Gary Yourofsky: dal pianeta vegan è caduta una stella?


Pubblichiamo il testo dell'intervento preparato da Oltre la Specie per la giornata (R)esistenze Animali del 6 ottobre, prima tappa del "tour" italiano di Gary Yourofsky
Vedi anche: C'era una volta Gary
 
PER UN ANTISPECISMO CRITICO, CONSAPEVOLE E POLITICO
 
 
Ringraziamo Gary Yourofsky per il suo incessante lavoro in favore degli animali. Crediamo che alla sua impostazione di lotta allo sfruttamento animale (operare perché tutte le persone comprendano la sofferenza animale e si decidano a fare la scelta vegan) occorra affiancare altre riflessioni di più largo respiro, frutto del lavoro teorico-politico di questi ultimi anni di riflessione sulla questione animale. Senza queste altre considerazioni crediamo che i cambiamenti auspicati da tutti noi resteranno cambiamenti circoscritti, individuali e perciò irrilevanti per abbattere alla radice l'impianto di sfruttamento su cui si basa tutta l'economia e la cultura speciste. Senza la demolizione di questo impianto del dominio l'accalorato invito al cambiamento di Yourofsky ha un sapore utopistico. La sua analisi della realtà mette certamente in discussione i nostri usi e consumi personali e quotidiani ma non i rapporti di forza intraumani e tra gli umani e gli altri animali.
 
E' convinzione di Oltre la Specie che l'antispecismo apolitico non possa esistere data la natura squisitamente politica della questione animale e dei rapporti di forza in atto tra animali umani e animali non-umani. Dichiarare che l'antispecismo è apolitico equivale, di fatto, a sostenere che è trasversale (cioè che siano irrilevanti le posizioni degli animalisti rispetto a tutte le altre questioni che non sembrano riguardare direttamente gli animali). Trasversalità significa aprire le porte a ideologie che crediamo incompatibili con il progetto di liberazione animale. Per esempio la misantropia (cioè l’odio per l’umanità) è incompatibile perché è antropocentrismo al contrario: si pone l'animale umano al vertice della crudeltà facendone un animale totalmente particolare e anomalo. Nei casi più estremi la 'non posizione' politica lascia inevitabilmente spazio ad idee provenienti dalla destra. A queste visioni del mondo ci opponiamo perché si rifanno, sempre e comunque, (nonostante i tentativi di ripulirsi dalla propria infamante storia) al dominio del forte sul debole. Non capiamo come possa essere coniugabile una difesa degli animali (deboli in quanto vulnerabili nei confronti della specie più forte - l'uomo) con, per esempio, le retoriche nazionaliste quando non apertamente razziste.
 
