Martedì, 23 Luglio 2013 08:04

Nessun rispetto - di Barbara X

NESSUN RISPETTO

di Barbara X

 t-shirt

Quando ho notato le scritte che compaiono sulle t-shirt ritratte nell'immagine che accompagna queste mie considerazioni, ho provato a immaginare la reazione di tante altre donne, magari sottobraccio ai propri mariti e fidanzati, magari non impegnate politicamente: nell'udire i commenti, i motteggi e le risate dei propri cavalieri è probabile che abbiano chinato lo sguardo verso il basso, con un sorrisetto imbarazzato e pudico, senza accennare ad alcuna rimostranza, evitando così di turbare il momento di ilarità.

La donna è gentile per natura, si dice. Non ho mai amato produrmi in dilettantesche e stucchevoli citazioni dotte (che lascio volentieri ad altri), ma per spiegare quale significato io voglia attribuire al predicato nominale "gentile", ricorro senz'altro alla definizione che ne diede Pier Paolo Pasolini nel 1970, in uno scritto apparso sulla rivista Tempo: "[...] L'uso dell'aggettivo 'gentile', da me riferito all'operaio, non aveva il significato pedestre e banale per cui 'gentile' è chi cede il posto a una signora sull'autobus o sorride al cameriere nell'ordinare un risotto. Gentile è esattamente l'opposto di volgare. La volgarità è aggressiva, ricattatoria, prepotente, possessiva, presuntuosa: essa nasce - nel nostro particolare momento storico - dalla 'sottocultura' borghese [...]"

Lo squallido, mostruoso universo fascista del mercato e della dittatura psichica dei media e l'ingannevole dimensione dell'ormai ipertrofico sviluppo tecnologico hanno distorto tale significato, per adeguarlo agli inoppugnabili codici sociali instaurati dal sistema patriarcale e fallocentrico, per compiacere alle ferree leggi del consumo di massa, che nella sua violenta ottusità travolge, smembra e tritura le coscienze e le vite, rendendole prima oggetti e poi merce (è anche - naturalmente - il caso dei cosiddetti "animali da reddito", uccisi prima ancora della loro nascita dietro le sbarre dell'industria del martirio la quale, senza soluzione di continuità, rifornisce di carne e derivati animali i banchi dei supermercati).

E' l'eterna destra della finanza e dei palazzi del potere, degli imprenditori e delle industrie, che induce le masse a coltivare la propria scarsità di considerazione nei confronti di tutti i più deboli.

Ed è la magnificazione deteriore della donna e del femminile da parte dei media e dei messaggi veicolati dalla propaganda del regime economico che induce fantasiosi disegnatori di magliette a partorire certe ributtanti arguzie, invitando i maschi più sprovveduti (tanti, troppi) a ricoprire il triste ruolo di virili fruitori di corpi femminili, con le coscienze dei quali non è più nemmeno necessario avere un confronto alla pari.

Ecco dunque che la donna, la cui connaturata gentilezza è spesso impotente davanti a tanta volgarità, viene a ritrovarsi in balia del delirio e dell'incoscienza, dell'incultura e della prepotenza, di una forza bruta che talvolta sembra addirittura privarla di un'effettiva identità sociale, spersonalizzandola ed esponendola al rischio tremendo

delle discriminazioni e delle violenze fisiche.

Il raccapricciante simulacro del femminile ideato dal sistema patriarcale è la gabbia in cui la donna languisce, fra improbabili ed irraggiungibili canoni di bellezza, cosmetici e creme anti età (rigorosamente testati su vittime animali nei laboratori di ricerca), abiti di moda e programmi televisivi di una stupidità rivoltante. La lima per segare le sbarre di questa oscena prigione si chiama conoscenza. L'unico modo per svincolarsi dalla ferrea stretta del carceriere è acquisire coraggio e fiducia nelle proprie potenzialità. Il tutto autonomamente, con le proprie risorse e potenzialità, senza fare assegnamento sull'appoggio di quella grossa parte del mondo maschile che, com'è noto, pur proclamandosi in via teorica per i diritti delle donne, non ama schierarsi apertamente e concretamente per gli stessi, poiché teme che l'immagine della propria virilità possa uscirne macchiata (per stare in pace con la propria coscienza, certuni si limitano magari a firmare petizioni per le quote rosa, patetica concessione da parte del sistema patriarcale e quindi nient'altro che un mezzo di gestione e controllo...).

