Antispecismo.net aderisce all'appello pubblicato su Quaderni di San Precario per la liberazione dei corpi e del dissenso politico

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Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima  di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato,  in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità  a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

Per firmare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Segue l’appello in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo con l’elenco dei primi firmatari.

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Foucault, in una lezione tenuta nel 1978 al Collège de France, scrive che oggi l’arte del governare “ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l’economia politica, per strumenti tecnici essenziali
i dispositivi di sicurezza”. Se questo è il piano dentro il quale ci muoviamo, oggi stiamo assistendo ad un salto di qualità dei dispositivi di sicurezza. Osserviamo una complessiva e sottile involuzione autoritaria della società italiana ed europea, dove il conflitto viene patologizzato e interiorizzato e vige la repressione di ogni politica affermativa e di ogni pratica di autonoma gestione di corpi, relazioni, territori. In particolare, ci allarma e ci preoccupa il clima di controllo di un neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val di Susa. Quattro giovani, Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò, sono da dicembre in carcere accusati di terrorismo. Altri 54 attivisti No Tav sono sotto processo per i fatti relativi alle manifestazioni del 27/6 e del 3/7/2011, attualmente in corso presso la IV Sezione del Tribunale di Torino, in condizioni in cui, come denunciato pubblicamente dagli avvocati della difesa, si consta “l’oggettiva impossibilità di garantire, nelle attuali condizioni, un sereno e concreto esercizio del diritto di difesa”.

Anche in altre città italiane (Bologna, Milano, Padova, Roma, Treviso, Napoli) negli ultimi mesi sono state emesse ordinanze di “divieto di dimora”, “arresti domiciliari”, “obblighi di firma” destinati a coloro che, più di altri, hanno manifestato dissenso politico.

Noi vediamo nell’esplicarsi di tali durezze fuori misura, il volto di un potere che ha cambiato natura: lontano e dittatoriale, repressivo e dunque “esterno” rispetto alle culture, ai corpi, ai volti, ma contemporaneamente vicino e “intimo”, capace di effettuare un’integrale cattura dell’anima, reclamando di volerla orientare attraverso dispositivi ambientali ed economici che favoriscono l’adesione alla “norma” oppure, viceversa, pronto a espellere, imprigionare, scartare qualsiasi elemento che alla “norma” non voglia adeguarsi.

Un’intera valle e tutta la sua popolazione da quasi venti anni resistono al destino stabilito dalle logiche dello sfruttamento intensivo neoliberista, sordo a ogni desiderio, insensibile ai bisogni della vita e al rispetto dell’ambiente, interessato solo alla razionalizzazione capitalistica dell’esistenza, al calcolo di investimenti in grandi opere inutili ed irragionevoli che debbono essere il più possibile soltanto una fonte di denaro. Di fronte alla fermezza con cui la decisione unilaterale sulla sorte della Val di Susa viene da decenni presentata come una funzione che sottomette tutti i comportamenti agli interessi economici, le comunità hanno messo in gioco i propri corpi, diventando un modello di testarda resistenza alle ragioni del capitalismo-finanziario per il Paese nella sua interezza e anche oltre i confini nazionali. Siamo in presenza di regole oscene che autorizzano a imprigionare quattro ragazzi poiché “l’azione terroristica è idonea ad arrecare danno d’immagine all’Italia” e, aspetto particolarmente significativo, siamo di fronte alla pubblica rivendicazione del lato indecente di questa repressione, con la complicità dei principali media e di buona parte del milieu intellettuale italiano (con poche, ma significative, eccezioni).

Per queste ragioni noi firmando chiediamo l’immediata liberazione degli attivisti imprigionati dietro accuse strumentali e gigantesche. Pensiamo che la moltitudine che si solleva in Val di Susa trasgredisca solo la logica imperante del “capitale umano”. Questi giovani mettono in gioco le proprie vite, rifiutando l’idea della libertà come libera accettazione di una scelta obbligata; hanno sottratto la propria libertà al calcolo, per affidarla alla manifestazione di un’idea.

