Giovedì, 31 Luglio 2014 15:44

Veganismo, animalismo, antispecismo in Israele e nei territori palestinesi - di Annalisa Zabonati

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Drew Winter, attivista e scrittore, e Missy Lane, attivista per i diritti umani, nel 2012 nel blog Radical Theory1criticano la politica dell'esercito israeliano a a favore dei soldati vegan e dichiarano che gli attivisti per i diritti animali non dovrebbero considerare favorevolmente questa posizione.

Dal 1 novembre2 2012 infatti, l'esercito israeliano (IDF - Israelian Defence Force) mette a disposizione de* soldat* vegan gli anfibi in ecopelle, consentono il rifiuto delle vaccinazioni in quanto realizzate con la vivisezione e mettono a disposizione una somma di denaro extra per poter acquistare cibo vegan.

Winter e Lane dichiarano che questa misura è una delle varie campagne che tendono a migliorare l'immagine del Paese e a celare gli effetti dell'occupazione dei territori palestinesi, che Baleka Mbete, attivista dell'African National Congress, dichiara essere non solo comparabile ma persino peggiore dell'apartheid perpetrato per anni in Sudafrica.

L'operazione di tolleranza verso l'animalismo è passata anche attraverso un disegno di legge contro le pellicce e il pinkwashing verso la comunità lgbtqi, che Winter e Lane affermano essere un successo per i progressisti israeliani, ma un abbaglio reazionario in quanto in contraddizione con la realtà sionista e militare espansionista. Anzi usare gli animali per ricevere approvazione dei propri comportamenti è un ulteriore sfruttamento perpetrato ai loro danni. I due autori infatti affermano che in quanto attivisti vegan riconoscono l'interconnessione delle ingiustizie e la connessione delle liberazioni umana e nonumana, prevedendo la necessità di criticare un regime che definiscono assassino.

La stessa posizione è espressa da Aeyal Gross3, docente di diritto internazionale e lui stesso veg*n, il quale asserisce che la nuova ondata vegan in Israele è un vegan-washing, termine da lui coniato, che, similmente al pinkwashing per le persone lgbt, tenta di nascondere l'occupazione e l'apartheid presenti in Israele attraverso pratiche progressiste e la promozione di normative a favore degli animali. Uno degli esempi più eclatanti di questo vegan-washing è appunto la serie di facilitazioni per i/le vegan dell'esercito israeliano che serve a coprire la negazione dei diritti umani di base e il veganismo diviene strumento di propaganda. Per questo è fortemente suggerito che il veganismo non sia fine a se stesso, ma sia all'interno di una visione più ampia delle lotte di liberazione e contro tutte le oppressioni.

Haggai Matar, giornalista e attivista israeliano, segue da tempo le evoluzioni del movimento animalista e vegano in Israele4, che risulta avere una sempre maggiore visibilità anche grazie a varie azioni dimostrative di condanna del maltrattamento degli animali, azioni di liberazione animale e di investigazioni. La reazione delle forze dell'ordine in alcuni casi ha portato all'arresto degli/delle attivist*.

Fino a qualche tempo fa l'attivismo era orientato verso il protezionismo e il riformismo legislativo, sostenuto anche dall'opinione pubblica israeliana che condannava alcuni comportamenti maltrattanti. Dopo il tour di Gary Yourifsky del 2012 c'è stata un'impennata di interesse su questi temi, che hanno visto l'adesione anche di personaggi pubblici verso una sempre maggiore condivisione dello stile dei Meatless Monday (letteralmente i lunedì senza carne)5, a cui partecipano anche il premier Benjamin Netanyahu, tra i responsabili dell'eccidio palestinese, e la moglie Sara. Da allora sono iniziati ad apparire diversi ristoranti e locali vegan a Tel Aviv e in altre città, ma diverse critiche sono poste dalla sinistra radicale, dagli attivist* per i diritti umani e da* vegan politicizzati6. Una delle maggiori critiche, oltre all'aspetto consumistico che ha assunto questo tipo di veganismo, è legata ai luoghi di produzione delle coltivazioni biologiche, che sono locate negli insediamenti cisgiordani. Lo stesso Yourofsky, ampiamente criticato per le sue affermazioni razziste e sessiste, è stato biasimato per aver accettato di svolgere una conferenza presso l'università di Ariel, in Cisgiordania, ateneo voluto dall'esercito israeliano. A sostegno della necessità di allargare il fronte vegan per favorire l'attivismo animalista ci sono i produttori biologici e alcune associazioni animaliste. Daniel Erlich, animalista della prima ora, afferma ad esempio che non solo si è rifiutato di sostenere azioni di ricostruzione di pollai distrutti dall'esercito nei territori occupati, ma che non intende sostenere l'oppressione umana a scapito degli animali nonumani. In questo senso considera le conferenze ad Ariel uno degli strumenti per contrastare l'olocausto animale.

