Martedì, 22 Aprile 2014 07:47

La sovversione del nome - di Egon Botteghi

La sovversione del nome

di Egon Botteghi

 

Nel libro della Genesi si racconta di come un dio “plasmò dal suolo ogni sorta di bestia selvatica e tutte gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo [inteso proprio come maschio, perchè la donna verrà creata tre versetti più avanti] per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato gli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche...” (Genesi, 19-20).

Se non fosse che questo dio crea l'uomo a sua immagine e somiglianza, che lo crea maschio e femmina e che lo pone a dominare “sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra” (idem), potrebbe essere un simpatico mito sulla nascita del linguaggio umano, anche se mi domando come mai, all'inizio del mondo, prima ancora dei nomi, questo dio desse già la distinzione tra animali domestici e selvatici.

Purtroppo invece la questione della nominazione umana si fonde subito con quella della dominazione della nostra specie sulle altre (ed anche intraspecifica, perchè anche la donna viene condotta all'uomo, come prima di lei gli animali).

D'altra parte questo potrebbe essere anche un bisogno coevo all'essere umano, quello di prendere, di  afferrare e portare a sé (siamo raccoglitori): con le nostri mani prensili subiamo il fascino del manipolare, con il nostro linguaggio cerchiamo di afferrare e dominare il mondo.

Alcune scimmie hanno la coda prensile e si attaccano agli alberi, altre scimmie hanno il linguaggio prensile e si attaccano alle parole.

I nomi potrebbero essere una sorta di pollice opponibile, che esercita una stretta da cui è difficile divincolarsi.

“Nomina sunt omina”, i nomi sono destini, dicevano i latini, a cui dobbiamo tanta parte della nostra tradizione patriarcale.

Nel nostro diritto, il nome che sta ad identificare una persona, è formato da un prenome (o, ancor peggio, nome di battesimo) e dal cognome, detto anche nome patronimico, perchè è il Nome del Padre (chissà se prima o poi riusciremo ad avere anche noi una legge paritaria tra uomini e donne per il cognome dei figli).

L'articolo sei del Codice Civile (Libro primo, “delle persone e della Famiglia”, Titolo primo, “delle persone fisiche”) recita: “ogni persona ha diritto al nome che le è attribuito per legge. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati”.

Il nome quindi è un diritto-dovere, una cosa che ti viene concesso e da cui non puoi liberarti mai più, a meno di non essere una persona a “statuto speciale” come me.

Io, infatti, come persona transessuale posso chiedere, con i modi previsti dalla legge, la rettifica del nome anagrafico, perchè nel mio caso, la nominazione ha fallito quella presunta presa sulla realtà, c'è stato uno scivolamento nel non previsto e si è dovuto correre ai ripari.

Questo riparo è la legge 164, del 1982, ottenuta con grandi lotte da parte delle transessuali del tempo.

Però questa rettifica io la pagherò cara, in tutti i sensi.

Mi presenterò, con il mio avvocato, davanti ad un giudice del tribunale della mia città, il quale interpreterà la norma a disposizione come avviene ormai da trent'anni nella stragrande maggioranza dei casi, accertandosi cioè della mia avvenuta sterilizzazione. Le mie ovaie in cambio di un nome che mi rappresenti.

Ed io sono anche “fortunato”: il mio avvocato è prima di tutto un amico dai tempi del liceo, che mi ha accompagnato e sostenuto; per reddito ho avuto accesso al gratuito patrocinio ed, essendo la falloplastica un' operazione dagli esiti troppo incerti, il giudice si acconteterà che io lasci solo le gonadi sul tavolo operatorio (anche se ci sono alcuni giudici in Italia che continuano a pretendere la falloplastica per dare la rettifica anagrafica, il che è un assurdo, dal momento che la falloplastica è un'operazione ancora sperimentale). Se fossi una mtf dovrei invece sottopormi alla vaginoplastica che, al contrario di quello che si può pensare, continua ad essere un' operazione che va incontro a molte problematiche (necrosi del clitoride, stenosi, o peggio, coartazione della vagina). [1]

Per questo è importantissimo che qualcosa si stia muovendo, che ci sia un disegno di legge, il 405, che aspetta di essere calendarizzato e discusso, che trasformerebbe questa rinominazione per le persone transessuali in un procedimento amministrativo, senza più dovere ricorrere a giudizi, sentenze, operazioni e mutilazioni. Per questo sarebbe importante sostenere la petizione che chiede la calendarizzazione di questa proposta di legge  http://goo.gl/BFjLxD.