Personalmente, come donna che ha affrontato il percorso di transizione di genere dal maschile al femminile, ho sempre fatto in modo di orientare il mio cammino verso la possibilità di attingere a quei mezzi politici e culturali che mi consentissero di nutrire la mia coscienza e di evadere dalla penosa prigione degli stereotipi.

 

Barbara X

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QUEER VEGGIE PRIDE 2013

di Barbara X

 

Sabato 6 luglio, nel cortile della camera del lavoro di via Crociferi, a Catania, avrà luogo la seconda edizione del Queer Veggie Pride, la gaia festa dell'ibridità.

Nelle settimane che precedono l'evento, tante sono le iniziative che si susseguono nella meravigliosa città siciliana, iniziative volte a costruire mattone dopo mattone l'edificio del rispetto e della coscienza.

Non dovrebbero esistere "corpi estranei" nella nostra società: ma esistono purtroppo corpi sfruttati, corpi e vite considerati inferiori, a causa della schiavitù (spesso inconsapevole) a un aberrante condizionamento culturale imposto da questo sistema capitalista e specista.

Il fascismo di oggi si chiama mercato, consumo, disprezzo per i libri, e i comunicati radiofonici del Ventennio sono oggi sostituiti dalla delittuosa stupidità della televisione, dai messaggi pubblicitari che mettono in ginocchio menti e coscienze, azzerando le differenze, le individualità.

In un simile contesto, tutto diventa merce, anche la vita: la vita degli esseri umani e quella degli animali non umani.

Sicché, iniziative come il Queer Veggie Pride sono un po' come una crepa nell'indifferente muro d'odio innalzato da questo sistema. Sempre più realtà decidono dunque di condurre le proprie battaglie per i diritti includendovi quella per i diritti degli ultimi fra gli ultimi, cioè gli animali, il cui massacro al servizio di un capriccio alimentare terribile e senza senso ha numeri impressionanti, e va drammaticamente a pesare anche sulle vite di quegli esseri umani che non hanno avuto in sorte di nascere nel "civile" occidente, oltreché sull'ambiente.

"Killing is our business and business is good": questa era la scritta che appariva all'ingresso di una base USA ai tempi della guerra del Vietnam. E quanto a raccapriccio non ha nulla da invidiare alla tristemente famosa "Arbeit macht frei" del campo di Auschwitz. E' evidente che nella società umana vi sono logiche di dominio, perversione e morte completamente estranee a tutti quei cuori coraggiosi che tutti i giorni si battono per davvero per i diritti di tutti e tutte.

Le compagne e i compagni di IbrideVoci Catania, con il Queer Veggie Pride intendono altresì lanciare un poderoso messaggio sul fronte dei diritti delle persone queer, lesbiche, gay, transgender: abbattere le barriere di genere ed eteronormatività imposte dal sistema è di per sé una grande forma d'amore. Amore per la libertà.

A Catania, nella giornata del 6 luglio, si susseguiranno numerose iniziative, dallo spazio dedicato allo yoga al laboratorio teatrale, dalla musica a un dibattito con Annamaria Rivera e con me, Barbara X. Saremo chiamate a confrontarci sull'antispecismo, ciascuna portando la propria esperienza, le proprie idee, ma sempre tenendo d'occhio la connessione fra le battaglie per i diritti.

Anche quest'anno i miei libri voleranno con me a Catania, e come nella scorsa edizione avrò modo di parlarne con le amiche e gli amici che vorranno conoscerli: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.151421521641603.30376.100003212696249&type=3

Per concludere, faccio mie le parole tratte dal documento politico di IbrideVoci e Città Futura, parole che sottoscrivo dalla prima all'ultima:

" Viviamo in una società attraversata da una paura strisciante di ogni altro essere vivente, di ogni forma di alterità e differenza, ed in cui le perverse strategie del dominio capitalista si intrecciano drammaticamente con razzismo e xenofobia, sessismo, omo/transfobia, specismo e violenza diffusa. Alla violenza della parola e delle pratiche dominanti vogliamo opporre l’alterità delle nostre soggettività desideranti e l’irriducibilità dei nostri corpi, contro le logiche perverse di un capitalismo che trasforma ogni corpo in merce, come accade a centinaia di donne e uomini migranti, deportati e privati di ogni dignità umana, e come accade con i corpi degli animali non umani, sfruttati, deanimalizzati e reificati, trasformati dal mercato globale in prodotto di consumo senza identità."