Un esempio di veganismo politico di base che ha visto 2009 la realizzazione di eventi nel sud di Israele, a Be’er Sheva7, grazie ad alcun* attivist* istraelian* di Food Not Bombs, in cui è forte la connessione tra pacifismo e veganismo, distribuendo pasti vegan alle persone indigenti in genere, e comunque a chiunque si presenti alle iniziative FNB. Be'er Sheva è una città di operai con molti ebrei nordafricani e mediorientali, che vive in prima persona il razzismo israeliano interno che vede contrapporsi gli ebrei europei, askenaziti, agli ebrei orientali, mizrahiti. Il sud Israele è uno dei punti da cui spesso partono gli attacchi verso i palestinesi. Anche per queste ragioni sono state promosse iniziative Food Not Bombs in quell'area.

Un esempio diverso è Amirim, un villaggio vegano creato nel 1976, che ospita 160 famiglie composte da 600 persone, come racconta una delle sue fondatrici, Ohn-Bar8, nipote di un ebreo russo vegetariano, che emigrò negli Stati Uniti, dove incontrò la futura moglie con cui decisero di costituire una famiglia sionista vegetariana. La madre di Ohn-Bar era una dei loro figli, che assieme al marito decise di emigrare dagli Stati Uniti in Israele, dove nacquero i loro 7 figli. Una discendenza di 5 generazioni di veg*ni, che intrecciano motivi di carattere salutista con quelli etici. Un luogo che ospita molti turisti in cerca di una vacanza alternativa9, un esempio che pare rafforzare le posizioni critiche sul vegan-washing.

Israele è quindi una delle prime nazioni vegan?10 I dati statistici, sembrano confermare una tendenza verso uno stile veg*n, in cui però si ravvisano atteggiamenti consumistici e un generico “amore per gli animali”, così come si evidenziano elementi di una moda che sta invadendo le strade e le case israeliane.

Il collettivo anarchico israeliano Anarchists Against the Wall11, gruppo di azione diretta nato nel 2003 in seguito alla costruzione del muro tra Israele e Cisgiordania, opera in supporto alla popolazione palestinese e si occupa anche di diritti animali. Sono stati proprio i circoli anarchici ad introdurre in Israele il concetto di diritti animali negli anni '90, anche se era già presente già dai primi anni '80 un'associazione antivivisezionista, che però rimaneva staccata da analisi politiche più radicali. I testi in ebraico sulla vivisezione e sulla liberazione animale appaiono quindi nel 1991 e Liberazione animale di Peter Singer vede la luce solo nel 1998.

Dapprincipio questo collettivo, proprio per indicare l'attenzione ai diritti animali, si denominò Anonymous, che presto divenne anche il bacino di reclutamento per azioni di liberazione animale, ponendo la loro sede logistica non casualmente in via Ben Yehuda a Tel Aviv, in cui si trova la maggior concentrazione di pelliccerie.