Il nome è una gabbia così legata al dominio che l'idea stessa di poterlo cambiare, di poterne uscire, crea una vertigine, una scossa elettrica, un volo nella libertà inaspettata.

A volte, quando penso che mi accingo a cambiare il nome che i miei genitori mi hanno imposto, il cuore balza alla gola, sento come se il terreno si negasse ai miei piedi, c'è qualcosa che sembrava incredibile che sta invece avvenendo. Sembra la sovversione di tutte le cose, l'impossibile che si fa possibile.

La mia realtà si decompone e si ricompone, altrove. E' come un salto quantico.

Eppure ho realizzato di non essere la sola persona in famiglia che ha avuto dei cambi di nome, ed il pensiero mi sorprende per la similitudine e per la diversità delle situazioni coinvolte.

Ho sempre conosciuto mia nonna materna come “nonna Olga”. Ho scoperto quando lei era già anziana che in realtà si chiamava Angela.

Suo padre, il mio bisnonno, era un comunista convinto, di quelli che non prese mai la tessera del partito fascista, nonostante l'olio di ricino.

Quando nacquero le sue due figlie, intorno agli anni venti del secolo scorso, lui le volle chiamare Olga ed Irene.

Essendo due nomi russi era allora vietato dalla legge, cosicchè mia nonna visse come Olga per tutt* tranne che per lo stato italiano, dove era Angela.

Sua figlia, e mia madre, ha una vicenda contraria.

Tutt*, me compreso, credevamo si chiamasse Lyda.

Figurarsi la sorpresa quando rivelò, io ero già adulto, che il suo vero nome, quello con cui l'avevano “battezzata” era Anna Carla.

Non so per quale vicenda del destino, mi sembra che questa Lyda fosse una persona che venne a mancare, la cominciarono a chiamare così da bambina, finchè lei non volle riappropriarsi del suo nome anagrafico, in un tentativo di riappropriarsi di sé stessa e delle sua vita.

Quanta gente ancora mi chiede: “Ma prima come ti chiamavi?”

No, non è una domanda appropriata da rivolgere ad una persona transessuale: non c'è un prima ed un dopo, c'è la persona che ti sta ora di fronte e che ti ha già detto come si chiama.

Il nome non racchiude nessuna essenza intima della persona, come sapeva bene anche Giulietta, non c'è bisogno che si sappia.

La libertà di scegliersi il nome è però grande. Ci si può decidere, ci si può autonominare.

Ripenso a quell'intenso personaggio che è Europa, nel film “Mater Natura”, quella che, quando racconta che le hanno staccato la luce, dice “E fa niente, Ch'ammo a fa? Noi esistevamo prima della corrente elettrica e indipendentemente dalla corrente elettrica continueremo ad esistere ancora” (Mater Natura, di Massimo Andrei, 2005).

Nel suo asilo improvvisato, nei quartieri spagnoli di Napoli, questa persona gender non conforming, lascia che i bambini scelgano come farsi chiamare, scelta che viene rispettata da tutta la piccola comunità, aprendo uno sconfinato spazio di libertà e di autodeterminazione in mezzo ad uno squallore quotidiano.