Non c’è politica che non cominci da lampi come questi, vogliamo ricordarlo. Essi sono i lampi dell’intelligenza e del coraggio imprendibile dell’umanità, gli unici capaci di far tremare la presunta solidità del biopotere contemporaneo. Noi dunque pensiamo che l’avvenire della politica stia nella fedeltà a questi lampi cui chiunque può partecipare, purché sia disposto a mettere davvero in gioco se stesso.

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Per vedere l'appello nelle altre lingue, vai sul blog di Quaderni di San Precario

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Pubblicato in Documenti
Riceviamo e pubblichiamo, dal Collettivo Antispecista OcheBarrose

Vedi anche: Assemblea dibattito 7 dicembre a Cagliari

PROPOSTA DI COSTITUZIONE DI COORDINAMENTO NAZIONALE ANTISPECISTA

Siamo il Collettivo Antispecista OcheBarrose (per i non sardi il termine “barrose” sta ad indicare “rabbiosamente tenaci”). L’idea di costituire un collettivo antispecista nonostante la presenza di altri gruppi antispecisti, animalisti e affini anche sul nostro territorio, nasce dall’esigenza di combattere battaglie che si rifacciano realmente all’ideale antispecista . Nasce dalla necessità di portare avanti un progetto di liberazione animale che non prescinda dal una lotta di liberazione umana, ma anzi che sia una linea continua che unisca in un unico grido di liberazione tutti gli esseri senzienti oppressi del pianeta. E ancora, nasce dall’idea che l’antispecismo contenga in se, come elementi essenziali, quasi fossero sinonimi, l’antifascismo, l’antisessismo e l’antirazzismo. Non si può dunque essere antispecisti senza ripudiare il fascismo, il razzismo e il sessismo. Tuttavia osserviamo che sempre di più all'interno del variegato movimento per i diritti degli animali sia localmente che a livello nazionale stanno avvenendo fatti molto gravi, su cui vorremmo che tutti i gruppi politici che si rifanno alla pratica antispecista si esprimessero pubblicamente e soprattutto intervenissero prima che la situazione degeneri definitivamente. Sempre con maggiore frequenza infatti, con la scusa dell'animalismo, gruppi organizzati o spontanei e singoli individui di chiara provenienza fascista stanno prendendo uno spazio e una visibilità che non bisogna permettere loro di avere. Siamo ormai circondati da movimenti di chiara provenienza e/o connivenza nazi-fascista che si ergono a paladini della liberazione animale. 100% Animalisti, capitanati da Paolo Mocavero, è un movimento organizzato che ha ormai preso piede e che ha un certo seguito negli ambienti animalisti. La recente presa di posizione di Enrico Rizzi del Partito Animalista Europeo sugli scontri avvenuti alla manifestazione contro Harlan suona come un ennesimo campanello d’allarme. Troviamo che le affermazioni di Rizzi il quale, non solo prende le distanze da coloro che alla manifestazione hanno strenuamente cercato di tenere i fascisti lontani, ma bolla come individui che danneggiano il movimento di liberazione animale coloro che invece stanno combattendo per proteggerlo da infiltrazioni che rischiano di distruggerlo, siano aberranti, estremamente pericolose e significative, del tutto strumentali nel cercare di annientare un vasto movimento antispecista che si oppone realmente a quei poteri con cui invece il suo partito vuole andare a braccetto. Ma poiché al peggio non c’è mai fine, è di qualche giorno fa la notizia che il movimento neo-nazista greco Alba Dorata nasce anche in Italia. E anche in questo caso, scorrendo i deliranti punti del programma, leggiamo con sconcerto che essi si dichiarano candidamente “animalisti”. Pare chiaro che la presenza di individui o gruppi che si dichiarino apertamente fascisti o razzisti o che lo siano nei fatti, non sia compatibile con quello che, almeno come antispeciste, siamo e coi nostri progetti di lotta. Non siamo infatti antispeciste per caso: antispecismo significa che la liberazione animale e umana vanno di pari passo e l'una non può esistere senza l'altra. Vuol dire che siamo antifasciste, antirazziste e antisessiste, allo stesso modo e con le stesse motivazioni per cui siamo antispeciste. Chi parla in difesa dei diritti degli animali e professa ideologie e pratiche che discriminano animali umani, mente sapendo di mentire e non ha niente a che fare con un movimento di reale liberazione comune, al contrario lo stravolge, lo usa e rappresenta un pericolo da combattere sul nascere. Scopo di questo nostro comunicato è provare a costituire un coordinamento antispecista nazionale al quale aderiscano, gruppi, associazioni, collettivi o singol* accomunat* dall’ideale unico dell’antispecismo. Che siano dunque pienamente consapevoli di cosa significhi questo termine, di quali siano le implicazioni, e gli obiettivi di lotta. Tale coordinamento ha lo scopo di aiutarci solidarmentente, di scambiarci informazioni, portare avanti delle battaglie comuni, creare una rete di antispecisti militanti, consapevoli che solo unit* riusciremo a portare avanti la nostra lotta e che solo unit* riusciremo ad arginare la deriva del movimento di liberazione animale. Noi vogliamo ribadire che la vera lotta di liberazione animale non può prescindere dal rifiuto di qualunque pratica discriminatoria anche umana. Che il sistema che divora i nostri fratelli umani e animali è un sistema che va scardinato e abbattuto nel suo complesso. E che ci riguarda tutt*: Solo con questa consapevolezza forse un giorno tutte le gabbie saranno aperte. Per concludere vorremmo anche dire che ci sono molti modi per consentire che il fascismo continui a prendersi spazio nel movimento: uno di questi è tacere. Non esprimersi, non gridare l’orrore di questo scempio, se non precisamente collaborare significa esserne complici. Chi afferma di essere solo interessat* “a chi sta dalla parte degli animali”, indipendentemente dal colore politico, apre le porte del movimento alla contaminazione con le ideologie nazi-fasciste, facendo così un enorme torto alla causa. La storia è piena di silenzi che hanno consentito il compimento di orrendi crimini. Non lasciamo nessuno spazio al razzismo, al fascismo al sessismo. E' roba infame contro la quale combattiamo ogni giorno in ogni sua manifestazione e continueremo a farlo.