 

Ecco il programma del Queer Veggie Pride 2013:

QUEER VEGGIE PRIDE
la gaia festa dell'ibridità
SABATO 6 LUGLIO 2013
CATANIA, CORTILE CGIL, VIA CROCIFERI
-DALLE ORE 20
APERTURA DEI NATURAL, VINTAGE & DESIGN SHOP
E DELL'OSTERIA VEGAN
-ORE 20
"YANTRA"
YOGA CON INA ASERO
CONCERTO DI TABLA DI RICCARDO GERBINO
-ORE 20,45
"CHE GENERE DI ANTISPECISMO?"
INCONTRO CON BARBARA X E ANNAMARIA RIVERA
-ORE 21,30
"È QUESTO CHE TROVO MERAVIGLIOSO"
DA SAMUEL BECKETT
LABORATORIO TEATRO DEL MOLO 2
DIRETTO DA GIOACCHINO PALUMBO
-ORE 22
ZUMBA CON FEDERICA SCUDERI
-ORE 22,30
MUSICA LIVE
PIPPO BARRILE (KUNSERTU)
VALERIO CAIRONE
& GIORGIO MALTESE
PAOLO MIANO
'80 QUEER DANCEHALL

 

Qui la pagina dell'evento facebook: https://www.facebook.com/events/467246966692247/

Questo il sito ufficiale (in fase di aggiornamento in questi giorni) della manifestazione: http://queerveggiepride.blogspot.it/

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Mi fai schifo, ti rifiuto, sei un essere inferiore

di Barbara X

(Fonte: dongiorgio.it)

Le parole nel virgolettato che fa da titolo a questo pezzo esprimono senza mezzi termini il pensiero di gran parte della società riguardo al modo di vivere e di amare di molte persone, ingiustamente e assurdamente considerato sbagliato, diverso, peccaminoso, deviato, riprovevole e in mille altre maniere ancora, tutte invariabilmente distanti da una visione positiva e di coscienza della questione, da una visione che dovrebbe essere determinata dalla razionalità e dal buon senso.

Si seguita dunque a non capire e a odiare, a perseguitare e allontanare delle persone che hanno compiuto scelte in apparenza diverse da quelle della massa solo perché creerebbero disagio.

Quest'odioso imbarazzo che si tramuta all'istante in disprezzo è il sentimento che ha indotto lo scorso 19 dicembre il solerte carabiniere in servizio alla stazione di Roma-Acilia ad intervenire per redarguire aspramente due ragazze che si stavano salutando, dopo essersi scambiate un bacio sulle labbra.

Apriti cielo!

Qui un articolo sulla vicenda.

Questo genere di disprezzo, come già ho avuto occasione di ribadire all'interno di questo stesso sito e altrove, mi tocca da sempre molto da vicino, data la mia condizione di donna ex trans, una condizione che irrazionalmente costringe da sempre le persone che incontro a vedermi in una certa maniera, a stare in imbarazzo, a non capire.

E' da questa ignoranza che hanno origine il disagio e l'esclusione, un'ignoranza che rende sdrucciolevole e malsicuro il cammino verso la comprensione, che si trova ancora dietro le sbarre costituite dalle false convinzioni dei più e dal loro terrore verso la presunta infrazione alle sacre regole del pudore.

A quanto pare, il mio modo di essere donna e il sentimento delle due ragazze che si sono scambiate il bacio alla stazione di Roma-Acilia sarebbero in netto contrasto con le norme dominanti.

Questi due elementi (il modo di essere e il modo di amare) non sono in contrasto con la società per ragioni intrinseche ai comportamenti (peraltro normalissimi) che possono determinare, bensì per i giudizi che su di essi vengono espressi dal tessuto sociale.

In poche parole, il carabiniere che ha manifestato la sua omo/transfobia in maniera così virulenta, come tutti gli altri individui che purtroppo cadono nello stesso errore, è "vittima" del pregiudizio derivante dall'ignoranza della massa, non di un comportamento sbagliato da parte delle due ragazze: se la società non gli avesse inculcato l'idea che certi comportamenti sono sbagliati, la persona qualunque non li vedrebbe mai come tali.

In sociologia il "diverso" è colui (o colei) che infrangerebbe la norma sociale, assumendo caratteri di disfunzionalità e pericolosità nei confronti del sistema, sistema che al tempo stesso se ne serve per affermare la propria normatività, dal momento che il "diverso" gli garantisce lo sfogo delle tensioni, l'individuazione di "capri espiatori", la possibilità di continuare ad emarginare.

Vittime storiche dei cosiddetti agenti del controllo sociale sono le donne. In Italia ne abbiamo avuto l'ennesima riprova pochi giorni fa, quando, a commento di notizie ormai all'ordine del giorno e che riguardano violenze (spesso estreme) nei confronti di mogli, ragazze, madri, è uscito un delirante scritto secondo cui sarebbero le donne stesse a provocare i più bassi istinti del maschio, assumendo atteggiamenti provocanti e indossando abiti discinti. L'articolo apparso sul web è stato poi stampato ed affisso sulla bacheca di una chiesa dello spezzino.

