Aggiornamenti sullo sciopero della fame di Davide Battistini

da: restiamo animali (sul sito seguiranno aggiornamenti)

CATENE....
questa parola evoca epoche lontane e invece... sono storie della civilissima Emilia Romagna.
Guardate questo video  http://youtu.be/ffXG3cf04t0 girato da scatenarediritti e essere animali il 5 febbraio 2013 a Russi in provincia di Ravenna.
In pieno centro cittadino, nessun agente vede, nessuno nota una casa fatiscente piena di topi. In cui vi sono tre poveri cani rinchiusi in gabbie piene di feci.

Per storie come queste, di cui è pieno il paese, Davide Battistini un cittadino di Ravenna sta conducendo dal 1mo gennaio 2013 uno sciopero della fame
non mangia dal 31 dicembre 2012 per chiedere alla sua Regione, governata dal PD, una legge civile che impedisca queste vigliaccate.
Dal 17 febbraio Battistini ha promesso di passare allo sciopero della sete, condannandosi così a morte per l'immobilismo della politica locale.

In Regione si sta discutendo ma al momento la situazione è - come prevedibile - litigiosa e stagnante. Nessuna data certa per l'ottenimento di una legge civile che - tra l'altro - non sembra toccare interessi economici particolari.   La litigiosità politica, la mancanza di sensibilità animalista, le priorità elettoralistiche, la superficialità nel deliberare sulle vite dei viventi, inchiodano Davide al suo digiuno.
Vasco Errani non si è degnato di una visita o di una telefonata a un cittadino che sta portando avanti una battaglia con strumenti pacifici e nonviolenti mettendo a repentaglio solo se stesso: la sua salute e la sua vita.
Nessun politico di rilievo si è avvicinato a lui per constatare come vivono, soffrono, muoiono, gli animali alla catena nella Regione Emilia Romagna.

Paradossalmente è la Lega Nord (opposizione) a chiedere l'abolizione delle catene per tutti i tipi di cane e la loro sostituzione con ampi recinti,
mentre il binomio PD-SEL-VERDI (maggioranza) vorrebbe mantenere una differenziazione (un baratro) di trattamento tra i cosiddetti cani "da compagnia" e quelli invece "da lavoro" quali appunto i cani "da tartufo, da caccia, da guardia e da difesa". Mantenere tali eccezioni ovviamente significa non cambiare assolutamente nulla per i cani.

Ecco l'emendamento dei verdi
http://www.geapress.org/wp-content/uploads/Ogg.-3598.pdf

Ed ecco invece la posizione critica di Lega Nord
(ER) ANIMALI. BASTA CATENA PER FIDO, PD-SEL: "E' UNO DI FAMIGLIA" -2- (DIRE) Bologna, 6 feb. -
Se la societa' considera ormai gli animali come parte della famiglia, e' opportuno che anche da parte degli ogani di governo ci sia la "volonta' di sviluppare, con atti normativi, le pratiche di protezione, di tutela e di benessere animale", a maggior ragione visto che "la Ue riconosce che gli animali sono esseri senzienti, da salvaguardare da qualsiasi sofferenza inutile".
 Ma le critiche non tardano. I primi a gridare allo scandalo sono i leghisti, che da un lato accusano Pd e Sel di essere dei 'copioni', dall'altro li stigmatizzano per aver escluso dalle protezioni i cani da caccia, da guardia o da tartufo, che meritano tutela quanto 'Fido'. Il progetto di legge di Monari e Meo, scrive in una nota il capogruppo della Lega nord in viale Aldo Moro, Mauro Manfredini, e' una "fotocopia" di quello proposto dal consigliere del Carroccio, Stefano Cavalli, il 3 luglio scorso. Ma e' incompleto, perche' "non prevede divieti di tenere alla catena cani da caccia, da tartufo, da guardia e altro". Quel progetto, nonostante i mesi passati, non e' mai stato discusso in commissione e questo ha spinto un animalista, Davide Battistini, a mettersi in sciopero della fame da capodanno proprio per "ottenere una normativa regionale che vieti di tenere alla catena tutti i cani, siano essi da compagnia, da caccia o da tartufo". Ora, invece, arriva la proposta di Pd e Sel, finalizzata solo a "piantare la propria 'bandierina' di partito". Da Manfredini e Cavalli e' gia' arrivato un emendamento per "sopperire alle gravi lacune, tendenziose, della maggioranza" e per "appoggiare la battaglia di civilta' di Battistini, che ha messo a rischio la propria salute per la sacrosanta tutela dei diritti degli animali".

