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Testi, scritti, traduzioni, nati fuori da questo spazio

Un video da fare girare. E' possibile sostenere le realtà esistenti che sono di fatto la rete di rifugi su cui possiamo contare per concretizzare le liberazioni.

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Segnaliamo un interessante Articolo di Oltre La Specie:La censura e il movimento animalista Forse come conseguenza dell’idea che essere antispecisti e vegani corrisponderebbe ad una purezza morale assoluta – concezione da rifiutare perché fattualmente sbagliata (chi può vivere un antispecismo senza alcun compromesso essendo, volente o nolente, membro di una società rigidamente specista?) che, a sua volta, è figlia di ideologie proto-totalitarie debitrici a nozioni quali quelle di identità e di autenticità –, il movimento animalista da un lato ha contribuito esso stesso al proprio isolamento e alla sua autoreferenzialità rispetto ad ogni altra forma di emancipazionismo politico e sociale – condannandosi ad una sterilità di risultati di cui sono vittime principalmente le già-vittime animali di questa società – e dall’altra è attraversato continuamente, con periodi di recrudescenza insopportabile, da vere e proprie purghe mediatiche di propri membri – spesso i più critici di alcune sue strategie e tattiche ritenute indiscutibili dalla maggioranza degli attivisti. Questi “animalisti critici”, pur coscienti dell’inesistenza e dell’insensatezza di identità pure e incontaminate, non hanno mai rinunciato alla nozione fondamentale dell’antispecismo, ossia alla liberazione animale, e a favorire la crescita del movimento. Essi hanno così continuato ad interrogarsi su concetti e parole-chiave dati per scontati da chi è assillato da un quotidiano fare, spesso e volentieri completamente afinalistico, ma che scontati non sono e che invece, secondo chi li critica, sono una parte e non la soluzione della “questione animale”. Chi osa fare questo è immediatamente bollato come “infame”, “traditore”, “nemico”. Tralasciando il primo aspetto…
Animalismo: dall'attivismo al linciaggioOgni movimento, ogni progetto, che tenti di affermare una qualche forma di cambiamento è inaggirabilmente politico. NON perchè si tratti di PRENDERE TESSERE DI PARTITO, ma perché ogni cosa che ci accade o facciamo accadere, accade in quello spazio di condivisione originaria, di partecipazione reciproca delle nostre esistenze le une alle altre, e di decisione su questo "destino comune" e sul "destino delle cose" in generale, che si chiama - ancora - "polis".Tanto più per un movimento e un progetto che si vuole di liberazione. MASSIMAMENTE per un movimento-progetto di liberazione di coloro che dalla "polis" sono stati esclusi - non casualmente - nel momento stesso della sua fondazione: per renderli subalterni ad un cosmo costruito artificialmente per e a misura dei soli "umani". Un movimento che tenta questo scuotimento della "polis" dalle sue fondamenta, come potrebbe NON essere "politico"?Certo, invece di "politica" potremmo parlare di "pincopalla". Ma non è che la cosa NON cambi: introdurre il divieto di nominare qualcosa di ineludibilmente costitutivo pone le condizione per la sua rimozione.E come insegnava il buon Freud, il rimosso ritorna sempre, ma in forma mascherata e seminando ogni genere di danni.Così, la politica che buttiamo fuori dalla porta, rientra dalla finestra.Ma se quando l'abbiamo cacciata, sapevamo - più o meno - cosa cacciavamo, quando si ripresenta, si presenta in forma di qualcosa di estraneo e minaccioso. Allo stesso modo dei migranti: dopo aver espulso i non-occidentali dalla cerchia dell'"umanità autentica", cioè quella "civile", supposta democratica, rispettosa - a…
Venerdì, 18 Novembre 2011 15:17

Una lezione sullo specismo

Breve lezione di Marco Maurizi sullo specismo.
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