Attualità - Notizie

Attualità - Notizie (84)

Riflessioni e spunti a partire dalle notizie di attualità di tutto il mondo

Il macellaio e l’animalista: considerazioni su un dibattito che non c’è stato Un macellaio e un animalista discutono pubblicamente di allevamenti e mattatoi. E’ accaduto qualche giorno fa a Parigi, alla presenza di decine di interessati e sotto l’egida della Direzione degli Affari Culturali della capitale francese(1). Messa in questi termini la notizia suscita un certo scalpore, o quanto meno un po’ di curiosità. Che cosa si saranno detti i due? Sarà finita in rissa? Saranno riusciti a dialogare? Diciamolo subito: non c’è stato dialogo. Ma nemmeno una rissa. Secondo alcuni animalisti, sarebbe bene che occasioni di questo tipo si moltiplicassero; secondo altri, trovarsi ad un tavolo con un macellaio, al contrario, è di per sé inaccettabile. In realtà, sarebbe auspicabile un confronto serio – e serrato – sulla legittimità dello sfruttamento degli animali per l’alimentazione umana. Se in altri campi (caccia, vivisezione, pellicce, circhi, ...) le ragioni dei difensori degli animali e dei loro sfruttatori tutto sommato emergono abbastanza chiaramente nel dibattito pubblico, nel caso della carne e dei “derivati” non è così: gli animalisti faticano a trovare coraggio e spazio per mettere radicalmente in discussione la schiavitù nel settore che fa decisamente più vittime (secondo alcuni, il 99% degli animali uccisi è ucciso per la carne, il latte, le uova). La stessa industria che vi sta dietro non ritiene di difendere i propri interessi sul piano degli argomenti, poiché può dare largamente per scontata la legittimità del proprio operato, salvo concedere qualcosa alla critica delle derive più eclatanti…
Lunedì, 20 Febbraio 2012 10:24

I murales NOTAV e lo specismo simbolico.