La redazione della trasmissione radiofonica Restiamo Animali sostiene Battistini e ritiene assieme a lui che l'emendamento Manfredini e Cavalli sia da recepire integralmente,
perché sarebbe assurdo fare distinzioni all'interno dell stessa specie animale, solo per il diverso "utilizzo/sfruttamento" che ne fa l'uomo.
Qui il link con i commenti di Battistini a proposito dell'emendamento dei VERDI
http://scatenarediritti.blogspot.it/2013/02/10-domande-ai-verdi-in-regione-er.html

Per amplificare il grido di giustizia testimoniato da Davide Battistini, e per far capire che questa battaglia di civiltà non lo trova isolato, è stato organizzato un DIGIUNO A STAFFETTA al quale si sono già iscritte 75 persone da tutta Italia. Il digiuno a staffetta è in corso. Oggi digiunano Fabio Serrozzi di Castelfiorentino, Angelic Petrina di Catania, Laura Sangiorgio di Lissone. Ieri hanno digiunato sette persone. Fotografie e testimonianze del digiuno a staffetta sul blog restiamoanimali.wordpress.com

Chiunque volesse iscriversi al digiuno (24 ore a testa) può ancora farlo scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La petizione on line che Davide ha lanciato è qui

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2013N34201

Il suo blog è

http://scatenarediritti.blogspot.it/

catene


La redazione

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PROTESTA PER ABOLIRE LA DETENZIONE DEI CANI ALLA CATENA

 

Mercoledì 30 gennaio

dalle 11.00 alle 13.00 in via Aldo Moro 24 BOLOGNA

 

Il prossimo mercoledì saremo davanti alla sede della Regione Emilia Romagna, in supporto all'iniziativa non-violenta di Davide Battistini, attivista per i Diritti Animali in sciopero della fame dal primo gennaio per ottenere il divieto regionale di detenzione dei cani alla catena.

 

Dopo la manifestazione, chi vuole viene al ristorante dell'associazione naturista bolognese. 

Io sarò al trentesimo giorno di sciopero della fame.

Berro' un centrifugato di verdure.

 

Davide Battistini

 

Earth First!

 

Per Info: 

mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tel: 342 1894500

 

essereAnimali • diverse specie un solo pianeta

 

PROTESTA per ABOLIRE la detenzione dei cani alla catena (Facebook)

 

Vedi anche: comunicato di solidarietà di Oltre la Specie e lettera dell'attivista in sciopero della fame in sostegno di Davide

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Mercoledì, 28 Novembre 2012 08:07

Roma: il canile occupato da* volontari*


Dopo lo sfratto dei gatti di Torre Argentina e la minacciata chiusura dell’oasi felina di Porta Portese, è il turno del parco canile Vitinia ex Poverello ad essere sotto attacco

Vedi anche: Comunicato di solidarietà di Oltre la Specie

NON C’E’ DUE SENZA TRE
DA OGGI 139 CANI DAI RECINTI DEL PARCO CANILE VITINIA EX POVERELLO A
FREDDE GABBIE DI CEMENTO

ROMA NON E’ PIU’ UNA CITTA’ PER GLI ANIMALI

Simona Novi, Presidente AVCPP: “E’ l’unico parco canile comunale di Roma. I cani vivono in recinti di 30 metri quadrati nel verde, non nelle gabbie di cemento. L’associazione si è fatta carico dell’intera ristrutturazione del canile eppure Roma Capitale da lunedì 26 novembre deporta i cani in strutture private prive di adozioni e visibilità”

ROMA, 26 novembre 2012  – Si chiama Parco Canile Vitinia ex Poverello. E’ l’unico parco canile comunale di Roma. Recinti di 30 metri quadrati nel verde, con comode case di legno, all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

Da 5 anni Roma Capitale non ha più garantito la sua manutenzione. La stessa associazione che lo gestisce - Associazione Volontari Canile di Porta Portese – una onlus che dal 1997 gestisce tutti i canili di Roma Capitale, dopo decine di lettere di sollecito al defunto Ufficio Diritti degli Animali, ha denunciato la mancanza di manutenzione nel marzo del 2010 al Prefetto di Roma. Con tanto di foto e filmati. Ed articoli sui giornali.