Quando non ci scontriamo con tali ideologie ritenute "estreme” spesso ci incontriamo con il vero e proprio qualunquismo, triste fenomeno che imperversa in buona parte dell’animalismo. L'insofferenza verso la casta politica e verso i litigiosi movimenti extraparlamentari non rende possibile a molti animalisti immaginare un percorso che punti davvero alla liberazione animale (che, ovviamente, comprende anche quella degli umani). Ci si rassegna a considerare importanti solo le espressioni più pratiche dell'attivismo (dalla controinformazione alle liberazioni dirette di animali) senza comprendere che in mancanza di un obiettivo che vada oltre le sole logiche emergenziali, queste hanno difficoltà a produrre un reale cambiamento. Siamo fermamente convinti che eliminare lo specismo senza cambiare radicalmente la società sia impraticabile ed incoerente. Per sua natura il capitalismo necessita del massimo dello sfruttamento delle risorse ambientali, animali ed umane. La società è sorretta su pratiche terribili di schiavitù animale che hanno radici in millenni di sfruttamento. Concentrarsi esclusivamente sulle scelte che possiamo fare oggi come consumatori non fa che confinare le aspirazioni liberazioniste in dispute commerciali su prodotti più o meno cruelty free. Tale impostazione, spesso riassunta con il termine “stile di vita vegan” impedisce alla nostra coscienza critica di crescere fino a comprendere l'intero impianto istituzionalizzato e sistematico di sfruttamento che fa della lotta a favore degli animali una lotta che inevitabilmente investe l'intera società.
Perché il progresso dovrebbe frenare la sua folle corsa per motivi etici? Le tradizioni legate allo sfruttamento animale sono molto radicate e costantemente rivitalizzate dall'industria e dai media.
Non puntare a cambiare il paradigma dominante è inoltre incoerente in quanto noi esseri umani siamo animali e in quanto tali siamo per forza inclusi nel progetto rivoluzionario di liberazione.
L'antispecista che si considera "apolitico" non ha capito che qui non si tratta di comprare più tofu e seitan. E’ essenziale capire, per diventare un movimento serio e non velleitario, quali siano le idee basilari di cui farsi promotori. Noi non confidiamo nell'approccio moralistico. Si tende spesso a colpevolizzare il singolo individuo dopo aver denunciato le sofferenze a cui gli animali vengono sottoposti. L'individuo onnivoro poco interessato alle tematiche animali, quando non viene considerato un essere malvagio, è dipinto come un soggetto inconsapevole che commette il male per cecità. Sebbene siamo certi che siano i condizionamenti culturali e sociali a informare i comportamenti quotidiani delle persone (trasformandoci in "consumatori medi"), non crediamo che sia utile alla causa presentarsi come i detentori della verità autentica. Indicare come unica soluzione alla sofferenza animale la “retta via del veganismo" non risponde alla complessità della cosiddetta questione animale. Dobbiamo ovviamente invitare gli individui ad accollarsi la responsabilità delle proprie azioni ma ci sembra di vitale importanza coinvolgere le persone in riflessioni più approfondite sulle relazioni di violenza che regolano la vita di tutti noi e che ci rendono contemporaneamente sia carnefici che vittime. Non siamo convinti che questo processo possa svolgersi nel tempo di una conferenza, di una manifestazione o un tavolo informativo, così  come non crediamo di dover giudicare le persone in base al fatto che abbiano o meno cambiato idea dopo che li abbiamo messi davanti alla "verità". Preferiamo percorsi che sviluppino una reale consapevolezza dell’immane “guerra della compassione” che abbiamo da affrontare, consapevolezza che non può essere basata sul senso di colpa.
Se è vero che i principali ostacoli al cambiamento sono l'abitudine, la convenienza, il gusto e la tradizione dobbiamo da un lato avere il coraggio di condannare l'inerzia dilagante e dall’altro  comprendere che il potere, nelle sue innumerevoli manifestazioni d’oppressione, pubblicizza e ribadisce continuamente i suoi privilegi, il suo conservatorismo, il suo edonismo e il suo tradizionalismo.
 
Saper condurre l'aspirazione etica animalista a un'istanza politica, comporta il saper convertire i bisogni attuali in nuovi 'spazi di possibilità'. Solo così la tanto agognata libertà cesserà di essere un mero e illusorio auspicio. Gli animali saranno finalmente liberi dal giogo dello specismo e dell’antropocentrismo solo grazie ad un'assunzione condivisa e collettiva di responsabilità, al ridimensionamento dei conflitti intra ed interspecifici, alla critica e bando di tutti i pregiudizi. Collegare lo specismo al complesso sistema dell'ingiustizia istituzionalizzata costituisce contemporaneamente il punto di arrivo e il punto di partenza per una buona teoria e una buona prassi di liberazione animale.
 
