privilegi e finendo con l'ostentare l'empatia di una zucchina. Eppure, io non cancello nessuno. Neanche…
La pubblicazione in Italia del Manifesto Queer Vegan di Rasmus Rahbek Simonsen rappresenta, credo, un piccolo sforzo utile ad avviare riflessioni con ripercussioni sia teoriche che a livello di attivismo politico. Ma l'aspetto più sintomatico del fatto che Simonsen qualche cosa di significativo l’abbia effettivamente detto è rappresentato, paradossalmente, da una recensione firmata da tale Lupo Glori, alias Rodolfo De Mattei (un vero anti-identitario!), pubblicata di recente su un sito di ispirazione cattolica tradizionalista, diretto nientepopodimeno che da un ex vice-Presidente del CNR, Roberto De Mattei. Lupo Glori sembra sinceramente spaventato dalla pubblicazione di questo librettino rosa. In effetti, l'"ideologia del gender" è già abbastanza destabilizzante di per sè per chi parla di famiglia "naturale"; l'antispecismo è già di per sè una “delirante visione”, “finalizzata a mettere sullo stesso piano gli uomini e le bestie” (sic). Figuriamoci se provano a dialogare fra loro... "Cosa hanno in comune la teoria queer e l'animalismo vegano"? chiede Lupo. Molto semplice rispondere: sono entrambi fumo negli occhi per l'ortodossia cattolica. Ma se fosse solo questo non sarebbe molto interessante accostare le due parole, queer e vegan, in un saggio, come fa Simonsen. Per fortuna, qualche idea in più su cosa abbiano in comune questi due termini, Simonsen sembra averla. De Mattei mostra di aver compreso bene quali siano questi elementi sottolineati dall'autore del Manifesto. Veganismo e femminismo queer condividono un'“orgogliosa rivendicazione della devianza, intesa come comportamento antisociale e antinormativo”, una critica radicale all'identitarismo, una “resistenza metaforica e materiale all'ordine sociale dominante”. Entrambi attaccano le…
Relazioni o dominio? La convivenza tra le specie di Egon Botteghi Grazie all'invito che mi è stato rivolto dall'organizzazione del Veganch'io 2014, nel cui programma è stato inserito il dibattito “Relazioni o dominio? La convivenza tra le specie”, ho potuto ulteriormente approfondire la lettura dell'articolo di Lynda Birke “Vite Intrecciate”, apparso su Musi e Muse nel Marzo del 2014 (Vite intrecciate: comprendere le connessioni umano-animali). Questa pubblicazione era già stata oggetto di uno scambio di riflessione tra me e Marco Reggio, leggibili su Antispecismo.Net (Dialogo tra Egon Botteghi e Marco Reggio). In quell'occasione espressi il mio “disagio” nel “leggere su quella bella rivista online, interessata ad articolare gli aspetti concreti di scambio ed empatia tra esseri umani e animali, con la prospettiva della liberazione animale, le opinioni di una etologa- sociologa che ammette la pratica del montare a cavallo come scambio “sano” interspecifico” temendo anche che, così facendo, si potesse, in qualche modo, “legittimare, nel mondo animalista, tale pratica, che io trovo invece deplorevole” Dopo aver approfondito gli scritti di Lynda Birke mi sento di confermare le impressioni che ebbi allora e di poter riaffermare quello che mi sembra il nocciolo della questione, e nel farlo cito la stessa fondatrice della rivista Musi e Muse, Agnese Pignataro: “ Non è sufficiente che una relazione sia in “vita” […] per provare che quella relazione è degna di continuare a “vivere”, se appare che una delle parti riceve un danno nella sua autonomia e integrità fisica” (in DEP, N°23/2013). Dal momento che…
Siamo tutte frocie Mettere a frutto il potenziale queer del veganesimo di Egon Botteghi Nell'ambito della giornata di lotta e studio politico “Liberazione Generale due”, andata in scena il 24 Maggio 2014, a Verona, Marco Reggio ha presentato la relazione “Il potenziale queer del veganesimo: dalla solidarietà agli animali alla sovversione degli stereotipi di genere”. Cito dall'abstract del suo intervento: “è interessante prendere in considerazione il vegetarismo maschile, in cui i soggetti rinunciano ad alcune prerogative umane (allevare e uccidere altri animali per cibarsene), ma contemporaneamente ad alcuni caratteri considerati tipicamente maschili (lo stereotipo diffuso vuole gli uomini “predatori”, carnivori e insensibili). Alla prima affermazione