Poi, di fronte al silenzio delle istituzioni, ha iniziato – a sue spese e fuori convenzione – ad occuparsi della sua manutenzione, fino ad arrivare a renderlo oggi una struttura salubre con tutti i recinti rimessi a norma. Eppure proprio oggi, Roma Capitale ha deciso che tutti e 139 i cani ancora presenti all’interno devono essere caricati su furgoni e trasferiti in strutture private, decentrate, in gran parte prive di adozioni. In gabbie di cemento, umide e freddo. Lontani dai volontari e dagli operatori che li hanno accuditi fino ad ora. Senza neanche la sicurezza che nelle strutture indicate  sia garantita a tutti i cani la continuità nella assistenza sanitaria visto che molti sono cani anziani con patologie, da anni curati interamente a spese di AVCPP.

E il tutto senza aspettare il tanto atteso sopralluogo del Ministero della Salute, richiesto dalla stessa AVCPP fin dal mese di agosto. Il tutto senza la riunione della Commissione Ambiente, richiesta con urgenza da Monica Cirinnà, consigliera comunale PD, ex Delegata del Sindaco ai Diritti degli Animali nonché membro della Commissione Ambiente stessa.

I volontari non ci stanno. E da oggi hanno deciso di occupare la struttura. Minacciando di bloccare la via del Mare se qualcuno tentasse di mettere le mani sopra anche solo uno di questi cani.

“Il Comune di Roma ha ignorato la manutenzione della struttura per 5 lunghi anni. Tutti i lavori e addirittura la gestione della parte sanitaria sono ricaduti sulle spalle della nostra associazione – dichiara Simona Novi, Presidente AVCPP – In silenzio, ci siamo fatti carico di tutto. Perché per noi conta solo il benessere degli animali, non i comunicati stampa o la politica. Avremmo continuato nel silenzio ad occuparci di tutto ma davanti ad un sopruso immotivato non ci stiamo ed abbiamo occupato la struttura.”.

La ASL RMC – racconta Novi – davanti all’assoluta latitanza di Roma Capitale fin da gennaio 2012 ha iniziato ad indicare prescrizioni. E noi abbiamo sperato che il loro intervento smuovesse la situazione. Il risultato? Prima la chiusura agli ingressi di nuovi cani. Ora addirittura la chiusura definitiva della struttura ed il trasferimento – oggi – di tutti e 139 i cani che ancora ospitiamo all’interno. E pensare che sarebbe bastato indire una Conferenza dei Servizi per mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori in gioco e trovare le soluzioni per adeguare la struttura ad eventuali nuove normative.

“La sordità di Roma Capitale è stata totale. Non una riunione, non un confronto. Solo diktat scritti. Eppure il parco canile Vitinia ex Poverello non è diverso da tanti altri parchi canile di tutta Italia. Anzi, da un punto di vista gestionale, AVCPP ha soddisfatto tutte le normative vigenti e molto di piu’”.

Da oggi il parco canile Vitinia ex Poverello, sulla via del Mare, al km 13.800, 500 metri dopo il Grande Raccordo Anulare andando verso Ostia, è occupato e continuerà ad esserlo fino alla convocazione della Commissione Ambiente e alla apertura della Conferenza dei Servizi.

“Lottiamo per i cani che abbiamo ospitato in passato, per quelli che ospitiamo oggi e per quelli che ospiteremo domani: a nessun cane deve essere sottratta la possibilità di vivere a contatto con la natura, in una dimensione compatibile con il suo essere animale. Attendendo una felice adozione in un contesto tranquillo, accudito da volontari ed operatori attenti e motivati. Noi da qui non ce ne andiamo – conclude Novi - La storia della nostra associazione parla per noi: noi siamo quelli del sequestro di 1.031 cani di un canile privato convenzionato romano con 34 comuni della provincia di Roma. Era il 19 gennaio del 2002. Noi siamo quelli che da 5 anni ricevono intimidazioni (anche personali), minacce e persecuzioni da una “centrale del fango” che dal 2008 ha deciso che la gestione dei canili comunali di Roma non deve più essere “animalista”. Non arretriamo davanti a nulla. Figuriamoci se permetteremo a qualcuno che si è sempre disinteressato degli animali della Capitale di sottrarre ai cani un posto dignitoso dove vivere una degna pensione, sempre nella speranza di una felice adozione”.

Per info, Ufficio Stampa AVCPP 331 6005643

Si veda anche questo articolo: http://www.giornalettismo.com/archives/623319/il-canile-poverello-occupato-dai-volontari/

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Fonte: www.bioviolenza.blogspot.it


In attesa della tre giorni del Salone del Gusto / Terra Madre, che si terrà a Torino, e del presidio di controinformazione e protesta contro l'allevamento "sostenibile" organizzato per domenica 28 ottobre, pubblichiamo qui la lettera che abbiamo inviato a Carlo Petrini, presidente di Slow Food, come Progetto BioViolenza.