Recentemente l'amica Eva Melodia ha redatto uno scritto per rispondere a quell'articolo: credo che le sue parole abbiano grande significato e perciò le pubblico anche qui:

Putridume maschilista quotidiano - di Eva Melodia (vai all'articolo)

zombies

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Cronaca Marrone

L'ennesima strage dell'informazione

di Barbara X

da: anguane.noblogs.org

 

Quando un illustre sconosciuto balza agli onori delle cronache, si cerca sempre di saziare la fame di notizie e dettagli riguardanti la sua vita privata.

Ciò avviene indifferentemente per tutti i protagonisti delle prime pagine dei giornali, per chi -per un motivo o per l'altro- si è messo in luce, anche solo per un giorno.

E così ecco che negli ultimi giorni molte redazioni giornalistiche statunitensi hanno setacciato la vita privata di Adam Lanza, l'assassino di Newtown, l'autore (poi suicidatosi) della strage americana dello scorso 14 dicembre in cui sono state uccise ventisei persone.

"Adam Lanza: vegano, sociopatico, ballerino. E non uccideva animali."

Ecco dunque le prime indiscrezioni che trapelano sulla vita privata del killer di Newtown.

Sicuramente ci saranno stati altri elementi, magari ben più importanti, da porre in risalto, ma i media, all'unisono, hanno preferito comunicare tali note biografiche, puntualmente riportate anche dagli organi d'informazione nostrani.

L'assassino Adam Lanza sarebbe dunque stato vegano, cioè avrebbe eliminato la violenza e la morte di animali dalla propria dieta. E' questo il primo dato che ci viene fornito. Successivamente ci viene detto che era un sociopatico, cioè -in parole povere- un individuo che presentava rilevanti disturbi della coscienza e della personalità, un antisociale. E infine, un ballerino. Quest'ultimo aggettivo mi ha irrazionalmente ricordato il nome di Pietro Valpreda, l'anarchico ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana e vittima per anni di un orribile linciaggio mediatico ("Il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto (…). Il Valpreda ha, nonostante i 37 anni, un aspetto da giovane piuttosto beat, che si accorda del resto con l'attività di ballerino; ma la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera." Mario Cervi in La propaganda del terrore, "Corriere della Sera" del 17-12-1969).

Al di là dell'inopportuna associazione di idee, credo si sia voluto dare risalto anche all'aggettivo "ballerino" per la pedestre volontà di sottolineare la stravaganza che avrebbe accompagnato nella sua breve vita l'assassino di Newtown, quella così poco comune, anticonformistica e spensierata leggerezza che inevitabilmente richiama al dileggio verso norme e responsabilità.

Ma ciò che più colpisce è il palese intento di vellicare gli istinti vegefobici della massa, accostando la dieta vegana a un assassino. Che sempre più persone nel mondo stiano abbracciando questa dieta e prendendo coscienza della sofferenza delle vittime animali negli allevamenti e nei macelli, è un dato di fatto, - come è un dato di fatto il livore da parte di chi non riesce a liberarsi dalla schiavitù a un condizionamento culturale che fa passare per necessario il consumo di carne, ovverosia un drammatico capriccio alimentare dei paesi civilizzati, capriccio che va a devastare la vita di popolazioni allo stremo nelle aree più povere del pianeta. Ideare titoli di tal fatta significa anche schierarsi dalla parte di chi fa in modo di tenere in piedi il quotidiano martirio industrializzato di milioni e milioni di vittime animali in tutto il mondo, "un mondo sbagliato".

"Hai sentito? Quello della strage in America era vegano... Meglio continuare a mangiar carne, se i vegani sono questi."

Ecco una frase che ho sentito due giorni fa mentre attendevo il mio turno al panificio sotto casa.

Ed ecco l'effetto che generalmente si vuole ottenere quando si lanciano certi messaggi: l'approvazione della massa, legittimata a coltivare la propria miopia, se non addirittura la propria cecità, andando a rinsaldare le fila di coloro che sostengono l'assurda tesi idiota secondo cui chi amerebbe gli animali altro-da-umani nutrirebbe disprezzo per gli umani (quando invece è vero l'esatto contrario).

Fortificare l'ignoranza e mantenere la massa a un certo livello di conoscenza, la condizione ideale affinché non possa nuocere con pensieri e iniziative atte a sovvertire questo orripilante Stato Di Cose: ecco lo scopo dei media di regime, oggi come ieri.