   
Oltre la specie
www.oltrelaspecie.org
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Lunedì, 08 Ottobre 2012 19:25

Steve Best in Italia

Steve Best, docente di filosofia a El Paso -Texas, attivista animalista e autore di numerosi libri e articoli sull'antispecismo e l'attivismo liberazionista propone una lettura delle lotte di liberazione animale come la formulazione contemporanea delle battaglie per l'abolizionismodella schiavitù del XIX secolo, presentando le lotte di liberazione animale come il nuovo abolizionismo. Nel settembre di quest'anno è tornato in Italia e ha tenuto alcune conferenze. Proponiamo qui i video dei due eventi realizzati a Roma, uno al Rewild Cruelty-free Club di Roma il 4 settembre



e l'altro alla Sapienza il 5



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LA FILOSOFIA DELL'ANTISPECISMO - UNI3 IVREA (TO)

a cura di Associazione Oltre la Specie

Sette incontri per un per-corso che si propone di offrire una panoramica sull’evoluzione di una tendenza la quale, avviatasi come generico sentimentalismo protezionistico in favore degli animali, si è successivamente tradotta in una filosofia rivoluzionaria capace di offrire una nuova prospettiva alla crisi dell’“umano”. Forse le difficoltà che l’umanità sta vivendo in questo difficile momento possono essere ricomposte riscoprendo l’antispecismo?
 
IL CORSO E' COSTITUITO DA 7 LEZIONI da VENERDI' 12 OTTOBRE a VENERDI' 30 NOVEMBRE
 
Gli incontri si svolgono presso il Parco della Polveriera (Ivrea) dalle 14.30 alle 16.30.
 
Nel parco è possibile parcheggiare, ma il luogo è raggiungibile anche con i mezzi pubblici (linee 5 e 6)
 
Le iscrizioni si ricevono presso la sede dell’Associazione durante gli orari di apertura della Segreteria Biblioteca Civica “C. Nigra”, P.zza Ottinetti, 30 - Primo piano con il seguente orario:
 
DAL 20 SETTEMBRE AL 20 OTTOBRE mattino: da martedì a sabato 9.30 - 12.00 - pomeriggio: da martedì a venerdì 14.30 - 17.00
 
DAL 23 OTTOBRE mattino: mercoledì e sabato 10.00 - 12.00 - pomeriggio: martedì e giovedì 15.00 - 17.00
 
Telefono: 0125 4101 (int. 506) www.uni3ivrea.it  - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 
PER INFORMAZIONI 333 6202581

Programma sul sito di Oltre la Specie
 
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Mercoledì, 26 Settembre 2012 14:52

Nasce Musi e Muse - rivista antispecista on line

Settembre 2012

Nasce Musi e Muse, rivista antispecista

Rivista trimestrale ad accesso aperto.

On line il numero zero.

Sito della rivista: www.musiemuse.org

Presentazione dal sito

Musi e muse (MeM) è una rivista stagionale on line ad accesso aperto, edita da un gruppo di persone interessate ad articolare gli aspetti concreti di scambio ed empatia tra esseri umani e animali con la prospettiva della liberazione animale.

MeM intende esprimere una voce diversa rispetto alle tesi più note in Italia (animalismo, diritti animali, antispecismo) ed in particolare rispetto a quelle analisi che si avvalgono di concetti come «altro», «differenza», «dominio», la cui astrattezza si presta ad un uso multifunzionale che li rende inadeguati alla descrizione della storicità e contestualità delle relazioni tra umani e animali.

L’obiettivo di MeM è indagare il modo in cui le relazioni interspecifiche si concretizzano in specifiche forme che mettono a contatto soggetti viventi in una stessa comunità. Tali forme costituiscono interdipendenze complesse che legano umani e animali in una mescolanza di elementi affettivi e di reciproca utilità e sprigionano particolari circolazioni di potere.

Particolare spazio viene dato alle circostanze che, nelle relazioni singole come in quelle socialmente istituzionalizzate, piegano l’interdipendenza in squilibrio creando situazioni di sfruttamento e distruzione dell’animale da parte dell’umano.

Per permettere una fuoriuscita da tali situazioni, nella prospettiva del raggiungimento di relazioni eque ed egualitarie tra umani e animali, MeM propone analisi ispirate all’etica del care, un approccio che riconosce il carattere politicamente fondamentale dell’interconnessione tra le soggettività e valorizza le esperienze personali di contatto, condivisione e dialogo con gli animali. Tale approccio costituisce una via per individuare punti di contatto con i movimenti di liberazione di altri soggetti, in particolare con i movimenti femministi la cui eredità risulta imprescindibile per quanto concerne l’analisi della politicità di quelle realtà che la tradizione filosofica definisce «natura».

