Martedì, 26 Agosto 2014 08:46

Gli Orti Urbani di Livorno

Gli Orti Urbani di Livorno

Nel cuore di Livorno, a cento metri dal mare, c'è un pezzo di campagna rimasto "imprigionato" in mezzo ai palazzi residenziali dei quartieri Fabbricotti e S.Jacopo.
Percorrendo Via Dell'Ambrogiana si ha la netta impressione di camminare per una strada di un antico borgo agricolo. In quella zona, infatti, ricca d'acqua,sorgevano  le fattorie storiche della città. E così è rimasto fino agli anni ' 70, quando l'amministrazione decise il cambio di destinazione d'uso e rese la zona edificabile.
Si sono susseguiti così per 30 anni proprietà e progetti mai eseguiti e fallimenti d'imprese, lasciando i sei ettari di terreno nell'abbandono e nell'incuria.
Così, nell'ottobre del 2013, dal comitato precar* e disoccupat* di Livorno e dalla ex caserma occupata, è stata  e decisa l'occupazione della zona, per salvare quell'ultima area verde nel centro della città da una inutile cementificazione e per restituirla alla gente ed al quartiere e sono stati avviati cento piccoli orti.
Si è così creato un interessante movimento dal basso, una "resistenza" urbana,  che si può collocare nell'alveo dei movimenti internazionali come il Community Open Space o la Guerrilia Garden o nazionali come Genuino Clandestino.
L'autoproduzione, l'agricoltura naturale, la lotta alla cementificazione, la riappropriazione comunitaria degli spazi, la salvaguardia degli animali e delle piante, la condivisione degli attrezzi, la partecipazione collettiva alle decisioni tramite assemblea settimanale, l'inclusività per tutte le diversità, sono alcuni dei punti fondanti del progetto e della vita degli orti .
Pubblichiamo qui di seguito il manifesto politico degli orti urbani occupati ed il dossier che è stato presentato all'amministrazione della città, da cui si attendono risposte, ed invitiamo chiunque passi per Livorno a visitare gli orti occupati, dotati di area verde, e l'opera collettiva vivente in essi istallata.

Egon Botteghi x Antispecismo.Net

tante altre foto sugli orti urbani di Livorno http://centralvegpark.tumblr.com/


 



Pubblicato in Attualità - Notizie
Riceviamo e facciamo eco:

COMUNICATO STAMPA: MUOS, GRAVISSIMO ACCORDO MONTI-CROCETTA

L'esito della riunione sul MUOS, tenutasi ieri, fra il presidente della regione Crocetta e il governo Monti - presente all'incontro insieme al Ministro Cancellieri e vari altri componenti di un esecutivo privo di qualsiasi consenso popolare e che continua incredibilmente a prendere gravi provvedimenti, ben oltre l'ordinaria amministrazione cui dovrebbe limitarsi - è l'ennesimo atto di sudditanza agli Stati Uniti, l'ennesimo tentativo di imporre alla popolazione siciliana il megaradar e le sue drammatiche conseguenze.

 

Invece di insistere sul blocco dell'installazione, i cui effetti dannosi sulla salute e sull'ambiente sono ormai largamente provati, e che ancora una volta renderà la Sicilia un avamposto di guerra, il funambolico Crocetta trova l'accordo al ribasso con Monti: una commissione di esperti valuterà  "l'impatto sull'ambiente e sulla salute delle popolazioni interessate delle emissioni elettromagnetiche anche in caso di utilizzo alla massima potenzialità degli impianti, senza oneri per la Regione Siciliana. La installazione delle parabole non avverrà prima che siano disponibili i risultati di tale studio".

Il verbale della riunione conferma, dunque, che previo un ossimorico "studio approfondito e in tempi brevi", l'installazione del MUOS avverrà, e alla popolazione verranno concesse, in cambio di tumori e malformazioni, le "misure di compensazione previste".

A conclusione di questo grave accordo tra Crocetta, che smentisce nei fatti la revoca, e Monti, che continua ad imporre vergognosi provvedimenti di politica internazionale che non competerebbero più al suo governo, l'impegno ad "assicurare il rispetto della legalità per garantire il regolare accesso del personale in servizio", ovvero a reprimere blocchi stradali e manifestazioni. un bell'esempio di "rivoluzione crocettiana"!

