Sabato, 07 Gennaio 2012 11:49

Calvino e la città “invisibile” di Leonia: specchio del passato o lugubre profezia?

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Calvino e la città “invisibile” di Leonia: specchio del passato o lugubre profezia?

Leonia, come le altre città “invisibili” di Calvino è una città-simbolo di qualcos'altro: l'esperienza odierna potrebbe certo farcela identificare con Napoli, ma non era al capoluogo partenopeo cui lo straordinario scrittore poteva pensare quando negli anni '70 uscì quest'opera, una delle ultime, una delle più profetiche e ricche di spunti di riflessione.
Leonia è simbolo del capitalismo, immagine estrema dello spreco, sublimazione dell'usa – e – getta, fabbrica e cattedrale dell'obsolescenza programmata degli oggetti di consumo. Rappresenta il sistema di consumo del Nord del mondo, i cui lunghi tentacoli lambiscono ormai da tempo i Paesi emergenti, nutrendosi delle falle e della miseria di quelli in via di sviluppo.
Ogni cosa, quasi istantaneamente, appena incignata, si trasforma in rifiuto, rispondendo a una sorta di horror veteris che pervade tutti e ciascuno, che come lava vomitata da un vulcano fuoriesce e si accumula. Ma non al pari della lava fertilizza il terreno: lo rende piuttosto putrescente, infetto e maleodorante.
Di tutto questo pattume, ignari ovviamente dei rischi, gabbiani e altri volatili, piccoli e grandi mammiferi, famelici perché privati delle loro risorse primarie naturali, si nutrono allegramente. Dentro ai loro corpi si moltiplicano tossine e veleni.
A pensarci bene però, Leonia non è città del nostro presente, ma di quello di Calvino: mancano infatti qua e là a punteggiarne il paesaggio, le grigie ciminiere degli inceneritori, che avrebbero la pretesa di evitare l'accumulo del pattume, quel costante premere di un monte-discarica sull'altro, in una sorta di innaturale e mostruosa orogenesi. Ma che in realtà altro non fanno che polverizzarne una parte e renderlo ancora una volta biodisponibile, pronto a colonizzare i corpi dei viventi, di questo più o meno inconsapevoli. Il resto, come nella Leonia calviniana, si accumula nelle discariche periferiche.
In una città come Leonia, ma al tempo d'oggi, la categoria sociale che sopra tutte potrebbe forse godere dell'operato di queste macchine mortifere (almeno dapprincipio) sarebbe quella di medici e veterinari, indaffaratissimi a curare sopraggiunte e inedite malattie respiratorie e tumorali da inalazione di nanoparticelle. Fino che a loro volta non ne fossero colpiti, soccombendone.
Come dire: occhio non vede, cuore (forse) non duole, ma di sicuro altri organi sì.
Come risolvere allora il problema?
Non si tratta qui di capire cosa sia meglio (o meno peggio) tra discariche e inceneritori, ma di limitare al massimo l'uso delle prime ed evitare quello dei secondi. Solo un' estrema rivoluzione nella mentalità collettiva, una radicale modifica del sistema dei consumi, una strategia di recupero, riuso e riciclo efficace, in una parola, l'avvio di una de-crescita che tenga conto dei bisogni di tutti, umani e non umani, può essere la chiave di volta per non ritrovarci un giorno, come l'opulenta Leonia, affogati nel (o avvelenati dal) nostro stesso pattume.

Ilaria Nannetti, per Antispecismo.Net

Le città invisibili – 1972 di Italo Calvino

Le città continue - Leonia

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e
diverse, o non piuttosto l'espellere, allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede. Fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto.
Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste mal tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suo estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.


 

 

Letto 24211 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Febbraio 2012 10:38

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