di solidarietà, quella verso gli animali da carne, si contrappone la vegefobia, negazione simbolica del vegetarismo tesa a rimuovere lo sfruttamento animale e quindi a sostenerlo materialmente. Contro la seconda rinuncia, vengono messe in campo versioni più o meno esplicite o consapevoli dell’odio omofobico: “se non mangi la carne sei un finocchio”. Se i vegan in generale tendono a negare l’esistenza della vegefobia, i maschi vegan tendono a respingere le (velate) accuse di omosessualità negandola, e spesso rimarcando la propria mascolinità “doc”. Al contrario, è interessante vedere come il potenziale straniante, deviante (queer?) del veganismo, se riconosciuto, possa aiutare gli attivisti antispecisti a mettere in discussione radicalmente il modello di mascolinità dominante, l’eterocentrismo e il binarismo di genere.” Alle orecchie delle diverse persone presenti, che nelle loro quotidianità esperiscono cosa sia l'omotransfobia (la giornata era organizzata anche in collaborazione con il circolo lgbtqi Pink, oltrechè…
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta inviata da Camilla Lattanzi a Repubblica, in seguito alla pubblicazione di un articolo di Michele Serra sull'edizione dell'1/7/2014. LETTERA APERTA A REPUBBLICA Nell'infelice AMACA di martedì 1mo Luglio, Michele Serra ha purtroppo aggiunto un altro anello alla catena di luoghi comuni e dissimulazioni che caratterizza il rapporto della nostra società con gli animali. Affermando che la natura è cruenta Serra perde completamente di vista il fatto che l’episodio di Berna (un orsetto che viene soppresso dallo zoo in cui era ospitato) è in sé un’accusa all’innaturalità dello zoo stesso. Serra però si guarda bene dal prendere posizione su queste anacronistiche e crudeli istituzioni, luoghi di segregazione e sofferenza estrema, né spende una parola sulla contenzione in uno spazio ristretto di un cucciolo d'orso assieme a un maschio adulto, sulla decisione tutta umana di sopprimere il cucciolo, sull'ottocentesca esibizione a scopo didattico del cadavere impagliato. Né possiamo aspettarci che Serra si chieda “ma come caspita fanno in natura i cuccioli d’orso a diventare adulti?”, perché questa banale domanda farebbe cadere il suo fragile costrutto. Molto più opportuno per lui sorvolare, anche sullo sdegno che l’episodio ha sollevato nel mondo scientifico, e concentrarsi sull'esercizio del linciaggio verso la categoria de "gli animalisti". Un linciaggio che a dire il vero non sorprende, perché capita spesso a intellettuali e commentatori provenienti dalle fila della sinistra - persone che un tempo volevano cambiare il mondo e oggi sono dei semplici ex, ben integrati nel sistema dominante - di…
Un nuovo tabù (anzi due!) per un nuovo millennio di Eva MelodiaL’Ucraina si spezza contesa in una lotta tra bande di ladri, predatori della domenica, piccoli e grandi imperatori giunti fino a noi direttamente dal medioevo, talvolta con tanto di corone pacchiane e sempre con ricolmi della boria che li contraddistingue. Ci sarebbe da pensare, ad essere tignosi, che il karma paga in un modo o nell’altro: oggi spazzi via un intera generazione di cani per il campionato di calcio tu, domani vieni spazzato via - magari quale intera etnia - dallo Stato che fino a ieri credevi sovrano e che improvvisamente vale più da mezzo che da intero. Le logiche del karma però non sono così semplici e puerili. Si resta allora e solo col cerino in mano ogni volta che l’Ucraina viene nominata, mentre il triste ricordo di tutte quelle creature animali davvero innocenti aggrava il senso di scoramento alla conta dei morti umani e altro-da-umani nei conflitti. Un numero notevole di persone proprio poco tempo fa, si dichiarava entusiasta all’idea di candidare Gino Strada come presidente della Repubblica. Al di là del percorso fatto per giungere a tale ipotesi, Gino Strada piace a tutti (o quasi) per l’immersione totale in cui lo si immagina mentre allevia le sofferenze della piaga per eccellenza e dai suoi ripugnanti effetti, la guerra. Il solo apprezzamento però per Strada o per uomini ed associazioni similari di fatto, è qualcosa che non impegna e anzi che fa trandy, molto chic, costando poco...basta…
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