Giovedì, 07 Febbraio 2013 12:46

Stare dalla parte degli animali è contronatura?

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Contributo per l'evento del 9 febbraio "Liberazione Generale: tavola rotonda sulle correlazioni fra antispecismo, antisessismo, intersessualità e omotransfobia"
L'intervento previsto durante la tavola rotonda svilupperà i concetti qui riassunti

Antispecismo: stare dalla parte degli animali è "contronatura"?

di Marco Reggio


La solidarietà con gli animali non umani e con le loro forme di resistenza alla schiavitù si è manifestata nei secoli in varie forme, ma soltanto negli ultimi decenni, parallelamente allo sviluppo di tecniche di sfruttamento su larga scala, ha iniziato ad esprimersi in forma di teoria e di prassi politica. Oggi, la principale relazione che intratteniamo con gli animali di altre specie è quella di utilizzarli come merci, principalmente come cibo: solo per l'alimentazione umana, oltre 50 miliardi di animali terrestri vengono uccisi ogni anno nel mondo (il numero di pesci è decisamente più impressionante, anche se le loro vite hanno così poco valore da essere conteggiate a peso). Forse per questo la forma più evidente di espressione individuale della contestazione dei rapporti di dominio fra umani e non umani è di fatto il vegetarismo/veganismo, che rappresenta in modo sempre più esplicito una presa di posizione politica (più che un mero boicottaggio di un settore produttivo): la volontà di schierarsi, per quanto possibile, dalla parte degli oppressi e non degli oppressori.

A partire dagli anni settanta, si è sviluppato un pensiero dell’antispecismo, cioè dell’opposizione alla discriminazione degli individui in base alla specie di appartenenza, per analogia con il concetto di discriminazione razziale. A tale prima, generica, definizione di antispecismo sono seguite formulazioni più complesse, che hanno peraltro suggerito dei nessi ideologici e materiali con le oppressioni fra umani, sostenendo un progetto di liberazione degli animali che non prescinda dalla liberazione degli umani (o di soggetti, gruppi, classi, categorie umane oppresse), tanto che oggi pare più corretto parlare di antispecismi. Questa presa di posizione, per una serie di motivi complessi, fatica però ad esprimersi compiutamente come un'istanza di giustizia sociale, legata ad ideali di uguaglianza e libertà che hanno ispirato i movimenti politici degli ultimi due secoli.

Uno dei motivi individuati da alcuni critici dello sfruttamento animale è che le teorie e le pratiche antispeciste non hanno ancora intrapreso con sufficiente convinzione una decostruzione dei concetti di "Natura" e "naturalità". Tale lavoro è invece importante ed urgente proprio perchè i dispositivi che permettono di giustificare la discriminazione e l'oppressione di specifiche categorie di senzienti (dagli/le omosessuali alle donne, dai migranti agli animali) sono fondati sulla dialettica natura/cultura e naturale/contronatura. I soggetti oppressi, di fatto, vengono "naturalizzati", relegati alla sfera delle immutabili leggi di natura, della mera istintualità, mentre gli oppressori godono del privilegio e della responsabilità della scelta del destino proprio ed altrui. Categorie evidentemente culturali e politiche, create da rapporti di forza sviluppatisi nei secoli, vengono presentate dunque come categorie biologiche: per es., il genere si appiattisce sul sesso biologico, l'appartenenza ad una classe sfruttata diventa appartenenza ad una razza o etnia "diversa", la schiavitù negli allevamenti è giustificata dall'appartenenza degli schiavi ad una particolare specie fin dalla loro nascita. In realtà, i concetti di genere, di razza, di specie sono tutti concetti politicamente fondati, espressione di relazioni economiche, sociali, culturali, ed in generale della gestione politica dei corpi che condividono lo spazio sociale. Queste categorizzazioni, storicamente date, sono molto più fluide di quello che usualmente si pensa: la recente "crisi" dei modelli tradizionali di mascolinità e femminilità, l'emergere del movimento LGBTQI nel dibattito pubblico, la critica antispecista al dominio umano sono tutti elementi che ci mostrano come l'identità che abbiamo costruito (o che ci hanno cucito addosso) possa e debba essere messa radicalmente in discussione. Tale identità si è infatti sviluppata a partire dal modello di homo sapiens occidentale, maschio e rigorosamente eterosessuale, rimuovendo simbolicamente (e spesso fisicamente!) gli elementi ritenuti femminili, omosessuali, transessuali, "stranieri" e "bestiali".

Principalmente per questi motivi, il nascente movimento per la liberazione degli animali non può non guardare alle teorie ed alle prassi di quelle realtà che hanno iniziato a mettere in discussione in profondità un'identità costruita a vantaggio di una minoranza di esseri umani nel corso dei secoli, esplorando le possibilità di relazioni autentiche fra individui di culture, generi e specie diverse, a partire anche dalle relazioni già esistenti che si distinguono, tra le altre cose, per gli elementi di cura, di gratuità, di disinteresse e di apertura all'"altro". Al contempo, chi subisce sulla propria pelle la discriminazione, il pregiudizio, il controllo delle funzioni riproduttive, la gestione autoritaria dei corpi e dei desideri, può comprendere profondamente la sofferenza degli animali non umani e le potenzialità di rapporti interspecifici liberi dai vincoli dello sfruttamento economico.

Marco Reggio (attivista per l'abolizione della schiavitù animale, è membro dell'associazione "Oltre la Specie" e redattore del sito Antispecismo.net).

Breve nota bibliografica

  • C.J. Adams, The sexual politics of meat. A feminist-vegetarian critical theory, Continuum 2004 (il cap. 2 è disponibile in italiano: Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne, traduzione di E. Melodia, in “Liberazioni”, nr. 1/estate 2010
  • Y. Bonnardel, Farla finita con l’idea di natura, riallacciarsi all’etica e alla politica, in “Liberazioni” (www.liberazioni.org/articoli/BonnardelY-03.htm)
  • Y. Bonnardel, Idea di Natura, umanismo e negazione del pensiero animale, in “Liberazioni” nr. 11/inverno 2012.
  • M. Bujok, La resistenza contro lo sfruttamento animale, in M. Filippi e F. Trasatti, Nell'albergo di Adamo, Mimesis 2010, pp. 239-261.
  • A. Corabi, Vegetarismo e natura, in “Musi e muse”, nr. 0, settembre 2012 (musiemuse.wordpress.com/2012/07/20/vegetarismo-e-natura-corabi/)
  • C. Del Frate, Queer, in AA.VV. “Altri versi. Sinfonia per gli animali a 26 voci”, Oltre la specie 2011, pp. 175-187
  • B. Noske, Alienazione animale: de-animalizzazione, in “Liberazioni”, www.liberazioni.org/articoli/NoskeB-01.htm
  • A. Pignataro, Chi sono le donne? Chi sono gli animali? Economie dei corpi e politiche degli affetti, abstract dell’intervento al Feminist Blog Camp 2011 (www.inventati.org/femblogcamp/archive/2011/abstract.html)
  • A. Pignataro, L’animale è politico. Considerazioni sulla questione animale e sul Veggie Pride (www.veggiepride.it/documenti/55-lanimale-e-politico)
  • T. Regan, I diritti animali, Garzanti 1990
  • A. Rivera, La bella, la bestia e l’umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse 2010
  • P. Singer, Liberazione Animale, Il Saggiatore (NET) 2003
  • F. Trasatti, Contro natura. Omosessualità, Chiesa e biopolitiche, Elèuthera 2008
9/2 a Firenze
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