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Egr. Carlo Petrini,

a nome degli attivisti animalisti che in questi anni si stanno occupando dell'analisi di quella che noi definiamo “bio-violenza” o “happy meat” (vedi www.bioviolenza.blogspot.it/), vorrei ricordarle alcune questioni di cui abbiamo discusso sia con lei direttamente che con alcuni rappresentanti di Slow Food.

Al Salone del Gusto di Torino di due anni fa, gli animalisti hanno distribuito per tre giorni migliaia di volantini per denunciare la mancanza di un punto di vista etico diverso dal vostro in un evento che fa dell’etica il suo cavallo di battaglia. Con un blitz all’assemblea finale di “Terra Madre”, davanti a migliaia di delegati e giornalisti da tutto il mondo, alcuni attivisti si erano conquistati anche lo spazio per evidenziare quella posizione, tutta antropocentrica, di chi discetta di etica, benessere e sostenibilità, mentre nello stesso tempo non riesce ancora a fare a meno dello sfruttamento e dell'uccisione di altri viventi senza porsi problemi di coscienza, per'altro in sintonia con fette importanti di popolazione "sensibile" e di realtà produttive “sostenibili”, sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori, lo sviluppo locale e la tutela dell'ambiente, ma non ancora, purtroppo, nei confronti della sofferenza degli animali.


Abbiamo contestato “Slow Fish” a Genova. Se i mammiferi sembrano meritare almeno un abbozzo di discussione sulle modalità con cui dovrebbero poter condurre la loro breve vita, è evidente che i pesci non godono nemmeno della minima considerazione. L’unico problema che Slow Food considera sono i danni agli ecosistemi, all’ambiente, alla quantità di fauna marina disponibile. Della sofferenza dei pesci non interessa nulla a nessuno, neppure ai vostri “esperti” biologi marini che negano ancora, nonostante i molti studi di etologi illustri sull’argomento, che il sistema nervoso dei pesci sia sensibile al dolore in modo paragonabile a quello dei mammiferi (nel caso volesse approfondire, abbiamo una registrazione -che possiamo spedirle- con il Presidente del Comitato Scientifico, dott. Silvio Greco, che durante il colloquio con una nostra delegazione a “Slow Fish” anacronisticamente sosteneva una differenza qualitativa della sofferenza tra pesci e altri animali terrestri – sic).


In queste circostanze ci avete detto che il dialogo con gli animalisti è auspicabile, che dovrebbe essere incentivato e ci avete spronato ad un confronto, e siamo qui a ribadire e rinnovare la nostra disponibilità.


Molte persone che gravitano intorno a Slow Food sono anche animaliste: lo dimostrano, oltre alla quantità dei vostri associati vegetariani e vegani, gli applausi che hanno accompagnato le parole di protesta a favore della "liberazione" animale durante il blitz di cui sopra. Anche per questo riteniamo doveroso proporre la discussione etica sull’importanza della vita dei singoli individui animali al centro del vostro/nostro dibattito.


Chiediamo quindi di partecipare alla prossima edizione del Salone del Gusto di Torino con un intervento corposo e non occasionale, fortuito o strappato con la furbizia. Vorremmo dunque concordare con lei direttamente (o con uno degli organizzatori principali dell’evento) le modalità di un nostro intervento, in occasione della Conferenza finale di “Terra Madre”. Vorremmo dare voce agli ospiti muti che, loro malgrado, parteciperanno alla fiera, nella speranza di aprire un dibattito serio e costruttivo sull'utilizzo degli animali nella produzione, mettendo in discussione anche il concetto – per noi ambiguo – di “benessere animale”. Uno spazio ufficiale con pari dignità rispetto agli altri potrebbe dimostrare che, almeno sul piano del dibattito, il tema dei soggetti animali ha analoga considerazione rispetto agli altri importanti temi etici di cui Slow Food si è fatta carico in questi anni. Siamo certi che, a differenza di come è stato in passato, si possa reciprocamente considerare il dibattito sul tema come un'importante opportunità di confronto.


Bio-violenza

www.bioviolenza.blogspot.it

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Da bioviolenza.blogspot.it:

Torna l'appuntamento biennale con il Salone del Gusto di Torino e "Terra Madre", iniziativa internazionale promossa da Slow Food con il finanziamento delle istituzioni statali, regionali e comunali.

Con il Salone del Gusto, torna anche, però, l'apologia della schiavitù animale. Migliaia di corpi senza vita saranno in vendita presso gli stand della fiera, fra i discorsi sulla sostenibilità ambientale e la difesa dei piccoli agricoltori.

