Giovedì, 28 Febbraio 2013 16:11

The gay animal - video

The Gay Animal


Video (sottotitolato in italiano a cura di Femminismo a Sud)

http://vimeo.com/59645069
Pubblicato in Materiali
Pubblichiamo il seguente articolo, tratto da Femminismo a Sud.

L'articolo prosegue il dibattito aperto dalla testimonianza sul corteo contro la caccia di Brescia del 15 settembre 2012.


Antispecisti di destra? eh no, compagn*!


Ho appena letto la testimonianza pubblicata su Infoaut dal titolo Provocazioni fasciste al corteo anticaccia a Brescia, che a prescindere dal resoconto dei fatti – sul quale non ho chiaramente nulla da eccepire – mi lascia molto contrariata in quanto a conclusioni.
Ultimamente sento molto spesso parlare di ‘antispecismo e destra’ – mi torna ad esempio subito in mente l’articolo uscito su Left qualche tempo fa dal titolo animalismo nero – e questo è stato peraltro uno dei temi trattati, con estrema serietà, all’ultimo Incontro di Liberazione Animale, tenutosi alla fine di agosto vicino a Torino (il titolo di uno dei workshop era proprio ‘Antispecisti di destra?’, da un ottimo contributo pubblicato dalla Veganzetta e consultabile qui).

Ecco perciò mi sento di dire con una certa tranquillità che spesso, trovandomi in ambiente antispecista, non ci sono stati dubbi riguardo al fatto che non vi sia posto per ‘destrorsi’ nel nascente movimento, siano essi nostalgici fascistoni conclamati o più insidiosi ‘intellettuali’ di quelli che vorrebbero ‘cancellare le obsolete definizioni di destra e sinistra, comunismo e fascismo’ (e guarda caso sono quasi sempre di destra quelli che vogliono ‘dimenticare il passato’ – come ad es. la filosofa Alessandra Colla che, ho da poco con mio stupore scoperto, è tra i redattori della rivista Asinus Novus – cosa questa che mi piacerebbe approfondire, ma questo non è –ancora – né il luogo né il tempo – ma è chiaramente una domanda aperta la mia, in attesa di un sereno confronto in merito).

Altro conto, come è stato testimoniato da tanti dei presenti all’incontro di agosto, sono quei cortei un po’ generalisti nei quali non si può parlare di un’organizzazione da parte di un cosidetto ‘movimento antispecista’ (ma quale? Pare davvero ancora troppo prematuro parlare di movimento) che raccoglie tutta una serie di individualità tra le quali ne spiccano molte inclini più che altro alla zoofilia, a tratti vagamente squilibrate e del tutto avulse da qualsivoglia contesto politico.
Queste persone, che sicuramente possono rappresentare  - anche solo, a voler essere ottimisti – per la propria ingenuità delle dinamiche di piazza un pericolo per sé stessi e per gli altri non sono antispecisti, checché magari a volte si proclamino tali. Questo perché l’antispecismo ha una valenza politica che queste persone non prendono assolutamente in considerazione, facendo un minestrone di sentimentalismi, istanze personali, confusione e superficialità non da poco (sono proprio quelle persone che hanno permesso al corteo summenzionato che una persona venisse aggredita, così come quelle che al corteo contro ‘Green Hell’ stringevano la mano ai poliziotti per dare loro solidarietà come lavoratori  - subendo poi peraltro sgomenti una carica!)

Per tornare alla testimonianza di cui sopra, ciò che forse la compagna non ha preso nella dovuta considerazione (così come a suo tempo i redattori di Left) è non ‘ciò che si vede’, e cioè il fascista che viene a provocare il corteo o la zoofila che dice di lasciar correre e non si rende conto della gravità della cosa…. Ma ciò che ‘non si vede’ perché non c’è: e cioè interesse da parte dei compagni di sinistra per la lotta antispecista.

E qui apriamo un vaso di Pandora, ma ritengo sia ora di farlo, perché a volte pare (e sottolineo pare) quasi che articoli come quello al quale mi trovo a rispondere siano volti a legittimare quello stesso disinteresse, adducendolo al fatto che l’antispecismo sarebbe una pratica politica di destra…. Eh no, compagn*!