La rivista propone saggi di approfondimento, italiani o tradotti, insieme ad interventi, interviste e testi più personali.

Indice del nr. 0

Numero 0 (Estate 2012)

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Mercoledì, 26 Settembre 2012 11:24

Ogni specie di libertà - libro e presentazioni

Segnaliamo l'uscita del volume "Ogni specie di libertà", di Marco Verdone

Vedi la presentazione sul sito della casa editrice Altreconomia

Il libro verrà presentato prossimamente:

- il 26 settembre, durante la trasmissione radio Navdanya (Radio Onda d'Urto), dalle ore 12.40

- il 27 settembre, durante la trasmissione radio "Restiamo animali"

- il 14 ottobre, a cura di Oltre la Specie (cena + presentazione libro con l'autore) (evento facebook)



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Pubblichiamo il seguente articolo, tratto da Femminismo a Sud.

L'articolo prosegue il dibattito aperto dalla testimonianza sul corteo contro la caccia di Brescia del 15 settembre 2012.


Antispecisti di destra? eh no, compagn*!


Ho appena letto la testimonianza pubblicata su Infoaut dal titolo Provocazioni fasciste al corteo anticaccia a Brescia, che a prescindere dal resoconto dei fatti – sul quale non ho chiaramente nulla da eccepire – mi lascia molto contrariata in quanto a conclusioni.
Ultimamente sento molto spesso parlare di ‘antispecismo e destra’ – mi torna ad esempio subito in mente l’articolo uscito su Left qualche tempo fa dal titolo animalismo nero – e questo è stato peraltro uno dei temi trattati, con estrema serietà, all’ultimo Incontro di Liberazione Animale, tenutosi alla fine di agosto vicino a Torino (il titolo di uno dei workshop era proprio ‘Antispecisti di destra?’, da un ottimo contributo pubblicato dalla Veganzetta e consultabile qui).

Ecco perciò mi sento di dire con una certa tranquillità che spesso, trovandomi in ambiente antispecista, non ci sono stati dubbi riguardo al fatto che non vi sia posto per ‘destrorsi’ nel nascente movimento, siano essi nostalgici fascistoni conclamati o più insidiosi ‘intellettuali’ di quelli che vorrebbero ‘cancellare le obsolete definizioni di destra e sinistra, comunismo e fascismo’ (e guarda caso sono quasi sempre di destra quelli che vogliono ‘dimenticare il passato’ – come ad es. la filosofa Alessandra Colla che, ho da poco con mio stupore scoperto, è tra i redattori della rivista Asinus Novus – cosa questa che mi piacerebbe approfondire, ma questo non è –ancora – né il luogo né il tempo – ma è chiaramente una domanda aperta la mia, in attesa di un sereno confronto in merito).

Altro conto, come è stato testimoniato da tanti dei presenti all’incontro di agosto, sono quei cortei un po’ generalisti nei quali non si può parlare di un’organizzazione da parte di un cosidetto ‘movimento antispecista’ (ma quale? Pare davvero ancora troppo prematuro parlare di movimento) che raccoglie tutta una serie di individualità tra le quali ne spiccano molte inclini più che altro alla zoofilia, a tratti vagamente squilibrate e del tutto avulse da qualsivoglia contesto politico.
Queste persone, che sicuramente possono rappresentare  - anche solo, a voler essere ottimisti – per la propria ingenuità delle dinamiche di piazza un pericolo per sé stessi e per gli altri non sono antispecisti, checché magari a volte si proclamino tali. Questo perché l’antispecismo ha una valenza politica che queste persone non prendono assolutamente in considerazione, facendo un minestrone di sentimentalismi, istanze personali, confusione e superficialità non da poco (sono proprio quelle persone che hanno permesso al corteo summenzionato che una persona venisse aggredita, così come quelle che al corteo contro ‘Green Hell’ stringevano la mano ai poliziotti per dare loro solidarietà come lavoratori  - subendo poi peraltro sgomenti una carica!)