 

Tutto ciò rafforza le ragioni dell'impegno contro il megaradar e della grande manifestazione nazionale di sabato 30 marzo a Niscemi, per la smilitarizzazione della Sicilia e contro l'installazione del MUOS.

 

circolo città futura

 

(per il circolo città futura

la segretaria Santina Arena

tel. 340.0028007)


http://www.nomuosniscemi.it/news/no-muos-manifestazione-30-marzo-2013/

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Amadori, Barilla, Coop: un “impegno coerente” per gli animali

Marco Reggio

“... di sangue han sporcato il cortile e le porte

chissà quanto tempo ci vorrà per pulire...”

 

Negli ultimi tempi, diverse voci hanno messo in guardia contro la retorica della “carne felice” e del benessere animale[1]. La strategia di rassicurare i consumatori mostrando il lato “buono” dello sfruttamento animale si esprime attraverso la voce dell’industria alimentare, ma non solo.

La legislazione, sempre più spesso, formula principi generali improntati al “rispetto” degli schiavi non umani, e talvolta li traduce in normative specifiche tese a garantire degli standard minimi di attenzione alla sofferenza degli animali da reddito. Abbiamo così la percezione – soprattutto nei paesi industrializzati – di vivere in una società in cui gli allevamenti di galline sono perlopiù “a terra” (che nell’immaginario collettivo significa anche “all’aperto”), i vitelli stanno con la madre, la macellazione è un atto incruento, fatta eccezione per qualche deroga alle prescrizioni religiose di popoli che, in breve tempo, si convertiranno alle nostre più “civili” abitudini...

Contribuiscono a questa percezione gruppi, associazioni, enti che cercano di diffondere valori che, per vari motivi, hanno a che fare con lo sfruttamento “dolce”. É il caso di Slow Food[2], che nasce e si sviluppa su temi come la sovranità alimentare, la sostenibilità ambientale e la gastronomia di qualità. É il caso del settore del cibo certificato biologico, un settore che muove dalla volontà di tutelare il consumatore umano dalle derive più malsane e dissipatorie dell’attuale sistema produttivo, creando al contempo un buon volume di affari. É il caso della legislazione comunitaria europea sulla tutela degli animali da allevamento[3]; ed è naturalmente il caso della propaganda pubblicitaria di alcuni degli stessi grandi e piccoli produttori, i più attenti alle richieste del consumatore di oggi, sempre più “disturbato” dalle immagini degli allevamenti intensivi.

Ma ci sono anche realtà che si occupano di “proteggere” gli animali, fra i sostenitori della carne felice.

“Tutto il nostro plauso va a Barilla[...], Amadori[...] e Coop” (Compassion in World Farming).

Pochi giorni fa, Compassion in World Farming[4] ha assegnato i Premi Europei Benessere Animale 2012. Questa quinta edizione della manifestazione ha visto protagoniste le aziende italiane. Coop Italia, Barilla e Amadori sono state premiate per l’”impegno coerente per il miglioramento delle condizioni di vita degli animali allevati per produrre cibo”[5].

La notizia farà sorridere – o scandalizzare – molti animalisti, almeno quelli coscienti del fatto che ogni misura per il benessere animale non è nulla di fronte alla schiavitù degli allevamenti. Tanto più se i passi fatti dalle aziende sono piccoli, così piccoli da ridursi ad operazioni di immagine. É il caso di dire: piccoli a piacere. Pare dunque superfluo rilevare l’ipocrisia di questi premi. Ed è anche banale rilevare come lustrare la facciata presentabile sia un modo per giustificare attività che di presentabile hanno ben poco.

Può essere tuttavia utile sottolineare quali mosse – tutte di tipo linguistico – permettano di far passare la pubblicizzazione dello schiavismo per un’opera di carità. Oltre che utile, è anche facile, dato il livello di sfrontatezza di questi signori. Basta vedere che cosa dichiarano alla stampa.