Si tratta di un'operazione giornalistica molto comune, di vero e proprio terrorismo mediatico per screditare qualcuno o qualcosa che in qualche maniera tornano scomodi a questo sistema che da sempre si regge sulla violenza, sui divieti, sull'ordine, sulle leggi, sulla repressione.

Come donna ex trans io ho per esempio potuto constatare negli anni la scarsità di considerazione e la violenza del linguaggio che vengono riservate alle persone trans negli articoli di cronaca (ma non solo), dove tutto, ogni singola parola, sembra essere funzionale all'incomprensione e all'ignoranza della massa. Se i media trattassero in maniera più corretta le persone gay, lesbiche, trans, queer, queste stesse persone oggi non si troverebbero a dover affrontare così spesso gravi (e talvolta drammatici) problemi di convivenza nel consorzio civile.

In definitiva, occorre allontanarsi dalle cosiddette armi di distrazione di massa, e formarsi una propria coscienza con i libri, documentandosi, cercando di avvicinarsi il più possibile alle vittime di questo sistema che sta affogando nella sua stessa crudele esasperazione, alle vite che scivolano via nel silenzio e nel buio, nella tragica irrazionalità di un delirio che appare senza speranza.

 muro

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Antispecismo e antisessismo - interviste


Servizio di TGamicianimali sull'incontro antispecista del 16 novembre organizzato da Oltre la Specie ad Ivrea, con interviste ad Annalisa Zabonati e Barbara X sulla connessione fra antispecismo e antisessismo.
(dal minuto 6.45 circa).

Il Podcast della conferenza lo trovate invece qui

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Martedì, 27 Novembre 2012 14:55

Antispecismo è antifascismo - di Barbara X

Antispecismo è antifascismo

di Barbara X

 

Nelle ultime settimane, nella piccola grande galassia animalista e antispecista, sembra essere molto in voga una determinata disciplina: ovverosia la stesura di articoli, resoconti, cronache, commenti e via dicendo sulla giornata dello scorso 20 ottobre, su quelli che -giornalisticamente parlando- qualcuno definisce come "i fatti di Correzzana".

Dato che sono stata la sostenitrice di una delle parti in causa, e considerati i suggerimenti di alcuni amici e amiche, decido di cimentarmi anch'io nel redigere alcune valutazioni personali riguardo alla giornata del 20 ottobre.

Quel sabato, finalmente, si è deciso di dare un segnale forte e di carattere politico a tutti i partecipanti: si è cercato di far capir loro, tramite una presenza abbastanza compatta di antifasciste e antifascisti, che tutti i soggetti interessati alla battaglia antispecista che abbracciano pseudoideologie di destra (più o meno estrema) non sono e non saranno mai i benvenuti a manifestazioni per la liberazione animale.

Per qualche ora, forse per un giorno, è sembrato che l'azione antifascista avesse sortito i suoi effetti. Purtroppo però bisognava ancora fare i conti con le parole e i comunicati di chi quella manifestazione l'ha vissuta e sostenuta da vicino.

Perché è stato in questa successiva fase che si è rivelata una certa impreparazione storica e sociale da parte di molti commentatori più o meno improvvisati che, come me, abbracciano la filosofia antispecista.

Si sono sentite frasi più o meno deliranti di questo tenore: "Che ne sai se un giorno un fascista può comprendere che la sua ideologia è sbagliata?" "Non puoi allontanare i fascisti usando i loro mezzi: altrimenti sei fascista pure tu" "Prendiamo le distanze dagli idioti che hanno preso parte a cori offensivi" ecc.

Queste, e tante altre amenità di questo genere, mi hanno spinto a buttar giù queste righe con le quali intendo evidenziare una determinata quanto evidente scollatura dell'enclave antispecista nei confronti del movimento antagonista.

Molti degli equivoci in ambito animalista/antispecista hanno origine dalla convinzione (evidentemente errata) secondo cui essere antispecisti ti permetterebbe di essere "antitutto": questo non è vero.

Ci sono tanti antispecisti che non sono antifascisti; ci sono antispecisti appartenenti all'area delle destre (più o meno estreme); antispecisti omo/transfobici; antispecisti sessisti; antispecisti razzisti e via dicendo. Ci sono cioè individui vegani e che non considerano inferiore a se stessi nessun altro essere vivente altro-da-umano, che hanno tuttavia serie difficoltà a relazionarsi con un migrante o con un'altra persona a vario titolo discriminata per la sua diversità.