Collettivo "OcheBarrose" Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Pubblicato in Spazio Libero
Venerdì, 15 Giugno 2012 11:07

Genova 2001 - Appello contro le condanne

APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA

La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.

Assemblea di supporto ai e alle 10 di Genova 2001

Per firmare: vai alla pagina dell'appello

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Mercoledì, 30 Maggio 2012 00:00

[Appello] Animali da NON-riproduzione

Riceviamo e inoltriamo la richiesta di firma di questa PETIZIONE ON-LINE CONTRO L'ABORTO FORZATO PER LE DONNE TIBETANE, ma sopratutto speriamo che tutto ciò sia saputo e osteggiato il più possibile.
Per raccontare la condizione della donna in Tibet riportiamo la testimonianza di una donna tibetana.
Ed infine, facciamo della facile ironia sul filo logico che potrebbe giustificare la mano di un medico che esegue queste pratiche:

“No, mi spiace signora, così dice la legge. 
Vede, signora, non tutte le femmine nascono per riprodursi.
Prenda la scrofa ad esempio: ecco, la scrofa nasce apposta, quindi ogni creatura che da alla luce è un bene per tutti.
Mentre lei... signora, doveva saperlo. La pianificazione dice che lei non può riprodursi, tutto qui.
Io faccio il mio lavoro signora. E’ il governo che lo dice.
Sì lo so, non è bello. No, certo, non è carino portarla con la forza all'aborto. No, non è bello, me ne rendo conto, sopratutto quando si va ben oltre il 3° mese di gravidanza e i bambini finisce che nascono vivi e muoiono lì per lì.                   
Però cosa dovremmo fare? Cosa ce ne dovremmo fare di tutti ‘sti bambini? I bambini mica si possono vendere un tot al kilo come i maiali, no? Non sarebbe etico! Non le pare?
No, signora. La prego però, non la chiami pulizia etnica
. Mi offendo."
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I SIGNORI DELLA GUERRA