Coop. Di questa azienda è stato già detto qualcosa, relativamente alla capacità di costruirsi un’immagine pulita agli occhi degli “amanti degli animali”[6]. Al ritiro del premio, il Responsabile Sostenibilità, Innovazione e Valori di Coop Italia dichiara “migliorare le condizioni di allevamento significa non solo garantire agli animali allevati una vita degna di essere vissuta ma anche migliorare la loro salute”. L’espressione “vita degna di essere vissuta” è certamente pretenziosa. Chi l’ha pronunciata sembra essere proprio sicuro che negli allevamenti si possa garantire una vita dignitosa, anzi è certo che Coop la garantisca. Noi qualche dubbio lo abbiamo. Siamo sicuri, però, che le vite delle mucche spremute per produrre latte, o quelle dei vitelli, dei maiali, dei polli ingrassati negli allevamenti, o ancora quelle dei pesci imprigionati nelle reti, sono per i supermercati Coop vite degne di essere violate. Un buon profitto è infatti garantito – nel rispetto del benessere animale, s’intende... – ogni volta che queesta vita “degna di essere vissuta” smette di essere vissuta. Ovviamente, nel momento in cui qualche esperto Coop ha deciso che è arrivata l’ora del macello.

Qualcosa di più rivelatore ci dice Barilla. La dichiarazione alla cerimonia, resa dal Direttore Salute, Sicurezza, Ambiente ed Energia, è quasi un lapsus: “Il benessere degli animali da allevamento è un valore per Barilla”. Non abbiamo dubbi, in effetti, che sia così. Il benessere animale è proprio un ottimo investimento. A voler essere un po’ cinici, potremmo calcolare in termini di introiti (garantiti dal rientro d’immagine) ogni metro quadro di allargamento delle gabbie, o ogni balla di fieno aggiunta per mettere a loro agio i prigionieri. Non dubitiamo neppure che vada preso alla lettera quello che Barilla aggiunge subito dopo: “un’impegno che non si fermerà bensì continuerà, saldamente ancorato nella nostra strategia di sostenibilità”. Sostenibilità degli allevamenti, sostenibilità del marketing.

Un concetto simile sembra esprimere Amadori, per bocca della Responsabile Corporate Communication: “il Premio Good Chicken di Compassion per Il Campese e il Pollo 10+ ci dice solo una cosa: che ancora una volta siamo sulla strada giusta”. Ed è vero: queste aziende sono sulla strada giusta per nascondere il sangue che turba i loro clienti.

“Chissà quanto tempo ci vorrà per pulire... ”.

Con l’aiuto di imprese di pulizia come Compassion in World Farming, forse neanche troppo.



[1] Si vedano, per es.: M.Cole, Dagli “animali macchina” alla “carne felice”. Un’analisi della retorica del “benessere animale” alla luce del pensiero di Foucault sul potere disciplinare e su quello pastorale, in “Liberazioni” n.3 (http://www.liberazioni.org/articoli/Liberazioni-n03-inverno2010.pdf); E.Brocca, L.Caffo, M.Reggio, Prigionieri Felici, in “Altri Versi”, Oltre la Specie (http://www.bioviolenza.blogspot.it/2012/05/prigionieri-felici.html); Le 5 Libertà: tanto rumore per nulla (http://bioviolenza.blogspot.com/2012/08/cinque-liberta-tanto-rumore-per-nulla.html); e, in generale, il progetto BioViolenza (www.bioviolenza.blogspot.it).  

[5] http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/salute/2012/10/29/Premiate-3-aziende-italiane-benessere-animale_7713140.html. Le dichiarazioni delle aziende, riportate di seguito, sono tutte tratte da questo articolo.

Pubblicato in Attualità - Notizie
Giovedì, 25 Ottobre 2012 10:32

Che cos'è lo sfruttamento sostenibile?

Da: www.bioviolenza.blogspot.it



Che cos'è lo sfruttamento sostenibile?

Uno scherzo? Una provocazione?
Forse un'allusione alle guerre umanitarie?
O alle missioni di pace?
 
Siamo andati, due anni fa, a chiederlo a Slow Food, l'associazione che organizza il Salone del Gusto di Torino.

Abbiamo pensato che fosse - Slow Food con il suo Presidente Carlo Petrini - una delle realtà più ferrate sul tema, dato il gran parlare che fa di produzioni "sostenibili", allevamento "etico", rispetto dei diritti.

