Mercoledì, 08 Agosto 2012 13:34

Violenza sulle donne è... - campagna

da: http://femminismoasud.tumblr.com/

“Scrivi cos’è la violenza sulle donne”. La frase di apertura è “violenza sulle donne è…” e tu aggiungi il resto.

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La Campagna sarà divulgata anche sulla pagina facebook “Femminismo a Sud” gestita dalle nostre sostenitrici.

Update: l’evoluzione della campagna è di stampa e produzione di cartelli e distribuzione nella varie città.

Pubblicato in Appuntamenti ed Eventi

Il macellaio e l’animalista: considerazioni su un dibattito che non c’è stato
 

Un macellaio e un animalista discutono pubblicamente di allevamenti e mattatoi. E’ accaduto qualche giorno fa a Parigi, alla presenza di decine di interessati e sotto l’egida della Direzione degli Affari Culturali della capitale francese(1). Messa in questi termini la notizia suscita un certo scalpore, o quanto meno un po’ di curiosità. Che cosa si saranno detti i due? Sarà finita in rissa? Saranno riusciti a dialogare?

Diciamolo subito: non c’è stato dialogo. Ma nemmeno una rissa.

Secondo alcuni animalisti, sarebbe bene  che occasioni di questo tipo si moltiplicassero; secondo altri, trovarsi ad un tavolo con un macellaio, al contrario, è di per sé inaccettabile. In realtà, sarebbe auspicabile un confronto serio – e serrato – sulla legittimità dello sfruttamento degli animali per l’alimentazione umana. Se in altri campi (caccia, vivisezione, pellicce, circhi, ...) le ragioni dei difensori degli animali e dei loro sfruttatori tutto sommato emergono abbastanza chiaramente nel dibattito pubblico, nel caso della carne e dei “derivati” non è così: gli animalisti faticano a trovare coraggio e spazio per mettere radicalmente in discussione la schiavitù nel settore che fa decisamente più vittime (secondo alcuni, il 99%  degli animali uccisi è ucciso per la carne, il latte, le uova). La stessa industria che vi sta dietro non ritiene di difendere i propri interessi sul piano degli argomenti, poiché può dare largamente per scontata la legittimità del proprio operato, salvo concedere qualcosa alla critica delle derive più eclatanti degli allevamenti intensivi. Implicitamente, essa può continuare a sentirsi in diritto di sfruttare gli animali in virtù di una serie di non-argomenti, quali la consuetudine, la palatabilità della carne, la tradizione, il diritto al cibo, la legge del più forte o la catena alimentare.

Da questo punto di vista, i produttori di carne andrebbero sollecitati al confronto pubblico , senza alcun timore di creare un clima di “connivenza”. Naturalmente, un confronto è una cosa ben diversa da una trattativa: non stiamo parlando di “scendere a patti” con il “nemico”, ma semmai di metterlo pubblicamente alle strette. La chiarezza delle nostre istanze difficilmente può lasciare spazio a qualche dubbio in merito. Al tempo stesso, non si tratta di concentrare la nostra rabbia sul singolo macellaio, sul quale ognuno può dare il giudizio che ritiene più opportuno, un giudizio che tuttavia resterà su un piano differente dalla contestazione - tutta politica - del sistema istituzionalizzato dei macelli e degli allevamenti.


Che cosa è accaduto in questo caso?


E’ accaduto che le istanze degli animalisti non erano per nulla chiare, mentre lo erano quelle del macellaio. Il relatore “vegan”(2), a quanto pare, era interessato soprattutto a mettere in discussione l’impatto ambientale degli allevamenti (soltanto quelli intensivi, of course). Il rappresentante della fazione “opposta”, in sostanza, ha potuto presentarsi come portatore di tesi molto simili: l’allevamento intensivo non è sostenibile, non è sano (per il consumatore umano), andrebbe sostituito da metodi di produzione di minore impatto. Non si è dunque discusso degli animali come soggetti. Ancora una volta, il presupposto tacito è stato che gli animali siano invece risorse, da trattare con giudizio, con lungimiranza ed attenzione agli sprechi.

Si capisce bene che, dati questi presupposti, non fosse possibile neppure abbordare la questione principale: che diritto ha la nostra specie (ed in particolare la minoranza di suoi rappresentanti che tiene in mano le redini del mondo) di allevare ed uccidere esseri senzienti per mangiarli? Si tratta di una questione su cui gli stessi consumatori di carne, spesso, non hanno una posizione definita. Può però essere rassicurante, per questi ultimi, pensare che il problema centrale sia di un’altra natura, che riguardi l’uso delle risorse “naturali”(3) e la salvaguardia dell’ambiente in cui tutti viviamo. Per questi problemi – ci dicono gli operatori del settore – non vi preoccupate: siamo con voi, esistono il benessere animale e gli allevamenti biologici. Vanno solo promossi, diffusi, e voi stessi potete aiutarci.

E’ molto facile, quando il discorso scivola su piani contingenti del problema (l’iperproduzione, lo spreco di cereali per l’allevamento intensivo, l’insalubrità delle carni), sostenere posizioni realiste e ciniche al tempo stesso: abolire la carne è un’utopia, accontentiamoci di ridurre il numero di vittime. Se questa fosse una posizione strategica di un movimento consapevole, si potrebbe anche capire. Ma la possibilità, da parte del macellaio di turno, di sostenere tesi di questo tipo come se fossero ovvie deriva dalla nostra incapacità di pretendere un dibattito su quello che realmente interessa agli animali. Non certo dal fatto di accettare di sedersi ad un tavolo con lui, e neppure dal fatto di mantenere dei toni civili ed equilibrati durante una discussione.

Il modo stesso in cui è stato liquidato il tema della carne sintetica è un evidente segno di quale fosse il piano del discorso. Soltanto in un contesto in cui è dato per scontato il nostro diritto a privare degli individui della libertà per soddisfare un desiderio del palato è possibile affrontare una questione come questa discutendo di cose irrilevanti quali il sapore più o meno disgustoso della carne di sintesi.

Che il superamento totale del sistema degli allevamenti e della pesca sia un obiettivo vicino o lontano nel tempo e nello sviluppo delle dinamiche sociali, dovremo vederlo man mano che riusciremo ad affermare la tensione alla liberazione animale come legittima istanza politica. Ma nel frattempo, non possiamo esimerci dal dire chiaramente che il dominio sugli animali non è accettabile.


Marco Reggio, per Antispecismo.Net



 

Note

1. Il resoconto completo in italiano, su cui si basa questo testo, è disponibile qui

2. Per dovere di cronaca, va detto che l’”animalista”, in realtà, non era neppure vegetariano. Ovviamente, non è questo il problema, quanto il fatto che si scambi un ecologista per un portavoce dei diritti degli animali.

3. Il macellaio, durante la discussione, ha fornito una versione religiosa di quest’approccio, sostenendo che gli animali sarebbero fatti per essere mangiati.

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