di Annalisa Zabonati
 

In questi giorni carichi di entusiasmo ed emozioni per la liberazione di alcuni cani dal lager di Green Hill a Montichiari (BS) molti/e attivisti/e si stanno interrogando sulle azioni di lotta e sulle logiche politiche più ampie di rifiuto delle ideologie del dominio che vedono rivoli di uno stesso fenomeno carsico specismo, sessismo, classismo, naturismo, adultismo, razzismo, etnocentrismo, e ogni forma di sfruttamento e discriminazione.

La guerra è una manifestazione di questa violenza diffusa che accampa diritti e doveri di ogni buon cittadino nell'accettazione della difesa del suolo patrio. Questa difesa ha almeno tre aspetti nell'attualità italiana: il potere economico-finanziario-bancario, la propaganda guerrafondaia spacciata per intervento umanitario e lo sfruttamento degli altro-da-umani per la sperimentazione militare, il loro uso in campo bellico, l'indifferenza della loro morte e la loro non-nominazione.

Il potere, cioè il condizionamento unidirezionale, delle istituzioni economiche, finanziarie e bancarie nel sostegno ai governi, ai mercenari, ai “ribelli” che ricorrono alla forza della guerra per conquistare territori, popolazioni, risorse. Molte sono infatti le banche che non solo riciclano i soldi degli acquisti di armamenti, ma che investono proprio in queste attività, magari confidando nella ingenua credenza che addirittura offrono posti di lavoro (la solita vecchia fandonia che contrappone la classe lavoratrice, sempre bistrattata, ai movimenti radicali e antagonisti, che criticano appunto l'accettazione di uno status quo sulla base di miseri privilegi, che ingrassano le solite caste). Per avere informazioni puntuali con dossier e aggiornamenti sulle “banche armate” visitare http://www.banchearmate.it/home.htm.

La propaganda guerrafondaia che i signori della guerra e i governi collusi continuano a presentare come interventi umanitari e di esportazione della democrazia è espressione della spartizione geopolitica di territori e popolazioni. La guerra in ogni sua forma, invasione umanitaria e pseudodemocratica compresa, è la sconfitta del riconoscimento della legittima capacità sovrana di ogni popolazione umana e di ogni popolazione nonumana di utilizzare spazi e risorse dei territori in cui vivono. Spacciare per interventi umanitari le macchine-da-soldi delle organizzazioni non governative neocolonialiste è una manovra propagandistica che afferma il dominio assoluto di una parte di mondo su tutto il resto (viventi compresi). Indulgere nella credenza che le nostre civili culture possano risolvere i problemi che le nostre stesse logiche imperialiste hanno creato è autentica follia demagogica. Unica possibilità è il disarmo globale, la fine degli eserciti e la possibilità di risolvere i conflitti con la conoscenza, la comunicazione, la comprensione reciproca. Una delle varie campagne in atto è la richiesta al governo italiano di non acquisto dei cacciabombardieri F35 (http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3201). Qui un calendario delle date per il ripudio della guerra.

Per gli/le animalisti antispecisti c'è un ulteriore tema scottante: gli altro-da-umani che sono utilizzati nella sperimentazione dell'industria bellica, negli addestramenti delle truppe, nei campi di battaglia e vittime della guerra. In una società specista i nonumani non hanno statuto, sono alla mercé di tutti coloro che se ne vogliano servire per ogni scopo e con ogni forma di sfruttamento. Le poche e discutibilissime regolamentazioni in questo campo sono ovviamente a tutto svantaggio dei nonumani, resi ancora una volta oggetti inanimati, ma utili per verificare in vivo gli effetti della logica del dominio umano che è coniugato in una forma estrema di androantropocentrismo.