Siamo andati a chiederlo l'anno scorso alla fiera della pesca sostenibile, Slow Fish (eh sì, ci ha incuriosito anche la pesca sostenibile, lo ammettiamo).

Siamo andati a chiederlo alla cerimonia di inaugurazione del Salone del Gusto 2012 e abbiamo volantinato alla stampa presente le ragioni di chi lo sfruttamento sostenibile, negli allevamenti bio-eco-compatibili, lo vive quotidianamente: gli animali.
 
Andremo a chiederlo pubblicamente, in piazza, domenica 28 ottobre.
Davanti al Salone del Gusto 2012, dalle 10 alle 19, presso Lingotto Fiere, via Nizza 280 - Torino.
Per chi vuole partecipare, i dettagli sono qui:
 
Nel frattempo, una prima risposta l'abbiamo trovata vedendo l'anteprima fotografica del Salone su corriere.it.
 
Probabilmente, lo sfruttamento sostenibile è questo:

stand al salone del gusto 2012
Pubblicato in Articoli
Mercoledì, 10 Ottobre 2012 10:30

Maurizio Pallante: La carne è INSOSTENIBILE

Riportiamo qui sotto una ennesima presa di posizione contro il consumo di carni, di denuncia dell'impatto decisamente anti-ecologico della produzione di proteine animali, il tutto questa volta a firma codnivisa da uno tra i più stimati pensatori della Decrescita: Maurizio Pallante.
Ci permettiamo però di fare notare come tali denunce inciampino sul tentativo di attivare nei lettori una reazione empatica verso la sofferenza - resa evidente, ma implicita - che questi "comportamenti alimentari" ingenerano in altri umani (di incoraggiare dunque una nuova etica) completamente dimentichi del silenzio voluto e assecondato sulla sofferenza di chi, al di là di ogni considerazione e percentuale di calcolo, per questi "comportamenti alimentari" soffre davvero: gli animali.
Si punta dunque all'autocritica (rispetto a comportamenti che inducono sofferenza) selettiva, contando su una reazione di immedesimazione con altri che pagherebbero lo scotto dei nostri eccessi (o vizi), mentre al contempo si nega l'esistenza (che è sofferenza) stessa degli animali, citandoli di fatto solo come risorse primarie.
Un'etica della compassione selettiva di questo tipo, dove si auspica di porsi nei panni di alcune vittime indirette, mentre si nega l'insopportabile presenza di vittime dirette, la cui oggettiva sofferenza ormai è offuscata solo da una stupida, ottusa, imbrigliante, dogmatica ed ostinata cecità, non può pagare ed è oltre la favola: la iper-favola di chi vuole ancora credere che un'umanità estremamente nonviolenta, solidale e pacifica con se stessa, ma torturatrice e schivista verso chi semplicemente è ridotto in catene, possa davvero esistere.



L'insostenibile pesantezza della Carne

di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

Fonte:  Il Fatto Quotidiano 

Il consumo di proteine animali, nel mondo, cresce costantemente. Tanto che, secondo alcuni, questo fenomeno sta aiutando la specie umana ad andare più rapidamente verso la sua autodistruzione. A questo fenomeno, in effetti, sono legati i più gravi problemi ambientali, economici e politici del pianeta: le emissioni di gas climalteranti e l’effetto serra, leguerre per il controllo delle fonti energetiche fossili, la progressiva penuria di un bene indispensabile per la vita come l’acqua, molte forme di inquinamento chimico, la diminuzione di fertilità dei suoli, la perdita della biodiversità, le sempre maggiori sperequazioni tra il 20 per cento dell’umanità che si suicida per eccessivo consumo di cibi sempre meno sani e il 20% privo del necessario per sopravvivere.

Tutti questi problemi potrebbero essere ridotti drasticamente dalla diffusione di un regime alimentare vegetariano, o quanto meno da una significativa riduzione dei consumi di proteine animali. Possono sembrare affermazioni eccessive dettate da fanatismo ideologico, ma basta mettere insieme alcuni dati di pubblico dominio per comporre un quadro unitario che i singoli tasselli isolati non lasciano vedere in tutta la sua ricchezza.