L'antispecismo non va posto al di sopra di tutto: è una parte del tutto, una parte che, col trascorrere del tempo, acquista certamente di importanza e si arricchisce di significato. Tuttavia anche gli antispecisti volgono la propria attenzione verso una determinata prospettiva sociale: e a seconda delle scelte che compiono (a partire dalla banalità del quotidiano), assumono una determinata posizione politica, a prescindere dal fatto che conferiscano pari dignità e diritti agli altro-da-umani.

In linea teorica è una bestemmia; ma da un punto di vista pratico certi atteggiamenti sono realtà di tutti i giorni.

Del resto (e non lo scopro certo io) vi è -ahimè- una grande quantità di antifascisti, anarchici, comunisti, antirazzisti che se ne impipano della questione animale e che mangiano carne: costoro sono dunque specisti, pur battendosi per i diritti degli esseri umani.

L'antispecismo non può essere di destra? Certo, se si hanno le fette di melanzane davanti agli occhi non si può che "vederla" così. Ma all'atto pratico (ciò che evidentemente interessa maggiormente) vi è un elevato numero di antispecisti che per formazione, atteggiamenti e addirittura simpatie volgono il proprio sguardo, più o meno consapevolmente (occorre sottolinearlo), verso la destra in tutte le sue sfumature.

Chi tende al cosiddetto superamento della contrapposizione destra/sinistra è suo malgrado fautore dell'instaurazione di una grande destra informale, che oggigiorno è presente in ogni ambito e trae linfa dall'apoliticismo, da sempre l'arma al servizio delle destre.

Ecco perché è fondamentale puntare all'unificazione (ed equiparazione) delle battaglie per i diritti, creando connessioni, intersezioni, ponti: sotto quest'ottica, l'antispecismo non può che essere antifascista, e le battaglie per i diritti degli umani oppressi devono cominciare necessariamente a contemplare anche la liberazione animale.

Rimane il fatto che il concetto di nonviolenza di molti antispecisti è sovente un impulso privo di finalità concrete, derivante da un certo tipo di formazione, sociale e politica. Senza considerare che la confusione, troppo spesso, regna sovrana: molte delle critiche giunte agli antifascisti e alle antifasciste nel dopo Correzzana, provengono da attivisti antispecisti che su internet augurano regolarmente le peggiori torture ai maltrattatori di animali. Come mai, allora, tutta questa indulgenza verso i fascisti?

Da sempre (ce lo insegna la storia) il nemico nazifascista è stato combattuto con l'intransigenza (e con le armi, se consideriamo la Resistenza Partigiana): dovrei forse dolermene?

Vicinissimo a dove sono nata io, un gruppo di partigiani ha fatto saltare in aria una jeep con a bordo tre figuri dell'allora comando locale della Gestapo: dovrei essere dispiaciuta per questo che, per fortuna, non è stato l'unico atto di una guerra che ha portato alla Liberazione?

Chiaramente, no. Questa non è cieca violenza: è una prova di forza con la quale la società civile ha voluto salvaguardarsi dal pericolo nazifascista. E' ora di finirla col mettere sempre tutto sullo stesso piano. Se su un tavolo abbiamo un piatto di fusilli al pomodoro e arriva qualcuno che pretende di affiancargli un piatto pieno di merda, gli si dice di no: gli si dice di no perché fa schifo, perché è sbagliato. Ecco cosa manca alla società di oggi: la capacità di discernimento, la volontà di separare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

corteo dopo l'assassinio di Samb Modou e Diop Mor
corteo dopo l'assassinio di Samb Modou e Diop Mor

Tornando al 20 ottobre (e cambiando discorso), bisognava parlare chiaro sin dall'inizio: bisognava dire agli antifascisti, appena arrivati, di non adottare nessuna misura per cacciare i fascisti presenti; non bisognava lasciare che gli antifascisti si facessero tutto il corteo in coda, a fare da muro; e non bisognava nemmeno consentire agli stessi di giungere al termine del corteo. Mi sembra davvero troppo comodo servirsi di antifascisti e antifasciste per allontanare certa gentaglia, per poi infangarli e compiacere così a quella stessa gentaglia. Chi ha fatto questo lavoro sporco, sono compagne e compagni che conoscono bene le dinamiche di piazza e che hanno utilizzato determinati striscioni, bandiere, cori in una situazione di tensione, per mantenere il sopravvento su chi non era bene accetto. Oltre al "muro", non ci sono altri mezzi non violenti per tenere distanti i nazifascisti.