Come femminista e antispecista, convinta dell’intersezionalità delle diverse lotte, mi sono scontrata più e più volte con il dileggio, il disinteresse o l’aperto fastidio nei confronti della lotta antispecista da parte di persone con una pratica politica attiva e di sinistra alle spalle: femminist*, antirazzist*, antifascist* (sensibilissim* alle diverse istanze!) che di fronte alla lotta antispecista dimostravano indifferenza totale, quando non dileggio o aperto disprezzo (vogliamo parlare delle intoccabili grigliatone di sinistra??), la definivano insomma senza tanti giri di parole – e anzi con assordanti silenzi – come una lotta futile e tutto sommato inesistente.

E sebbene intimamente io senta di voler mostrare solidarietà alla compagna attaccata e a quelli intervenuti in suo aiuto, vorrei portare alla loro attenzione il fatto che, probabilmente, quello che hanno vissuto lo hanno vissuto proprio perché molti di quelli con cui condividono tante importanti battaglie non erano lì con loro quel giorno.

Ed esorto perciò noi tutti, che abbiamo a cuore la lotta antifascista, a renderci conto che quando i fascisti si fanno spavaldi è perché sentono una debolezza, un vuoto, uno spazio in cui possono cercare di infiltrarsi: perciò se ciò dovesse accadere nell’ambito della lotta di liberazione animale, il primo esame di coscienza dovrebbe venire proprio dal movimento antagonista e da quei tantissimi militanti e attivisti che ad oggi, nei confronti del nascente movimento antispecista, non hanno dimostrato che perplessità e indifferenza.

(link originale)
Pubblicato in Spunti di Riflessione
Mercoledì, 08 Agosto 2012 13:34

Violenza sulle donne è... - campagna

da: http://femminismoasud.tumblr.com/

“Scrivi cos’è la violenza sulle donne”. La frase di apertura è “violenza sulle donne è…” e tu aggiungi il resto.

Manda cartelli, frasi, foto, qualunque cosa a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Perché non sono gli altri che devono stabilire cosa per noi è violenza. Siamo noi a deciderlo.

 

La Campagna sarà divulgata anche sulla pagina facebook “Femminismo a Sud” gestita dalle nostre sostenitrici.

Update: l’evoluzione della campagna è di stampa e produzione di cartelli e distribuzione nella varie città.

Pubblicato in Appuntamenti ed Eventi
Lunedì, 03 Settembre 2012 00:00

Noi compagni e la violenza sulle donne

Ripubblichiamo un articolo tratto da Femminismo a Sud, nella convizione che questa riflessione sia molto importante – anche perchè è stata finora pressochè assente – nell’ambiente antispecista.

 

E’ in corso un’assemblea antifascista, presenti molti compagni di realtà politiche cittadine. Prende la parola una compagna. Il suo intervento è disturbato, denigrato, accompagnato da fastidiose risa. Dopotutto è una donna e qui si parla di antifascismo militante.

Le straordinarie compagne e sorelle di Femminismo a Sud, come tappa della loro campagna contro la violenza sulle donne hanno chiamato tutti quanti ad esprimersi su questo tema, con una frase che rappresenti questa infamità. Una presa di posizione collettiva contro un fenomeno drammaticamente diffuso e pericolosamente taciuto.

Riflettendo su questa iniziativa, pensavo a quanto il problema di genere sia spesso assente nelle nostre discussioni politiche, nelle nostre iniziative e a quanto sia, al contrario, strettamente intrecciato con l’antifascismo, la società che vorremmo e il mondo nuovo che auspichiamo. E all’interno di tutto questo, quanto la violenza sulle donne sia un tema cui gli uomini, anche i compagni, non considerino proprio terreno di mobilitazione e lotta politica.

Parto da una considerazione. La violenza sulle donne riguarda anche gli uomini e li riguarda in maniera feroce, pervasiva, piena. Ci costringe a farci domande, a interrogarci, su ciò che siamo come soggetti politici e sociali, sui contesti a cui apparteniamo, sulla nostra cultura di riferimento. E ci porta alla necessità di operare una denuncia forte: quella contro il modello culturale di maschio italiano, per il quale il soggetto femminile perde la propria soggettività e diviene oggetto di cui disporre a proprio piacimento.