Vorrei che questa libertà fosse lasciata anche agli animali altro da umani, che hanno il diritto di non essere chiamati in nessun modo, perchè non è con i nostri nomi che vengono alla realtà.

nome

[1] Per approfondire questo punto vedi anche http://www.intersexioni.it/il-corpo-e-mio-e-me-lo-gestisco-io-quanto-noi-transessuali-sappiamo-sulle-operazioni-di-riassegnazione-del-sesso/

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Liberazione Generale: tavola rotonda sulle correlazioni fra antispecismo, antisessismo, intersessualità e omotransfobia

e spettacolo teatrale (vedi promo spettacolo)

Sabato 9 febbraio

 h 10.00-19.30

Teatro Storico di Osteria Nuova

Via Roma 448 Bagno a Ripoli (Fi)

 

MARCO REGGIO Antispecismo: Stare dalla parte degli animali è contronatura? (vd. contributo scritto)

EGON BOTTEGHI Soggetti politici e diritti: lo status di chi non deve esistere

MICHELA BALOCCHI/ALESSANDRO COMENI Il binarismo di sesso/genere e l'invisibilizzazione dell'intersessualità

con proiezione del video:

- XXXY (Sub. IT - durata 13 minuti) Vincitore come Miglior documentario agli Student Academy Awards del 2001

MICHELA ANGELINI Bio - diversità: omosessualità e transessualità in natura

BARBARA X Viaggio al termine dell'oppressione: il coraggio della rivolta come se la vittoria fosse a un passo

ANNALISA ZABONATI EcoVegFemminismo: politica e prassi di liberazione

ERIKA B. Sessismo ed omotransfobia nel movimento antispecista

FEMINOSKA Intersezionalità - compagn* d'oppressione 

con proiezione dei video:

- The Gay Animal' di Nathan Runkle (sub. IT - durata 5 minuti);

- Intersections: Black female slave vivisection, non-human animal experimentation, and the foundation of Western gynecology' di Breeze Harper, del Sistah Vegan Project (sub. IT - durata 20 minuti);


ORE 21.30 SPETTACOLO TEATRALE "ONE NEW MAN SHOW" 


Buffet vegan a pranzo e a cena - prenotazione obbigatoria

conferenza: ingresso gratuito
pranzo: 5 euro
cena:10 euro
spettacolo: 10 euro
per l'intera giornata, spettacolo compreso: 20 euro

MENU'

PRANZO
linguine pesto di spinaci e noci
risotto alla zucca gialla
pasta con ragu di verdure

dolce

CENA
torte salate
gateau di patate
salse miste con crostini e coccoli
pinzimonio
polenta fritta ai porcini
pizze varie

dolce
 

Per prenotazioni scrivere a Egon: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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Fonte: Collettivo Queer Ecovegfemminista Anguane

Dal Puledro al Bambino: intersessuali al margine del sistema

di Michela Angelini

Per gli amanti degli animali la nascita di un piccolo è sicuramente il momento emotivamente più toccante. Nella mia esperienza da veterinaria ho avuto il privilegio di assistere a diverse nascite di puledrini: prima arriva lo scroscio dovuto alla rottura delle acque, poi le contrazioni spingono pian piano il nascituro verso l'esterno. Di li a poco ci sarà un esserino tutto bagnato, accovacciato vicino la madre, pronta a fornire le prime amorevoli cure. Questo è il momento in cui, forse, è per tutti palese che le barriere di specie non sono poi così alte come crediamo: l'empatia tra madre questa e questo figlio non è diversa da quella umana.

Di li a pochi giorni, dapprima traballante, poi stabile e forte, il puledrino sarà pronto per correre attorno la mamma ed esplorare il piccolo recinto, o box, in cui vive, dove resterà per non più di sei mesi perché, poi, dovrà seguire il suo percorso di normale animale da reddito, facendo guadagnare soldi al proprietario correndo o contribuendo al concepimento di nuovi puledri, come stallone o come fattrice. Prima di abbandonare quel box, o recinto, i puledri andranno microchippati e iscritti, come maschi o femmine, all'anagrafe equina.