Alcuni link sull'argomento:
http://www.gondrano.it/desert/lab/aig.htm;
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=953;
http://www.youtube.com/watch?v=3oiUyZ_d7ts;
http://www.terranauta.it/a1871/uominianimali/bestiario_bellico_l_utilizzo_degli_animali_in_operazioni_di_guerra.html

Ciò che si può fare è ovviamente dissentire dall'acquisto di armi e dalla partecipazione a qualsiasi forma neocoloniale di campagna militare, attraverso l'obiezione alle spese militari, le richieste di non acquisto di armi e di ritiro delle truppe, la richiesta di smantellamento dell'esercito e degli apparati militari, la denuncia dello sfruttamento degli animali per scopi e in situazioni bellici, la richiesta di conversione delle festività paramilitari (come il 2 giugno).
 

Annalisa Zabonati x Antispecismo.Net

 

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Mercoledì, 28 Dicembre 2011 10:14

Appello: PROGETTO "ADOTTA UNA PECORA"

PROGETTO ADOTTA UNA PECORA

Circa un anno fa Progetto Vivere Vegan e la Fattoria della Pace Ippoasi hanno attivato una raccolta fondi per sterilizzare i maschi di un gregge di  pecore che vivono (salvate) nella campagna di Arezzo. La raccolta ha permesso, con l'aiuto dei volontari delle due associazioni e di un medico veterinario, di effettuare la sterilizzazione per contenere il numero degli animali ed evitare che crescesse a dismisura. 

Ora pero' sorge un problema urgente: la persona che ha salvato le pecore non puo' piu' tenerle per gravi problemi di famiglia e quindi siamo costretti a cercare da subito una nuova casa al gregge (che oggi e' di 120 pecore, fra femmine, maschi e cuccioli). Naturalmente le pecore cercano casa per vivere in liberta' e senza essere sfruttate in alcun modo.
 
Chi puo' adottare alcune (o tutte!) di queste pecore puo' scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonare a: Sara 339 3072181 - Valentina 346 0057947
 
Chi non puo' proporsi per l'adozione puo' aiutarci economicamente per le spese di trasporto: versando un contributo libero a:
 
Banca Popolare Etica

c/c intestato a Fattoria della Pace Ippoasi
IBAN: IT56B0501802800000000131885

Scrivendo come causale: Aiuto Pecore Arezzo

Aiutateci a diffondere l'appello! Grazie!

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Riportiamo la notizia Stalla distrutta da un incendio: muoiono oltre 200 "capi di bestiame"

 

E' ipocrisia o schizofrenia che porta d'un tratto gli autori di tanti articoli ed i loro lettori a provare compassione e indignazione per la morte di agnelli, pecore e capre in un incendio (forse doloso?) quando la più totale indifferenza sarebbe rivolta ad un'analoga sorte, di quegli stessi esseri senzienti, se istituzionalizzata e programmata, all'interno di un macello?

Non prendiamoci in giro. La morte è privazione della vita, diritto primario di ogni specie vivente, e lo è indipendentemente dalla modalità in cui avviene, indipendentemente dalla motivazione per cui è attuata.

Un rogo può essere accidentale, e il fatto che gli animali non umani in questione siano morti quasi tutti dipende soprattutto dalla loro stabulazione, che, ovviamente, non ha permesso loro di fuggire dalle fiamme, mettendosi in salvo. Un po' come avverrebbe in una prigione, se colpita da una simile tragedia: se sei intrappolato, molto probabilmente non hai scampo.

La morte improvvisa e accidentale fa scandalo, mentre quella programmata, continua e legalizzata non fa notizia?

Eppure se guardiamo ai numeri non c'è confronto! Duecento “capi di bestiame” non sono che una percentuale minima rispetto ai milioni che ogni giorno, con l'approvazione, il silenzio e l'indifferenza dei più vengono privati del loro diritto alla libertà e alla vita in nome di uno stile di vita non sostenibile da alcun punto di vista, ma soprattutto, ci preme sottolinearlo, dal punto di vista etico.