I MURALES NOTAV E LO SPECISMO SIMBOLICO a proposito di http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/02/13/foto/no_tav-29818706/1/.L'efficace concetto di violenza simbolica coniata da Pierre Bourdieu (1), identifica nel quotidiano lavoro “storico” delle riproduzioni dei singoli/e, dei gruppi e delle istituzioni di ogni livello la strutturazione delle categorie dei dominanti sui rapporti coi dominati, ne costruisce la naturalizzazione che ci consente una precisazione proprio dello specismo strisciante e pervasivo. Lo specismo si modella nell'“habitus” che è il prodotto degli schemi cognitivi e sociali, estraniandosi dalla coscienza immediata e dal controllo decisionale, infiltrandosi nell'oscurità di ognuno/a e sfociando in espressioni verbali e non verbali di denigrazione, repulsione, rifiuto, derisione, negazione. La “visione dominante” è un sistema di strutture incorporate sia dai soggetti dominanti sia dai soggetti dominati. Si avvia così la viziosità circolare che innesca le disposizioni adattate alle strutture speciste, e quindi di dominio, che sono il prodotto diretto di una mentalità diffusa e acritica. Ma lo specismo simbolico, a differenza del dominio simbolico sulle donne e sulle culture, non ha la possibilità di basarsi direttamente sulla complicità delle sue vittime, seppur esseri senzienti, in quanto portatori di distinti parametri esistenziali che necessitano di comprensione, empatia, riconoscimento. Il murale realizzato a Milano, che recita “Meno porci tra i piedi, più piedi di porco” è esattamente questo: espressione diretta dell'”habitus specista”, ma anche manifestazione del referente assente, che Carol Adams (2) ha individuato come macabro rituale delle relazioni di dominio e di sfruttamento dei corpi femminili e dei corpi degli altri animali. Ci troviamo di fronte ad una…
Una bella puntata di Presa Diretta ieri sera ci ha riportato alla realtà, quella da cui i reality, le pubblicità e i telefilm ci tengono ben lontano, sperando che dimentichi di tutto noi si continui con la nostra vita, senza alzare mai la testa. Una realtà fatta di riscaldamento globale e malagestione locale i quali, tradotti in spiccioli, significano sofferenza e morte per tantissimi individui, ed è questo l’aspetto che ovviamente ci unisce nell’interesse e nel desiderio di non tacere, denunciare, lottare per fermare devastazioni e soprusi, ed infine cambiare. Proprio per questo, dopo avere certificato il buon lavoro fatto dalla redazione del programma, non possiamo proprio tacere di fronte ad un triste scivolone, sperando soprattutto di innescare una riflessione sulla coerenza, sia come metodo che come fine. Durante il racconto fuori campo delle immagini il conduttore commenta una delle ultime alluvioni, mostrando in particolare i danni ad una azienda agricola. Con non poco stupore vediamo che l’azienda in questione è la classica che noi alieni antispecisti ci sognamo di notte classificandole alla voce “incubo”, cioè un allevamento “intensivo”, le cui implicazioni anti-ecologiche sono ormai note e a tutti (proprio in termini di riscaldamento globale che è uno dei temi della puntata), ma sopratutto sulla cui assenza di etica ci saremmo aspettati quanto meno più consapevolezza. Presa Diretta ha infatti ripreso i filari di gabbie larghe quanto il torace delle mucche, gabbie poste in fila una dopo l’altra, inequivocabilmente le gabbie dello sfruttamento e della morte. Senza minimamente notare questo,…
Un mondo di eguali oltre i confini delle specie La riduzione dell'Homo Sapiens e degli altri viventi a merce. «Al di là della natura. Gli animali, il capitale e la libertà» di Marco Maurizi La tesi del libro di Marco Maurizi, Al di là della natura. Gli animali, il capitale e la libertà (Novalogos, pp. 240, euro 22), è radicale, e per questo motivo da prendere in considerazione: il problema dell'animalismo non è un problema ulteriore e secondario rispetto a quello della liberazione delle donne e degli uomini sfruttati dal capitalismo. Quando si pone il problema della condizione degli animali non umani nel sistema economico contemporaneo (ogni anno, ad esempio, ne vengono uccise diverse decine di miliardi per scopi industriali) arriva subito l'obiezione che si tratta soltanto di animali, e che prima di occuparci di loro è il caso di occuparci degli esseri umani. L'animalismo diventa così un problema che riguarda gruppi, per quanto molto attivi, del tutto marginali, affatto incapaci di incidere realmente sul meccanismo industriale dello sterminio degli animali non umani. C'è di peggio, in questo modo l'animalismo finisce per diventare una scelta etica individuale. Ora, come ci ha ben spiegato Marx, non è l'etica che cambia il mondo, bensì l'economia, non sono i processi mentali, bensì i rapporti sociali. Ecco, Marco Maurizi questa idea ce l'ha molto chiara: «la convinzione etica che non sfoci in una dimensione politica rimane a livello di "desiderio" e, con ciò, smentisce la propria aspirazione pratica al cambiamento della realtà». Il trionfo…
Martedì, 17 Gennaio 2012 12:35

Blizt nel presepe vivente di una chiesa.

Questa la notizia:http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=19419D"L'obbedienza non è più una virtù" scriveva nel lontano 1965 Lorenzo Milani. Non c'è bisogno di ricordare a nessuno che si trattava di un prete, rivoluzionario e sotto molti aspetti anticonvenzionale, ma pur sempre un uomo di salda fede cattolica. Il contesto (l'obiezione di coscienza al servizio militare) era ovviamente un altro, ma la sostanza e il valore della sua affermazione rimangono intatte, conservano la "forza della verità" di gandhiana memoria. Un'azione "illegale", se – e ribadiamo se – conserva il suo carattere di azione nonviolenta e se mira ad ottenere un pieno riconoscimento della vita in tutte le sue forme, non ha il diritto di essere così ferocemente condannata, indipendentemente se la si ritenga più o meno utile alla causa della liberazione animale, e a prescindere dal fatto che gli animali cui è stata restituita una vita dignitosa - nella fattispecie due conigli – siano stati o meno "rimpiazzati" da due conspecifici, tristemente condannati ad un simile destino di prigionia del tutto priva di qualunque scopo, se non quello di ribadire la tracotanza umana e il disprezzo per quelle creature che San Francesco – invece – tanto amava. Ed è proprio questo il paradosso più deprimente: che proprio nella chiesa dedicata al Santo del Cantico delle Creature si siano esposti esseri viventi ai quali ogni diritto è stato negato, lanciando un messaggio diseducativo e fuorviante, lasciando credere che la loro vita e la loro libertà non abbiano alcuna rilevanza: statue animate e semoventi in un Presepe di…
Lunedì, 09 Gennaio 2012 12:18