Oggigiorno Anonymous for Animal Rights12 è diventata un'associazione protezionista e generalista che si occupa di campagne di orientamento dei consumi, confermando l'attenzione solo sui diritti animali. Una costola di quel gruppo si allontanò per formare nel 2002 il collettivo veganarchico One Struggle che riuscì ad introdurre le questioni antispeciste tra le fila del movimento antiautoritario. Qualche mese dopo il collettivo realizzò il tentativo di distruggere parte di uno degli accessi lungo il Muro presso il villaggio di Mas'ha e, nella tradizione di dare un nome alle azioni dirette, l'azione divenne appunto Anarchists Against the Wall. In Israele i gruppi anarchici sono antispecisti e lo dimostra il fatto che si oppongono alle azioni di solidarietà con gli allevatori e i pescatori palestinesi realizzate da gruppi radicali israeliani, ma anche i loro contributi per realizzare le connessioni tra le lotte e individuare le sacche di intersezione tra le oppressioni13. L'anarchismo inoltre rappresenta in Israele la forma più diffusa di critica radicale al sionismo neocolonialista israeliano14, anche grazie a varie forme di dissidenza e azione diretta15.

Nell'ottobre del 2012 tre attivisti israeliani si marchiarono a fuoco il numero 269 per le strade di Tel Aviv16. 269 rappresenta il numero assegnato ad un vitello in un allevamento ed è diventato il simbolo di tutti gli animali oppressi. Azioni simili sono state successivamente realizzate in 80 città nel mondo e hanno fornito spunti notevoli per una riflessione sulle sofferenze patite dai nonumani, nonostante ciò il gruppo 269life ricevette numerose critiche da parte di altri gruppi animalisti, femministi e per i diritti umani. Durante una loro dimostrazione un'attivista, con un bambino in braccio fu fatta uscire dal gruppo di astanti e le fu preso il bimbo, le fu strappata la maglia e venne simulata la mungitura forzata. Il gruppo ha dichiarato di aver realizzato questa azione per dimostrare la violenza agita contro le mucche e altri animali negli allevamenti, ma essendo un evento emotivamente coinvolgente ha attirato le critiche di femministe e attiviste per i diritti delle donne, ma anche di alcuni animalisti, tacciando la dimostrazione di misoginia e “promozione della cultura dello stupro”. Le critiche mosse a riguardo indicavano che la donna era stata oggettificata e molestata e che il seno era stato denudato con la forza, dimostrando una forma esplicita di dominio sessuale. Solo in seguito è stato reso noto che che coloro che avevano inscenato l'azione erano delle attiviste e che 269life è composto per la maggior parte da donne. Ma le posizioni di questo gruppo talora non sono molto definite e rimangono ancorate alla priorità dei diritti animali rispetto a quelli umani, mettendo così in dubbio una loro visione di collegamento dei diritti e delle lotte17.

La liberazione animale e il superamento dello specismo sono il nucleo centrale del gruppo 269life18, partendo dal veganismo quale passaggio ineludibile. Le loro azioni necessitano visibilità e clamore per avere un effetto significativo sull'opinione pubblica e sovvertire lo status quo con l'obiettivo di distruggere il sistema di sfruttamento attuale, concentrando la riflessione e la prassi sulle “reali vittime” del complesso industriale della carne. Il messaggio che intendono proporre è quello dello smantellamento dello specismo, in cui il numero 269 è il simbolo della consapevolezza collettiva, in grado di proporre un monito radicale, che diventi un tipo di comunicazione diffusa e che sviluppi azioni di contrasto nelle strade e tra la gente comune. Questo gruppo ha avuto forte risonanza anche all'estero e divers* attivist* in vari Paesi hanno emulato le loro azioni e creato gruppi con lo stesso nome.

Il progetto Shutting Down Mazor Farm19 si batte per la chiusura dell'allevamento di primati BFC Monkeys Breedinf Farm Ltd. a Mazor in Israele. Questo allevamento utilizza primati, che vende a laboratori di Europa, Stati Uniti e Israele, catturati nei loro luoghi d'origine, specie nelle isole Mauritius, deportandoli forzatamente, ma anche li alleva direttamente in loco. Il progetto vede la collaborazione dell'attivismo animalista e antispecista israeliano ed internazionale con diverse azioni e campagne, tra cui la pressione sulla compagnia di volo israeliana EL-Al che ha da qualche anno deciso di non collaborare più ai “viaggi della morte” per questi primati. Le azioni di denuncia hanno indotto la Procura di Stato israeliana a limitare le importazioni e le esportazioni dei primati ed hanno influito sulla decisione della Suprema Corte di Portorico di bandire dallo stato ogni sede dell'allevamento Mazor nel 2011. Le attività della Mazor Farm sono state fortemente ridotte anche se purtroppo l'azienda opera ancora, e l'obiettivo del progetto Shutting Down Mazor Farm rimane quello della chiusura definitiva dell'allevamento.