Discutendo con un compagno antropologo, emergeva come nella nostra visione occidentale di culture altre come quella Afghana o Somala, facciamo presto a definire le loro pratiche aberranti contro la donna, come fenomeni culturali. Ma una riflessione simile sulla violenza di genere in Italia ci porta a liquidarla come devianza patologica individuale. Ebbene, un omicidio ogni tre giorni non è follia o patologia, è allarme sociale e culturale da affrontare con la massima urgenza e con tutta la dirompenza di cui siamo capaci.

Occorre una presa di coscienza collettiva anche fra noi uomini, soprattutto fra noi uomini. Perchè fino ad ora, escludendo qualche caso particolare, non siamo stati capaci di inserire questa tema nella nostra agenda di mobilitazione politica. E soprattutto non siamo stati capaci di evidenziare come l’atto violento in sè è parte (ovviamente la parte più grave e evidente) di un fenomeno complessivo nel quale, la figura femminile è colpita e denigrata in tutti i suoi aspetti. Nelle vicende di carnefici e vittime è immediato combattere per le vittime, meno immediato è interrogarsi sulla nostra vicinanza o meno con i carnefici.

Troppo spesso nelle realtà politiche in cui militiamo, i ruoli di potere decisionale, di autorevolezza culturale sono esclusivamente maschili. Troppo spesso il linguaggio di cui ci dotiamo è fortemente maschilista: Troppe volte riteniamo la questione di genere un elemento sovrastrutturale per il quale la mobilitazione è meno importante e meno affascinante. Ma non capiamo che anche questi sono elementi gravissimi di violenza, strettamente legati alla violenza fisica.

Dobbiamo spazzar via tutto questo. Dobbiamo farlo noi uomini e debbono farlo le donne. Insieme, operando strategie di rotture culturali con l’esistente, costruendo spazi di sperimentazione, provando ad incidere a tutti i livelli, da quello sociale a quello legislativo, da quello culturale a quello comunitario.

E’ un tema che ci riguarda, compagni, più forte che mai.

GianMaria


Link all’articolo originale

Pubblicato in Spunti di Riflessione
Venerdì, 13 Luglio 2012 09:59

Sacrifici ‘umani’ - da Femminismo a Sud

Ripubblichiamo questo interessante articolo da Femminismo a Sud sulla vicenda di Lennox

Sacrifici "umani"

Ieri, a Belfast, un cane è stato ucciso (n.b.: in inglese si dice “humanely destroyed”…vi viene in mente migliore ossimoro???).
La storia potete leggerla qui e anche qui.

Lennox ha pagato con la vita il suo essere ‘altro’ rispetto ad una norma di cui non sapeva né poteva nulla.
A nulla sono valsi gli appelli internazionali che chiedevano di poter salvare una vita incolpevole da una morte insensata e indegna. Trovate assurda l’ostinazione dei carnefici? E perchè mai?

Ieri non è stato ucciso “solo” un cane: ieri è stato compiuto un sacrificio, l’ennesimo, che a ben vedere si compie quotidianamente e in ogni parte del mondo: il sacrificio di tutt* coloro che vengono considerat*, in qualche modo e a totale discrezione di chi di volta in volta detiene il potere,  ’altri’, perciò “diversi”, “alieni”, “pericolosi”… da dominare e, se e quando ciò non sia possibile o auspicabile, eliminare.

Perché la norma, il patto sociale (come ha ben spiegato Luisa Muraro nell’ imperdibile “Dio è violent*”) prevede che il singolo rinunci alla forza – anche quella che sarebbe legittima e spesso necessaria – ma lo Stato, il Potere dai cittadin* “liberamente” delegato, chiamatelo come vi pare… a quella forza che oramai continuamente sfocia in violenza brutale (parliamo di quello che è successo ieri a Madrid?) non rinuncia per nulla, anzi.

Come non notare l’escalation di violenza benedetta da un potere intollerante, irrigidito e incancrenito che in ogni modo, e in maniera peraltro sempre più arrogante ed esplicita, cerca di espellerci tutt* catalogandoci come devianti, indesiderabili, pestilenza da cui mondarsi? Nessun* può essere tollerat*, costituirebbe un pericoloso precedente, potrebbe aprire una breccia in una supposta “normalità” tanto rassicurante quanto mortifera… no, il braccio violento della legge deve essere implacabile, granitico.

