Giovedì, 17 Ottobre 2013 09:21

Intelligenza ed immaginazione nei primati

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Ogni tanto pubblichiamo articoli interessanti sul comportamento degli animali. Questa volta, stendendo un gigantesco velo pietoso sull'etica di alcuni metodi sperimentali, vi suggeriamo una delle tante notizie piuttosto efficaci per far scendere gli umani dal piedistallo su cui si sono posizionati e sul quale perdono tempo a raccontarsi balle, non mancando di sottolineare come l'influenza di una cultura specista e patriarcale come la nostra, sia radicata nelle abitudini. 
Nella fattispecie, l'autore di questo articolo, volendo spiegare con un esempio l'intelligenza immaginativa degli umani, evoca la caccia agli animali.
Ciò significa che da un lato ci racconta di come gli animali forse (un "forse" ormai poco dubitativo) ci somigliano, quasi come fratelli biologici, rendendo quindi la loro uccisione per vezzi vari una forma di fratricidio, e dall'altra evoca tanto (per cambiare!!) il telefilm sul maschio dominante, organizzato in gruppi, che tanto furbamente compie quotidiane stragi di animali enormi: per nutrirsene ovviamente.
Da un lato dunque il suggerimento della fratellanza, dall'altro l'abituale, ridondante, ripetitiva nenia della caccia quale rituale necessario fin dall'antichità per sopravvivere: cioè, il fratricidio messo in atto da un tempo così lontano, assume quella patina di necessità inviolabile, di naturalità.
Tutti tranquilli quindi. Uccidere un animale forse è un fratricidio, ma è normale così! Lo testimonia la caccia al mammuth! 
E si ricomincia daccapo, il cortocircuito dell'assurdo è servito. Tutto e solo perché la caccia è mitizzata nel culto del maschio dominante e lo specismo regna sovrano. 
 
Volendo riconoscere un valore alla nostra umana intelligenza immaginativa, raccontiamo come questa sia stata datata in seguito al ritrovamento di una sacca molto antica di acqua che dei nomadi avevano nascosto nel terreno prima di partire, immaginando, di dover fare ritorno nel luogo del sotterramento. Questa sì che è una immagine valida e romantica di come l'umano - già anticamente - immaginava se stesso all'interno di un futuro probabile.
 
Per fortuna siamo appunto dotati di intelligenza e immaginazione: davvero solo così, possiamo continuare a sperare in un futuro dove uno scrivente che debba usare esempi, non si appelli più sempre e solo a icone machiste e metafore speciste di improbabile consistenza logica, storica, ed etica.
 
Buona lettura e commenti.

La redazione di Anet 

 

Articolo: La nuova frontiera dell'intelligenza animale



  
Letto 4582 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Ottobre 2013 09:39

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