Già il termine “capo di bestiame” riduce l'animale non umano ad oggetto, a strumento per un fine umano, dimenticando che gli animali hanno vite e interessi propri al di là di ogni ridicola negazione dogmatica. Dell’approccio consumistico rispetto ad individui senzienti si può parlare proprio perché qualsiasi ragione abbia motivato i colpevoli del probabile dolo, essi hanno agito convinti di arrecare un danno economico al pastore, ignorando completamente la vita di quelle creature e dimostrandosi perfettamente in linea con il pensiero totalitario specista.

Dovremo forse provare dispiacere per i lesi interessi del pastore, interessi evidentemente secondari rispetto a quelli dei non umani morti? No, non possiamo. Auspichiamo anzi un mondo dove una situazione simile sia, per il pastore che questa società ha reso diretto oppressore, occasione di obbiezione di coscienza e dove tale obbiezione sia accolta dalla stessa società come un sentimento da sostenere e proteggere con incentivi e aiuti alla conversione dell’attività.

Nel frattempo vorremmo che per le poche creature salvatesi non si auspicassero cure e guarigioni finalizzate a farle ancora soffrire come oggetti di sfruttamento, a farne di nuovo cuccioli da uccidere per lucro e godimento del palato, ma che siano invece affidate a chi ne rispetta l’esistenza davvero. Ci offriamo quindi di trovare loro una casa dove possano “esistere” al di là dell’odio che la nostra specie mostra per loro e i loro figli.

Attraverso le associazioni locali restiamo a disposizione per i superstiti e chiediamo alle associazioni tutte che volessero adottare, di mettersi immediatamente in contatto con noi.


Eva Melodia, per Antispecismo.Net

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Mercoledì, 09 Novembre 2011 09:13

Appello Urgente: Ippoasi cerca una nuova casa

Ciao a tutti,

questo è l'appello per la vita di Ippoasi.


Il posto che ha permesso la nascita di questa realtà, approvata e sostenuta da tanti, oggi non è più  disponibile, e ci è stato dato come termine ultimo Giugno 2012.

 

Siamo qua ad appellarci a voi, a tutti quelli che pensano che Ippoasi meriti un futuro, ad aiutarci a farla sopravvivere.

8 mesi di tempo sono pochissimi, ma con l'impegno di tanti forse riusciremo a trovare una soluzione. Noi abbiamo pochi soldi da spendere, valutiamo comodati, affitti e acquisti vantaggiosi. Siamo più famiglie interessate, a seconda della locazione, interessate ad allargare il progetto Ippoasi per renderlo più stabile nel tempo.

 

Azienda agricola vegana, agriturismo vegan, agriasilo, sono solo alcuni dei progetti da poter sviluppare attorno al santuario per animali umani e non, già avviata come rifugio, visite di famiglie, scuole, campi estivi. Non da meno è l'impegno sociale già attivo verso diversamente abili, anziani e tossico dipendenti.

 

Tutto questo diventerebbe automaticamente un ecovillaggio vegan.

Per tutto questo serve terra, almeno10 ettari, e spazi chiusi per almeno 4 famiglie più attività.


Qua è solo un accenno grossolano, ed è tutto ripensabile a seconda delle potenzialità del posto che viene proposto, ed è aperto pure alla collaborazione di altre persone motivate.


Se avete in mente qualcosa del genere, proponetelo pure. Valuteremo tutto.


Ogni mese daremo un aggiornamento sulla situazione per rendervi partecipi.


Pensiamo che l'unione faccia la forza, e noi sappiamo di non essere soli.


Noi ci siamo.


Aiutateci.

GRAZIE.

-- 
Fattoria della Pace IPPOASI
Via Scoglio della Meloria, 55
56128 Marina di Pisa (PI)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  www.ippoasi.org
Tel. 0509335360 - 3332279002 - 3387980277 

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