Ieri non è morto ‘solo’ un cane – con buona pace di tutt* coloro che al sentimento di dolore espresso da tant* per l’ingiustizia e la barbarie di quest’atto, rispondevano con i triti luoghi comuni del “ci sono cose più importanti”. Spiacente di contraddirvi affermando che questa è una delle tante cose importanti da non passare sotto silenzio (e noi abbiamo abbastanza mente e cuore per comprenderne molte, di queste brutture, direi perfino troppe).

Che lo si voglia capire (o ammettere), ieri si è compiuto l’ennesimo sacrificio simbolico dell’ ‘altro’. In nome dell’omologazione, della violenza arbitraria e brutale, dell’ottusità di un contratto sociale che reclama ormai a gran voce e continuamente il proprio pagamento in sangue. Ieri, oggi e domani, di sacrifici ne sono stati e saranno compiuti altri mille, e milioni di umani e non umani verranno torturati e giustiziati per un supposto “maggior bene” che non si sa più chi ha scelto, ma che viene difeso con strenuo e cieco accanimento da chi, arbitrariamente ormai, afferma di “rappresentarci”.

Gli occhi vanno tenuti aperti, spalancati: non si tratta mai SOLO…di un cane, di una donna, di un ‘altr*’.

‘Altr*’ lo siamo tutt*.
Addio, Lennox.

Pubblicato in Attualità - Notizie
Intervista a Breeze Harper che racconta la propria visione di intersezioni tra lo sfruttamento degli animali e quello delle donne nere.

Fonte: Femminismo a Sud

Testo integrale:

Buona sera, sono Breeze Harper del progetto Sister Vegan. E oggi voglio parlarvi dei punti di contatto esistenti tra la storia delle donne nere - l'uso dei corpi delle donne nere per esperimenti medici - e come credo che questa pratica sia legata alla liberazione animale e al bisogno di riflettere criticamente sull'utilizzo degli animali non umani in Occidente. Ho iniziato a pensare ad un articolo scritto da Petra Kuppers sulle donne nere nella metà del diciannovesimo secolo che subirono gli esperimenti di un uomo, Marions Sims, considerato nelle scuole di medicina ginecologica il padre della ginecologia in occidente. E nell'articolo sul progetto Anarcha potreste leggere di come Marion Sims sperimentò su diverse schiave afroamericane. Sperimentò su di loro a beneficio delle donne bianche del ceto medio che avrebbero chiesto i suoi servizi - le sue competenze ginecologiche e quello che fece fu davvero disgustoso e crudele. Sperimentò su queste donne chiaramente senza il loro consenso, ma quando sei uno "schiavo" sei una proprietà, perciò non hai assolutamente voce in capitolo riguardo a ciò che i bianchi ti fanno. Quello che Sims cercava di fare era di risolvere il problema delle fistole nelle donne bianche di ceto medio. Una fistola è un problema medico che implica una lacerazione della vescica che a volta ha luogo in caso di travaglio prolungato tramite un uso non corretto del forcipe nel corso del parto che nelle donne provoca una perdita costante di urina. Così Sims decise di usare i corpi delle donne nere per risolvere questo problema. Eseguiva i suoi esperimenti senza anestesia, e su una donna sperimentò più di trenta volte. Voglio dire, ha aperto le loro vagine, gli uteri, senza anestesia. Potete immaginare cosa significhi? E' veramente disgustoso, ma è il "padre della ginecologia".
E tutti sappiamo - quasi tutti qui in occidente - se si affronta la questione criticamente quando si tratta di conoscere la storia della sofferenza e dell'oppressione, che il caso di queste donne nere non era "unico". La sperimentazione su esseri viventi - animali umani, animali non umani - è stato un problema ricorrente. E penso che negli anni ci sia stata una grossa spinta per abolire la sperimentazione animale, la vivisezione, sperimentare sugli animali mentre sono vivi e coscienti, per il "progresso" della medicina. E' molto, molto, molto crudele e molto doloroso.
Al giorno d'oggi molte persone mi domandano come mai io unisca la teoria femminista nera e l'attivismo con la cura degli animali non umani, l'etica animalista, la liberazione animale e il veganismo.
Sono consapevole del fatto che ogni persona ha la propria opinione personale derivante dai propri interessi e desideri, e chiaramente gli interessi e i desideri non sono mai "apolitici", ma le persone dovrebbero davvero scandagliare le proprie motivazioni per capire perché desiderino certe cose anche quando quelle stesse cose fanno del male ad altri esseri viventi.
Una delle ragioni per le quali integro la teoria femminista nera e l'attivismo con gli studi relativi alla liberazione animale e al veganismo è che reputo che la stessa mentalità che considera fattibile condurre esperimenti crudeli sulle donne nere "curate" dal dr. Sims (ricordate il "padre" della ginecologia!) è la stessa mentalità che continua a permettere che gli animali non umani debbano sperimentare un inferno inimmaginabile - dagli animali d'allevamento agli animali utilizzati per i test cosmetici - a quelli usati per la vivisezione. E allora penso a quello che è successo a queste donne nere, ...semplicemente non c'è scusa per questo, non si può razionalizzare.