Per tornare alla testimonianza di cui sopra, ciò che forse la compagna non ha preso nella dovuta considerazione (così come a suo tempo i redattori di Left) è non ‘ciò che si vede’, e cioè il fascista che viene a provocare il corteo o la zoofila che dice di lasciar correre e non si rende conto della gravità della cosa…. Ma ciò che ‘non si vede’ perché non c’è: e cioè interesse da parte dei compagni di sinistra per la lotta antispecista.

E qui apriamo un vaso di Pandora, ma ritengo sia ora di farlo, perché a volte pare (e sottolineo pare) quasi che articoli come quello al quale mi trovo a rispondere siano volti a legittimare quello stesso disinteresse, adducendolo al fatto che l’antispecismo sarebbe una pratica politica di destra…. Eh no, compagn*!

Come femminista e antispecista, convinta dell’intersezionalità delle diverse lotte, mi sono scontrata più e più volte con il dileggio, il disinteresse o l’aperto fastidio nei confronti della lotta antispecista da parte di persone con una pratica politica attiva e di sinistra alle spalle: femminist*, antirazzist*, antifascist* (sensibilissim* alle diverse istanze!) che di fronte alla lotta antispecista dimostravano indifferenza totale, quando non dileggio o aperto disprezzo (vogliamo parlare delle intoccabili grigliatone di sinistra??), la definivano insomma senza tanti giri di parole – e anzi con assordanti silenzi – come una lotta futile e tutto sommato inesistente.

E sebbene intimamente io senta di voler mostrare solidarietà alla compagna attaccata e a quelli intervenuti in suo aiuto, vorrei portare alla loro attenzione il fatto che, probabilmente, quello che hanno vissuto lo hanno vissuto proprio perché molti di quelli con cui condividono tante importanti battaglie non erano lì con loro quel giorno.

Ed esorto perciò noi tutti, che abbiamo a cuore la lotta antifascista, a renderci conto che quando i fascisti si fanno spavaldi è perché sentono una debolezza, un vuoto, uno spazio in cui possono cercare di infiltrarsi: perciò se ciò dovesse accadere nell’ambito della lotta di liberazione animale, il primo esame di coscienza dovrebbe venire proprio dal movimento antagonista e da quei tantissimi militanti e attivisti che ad oggi, nei confronti del nascente movimento antispecista, non hanno dimostrato che perplessità e indifferenza.

(link originale)
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Dalla Newsletter di Animalsasia:

 
La Cina dice no alle fattorie della bile. Aiutaci a mettere fine alla tortura.