Abbattuti come alberi

Di ieri mattina è la notizia di cronaca che rende nota l’uccisione di un vitello fuggito da un allevamento e giunto nel suo girovagare in pieno centro a Prato. Tralasciando l’inevitabile sdegno e sconforto, che notizie come queste portano sempre in se stesse presso coloro che nel puro fatto vedono qualcosa di più di un semplice disguido logistico amministrativo, noi facciamo un uso dei verbi decisamente più consapevole e pertinente e proprio per questo pensiamo sia abbastanza impellente e doveroso riflettere sulla prassi mediante la quale, invece, questo tipo di notizie vengono consegnate all’opinione comune.La stampa si prodiga nell’informarci che numerosi tentativi di risolvere pacificamente la questione erano stati fatti, ma che l’erbivoro (a tutti noto per la sua ferocia), ormai posseduto da un demone, ha reso necessario quello che viene tradotto con il termine abbattimento, scelta giornalistica questa, che ricorre nella quasi totalità di casi similari e che non è affatto inconsapevole o ingenua ma che anzi, sembra quasi voler dar ad intendere si sia verificato, in fondo, qualcosa di meno tragico e doloroso di una vera e propria deliberata uccisione. Nell’illusoria (forse nemmeno tanto) speranza sia possibile mistificare il fatto si tratti di assassinio, il procurare morte agli animali non umani in casi come questi è ormai notoriamente catalogato come gesto che in maniera piuttosto subdola slitta il piano dell’analisi in un contesto che non gli appartiene, quasi che le miriadi di individui senzienti caduti sotto i colpi dei fucili, si fossero magicamente ed improvvisamente trasformati in enormi…
Antipsichiatria: la denuncia del collettivo Antonin ArtaudPubblichiamo questo comunicato del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, che denuncia un caso di abuso psichiatrico. Le ragioni per cui un sito dedicato all'antispecismo si occupa di psichiatria sono molteplici: la più ovvia è che l'antispecismo obbliga a battersi contro ogni tipo e modalità di oppressione degli esistenti, umani o non umani che siano, e quello psichiatrico - ben prima di ciò che i poteri dominanti e fra di essi i mass-media considerano i suoi abusi - è uno dei più atroci, sia per il dispiegamento di dispositivi materiali - farmaci, reclusione, contenzione, elettroshock - sia per il dispiegamenti di dispositivi legali e simbolici - TSO; possibilità di dichiarare l'incapacità di intendere e di volere dei soggetti presi in cura fino ad una vera e propria sospensione dei diritti fondamentali, di cui la "normalità" degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari è solo la punta dell'iceberg; stigmatizzazione sociale con effetti disastrosi sull'accesso al lavoro e sulle relazioni; creazione di "carriere psichiatriche" infinite, in cui la "cura" non finisce, appunto, mai, ristrutturando le esistenze in passaggi da un'istituzione psichiatrica ad un'altra, in un dentro e fuori fra ospedali e cliniche, centri territoriali, studi privati, terapie farmacologiche e psicologiche che finiscono per estorcere ogni possibilità di esistenza libera e "normale" dei soggetti. La seconda ragione, non meno importante, è però l'interesse verso l'esclusione e la reclusione della follia come parte di quei meccanismi di produzione dell'Altro in quanto deviante, malato, non-razionale ecc..., e in conclusione "non autenticamente umano",…
Mercoledì, 28 Dicembre 2011 10:14

Appello: PROGETTO "ADOTTA UNA PECORA"