Sono sicura che nel corso del tempo diverse persone abbiano tratto beneficio da questi esperimenti, come le donne bianche del ceto medio e i dottori bianchi maschi che davvero credevano che queste donne nere e questi corpi di donne nere fossero sacrificabili per una causa più grande. E non è buffo che le persone che affermano questo, che parlano di come un essere vivente dovrà essere sacrificato, per la causa più grande dell'umanità - non è interessante che si tratti sempre di coloro che hanno il potere o sono nella posizione di non essere mai loro quell'essere o quella persona?

E allo stesso modo al giorno d’oggi sentirai lo stesso tipo di razionalizzazioni del perché centinaia di migliaia di animali non umani sono sezionati e torturati per il “bene” dell’umanità e della medicina. E sentirai le persone dire “Beh, è per il bene dell’umanità. Purtroppo devono essere sacrificati”, e io penso che al giorno d’oggi, perlomeno in Occidente, la maggior parte delle persone direbbe “No, sarebbe molto sbagliato sperimentare sugli esseri umani!”. Però, quando le persone di colore non erano considerate esseri in grado di soffrire, era normale avere quella stessa mentalità, dire “Non c’è niente di male. Non sentono nulla, non provano veramente dolore”. E il Dr. Sims diceva – e credeva, come altre persone che hanno contribuito a concettualizzare questo “razzismo scientifico” – che le persone di discendenza Africana avessero una soglia del dolore molto più alta delle persone di razza Bianca. Ed oggi, senti lo stesso tipo di razionalizzazioni, quando si parla di sperimentazione animale, abusi e crudeltà, quando si parla di animali non umani usati nei laboratori per i test medici o cosmetici. E sto davvero cercando di capire perché sia così difficile per me comunicare con persone – persone molto coinvolte negli abusi e nello sfruttamento degli animali non umani negli Stati Uniti – perché sia così difficile far loro vedere il disegno più ampio, la storia, e come lo stesso tipo di mentalità, la stessa logica sia stata usata sui nativi americani, sugli schiavi africani, sugli afroamericani liberati – come non ricordare l’esperimento di Tuskegee, nel quale persone malate di sifilide, a cui venne fatto credere di seguire una terapia, non vennero curate affatto per decenni…Esperimenti su persone considerate non adatte ad essere produttive a livello intellettuale per la società come i malati psichiatrici. E non possiamo dimenticare gli esperimenti, le crudeltà, e le torture d milioni di ebrei e non solo di ebrei, ma tutti coloro che non erano d’accordo con i nazisti e che furono rinchiusi nei campi di concentramento – anche su di loro venne sperimentato e sfortunatamente molte persone oggi nel mondo beneficiano di queste conoscenze mediche ottenute attraverso questi esperimenti crudeli. Così quando parlo alle persone del perché iso sia così interessata alla correlazione tra il pensiero femminista nero e la comprensione delle relazioni tra animali umani e non umani, al concetto di veganismo a ciò che consumiamo, penso che la risposta sia chiara: Se non vuoi che qualcuno abbia il diritto di legarti e vivisezionarti se sei disgustato da quello che succedeva nell’anteguerra in America, quando le persone come il Dr. Sims legavano queste donne e sezionavano loro le vagine ripetutamente, senza anestesia, senza alcun rimorso . se ciò ti disgusta, devo capire come non ti disgusti sapere che la stessa cosa succede agli animali non umani, come tu non riesca a metterti nei loro panni e chiederti “credo davvero che gli animali non umani meritino di essere trattati così perché sono stati “creati per uso umano”?” O forse paro così per il semplice fatto che ho il potere e il privilegio di decidere come gli animali non umani debbano essere trattati, così che io possa sfogare il mio desiderio di mangiarli, perché mi piace il sapore, o il mio desiderio di utilizzare un cosmetico particolarmente conosciuto che dovrebbe farmi apparire molto bell*?