Caro sostenitore, Le ultime settimane in Cina hanno visto crescere un movimento popolare senza precedenti contro le fattorie della bile. L’intera industria è stata costretta ad attuare una strategia difensiva ed è oggetto sui media di una condanna trasversale. Abbiamo lavorato per porre fine alle fattorie della bile in Cina per circa vent’anni e non abbiamo mai visto nulla di simile. Nel solo mese di febbraio, oltre 8.000 articoli sul nostro lavoro sono stati pubblicati sulla stampa cinese. Centinaia di migliaia di persone hanno unito le loro voci sul web, schierandosi contro un mercato che vuole gli orsi imprigionati a vita e torturati oltre ogni immaginazione. Questa sorprendente rivoluzione è cominciata con il tentativo da parte della Guizhen Tang, una fattoria della bile, di quotare le proprie azioni alla borsa di Shenzhen. L’azienda ha inoltre clamorosamente dichiarato che gli orsi sottoposti a estrazione non sentono dolore. La Guizhen Tang è ancora in attesa che la sua offerta pubblica venga approvata, nella speranza che questa operazione possa finanziarne l’espansione, consentendole di aumentare il numero degli esemplari detenuti da 400 a 1200 I numerosi giornalisti locali invitati dalla Guizhen Tang ad assistere alla pratica di estrazione presso un loro stabilimento, non sono stati affatto impressionati dalla messinscena. Allo stesso modo, i media non hanno creduto alle dichiarazioni fatte dall’Associazione Cinese di Medicina Tradizionale nelle quali Animals Asia viene accusata di propaganda ai danni dell’immagine della Cina. Abbiamo sempre saputo che la verità era la nostra arma migliore. Molti anni fa, un funzionario vicino al Governo Cinese mi ha dato un suggerimento, invitandomi a promuovere il dibattito pubblico nel paese. Questo è ciò che abbiamo fatto, informando quante più persone possibile su questa tragedia e negli ultimi 10 anni abbiamo visto una piccola folata di vento trasformarsi in uragano. L’indignazione ha raggiunto il suo apice quando il responsabile dell’Associazione Cinese di Medicina Tradizionale ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che “il processo di estrazione della bile di orso è semplice, naturale e indolore come aprire un rubinetto”. Travolti da centinaia di richieste da parte dei mezzi di informazione, abbiamo convocato una conferenza stampa a Pechino, gremita di giornalisti cinesi e stranieri, nella quale le autorità competenti sono state invitate a formulare un calendario per la dismissione graduale delle fattorie della bile. Le conoscenze e i dati acquisiti grazie all’esperienza con gli orsi liberati dalle fattorie della bile, ci ha permesso di confutare gli argomenti avanzati da questa crudele industria. La dottoressa Monica Bando, veterinario presso la nostra riserva naturale in Cina, ha illustrato le terribili conseguenze provocate dal metodo di estrazione del free-drip (gocciolamento libero), ancora consentito in Cina sotto particolari condizioni. Uno studio condotto su 165 orsi sottoposti all’estrazione free-drip ha rivelato che•il 99% di essi ha la cistifellea danneggiata irreparabilmente, •il 34% presenta ernie addominali, il 22% ha calcoli biliari •il 34% ha ascessi interni mentre, il 4% ha sviluppato la peritonite. Monica ha poi dichiarato che molti degli orsi presentano combinazioni multiple delle condizioni patologiche sopra descritte. Nel corso della conferenza stampa, inoltre, abbiamo reso pubblico un video shock, girato sotto copertura, che documenta l’atroce realtà delle fattorie della bile. Il documento è stato filmato segretamente tra il 2009 e il 2010 da un gruppo di produttori e registi cinesi indipendenti che si sono finti compratori per avere accesso alle fattorie della bile in sei province del paese Quella che si è appena conclusa, è stata una settimana straordinaria. Abbiamo infatti avuto il privilegio di ospitare nella nostra riserva in Cina la leggenda del basket Yao Ming, uomo umile e dall’animo gentile che è ora diventato una delle voci più forti in difesa degli orsi. Altre celebrità cinesi, esponenti della Medicina Tradizionale, grandi imprenditori e rappresentanti del mondo accademico, chiedono oggi la fine di questa industria. Il processo di trasformazione è in corso, siamo alla stretta finale. Ho sempre creduto che insieme avremmo messo fine alle fattorie della bile e oggi più che mai sono convinta che siamo vicini al raggiungimento di questo nostro obiettivo comune.Grazie per aver preso parte insieme a me a questo incredibile viaggio. Ti chiedo di restare al nostro fianco fino al momento in cui la crudeltà avrà fine per sempre. Dona ora Il tuo gesto ci aiuterà a proseguire l’importante lavoro che svolgiamo nei nostri santuari e all’interno della comunità.
•I veterinari di Animals Asia raccolgono prove inconfutabili sulla crudeltà delle fattorie della bile. Le ricerche rivelano i rischi che i prodotti contaminati hanno sulla salute dei consumatori.
•Il nostro personale cinese conduce incessanti negoziati con i leader di Pechino e le autorità provinciali.
•Le nostre campagne educative e informative influenzano e formano l’opinione pubblica cinese, intervenendo sul comportamento di persone di tutte le età, dai giovani studenti agli anziani.