La prima cosa da prendere in considerazione è la crescita dei consumi di proteine animali, in valori assoluti pro capite. Negli ultimi 50 anni in Italia il consumo di carne procapite si è triplicato. È stato calcolato che nel 1994 fosse di circa 85 chili all’anno, pari a 235 grammi al giorno. La tabella seguente documenta quanto è avvenuto nelle principali aree del mondo negli ultimi 40 anni. La tabella successiva mette a confronto i dati del consumo mondiale di carne e di latte nel 1997 con gli incrementi previsti dalla Fao nel 2020. Gli aumenti maggiori si verificano negli allevamenti intensivi dei Paesi ricchi.

Aumento del consumo di carne pro capite negli ultimi 40 anni
(in kg. Annui)

Stati Uniti                                    89                             124

Europa                                          56                               89

Cina                                                   4                               54

Giappone                                        8                               42

Brasile                                           28                               79

Consumo mondiale di carne e latte
(in milioni di tonnellate)

Anno                             1997                        2020             incremento

Carne                                 209                          327                + 56%

Latte                                  422                           648                + 54%

La FAO prevede che entro il 2050 la produzione di carne e latte raddoppieranno, passando rispettivamente da 229 a 465 milioni di tonnellate e da 580 a 1053 milioni di tonnellate. Un problema, visto che la conversione delle proteine vegetali in proteine animali avviene con unascarsissima efficienza. Per produrre 1 kg di proteine di carne di manzo occorrono mediamente 16 kg di proteine vegetali. Di conseguenza per ottenere 1 kg di proteine di carne vaccina occorre coltivare una superficie agricola 16 volte maggiore di quella necessaria a ottenere i kg di proteine vegetali. Il rapporto tra la soia e la carne di manzo è invece di 20 a 1. Usando lo stesso tempo e la stessa superficie necessari a produrre 1 kg di carne, si possono produrre 200 kg di pomodori o 160 kg di patate.

Considerando il fatto che, specie in America Latina, la maggior parte della soia e dei cereali coltivati (spesso Ogm, viste le rese e i prezzi stracciati che possono garantire questi organismi dagli effetti sulla salute ancora ignoti) sono destinati a nutrire il bestiame che diventerà bistecca o ragù nei piatti degli europei, viene da chiedersi se, arrivati a questo punto, cambiare anche di poco le proprie abitudini alimentari non sia la scelta più sensata.

 
Pubblicato in Spunti di Riflessione

Fonte: www.bioviolenza.blogspot.it


In attesa della tre giorni del Salone del Gusto / Terra Madre, che si terrà a Torino, e del presidio di controinformazione e protesta contro l'allevamento "sostenibile" organizzato per domenica 28 ottobre, pubblichiamo qui la lettera che abbiamo inviato a Carlo Petrini, presidente di Slow Food, come Progetto BioViolenza.

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Egr. Carlo Petrini,

a nome degli attivisti animalisti che in questi anni si stanno occupando dell'analisi di quella che noi definiamo “bio-violenza” o “happy meat” (vedi www.bioviolenza.blogspot.it/), vorrei ricordarle alcune questioni di cui abbiamo discusso sia con lei direttamente che con alcuni rappresentanti di Slow Food.

Al Salone del Gusto di Torino di due anni fa, gli animalisti hanno distribuito per tre giorni migliaia di volantini per denunciare la mancanza di un punto di vista etico diverso dal vostro in un evento che fa dell’etica il suo cavallo di battaglia. Con un blitz all’assemblea finale di “Terra Madre”, davanti a migliaia di delegati e giornalisti da tutto il mondo, alcuni attivisti si erano conquistati anche lo spazio per evidenziare quella posizione, tutta antropocentrica, di chi discetta di etica, benessere e sostenibilità, mentre nello stesso tempo non riesce ancora a fare a meno dello sfruttamento e dell'uccisione di altri viventi senza porsi problemi di coscienza, per'altro in sintonia con fette importanti di popolazione "sensibile" e di realtà produttive “sostenibili”, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori, lo sviluppo locale e la tutela dell'ambiente, ma non ancora, purtroppo, nei confronti della sofferenza degli animali.