E devo davvero capire come questo possa esser il diritto di qualcun*. E come sia possibile che così tante persone possano essere disgustate dall’idea di sperimentare (torturare) un umano odi rendere una persona schiava?= vorrei capire questa difesa, dal momento, dal moemnto che socì tante persone come me, non necessariamente paragonano la schiavitù africana o la Germania nazista e l’olocausto degli ebrei alla odierna sofferenza degli animali non umani, non sono la stessa identica cosa, ma chiedono alle persone di capire come tutto questo si inserisca in una enorme matrice di oppressione nella quale tutti questi pezzi sono interdipendenti e si influenzano vicendevolmente. Una persona non può capire pienamente come queste donne africane siano state oppresse per via del sessismo, razzismo e coloniali se non comprende come gli animali non umani sono trattata in occidente – maltrattati. E necessario comprender che il colonialismo e il razzismo sono stati realizzati da chi era al comando allora, e in una certa misura anche da quelle alte sfere di oggi, sull’assioma per il quale coloro che sono veramente e totalmente umani, sono maschi bianchi proprietari, capaci di pensiero razionale. E poi c’è l’altro, l’Altro che può esser colonizzato e dominato - l’Altro che di volta in volta è rappresentato dalle donne, dalle persone non bianche, senza proprietà o terreni, e che tutti questi “altri” si inseriscono perfettamente nella concezione dell’elité riguardo al capitalismo, all’imperialismo, al colonialismo. Così quando comincio a parlare di persone di colore, e del maltrattamento degli animali nel contesto di come il concetto di Altro è stato costruito, dall’interno della percezione del maschio bianco che ha avuto accesso all’istruzione, di classe privilegiata, proprietario, inizia a capire che questa alterità, questa distanza, questo spegnere la propria capacità di provare empatia, e simpatizzare, sia incredibilmente importante quando vuoi creare un mondo basato sull’imperialismo e sul capitalismo e vuoi reificare, vuoi colonizzare, vuoi dominare l’altro come risorsa, come bene, così da continuare a beneficiare, di quella particolare condizione di potere. Questo non si riferisce esclusivamente allo status di persona di razza bianca in particolare – è solo un esempio – ma quando chiedo alle persone di prendere seriamente in considerazione perché liquidino così in fretta la sofferenza degli animali non umani quando si va a toccare le abitudini di consumo… Li rendono ‘altro’, non riconoscono la loro sofferenza, non riconoscono il fatto che gli altri animali provino dolore e sofferenza e che non esistono soltanto per il proprio desiderio e divertimento. E mi lascia sempre, sempre perplessa incontrare minoranze non bianche che realmente lottano contro il razzismo istituzionalizzato, provano intimamente l’esperienza di essere resi l’Altro’, di vedere il loro dolore e la loro sofferenza mai presi seriamente – e vedo alzare si muri dell’indifferenza quando chiedo loro “Be, come credi si sentano gli animali non umani ad essere resi l’Altro, a non vere presi seriamente il loro dolore e la loro sofferenza?” Mi lascia molto, molto perplessa. E vi chiedo… non è un giudizio, è più curiosità: come, se siete stati onnivori, o se siete onnivori, come razionalizzate che per alcuni esseri sia giustificato subire dolore e sofferenza e per altri invece no? Come riuscite a separarli così bene e a convincervi che non è necessario che riconosciute e ammettiate il dolore e la sofferenza degli animali non umani? E questo vale anche per molte persone che non vogliono riconoscere il dolore e la sofferenza delle persone che hanno reso ‘Altri’ – Che cosa vi passa per la mente?

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