Certe tiratine d'orecchi agli antifa da parte di alcuni antispecisti suonano dunque assai strane: erano questioni che si potevano chiarire in privato, senza sbandierarle a sorpresa nei comunicati ufficiali. Ed è pure deprimente leggere che i fascisti andavano cacciati da quel corteo in virtù del fango tirato addosso a chi si è battuto seriamente per la liberazione animale, e non per la loro ideologia di tenebre e morte.

Certe cose sarebbero da dire a quegli "idioti" di partigiane e partigiani che sono ancora vivi e che hanno sparato e fatto attentati per distruggere il mostro nazifascista anche per coloro che, con violenza e disprezzo, hanno insultato e infangato i compagni e le compagne presenti a Correzzana. Alle volte, stare dietro così insulsamente alla propaganda delle destre degli ultimi due tre decenni gioca brutti scherzi.

Ho letto valutazioni e commenti su internet di una violenza e di un odio spaventosi: e tralascio le idiozie scritte dai fascisti e dagli apolitici (quelle fanno ridere, tanto sono penose). Mi è capitato di leggere pensieri patetici che non hanno alcuna aderenza con la realtà, sia della Resistenza che dei nostri giorni.

Fuori da certo antispecismo, quando c'è il sentore che qualche scelta adottata in un'azione possa essere oggetto di strumentalizzazioni da parte di qualcuno di destra, ci si guarda bene dal sottolinearla, rimarcarla, ecc. Oggi invece, da buona parte della galassia animalista/antispecista, si fanno grandi riverenze alle sensibilità (?) delle varie destre e dei benpensanti, con la scusa ipocrita di una nonviolenza che è solo fair-play deteriore, che nulla c'entra con la filosofia antispecista (ricordiamoci sempre che l'antispecismo è un campo dell'umano), con la storia e con questo sistema che reprime, - e che non trova alcun riscontro nella natura di nessun essere vivente. Un conto è essere antispecisti, un altro è essere fuori dalla realtà.

Riguardo ai fatti del 20 ottobre, ancora non ho capito di quale violenza si vada cianciando. La sana intransigenza mostrata da antifascisti e antifasciste quel giorno è una cosa, la violenza fisica un'altra. E' brutto e sospetto il gettare pubblicamente fango addosso a delle persone che si tengono ben stretti i loro ideali. L'unica violenza, sotto gli occhi di tutti e tutte, si è verificata nei giorni successivi, sui social network, sul web: un'infamata dietro l'altra, un prendere le distanze dall'antifascismo militante che mi spiega come mai molti antispecisti prendano pure le distanze -nei fatti, anche se non nelle parole- dalle tematiche antirazziste, anti omo/transfobiche, antisessiste. Più in generale, certe prese di posizione improntate al buonismo e a una non meglio precisata nonviolenza, costituiscono un grave passo indietro: una vera e propria chiusura verso le tematiche antifasciste, una posizione ipocrita da parte di chi afferma di battersi contro la violenza e poi sostiene tesi quantomeno imbarazzanti sotto tanti profili, corredandole di insulti verso gli antifascisti: "Idioti" "Coglioni" "Poveretti"...

Questo è inaccettabile, e facilita nel comprendere quanto e come certe persone siano calate nei tristi e squallidi tempi che stiamo subendo (non già vivendo), tempi che vedono quasi un'intera società assumere atteggiamenti, pensieri ed espressioni tipicamente riconducibili alla destra.

La violenza è anche e soprattutto questa: condannare chi non vuole rinunciare a quella sana combattività che, fino a pochi anni fa, contraddistingueva tutti i movimenti.

Dunque risulta perfettamente inutile lamentarsi delle cosiddette infiltrazioni delle destre nei cortei antispecisti: le destre non si fanno vive a queste manifestazioni perché gli ideali animalisti costituiscono un poderoso richiamo per chiunque; si fanno vive perché sanno che dall'altra parte c'è una porta socchiusa, c'è una barriera molle...

Sono tantissimi e tantissime coloro che, a prescindere dalla Resistenza Partigiana, non hanno la benché minima cognizione di cosa sia la resistenza antifascista di oggi (legata peraltro a doppio filo con quella). Nessuna conoscenza delle dinamiche della lotta, né della "dialettica di piazza": i comunicati che ho letto negli ultimi giorni, infarciti di passaggi che sembrano tratti da un testo di Pansa, lo dimostrano ampiamente.