Due anni fa il Progetto BioViolenza era andato a mostrare l'ipocrisia di chi parla di etica, diritti dei lavoratori del terzo mondo, equa distribuzione delle risorse alimentari, prodotti a km zero e persino di "benessere animale".
 
Due anni fa abbiamo rovinato la festa di questi signori, intervenendo senza invito alla conferenza finale di "Terra Madre", per ricordare le vittime senza voce che per l'allevamento "sostenibile" sono soltanto fonte di carne, latte, uova e non esseri senzienti, e per ricordare che etica e sostenibilità non possono essere promosse per alcuni soggetti (umani) a spese di altri (non umani).

Anche quest'anno, andremo a chiedere con determinazione un vero confronto con Slow Food sul tema che ci sta a cuore: è legittimo imprigionare e uccidere degli esseri viventi per la nostra alimentazione soltanto perchè non possono difendersi? E: se lo sfruttamento è "dolce", non inquina e produce cibi più salutari, diventa ammissibile?


DOMENICA 28 OTTOBRE - TORINO, LINGOTTO FIERE, VIA NIZZA 280
dalle 10 alle 19

PRESIDIO CONTRO LO SFRUTTAMENTO "SOSTENIBILE
 
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Sabato, 30 Giugno 2012 10:19

L'Italia DEVE vincere.

L’Italia DEVE vincere.


Dopo avere vinto la partita contro la Germania, l’Italia (che per noi non è altro che l’insieme di persone che vivono nel raggio di uno stivale di terra, condividendo una storia, una cultura, un immaginario e quindi capaci di comprendersi ed organizzarsi) deve guardare avanti e pensare alla finale.
Questo, non solo per vincere un campionato calcistico di cui francamente ci interessa poco (e sul quale sorvoliamo nel criticare molti aspetti), ma sopratutto per realizzare profondamente come le nazioni non siano più così distanti e come la politica non sia più al di là del potere delle persone.
Giovedì sera la nazionale italiana indossava la fascia nera del lutto, simbolo umano, che posto davanti alle telecamere di centinaia di stati può esercitare una pressione politica, dire qualcosa di forte, puntare l’attenzione su accadimenti e questioni.
L’indossavano a memoria dell’ennesimo militare morto in Afghanistan, usando quella retorica dell’eroe caduto, che purtroppo non giudica affatto l’ingiustizia che è la guerra, né i morti che causa, ma ricorda il dolore di una morte come fosse più dolorosa delle miriadi di altre morti che sono la guerra stessa: morti, su morti, che hanno ucciso prima di morire, così che sia chi ha più paura di morire, chi non ce la fa più, a perdere ed a lasciarsi dominare.
L’Italia allora deve vincere, reggendosi bene sulle gambe della propria storia e dello sviluppo di idee e prassi nate nell’Europa di cui fa parte, sfidando la stasi di politiche retrograde, gli interessi delle lobby, sputando in faccia alle oppressioni ed ai loro mandanti.
Sappiamo (ci dicono) che le leghe calcistiche ed affini, pur muovendo miriadi di soldi, tendono a mostrare disinteresse verso la politica e la situazione sociale dei luoghi in cui si spostano: questo è falso. Questo è il trucco con cui i poteri forti di questo particolare ambito - perfettamente integrati a tutti gli altri poteri forti che dominano il mondo - convincono le persone a credere che ci siano contesti in cui la politica non c’entra e non deve centrare nulla, come ad esempio lo sport, così che tutti si arrendano all’idea che siano altri i luoghi e le circostanze in cui esercitare eventualmente il proprio dissenso rispetto a ciò che accade.
I soldi spostati come in una partita di Risiko dalla sede di un campionato ad un altro, invece, SONO politica. Sono la differenza tra la vita e la morte per moltissime persone, sono la condanna a morte per migliaia di animali, sono la condanna alla prostituzione per migliaia di donne, sono il lavoro che arriva garantendo o togliendo diritti, sono inquinamento, sono soldi tolti alla cura di bambini malati di tumore, sono tutto ciò che è politica e sempre, da che mondo esiste, essi serviranno a comprare politiche oppressive se non vengono controllati e pilotati da un potere sociopolitico consapevole.
Questa è la magia: fare credere che si tratta solo di un gioco, così che i soldi siano spostati senza consapevolezza politica dei cittadini, senza il loro controllo, senza un vero esercizio del loro potere.
La finale allora, sarà una occasione per chiedere di fare indossare la fascia nera ai giocatori italiani - come già chiesto a gran voce - questa volta per le migliaia di ingiuste morti causate tra gli animali legittimamente nati su questa terra ed invece spazzati via per la barbarie dell’idea di poter disporre della - fin anche schifare la - loro vita, perché oscena rispetto ai brillantini mediatici che circondano il “giuoco del calcio”, le sue starlette ed i suoi campioni da schiuma da barba.
Quelle decine di migliaia di morti nonumani circondano gli stadi ed aspettano l’unica giustizia possibile: il riconoscimento (ed una ferma condanna politica) dell’abominio che è stata questa strage messa in atto nel nome di uno spettacolo che doveva alzare il sipario. E insieme a quei morti, circondano gli stadi le ombre dei bambini mendicanti, dei clochard, delle prostitute scacciate dai quartieri-vetrina dell’ucraina “mondiale”. Scacciati – loro – e sterminati – i cani – non perché gli ucraini siano peggio di altri: non abbiamo – noi – nessuna superiorità morale da mettere in campo: quando arrivano le olimpiadi, i mondiali, il Papa, ripulire i centri delle città è una priorità indiscussa anche dalle nostre parti.
Auspichiamo che l’Italia faccia allora il suo percorso e vinca nell’emancipazione da ogni forma di oppressione, attiva o passiva, interna ed esterna e che sappia rivendicarne il valore con la stessa fierezza con cui si vanta di avere battuto la Germania della Merkel.