Abbiamo contestato “Slow Fish” a Genova. Se i mammiferi sembrano meritare almeno un abbozzo di discussione sulle modalità con cui dovrebbero poter condurre la loro breve vita, è evidente che i pesci non godono nemmeno della minima considerazione. L’unico problema che Slow Food considera sono i danni agli ecosistemi, all’ambiente, alla quantità di fauna marina disponibile. Della sofferenza dei pesci non interessa nulla a nessuno, neppure ai vostri “esperti” biologi marini che negano ancora, nonostante i molti studi di etologi illustri sull’argomento, che il sistema nervoso dei pesci sia sensibile al dolore in modo paragonabile a quello dei mammiferi (nel caso volesse approfondire, abbiamo una registrazione -che possiamo spedirle- con il Presidente del Comitato Scientifico, dott. Silvio Greco, che durante il colloquio con una nostra delegazione a “Slow Fish” anacronisticamente sosteneva una differenza qualitativa della sofferenza tra pesci e altri animali terrestri – sic).


In queste circostanze ci avete detto che il dialogo con gli animalisti è auspicabile, che dovrebbe essere incentivato e ci avete spronato ad un confronto, e siamo qui a ribadire e rinnovare la nostra disponibilità.


Molte persone che gravitano intorno a Slow Food sono anche animaliste: lo dimostrano, oltre alla quantità dei vostri associati vegetariani e vegani, gli applausi che hanno accompagnato le parole di protesta a favore della "liberazione" animale durante il blitz di cui sopra. Anche per questo riteniamo doveroso proporre la discussione etica sull’importanza della vita dei singoli individui animali al centro del vostro/nostro dibattito.


Chiediamo quindi di partecipare alla prossima edizione del Salone del Gusto di Torino con un intervento corposo e non occasionale, fortuito o strappato con la furbizia. Vorremmo dunque concordare con lei direttamente (o con uno degli organizzatori principali dell’evento) le modalità di un nostro intervento, in occasione della Conferenza finale di “Terra Madre”. Vorremmo dare voce agli ospiti muti che, loro malgrado, parteciperanno alla fiera, nella speranza di aprire un dibattito serio e costruttivo sull'utilizzo degli animali nella produzione, mettendo in discussione anche il concetto – per noi ambiguo – di “benessere animale”. Uno spazio ufficiale con pari dignità rispetto agli altri potrebbe dimostrare che, almeno sul piano del dibattito, il tema dei soggetti animali ha analoga considerazione rispetto agli altri importanti temi etici di cui Slow Food si è fatta carico in questi anni. Siamo certi che, a differenza di come è stato in passato, si possa reciprocamente considerare il dibattito sul tema come un'importante opportunità di confronto.


Bio-violenza

www.bioviolenza.blogspot.it

Pubblicato in Attualità - Notizie
Da bioviolenza.blogspot.it:

Torna l'appuntamento biennale con il Salone del Gusto di Torino e "Terra Madre", iniziativa internazionale promossa da Slow Food con il finanziamento delle istituzioni statali, regionali e comunali.

Con il Salone del Gusto, torna anche, però, l'apologia della schiavitù animale. Migliaia di corpi senza vita saranno in vendita presso gli stand della fiera, fra i discorsi sulla sostenibilità ambientale e la difesa dei piccoli agricoltori.

Due anni fa il Progetto BioViolenza era andato a mostrare l'ipocrisia di chi parla di etica, diritti dei lavoratori del terzo mondo, equa distribuzione delle risorse alimentari, prodotti a km zero e persino di "benessere animale".
 
Due anni fa abbiamo rovinato la festa di questi signori, intervenendo senza invito alla conferenza finale di "Terra Madre", per ricordare le vittime senza voce che per l'allevamento "sostenibile" sono soltanto fonte di carne, latte, uova e non esseri senzienti, e per ricordare che etica e sostenibilità non possono essere promosse per alcuni soggetti (umani) a spese di altri (non umani).

Anche quest'anno, andremo a chiedere con determinazione un vero confronto con Slow Food sul tema che ci sta a cuore: è legittimo imprigionare e uccidere degli esseri viventi per la nostra alimentazione soltanto perchè non possono difendersi? E: se lo sfruttamento è "dolce", non inquina e produce cibi più salutari, diventa ammissibile?