E ancora: quali e quante applicazioni pratiche possono trovare nella realtà di una società violenta, feroce come la nostra, le idee antispeciste relative a una rigorosa nonviolenza? In una situazione estrema, è nella natura di qualsiasi essere vivente ricorrere all'autodifesa. Negli ultimi giorni ho letto di argomentazioni completamente antinaturali e contro ogni logica. Che razza di storiella è quella dell'accusa del combattere il nemico, mettendosi così sul suo stesso piano? E allora, partigiane e partigiani erano nazisti perché sparavano alle SS? E' evidente che c'è qualcosa che non va, se si arriva a queste conclusioni, qualcosa che non va dal punto di vista della memoria storica, della cultura, della capacità di giudizio e discernimento.

In definitiva, sono state criticate e ingigantite in modo assai sospetto (e pericoloso) certe scelte adottate da antifasciste e antifascisti il 20. Bene. La prossima volta, mi sa tanto che verrà lasciato ampio spazio ai moderati e alla barriera molle; saranno loro ad andare dai nazisti e dai fascisti che si ripresenteranno alla manifestazione di turno: voglio proprio vedere quali mezzi adotteranno per allontanarli (ammesso che gliene interessi per davvero): un viso imbronciato e una fronte corrugata non sono sufficienti, lo dico prima...

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Martedì, 20 Novembre 2012 08:54

La violenza del linguaggio - di Barbara X

La violenza del linguaggio - di Barbara X

(da: http://www.dongiorgio.it/19/11/2012/la-violenza-del-linguaggio-2/)

Il 20 novembre si celebra in molte città del mondo il T-DOR, ovvero il Transgender Day of Remembrance, il giorno in cui vengono commemorate le persone trans uccise dall'odio di chi, ignorante e idiota (e sono moltissimi, purtroppo), vive di razzismo e condanna all'emarginazione.

Nei nostri confronti, purtroppo, sono molti gli atti violenti e le aggressioni, soprattutto per quelle che sono costrette a guadagnarsi da vivere di notte.
Per tutte le persone civili, questa è un'aberrazione.
Ma molte persone che si considerano civili non sanno nemmeno che sono esse stesse la causa di certe violenze.
E' l'ignoranza che opprime e arma il braccio dei violenti, l'ignoranza di un tessuto sociale che vuole rimanere nella sua ignoranza per seguitare ad emarginare, ad escludere.
E' il caso di chi ha scritto l'articolo che riporto qui sotto, un articolo di un paio di giorni fa in cui si dà notizia di una donna trans accoltellata a Milano.
L'autore dell'articolo è violento quanto gli aggressori della vittima: utilizzando dall'inizio alla fine le desinenze al maschile e scrivendo nell'occhiello "Un uomo di 37 anni" è come se egli stesso accoltellasse tutte le persone trans m-t-f.
E' come se ci sputasse addosso, con la sua ignoranza, con la sua ferocia, con la sua freddezza.
Questo individuo non sa nulla, evidentemente.
Altrettanto evidentemente, di tempo per imparare e conoscere le cose ne ha avuto.
Ma continua a umiliare, a insultare, come purtroppo fanno tanti altri.
Rendendosi responsabili delle violenze che molte di noi subiscono, isolandoci.
Vedete un po' che schifo di articolo sono stati capaci di pubblicare: oltre al danno della grave aggressione, questa transgender ha avuto, come altre, la beffa di subire una seconda violenza da chi ha scritto quest'articolo penoso, che l'ha insultata a ogni riga e umiliata.
Non c'è niente da fare: questa società rifiuta le persone, rifiuta le persone trans.
Ecco lo schifo:

"Accoltellato transessuale peruviano in via Cenisio, si indaga sul movente.
L'uomo, di 37 anni, è stato soccorso da un altro straniero e trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dove è stato operato. I medici si sono riservati la prognosi.

Accoltellato transessuale in via Cenisio

"Un transessuale peruviano è stato accoltellato, nella notte tra sabato e domenica, per strada a Milano da una persona non ancora identificata, per motivi per ora sconosciuti.

Raggiunto al fianco da un fendente, l'uomo, di 37 anni, è stato soccorso da un altro straniero e trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dove è stato operato. I medici si sono riservati la prognosi, ma non ritengono sia in pericolo di vita.
Il fatto di sangue è avvenuto intorno alle 4.30 in via Cenisio, non lontano dal Cimitero Monumentale. Il peruviano ha raccontato alla polizia di essere stato aggredito da un sudamericano che poi è fuggito. L'extracomunitario è stato aiutato da un romeno. La versione del transessuale è al vaglio degli investigatori."
19 novembre 2012"

(Fonte:
http://www.milanotoday.it/cronaca/accoltellato-transessuale-via-cenisio.html
)
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