Auspichiamo che cominci a farlo a partire dalla finale Italia - Spagna attraverso i giocatori Buffon, De Sanctis, Sirigu, Abate, Balzaretti, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Maggio, Obinze Ogbonna, De Rossi, Diamanti, Giaccherini, Marchisio, Montolivo, Motta, Nocerino, Pirlo, Balotelli, Borini, Cassano, Di Natale, Giovinco, chiamati in causa uno a uno e che tutti loro vogliano vincere non solo una partita, ma anche ribellarsi alla barbarie affinché tutta l’umanità possa liberarsi dagli abomini che ha dapprima creato, poi giustificato ed infine condannato.
Auspichiamo che tutta le persone facciano sentire la loro voce chiara nel sostenere l’iniziativa, in ogni modo possibile (boicottando o al contrario rendendo evidente la propria partecipazione critica ed indossando una qualche forma di lutto) e che questo diventi un grido di libertà per tutte le donne ignorate che ora protestano fuori dagli stadi, per tutti gli animali ormai silenti, per tutte le persone tradite nel sogno di poter esistere in pace e senza paura.

E ora...che l’Italia VINCA.

 



Riceviamo e inoltriamo l'iniziativa "UNA FINALE IN LUTTO"

La finale Italia - Spagna è una occasione per esprimere tutto il proprio orrore rispetto al trattamento riservato ai randagi (sterminati!), alle donne (ancora più sfruttate!), ai miserabili (nascosti dalla visibilità mediatica!) che puntualmente le nazioni ospitanti event...i internazionali, mettono in atto per rifarsi il trucco e che questa volta, così drammaticamente è costata la vita a 30000 tra cani e gatti per le politiche scellerate dell’Ukraina.

Per questa ragione chiediamo alla nazionale Italiana di indossare il lutto calcistico ed aderiamo all’iniziativa di indossarlo a nostra volta per ricordare l’insulsa ingiustizia e l’inaccettabile sofferenza che questa partita è costata.
Domenica 1/07/2012 TUTTI IN LUTTO.
Esibite drappi, fasce, candele, appendete lenzuola nere, o tutto quello che può essere spressione di lutto per l'intera giornata e, se potete, usate l'immagine allegata nei vostri siti e blog per porli in lutto.
 

Logo dell'iniziativa UNA FINALE IN LUTTO 
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Il prossimo fine settimana, a Carrara si terrà un evento caro ai cacciatori: Mondo Caccia EXPO.

Evento ludico per gli amanti dello “sparatutto” su indifesi, risulterà business per coloro che del cadavere altrui fanno tesoro, ivi compresi i bracconieri e le industrie belliche.
C’è veramente poco da dire su una simile iniziativa messa in scena proprio nel comune di Carrara, culla dell’anarchia, terra delle vittime di infami eccidi, comune in cui si vanta con orgoglio la rassegna Con-vivere.

Solidarietà è dovuta alle associazioni e gruppi locali che si sono scoperti circondati da cacciatori e dai loro sostenitori politici di un certo spessore, quali ad esempio il Sindaco Angelo Zubbani e lo stesso direttore del polo fieristico in cui si terrà la manifestazione, Paris Mazzanti.