Le associazioni animaliste israeliane di stampo protezionista hanno costituito nel 1993 una Federazione denominata Noah20. I gruppi più diffusi e noti in Israele, oltre al già citato Anonymous for Animal Rights, sono HaKol Chai21, Israel Animal Defence Force22, Israeli Society for the Abolition of Vivisection23, Shevi24, Tnu Lachaut Lechut-Let the Animal Lives Israel25, Shalom Veg26. Come in altri Paesi, queste associazioni propongono una posizione riformista e orientata al benessere degli animali, e le loro campagne e mobilitazioni hanno anche consentito la realizzazione di una normativa in tal senso27. Gestiscono inoltre rifugi per animali, realizzano progetti educativi, affrontano i temi legati alla religione e al trattamento dei nonumani, quest'utlimo aspetto molto significativo nella società israeliana, in cui sono dibattuti molto i temi anche ad esempio della macellazione rituale.

Nei territori occupati, Ahmad Safi e Sameh Ereqat nel 2008 hanno fondato la prima e unica associazione animalista in Cisgiordania e a Gaza, la Palestinian Animal League – PAL, che si occupa anche di pacifismo attivando processi di pace attraverso i diritti animali, grazie anche ad iniziative e progetti pedagogici ed educativi rivolti ai bambini che cercano di proporre il rispetto per gli umani e gli animali nonumani. Nei territori palestinesi la violenza non è solo tra umani, e come afferma Safi spesso inizia e finisce sugli e con gli animali dato che il clima di continuo sopruso condiziona fortemente le relazioni che sono basate sulla desensibilizzazione alla sofferenza. L'obiettivo di PAL è di creare una cultura della comprensione e del riconoscimento, che si esprime attraverso azioni di informazione e formazione nei villaggi, nelle scuole e nelle fattorie per promuovere la cura e il rispetto per gli animali. Il principio di responsabilità è per loro lo strumento in grado di interrompere il ciclo della violenza sugli animali e sugli umani. PAL utilizza anche un'unità veterinaria mobile che fornisce un servizio gratuito di cura e sterilizzazione per i nonumani, sperando in futuro di formare altri veterinari nell'assistenza sanitaria nelle fattorie palestinesi. Per contrastare l'avvio dei processi di industrializzazione dell'agribusiness, ancora molto lontani dalla realtà palestinese, PAL promuove il veg*anismo, e Safi intende scrivere un libro di cucina mediorientale vegan, con utili informazioni nutrizionali che potrà essere usato per promuovere una cultura di attenzione e rispetto verso gli animali.

Il blogger palestinese Omar Ghraieb nel 2011 ha sottolineato che potrebbe sembrare folle scrivere di animali a Gaza mentre gli umani non hanno diritti28. Ma proprio i diritti sono il terreno comune tra umani e nonumani, partendo dall'idea che essere umani significa non tanto appartenere alla specie umana quanto trattare con umanità qualsiasi persona, umana e nonumana. Quello che ha sottolineato Ghraieb, che è nato e vissuto per molti anni in Europa e la cui famiglia ha sempre convissuto con animali d'affezione, è la normalità con cui si trattano in modo brutale gli animali. La continua condizione di sopravvivenza e di vita reclusa di queste popolazioni, a suo avviso, sembra portare a una sorta di anestesia verso gli altri animali. La commistione tra il trattamento degli altro-da-umani nei paesi occidentali e negli altri paesi è una questione molto controversa che molt* attivist* ecoveg “postcoloniali” dibattono con forza in ogni incontro, come è avvenuto durante la Conferenza nel 2013 di Resistance Ecology in cui si è dibattuto proprio delle implicazioni culturali, sociali e razziali del e nel movimento animalista-anitispecista internazionale. Ma a Gaza non è facile avere attenzione e sensibilità verso i nonumani, proprio per come gli umani si trattano tra di loro.