PROGETTO ADOTTA UNA PECORA Circa un anno fa Progetto Vivere Vegan e la Fattoria della Pace Ippoasi hanno attivato una raccolta fondi per sterilizzare i maschi di un gregge di pecore che vivono (salvate) nella campagna di Arezzo. La raccolta ha permesso, con l'aiuto dei volontari delle due associazioni e di un medico veterinario, di effettuare la sterilizzazione per contenere il numero degli animali ed evitare che crescesse a dismisura. Ora pero' sorge un problema urgente: la persona che ha salvato le pecore non puo' piu' tenerle per gravi problemi di famiglia e quindi siamo costretti a cercare da subito una nuova casa al gregge (che oggi e' di 120 pecore, fra femmine, maschi e cuccioli). Naturalmente le pecore cercano casa per vivere in liberta' e senza essere sfruttate in alcun modo. Chi puo' adottare alcune (o tutte!) di queste pecore puo' scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonare a: Sara 339 3072181 - Valentina 346 0057947 Chi non puo' proporsi per l'adozione puo' aiutarci economicamente per le spese di trasporto: versando un contributo libero a: Banca Popolare Etica c/c intestato a Fattoria della Pace IppoasiIBAN: IT56B0501802800000000131885 Scrivendo come causale: Aiuto Pecore Arezzo Aiutateci a diffondere l'appello! Grazie!
Riportiamo la notizia Stalla distrutta da un incendio: muoiono oltre 200 "capi di bestiame" E' ipocrisia o schizofrenia che porta d'un tratto gli autori di tanti articoli ed i loro lettori a provare compassione e indignazione per la morte di agnelli, pecore e capre in un incendio (forse doloso?) quando la più totale indifferenza sarebbe rivolta ad un'analoga sorte, di quegli stessi esseri senzienti, se istituzionalizzata e programmata, all'interno di un macello? Non prendiamoci in giro. La morte è privazione della vita, diritto primario di ogni specie vivente, e lo è indipendentemente dalla modalità in cui avviene, indipendentemente dalla motivazione per cui è attuata. Un rogo può essere accidentale, e il fatto che gli animali non umani in questione siano morti quasi tutti dipende soprattutto dalla loro stabulazione, che, ovviamente, non ha permesso loro di fuggire dalle fiamme, mettendosi in salvo. Un po' come avverrebbe in una prigione, se colpita da una simile tragedia: se sei intrappolato, molto probabilmente non hai scampo. La morte improvvisa e accidentale fa scandalo, mentre quella programmata, continua e legalizzata non fa notizia? Eppure se guardiamo ai numeri non c'è confronto! Duecento “capi di bestiame” non sono che una percentuale minima rispetto ai milioni che ogni giorno, con l'approvazione, il silenzio e l'indifferenza dei più vengono privati del loro diritto alla libertà e alla vita in nome di uno stile di vita non sostenibile da alcun punto di vista, ma soprattutto, ci preme sottolinearlo, dal punto di vista etico. Già il termine “capo di bestiame”…
Pubblichiamo il comunicato ricevuto da Animal Equality.NASCE ANIMAL EQUALITY IN ITALIA Siamo tra quelle persone che stanno iniziando a gettare dei semi, con la speranza che un giorno sboccino e portino libertà da qualsiasi forma di dominio e discriminazione per tutti gli esseri senzienti che abitano il nostro pianeta. Un percorso teso a aggiungere l'emancipazione da qualsiasi sfruttamento nei confronti degli altri animali, è assai lungi dall'essere terminato. Dopo una lunga esperienza maturata all'interno del movimento di liberazione animale in Italia e un' attenta analisi dei suoi pregi e difetti, sentiamo la necessità di continuare sulle orme di un'idea che ha cambiato e che continua ad ispirare l'attivismo per gli animali a livello internazionale, con la volontà e il piacere di espandere anche in Italia un progetto che, giorno dopo giorno, sta sviluppando strategie innovative per sensibilizzare la nostra società sulla questione animale. Nel 2006 in Spagna grazie ad attiviste ed attivisti già impegnate/i da tempo in altri gruppi, nasce da un'idea visionaria l'organizzazione che oggi conosciamo come Igualdad Animal / Animal Equality. Da allora sono stati presentati tantissimi progetti che tutt'ora continuano. Sono state realizzate diverse investigazioni all'interno dei luoghi di sfruttamento animale che hanno aperto i cuori di centinaia di persone, aiutandole a ritrovare quell'empatia perduta nei confronti di qualcuno a cui viene costantemente negato qualsiasi diritto morale, in quanto non facente parte della nostra specie. Sono stati effettuati molti riscatti aperti (Open Rescues) che hanno portato in salvo animali altrimenti condannati a una triste fine ed è…
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