Non deve essere facile per chi protestan cimentarsi con le dichiarazioni fatte da Carrara Fiere nel comunicato ufficiale (1).
Analizzando il testo infatti, scopriamo come gli animali, per gli scriventi, non esistono. Di fronte ad ogni evidenza - i cacciatori non sparano all’aria fritta, sparano agli animali -, di fronte ai fiotti di sangue e cadaveri trasportati sul tetto delle macchine, niente, loro di animali non ne vedono.

In realtà li vedono tutti, spesso contro ogni volontà, ma li vedono; pure i vivisettori li vedono, i quali costretti a fare i conti con la moralità dilagante, s’arrampicano sugli specchi nel tentativo di giustificare ciò che infliggono alle "cavie" attraverso escamotage procedurali.

Li vedono, gli animali, pure le leggi della comunità europea. Essa infatti, nonostante la reticenza legata al dover prima proteggere i grandi interessi, è chiamata di volta in volta ad adeguarsi all’intolleranza - seppur contraddittoria - dei cittadini verso le barbarie dello sfruttamento animale.

Li vedono persone comuni e meno comuni, li vedono di sicuro i bambini, che li ritengono buoni amici ed incantevoli espressioni di vitalità.

Gli scriventi per Carrara Fiere però no, non li vedono evidentemente, perché mai né parlano, mai li considerano, nonostante siano gli animali i veri interessati e vittime dello stupido gioco venatorio.

Per gli oppositori locali non deve essere neppure semplice gestire la risposta data da Enrico Rossi (2), presidente della regione Toscana, a tutti coloro che hanno protestato via mail, dove addirittura si critica la scelta di chiamare in causa il sadismo in relazione al piacere di uccidere dei cacciatori, quasi fosse inappropriato o comunque rientrasse tra le opinioni altrui degne di rispetto.

Infine, complicato anche prendere atto delle dichiarazioni del Sindaco di Carrara (3), il quale difendendo la caccia, parla di “rispetto delle diverse sensibilità”. I cacciatori sarebbero dunque "diversamente sensibili"...

Forse intendeva dire che noi tutti, stragrande maggioranza di persone infastidite ed inorridite da queste pratiche, dovremmo avere rispetto per l’insensibilità che i cacciatori mostrano verso gli individui che tutti, ma proprio tutti (ed anche loro malgrado), comunque identificano ormai come soggetti capaci di soffrire.

Il Sindaco di Carrara quindi, ci chiede di rispettare l’insensibilità verso la sofferenza non umana, di quella minoranza di persone che con i balletti tra i boschi, ci racconta di mettere in atto rispetto e sensibilità per l’ambiente (trucidando individui che piangono e muoiono) e di esercitare un qualche rispetto per la natura.

Noi sappiamo che quei balletti non sono altro che rituali per esercitare dominio sugli indifesi, per riaffermare e propagare i simboli del maschio dominante, per mettere in scena quel modello sociale predatorio che tanto piace agli specisti.

Sappiamo quindi di dover ancora sradicarla davvero e fino in fondo questa pratica, che se da un lato sta subendo le istanze di un lento cambiamento del volere e del sentire maggioritario, dall’altro viene difeso da e potenti e determinati uomini di potere, per lo più maschi fedelmente asserviti allo status quo del dominio.

Per costoro come già detto, è importante questa pratica, tanto da negare le evidenze. Ogni evidenza, di qualsiasi genere, ivi compresi i morti "accidentali", i morti "indiretti", l’inquinamento.
Tutto è negato pur di difendere il rituale.
Che dire di tutto ciò?

Come si chiama chi nega l’evidenza anche a fronte del ridicolo e del pericolo?

Come si chiama chi difende l’insensibilità, il diritto di non sentire e fregarsene della sofferenza altrui?

Come si chiama chi crede e propaga il dominio?

Al lettore la possibilità di fornire colorite risposte, a noi l’onere di continuare la battaglia contro la caccia ed ogni evento correlato.

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1: Dichiarazioni del Direttore di Carrara Fiere a mezzo comunicato stampa.