 

Nella primavera del 2011, però, succede una cosa insolita: nasce, da una fattrice da trotto, un(a) puledrin@ intersex, ermafrodita, o come lo definirebbe la terminologia medica un DSD, un disordine dello sviluppo sessuale. Il “piccolo DSD”, che non ho avuto purtroppo il piacere di conoscere, me lo immagino simpatico e curioso. Sicuramente fa la stessa vita di qualsiasi puledrin@ della sua età: dorme, si alza in piedi, va a poppare e saltella per il box vocalizzando i suoi primi, timidi, nitriti.

Il “piccolo DSD” è però sfortunato: di tutte le forme di intersessualità che potevano capitargli si è beccato proprio quella più evidente. Osservandolo, anche l'occhio meno esperto avrebbe notato la presenza di quel piccolo pene vicino la vulva.

Posso solo immaginare l'imbarazzo del proprietario, nel chiedere il da farsi al veterinario, mentre il “piccolo DSD” fa la sua grassa poppata, ignaro di quel che sta succedendo al di là dell'inferiata del box: “Come si fa? Lo devo iscrivere come maschio o come femmina?”. Sicuramente il veterinario, l'avrà informato che, quello che ha davanti, non è un soggetto fertile, né da femmina né da maschio, quindi non potrà mai essere né fattrice né stallone. “Non si poteva vedere dall'ecografia questa cosa?”, “Non potevamo liberarci di questo mostro prima che nascesse?”, “Proprio a me doveva capitare questa sfortuna?”, si sarà chiesto il proprietario.

So che, spinto da non so quali intenzioni, il veterinario ha proposto di intervenire chirurgicamente sul povero “piccolo DSD”. Io, però, lo immagino con la bavina alla bocca, mentre pensa alla pubblicazione scientifica che potrebbe fare amputando quell'imbarazzante pene - clitoride, plasmando una femmina normale, dotata di una normale, perfetta, meravigliosa vulva. Subito dopo avrebbe eliminato le gonadi, per evitare qualsiasi influsso ormonale di quel buffo organo, che non né ovaio né testicolo. Lo so, nella sua mente stava già nascendo l'immagine di un semidio, vestito da chirurgo plastico. Infondo un chirurgo plastico che fa, se non nascondere imperfezioni, rendendo più nella norma chi si sente diverso? L'unica differenza tra il nostro improvvisato chirurgo plastico veterinario ed un chirurgo plastico per umani, è che l'ignaro “piccolo DSD”, a differenza di un ipotetico paziente umano, non si sente affatto diverso, anormale, brutto o strano. Salta, annusa il mondo circostante, guarda curioso quel che accade lì attorno. Però potrebbe non qualificarsi alle corse e, sterile, non avrebbe alcun altro possibile utilizzo. Il piccolo “DSD” viene, così, abbattuto.

 

L'intersessualità, nel mondo animale, non è evento così raro come si può pensare, solo, a differenza di ciò che accade nell'uomo, spesso passa inosservata e registrata come “infertilità” in bovini, ovini ed altri animali da reddito, colpevoli di non compiere il loro mestiere di generatori di figli, e quindi di latte, o perché hanno comportamenti simili a quelli del sesso opposto. Come per il “piccolo DSD”, diventano animali non produttivi e finiscono al macello, senza che l'allevatore si ponga troppe domande.

 

C'è però una specie animale che, a mio avviso, se la passa peggio di tutte quando si tratta di intersessualità: l'uomo.

I medici, osservando e studiando le persone intersessuali, hanno stilato una lista di diversi casi che portano a, quelli che loro chiamano, disordini dello sviluppo sessuale:

 

- Mosaicismo cromosomico ( no xx, no xy), 1 su 1.666 nati

- Klinefelter (xxy) 1 su 1.000 nati

- Sindrome da insensibilità agli androgeni (o sindrome di Morris) 1 su 13.000 nati

- Parziale sindrome da insensibilità agli androgeni 1 su 130.000 nati

- Ovotestis (o vero ermafrodita) 1 su 83.000

 

L'intersessualità, termine che preferisco a “DSD” perché puzza meno di patologia, é una naturale variante sessuale che, noi umani, vogliamo eliminare perché non accettiamo nulla che vada oltre la biblica immagine di un Adamo, maschio virile e di una Eva, femmina fertile.