Sostienici con una donazione e aiutaci a finire ciò che abbiamo iniziato. E' arrivato il momento di chiudere per sempre le fattorie della bile. Abbracci d’orso, Jill Jill Robinson MBE Fondatrice & CEO Animals Asia Foundation
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Ripubblichiamo un articolo di Massimo Lizzi (tratto dal suo blog), su una pubblicità contro l'abbandono degli animali d'affezione dal carattere evidentemente misogino.

Misoginia camuffata da animalismo - di Massimo Lizzi

Sul loro sito hanno scritto: Abbiamo voluto trattare un tema importante come l'abbandono degli animali inserendo un pizzico di ironia mischiato l'inconfondibile stile Ferrafilm, il risultato è stato sensazionale: oltre duecentomila contatti in un fine settimana, settecentottantamila condivisioni su facebook, quattrocentosettanatamila visualizzazioni su Youtube. Il segreto di così tanto successo deve stare in quel pizzico d'ironia. Che come un minuscolo foruncolo schiacciato davanti allo specchio, diventa una enorme chiazza di pus purulento. La chiazza di un sarcasmo contro le donne, malcelato dietro la tutela di un cagnolino.
 
Lei è antipatica, stupida, viziata e cattiva. Si esprime per diminutivi. Usa un tono petulante Si fa servire a tavola e si schifa di quel che le viene servito. Vuole farsi comprare braccialetti e collanine. Vuole andare in vacanza. Nella versione fotografica diffusa su Facebook, lei intima «mi devi portare al mare». Le donne non vanno, sono gli uomini che le portano. Lei vuole abbandonare il cane per strada. Lui dovrebbe farlo per lei. Lei è in competizione con il cane. Ma è Lui quello che sceglie. E sceglie il cane. Abbandona per strada lei. Come una cagna? Il filmato, preso da un pizzico di scrupolo politicamente corretto, la definisce solo una rompicoglioni. Definizione che non ha nessun nesso con la crudeltà verso gli animali.
 
Sessismo inconsapevole. Sessismo intenzionale. O una trovata provocatoria e pubblicitaria che fa leva sul sessismo come fosse una innocua birichinata e non una modalità di relazione infamante. Tanto, se non basta l'amore per i cani a nascondersi, si può sempre cercare riparo dietro le sottane dell'ironia. Così succede nelle discussioni che seguono al video o alla foto: flame che riguardano, non il rapporto con gli animali, ma il rapporto tra i sessi. Il video impazza in rete, ma rispetto alla sua motivazione ufficiale va completamente fuori bersaglio. Rispetto alla sua motivazione effettiva, va perfettamente a segno. Basti leggere gli insulti liberatori contro le donne, espressi in tanti miserevoli commenti "maschili".
 
Su YouTube, c'è un video di FerraFilm che dice "No alla violenza sulle donne". Per essere coerenti con questo loro appello, gli stessi produttori dovrebbero evitare nei loro video l'umorismo sessista, perchè l'umorismo sessista favorisce la violenza contro le donne.
Pubblicato in Spunti di Riflessione
Mercoledì, 30 Maggio 2012 13:03

Veggie Pride (Marsiglia) - video

Segnaliamo alcuni video relativi al Veggie Pride 2012, che si è svolto a Marsiglia il 19 maggio.


Video del corteo di Marsiglia

 

Reportage di France 3

Pubblicato in Attualità - Notizie
Giovedì, 19 Aprile 2012 08:56

Radiopossum - trasmissione antispecista


Segnaliamo la nascita di Radiopossum, trasmissione antispecista su RadiOndaRossa.

La diretta è tutti i lunedì dalle 22 alle 23 sugli 87.9 e in streaming dal sito www.ondarossa.info

I podcast delle puntate possono essere scaricate sempre dal sito di radio onda rossa.
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