"Prendiamo atto di interventi relativi alla manifestazione Mondo Caccia che nasce
come primo Salone della Caccia Sostenibile. L’aggettivo “sostenibile” non è per noi
casuale: l’iniziativa di CarraraFiere, infatti, intende proporsi come momento di
riflessione su un’attività umana che vuole essere sempre più integrata con l’ambiente
che rappresenta un valore.
In questo quadro il dibattito sull’attività venatoria può essere un momento di
confronto serio e proficuo anche per migliorare il rapporto con l’ambiente e le
relazioni fra quanti, a vario titolo, interagiscono con esso.
Registriamo perciò con rammarico prese di posizione di netto rifiuto verso ogni tipo
di riflessione o di confronto su temi di grande interesse che dovrebbero essere
affrontati con la volontà di aprire un confronto sereno.
Siamo convinti che il punto di partenza non può essere quello dell’offesa, del
riferimento ad una propria etica che si vorrebbe universale in un mondo nel quale la
diversità viene sempre più accettata come valore ed elemento di confronto.
La scelta di essere o non essere cacciatore, all’interno di un preciso quadro di
sostenibilità della caccia è una scelta libera che, in quanto tale, non calpesta i diritti di
alcuno mentre rischia di essere autoritario chi considera il proprio punto di vista
elemento unico e non discutibile.
Il Direttore Generale
Paris Mazzanti"

2: Risposta inviata a chi ha protestato via e-mail del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

"ho letto la lettera che mi ha inviato relativamente a “Mondo caccia”, il salone in programma a Carrara dal 25 al 27 novembre prossimi.
La sua presa di posizione nettamente contraria a questa iniziativa, mi pare riproponga la contrapposizione tra chi è contro la caccia e chi la pratica.
Non voglio certo affermare che la caccia sia ad impatto zero, ma resto convinto che non sia possibile vietare un'attività legale e prevista dalla normativa nazionale. Credo però che debba essere regolamentata, e chi la pratica debba sottostare a precise regole.
Ogni opinione, compresa la sua, deve essere rispettata, ma è sempre opportuno evitare toni da crociata, o le accuse di sadismo verso i cacciatori, come quelle contenute in alcune delle lettere che mi sono giunte per protestare contro “Mondo caccia”, mentre non ne ho ricevute nessuna contro il contemporaneo e contiguo salone "Mondo pesca".
Un amministratore pubblico deve applicare regole e buon senso, e permettere l'esercizio di attività lecite, regolamentandole. Così è capitato di dover imporre regole e restrizioni anche severe ai cacciatori per ridurre l'eccessiva pressione venatoria, ma anche di dover tenere sotto controllo quella faunistica, come nel caso dei cinghiali o di altri animali selvatici che recano gravi danni all'agricoltura. Di fronte al proliferare di specie in crescita esponenziale non è possibile rispondere con la proibizione o con la demonizzazione dell'attività venatoria. Occorre insomma un'azione di governo del territorio e dell'attività venatoria. Non sono un cacciatore, ma non credo sia giusto parlare di barbarie o di attività da vietare totalmente. E il coinvolgimento di vari soggetti all'interno degli ambiti territoriali serve proprio a cercare di mantenere il sistema in equilibrio.
Il salone che sta per aprire i battenti a Carrara si inserisce in questo filone e afferma di voler tenere nella dovuta attenzione il concetto di sostenibilità all'interno della cosiddetta caccia tradizionale, quindi non intensiva o, peggio, insensata.
Ritengo sia opportuno non ostacolare questo tentativo di sviluppare la riflessione su un'attività che deve essere sempre più sostenibile e rispettosa dell'ambiente, della natura e dei suoi ritmi.
Il senso del patrocinio concesso dalla Regione alla manifestazione che sta per aprirsi a Carrara è contenuto nelle considerazioni che ho fatto.
Del resto la Regione intende tenere aperto il dialogo sia con chi pratica sia con chi avversa l'attività venatoria.
Così mi auguro voglia fare anche lei.
La ringrazio di avermi letto fin qui.

Con i miei più cordiali saluti,
Enrico Rossi"

3: Commenti del Sindaco di Carrara Angelo Zubbani in risposta alle proteste, pubblicate su La Nazione del 10 novembre 2011

“L’amministrazione ha dato il patrocinio a MondoCaccia Expo in piena consapevolezza. Questi attacchi contro la fiera della caccia sono di una virulenza difficile da capire.
Questa è una città che ha una grande sensibilità sul tema dell’ambiente e degli animali e che sa aprirsi al confronto e al rispetto delle libertà. Mi auguro che in questi tre giorni a CarraraFiere si possa creare un’occasione di confronto, in un clima civile che porti al rispetto di tutte le sensibilità e ad una forma migliore di protezione dell’ambiente. Carrara è una città di cacciatori e di forte sensibilità per gli animali e per l’ambiente. Il salone della caccia potrebbe essere l’occasione per individuare punti comuni nel rispetto dell’ambiente.”

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