 

I dubbi che attanagliavano proprietario e veterinario del “piccolo DSD” sono gli stessi che hanno portato la classe medica ad ideare quel sistema di “normalizzazione - invisibilizzazione” ancora in voga oggi: aborti preventivi di quelle forme di intersessualità diagnosticabili durante la vita fetale ed interventi chirurgici e ormonali su quei neonati che presentano genitali non conformi alla norma, anche se non necessariamente appaiono ambigui.

In Italia siamo, come al solito, ignoranti riguardo certe tematiche e, basandoci su una concezione di sesso e identità di genere estremamente antiquata, ci sentiamo in dovere, di donare la felicità a questi bambini giocando al chirurgo plastico con questi corpicini inermi modificandoli più e più volte. I bambini crescono e gli interventi di normalizzazione - invisibilizzazione dovranno esser ripetuti almeno fino la pubertà.

I nostri medici, ignorando che l'identità di genere, la nostra anima di donna o uomo, non dipende né dal sesso, né dall'educazione impartita, consigliano ai genitori di nascondere tutto al bambino, di non parlare con nessuno dei farmaci che prende e degli interventi chirurgici che ha fatto e farà.

Il bambino crescerà, così, malato, senza sapere di che malattia è portatore e punito per ogni comportamento non congruente al genere imposto dal medico urologo.

“Potrebbe essere cancro?”, “Morirò presto senza questi farmaci?”, “Forse morirò comunque da un giorno all'altro”. Queste sono le domande che si pone un ragazzino intersex, quando comincia a capire di essere in cura per qualcosa di così brutto da non poter esser nominato.

Crescendo, una persona intersex normalizzata al femminile (solo perché chirurgicamente è più semplice) potrebbe sviluppare un'identità di genere maschile, sentirsi uomo, perché questa è la sua natura. Chi glielo spiega, a questo punto, che la legge 164/82 esclude le persone intersessuali dal percorso di adeguamento del sesso?

 

Chi nasce con anomalie genitali, pur non avendo problemi di alcun tipo, viene messo automaticamente nella categoria “mostri da riparare o nascondere”. I genitori, schiavi di una mentalità che prevede solo vestitini o rosa o blu, non vengono formati per accettare la natura del piccolo ed imparare a crescerlo serenamente ma, convinti da improvvisati medici esperti di intersessualità, finiranno per accettare che il proprio bimbo sia da abortire o, neonato, sia da plagiare, prima nel corpo, poi nella mente.

 

L'intersessualità è, come il transgenderismo, una malattia creata da una società che non è disposta ad accettare che sesso e genere sono categorie tenute in piedi solo dalle nostre menti stereotipate. Ogni individuo, con il suo modo unico di esprimere sesso, genere ed orientamento sessuale, è una diversa tonalità di colore di un arcobaleno di varianti, che non prevede quelle gabbie in cui costringiamo i diversi da noi per allontanarli dalle nostre paure.

puledri 

APPROFONDIMENTI:

 

Intersex horse found on Ontario farm

http://www.cbc.ca/news/canada/toronto/story/2010/03/28/tor-intersex-horse.html

Hermaphrodite Horses Baffle the Racing Community

http://www.findingdulcinea.com/news/sports/2009/may/Hermaphrodite-Horses-Baffle-the-Racing-Community.html

Laparoscopic Gonadectomy in Two Intersex Warmblood Horses

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0737080611005004

L'invisibilizzazione dell'intersessualità in Italia

www.formazione.unimib.it/DATA/hot/677/balocchi.pdf

L'1,7% delle nascite presenta casi d'intersessualità ed è un dato rilevante

http://affaritaliani.libero.it/Rubriche/cafephilo/arfini2106.html

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