DOMENICA 28 OTTOBRE - TORINO, LINGOTTO FIERE, VIA NIZZA 280
dalle 10 alle 19

PRESIDIO CONTRO LO SFRUTTAMENTO "SOSTENIBILE
 
Pubblicato in Appuntamenti ed Eventi
Venerdì, 21 Settembre 2012 13:06

Un dio sostenibile

Dal sito del Progetto BioViolenza
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Un dio sostenibile

 
Di tanto in tanto, navigando in rete si trovano spunti interessanti per capire in che modo la retorica della "carne felice" può far presa sull'opinione pubblica.
E' il caso di un simpatico articolo che racconta delle difficoltà di un giovane allevatore appassionato al benessere degli animali, nel caso specifico alcuni maiali e - in futuro - alcune capre. Come al solito, ci viene raccontata la favola dello sfruttamento (questa parola è nostra...) in condizioni "rispettose" (questa, invece, è loro...).
Ma, a parte questo, compaiono espressioni capaci di catturare la nostra attenzione di persone ostinatamente convinte che la schiavitù è sempre schiavitù, anche se è dolce, sostenibile, o se i suoi prodotti transitano da un gruppo d'acquisto (solidale...).
Per esempio, "la scelta produttiva dei proprietari del terreno è coraggiosa". Interessante, che si usi un termine per indicare il suo contrario. Perchè disporre della vita di esseri indifesi, determinarne le attività sessuali, i parti e i ritmi vitali, e stabilirne l'ora della morte, possiamo anche chiamarlo coraggio, ma in sostanza intendiamo viltà.
Oppure: "allevamento secondo criteri rispettosi del benessere animale". Il solito ossimoro in stile happy meat, si dirà. Certo. E' che anche il concetto di rispetto ci sta un po' stancando. Funziona sempre molto bene quando si ha qualcosa da nascondere: basta dire che quel qualcosa almeno è rispettoso delle vittime. Ma qui non ci si spinge a tanto: l'allevamento rispetta un concetto, altrettanto fumoso, e cioè il "benessere".

O ancora - dice l'autore dell'articolo: "mi fa vedere come siano puliti i maiali se li si lascia vivere come dio comanda, mi spiega che sono molto intelligenti, che hanno imparato a schiacciare il bottone della fontanella in modo che il getto dell’acqua vada di lato a formare un piccolo stagno". Quanta distanza sembra esserci dal cartesianesimo dei "vecchi" allevatori di animali, che vedevano in essi poco più che macchine. Sembra quasi la descrizione di una vera e propria relazione fra esseri senzienti, umani e non umani. E di una relazione si tratta, in effetti, anche se viziata - ahinoi - da una asimmetria ineludibile, quella fra dominante e dominati. Affannarsi a ricercare nei non umani caratteristiche umane (e delle più alte: l'intelligenza di chi adopera strategie complesse per costruirsi uno stagno, per esempio) è un esercizio che i paladini dei diritti animali conoscono bene, proprio perchè lo hanno praticato a lungo, convinti che l'umanità possa vedere nei non umani dei "quasi umani", come se fosse il grado di somiglianza alla nostra specie a determinare il grado di dignità che siamo disposti a concedere. Forse, però, questo allevatore, così consapevole delle facoltà mentali dei suo schiavi, ci mostra che non è poi così importante che gli animali siano o meno dei piccoli Einstein, se il destino che li attende è comunque il macello.
E infine: l'allevatore ci dice come sia bello "se li si lascia vivere come dio comanda". Come dio comanda... Anche nella versione "bio", lo sfruttamento degli animali è un fatto ineluttabile, è dio che lo vuole. E chi può ribellarsi a dio? Tanto più che è un dio solidale, un dio moderno, il primo dio sostenibile.
Pubblicato in Spunti di Riflessione
da Progetto BioViolenza:

GreenPeace: quando la mattanza dei tonni è “sostenibile”...