A chiusura di questa panoramica animalista, antispecista e vegana nell'area israeliana e palestinese, è significativo il contributo della blogger palestinese Nadia Harhash che ha raccontato la sua esperienza diretta con i due cani con cui vive la sua famiglia, Brownie e Zoë29, che condividono la paura per le proprie vite a causa dei continui bombardamenti a cui è sottoposta la popolazione palestinese in queste terribili settimane, che in realtà stanno durando da anni.



Sitografia

269life http://www.269life.com/#&panel1-1

ALF Israel http://www.alfisrael.com/english

Animal Rights in Israele http://www.animalliberationfront.com/ALFront/Actions-Israel/Israel.htm

Anonymous for Animal Rights http://anonymous.org.il/english

CHAI – Concern for Helping Animals in Israel http://www.chai.org.il/en/home/e_index.htm

Hidden Cameras in Laboratories in Israel http://invitro.org.il/node/82

ISAV – Israeli Society for the Abolition of Vivisection http://www.isav.org.il/about-us

Israel Animal Defence Force http://www.animalpolice.org.il/?CategoryID=201

Israel Animal Liberation Press Office https://ialpo.wordpress.com/

NOAH - The Israeli Federation of Animal Protection Societies http://www.israelgives.org/amuta/580235836

Palestine Animal League http://www.interfaithveganalliance.org/pal/

Radical Theory http://drewwinter.wordpress.com/

Shalom Veg http://www.shalomveg.com/

Shevi – Animal Liberation Israel http://www.free.org.il/english/index.html

Vegan Antifa http://veganarchyliberation.wordpress.com/

We Must Shut Down Mazor Farm http://www.invitro.org.il/node/109

_______________________________________________________________________________________________

Note

2 Giornata internazionale vegan.

3 http://972mag.com/promoting-animal-rights-at-the-expense-of-human-rights/81628/.

4 http://www.animalliberationfront.com/ALFront/Actions-Israel/RiseOfIsraeliAR.htm.

5 Iniziativa nata nel 2003 negli Stati Uniti da parte di Sid Lerner, in associazione con the Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, che ora si svolge in una 40 di Paesi. La scelta del lunedì si basa sull'abitudine occidentale di far iniziare la settimana proprio in questo giorno, prodromo spesso di nuove proposizioni a partire proprio dall'inizio settimana http://www.meatlessmonday.com.

6 http://972mag.com/promoting-animal-rights-at-the-expense-of-human-rights/81628/.

7 http://www.archive.lasthours.org.uk/articles/food-not-bombs-in-beer-sheva/.

8 http://haolam.de/artikel_9393.html.

9 http://amirim.com.

10 http://www.theveganwoman.com/israel-going-first-vegan-nation/.

11 http://www.awalls.org/.

12 http://anonymous.org.il/english.

13 http://aaron.resist.ca/israeli-anarchism-being-young-queer-and-radical-in-the-promised-land.

14 http://972mag.com/anarchists-the-most-important-activists-on-the-jewish-israeli-left/50269/.

15 http://www.eco-action.org/dod/no8/israel.html.

16 Qui il video dell'azione dimostrativa http://www.youtube.com/watch?v=RA4q1pU957c.

17 http://veganarchyliberation.wordpress.com/.

18 http://www.269life.com/#&panel1-1.

19 http://www.invitro.org.il/node/109.

20 http://www.israelgives.org/amuta/580235836.

21 http://www.chai.org.il/en/home/e_index.htm.

22 http://www.animalpolice.org.il/?CategoryID=201.

23 http://www.isav.org.il/about-us.

24 http://www.free.org.il/english/.

25 http://www.letlive.org.il/eng/.

26 http://www.shalomveg.com/.

27 Per una panoramica delle leggi israeliane a favore degli animali http://en.wikipedia.org/wiki/Israel_and_animal_welfare.

28 http://gazatimes.blogspot.it/2011/04/gazaif-human-life-means-nothing-why.html.

Letto 3293 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Agosto 2014 07:32

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