 


Qualche giorno fa, Greenpeace ha pubblicato un sondaggio dal titolo inquietante "Tonno in trappola!" (http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/sondaggio/) sul "tonno sostenibile", dove vengono poste quattro domande, capolavori di ipocrisia, dove GreenPeace non viene neanche sfiorata dall'idea che l'unico "tonno sostenibile" sia il tonno vivo, libero e che abita nelle profondità marine.
Desideriamo esprimere sdegno riguardo al sondaggio da voi proposto, in quanto lo stesso non contiene l'opzione antispecista che ha condotto molte persone a non consumare i corpi degli animali ed i prodotti dello sfruttamento animale.
Dare per scontato che tutti i partecipanti al vostro sondaggio si cibino delle spoglie degli animali offusca quell'idea di rinnovamento etico-culturale del quale l'opinione pubblica vi ritiene portatori.

Una sparuta minoranza vi risponderà che cerca un prodotto "sostenibile" e questa minoranza è composta da chi economicamente può' permettersi di spendere un po' di più e sentirsi con la “coscienza pulita” per aver salvato tartarughe e squali, e rassicurata dal mangiare in modo “sano”.
Ma vi rendete conto del danno che procurate con questo sondaggio? Vi rendete conto che la nonviolenza di cui vi ammantate e' un valore che include ogni essere vivente?

Perché scrivete nella vs. missione (http://www.greenpeace.org/italy/it/chisiamo/Missione/) che siete nonviolenti e che vi autofinanziate per non essere in balia di qualsivoglia realtà economica e/o politica, quando diventate voi stessi strumenti di liceità della nuova frontiera del business biologico che prevede l'uccisione di esseri senzienti?
Vi definite ambientalisti. L'ambiente é costituito da un ecosistema che deve essere rispettato e all'interno del quale ogni singola specie ha il suo motivo d'esistere. Allora ci domandiamo, Greenpeace ha qualche canale privilegiato con l'habitat e quindi stabilisce chi può vivere e chi morire? Ma non e' l'ecosistema che provvede a ciò e non una delle tante specie esistenti al suo interno, ossia l'animale umano?
Vi esortiamo ad abbandonare questo sondaggio, perché, lo ribadiamo, fa gli interessi di una sola realtà, quella della produzione industriale, che coadiuvate, come call-center, invitandola a modificare il tipo di produzione di cadaveri (bio-sostenibili naturalmente) per venderne di più e non per denunciare questa stessa mattanza.
Vediamo gravi incongruenze con la missione da voi stessi stilata e, per correttezza, vi invitiamo a rivedere la vostra posizione o a contestualizzare i concetti di nonviolenza e rispetto (specisti) da voi sottoscritti.
Dite che la vostra speranza che “tutti gli animali debbano avere un futuro” per voi significa che “tutte le specie di animali debbano avere un futuro”? Perché qui occorre intendersi con le parole. Tantissime persone pensano, sbagliando, che voi abbiate a cuore i singoli individui animali, la loro sofferenza, il loro benessere. Dovete spiegare per bene, chiaramente e senza mezzi termini, che non è così, che a voi interessa solo che tra 100 o 1000 anni ci siano ancora sia qualche tartaruga che qualche squalo che qualche tonno… ovviamente solo perché gli uomini di domani possano avere un po’ di biodiversità da gustarsi.

Il fatto che l’alimentazione non sia per voi un fattore discriminante è proprio il segno dell’ambiguità della vostra posizione. Che da voi ci siano vegetariani, vegani, onnivori non è di per sé rilevante.

La cosa grave è che come associazione non abbiate le idee chiare sull’argomento e che pensiate che il non cibarsi di animali sia una semplice scelta individuale e non una presa di posizione politica rispetto allo sfruttamento degli altri animali.

Con dispiacere dobbiamo riconoscere quanto le istanze ecologiste da voi avanzate siano distanti da quelle conquiste civili che solo una coerente impostazione etica potrà determinare.

Saluti
BioViolenza


ALLORA DICIAMOGLI COSA NE PENSIAMO!

Se volete scrivere a GreenPeace cosa ne pensate del loro modo di difendere l'ambiente e gli animali ispirandosi ai principi della nonviolenza (vedi pagina "chi siamo: mission" ), potete farlo ai seguenti indirizzi email:

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