Oggi muore un pezzo della storia dell'umanità. Nelson Mandela, simbolo e cardine di una lotta che indelebilmente ha segnato - ci piaccia o no - il percorso di tutti i movimenti di liberazione attualmente esistenti. 
Mandela ha partecipato a realizzare la definizione storica di ciò che è la lotta di liberazione dal razzismo, lasciando ai posteri una storia chiara su cosa significa davvero lottare per una idea, fino al sacrificarsi, lasciandosi trattare "da animale" ingabbiato per anni e anni.
 
Gira in rete una fotografia di Mandela che imbraccia un fucile e si fa immortalare accanto al corpo morto di una antilope evidentemente appena cacciata.
Ciò ha scatenato commenti di improbabile genesi, come a ridimensionare il lutto che molti oggi portano alla sola idea di questa storia che entra nella memoria, che non è già più contemporanea.
Per quella foto, Mandela e le sue vere lotte "anti"-razziste, vengono (ri)giudicate, ricollocate, ridimensionate, dal super-moralismo animalista, così che azioni e scelte davvero fuori dal comune, siano associate all'odore piuttosto putrido dello specismo. 
 
Trovo che tutto ciò sia a dir poco spiacevole e tipico di una cultura dove si vive di immagini per formarsi opinioni solitamente totalitarie. 
Questa immagine, il giorno della morte di Mandela, in un mondo umano, fatto di consapevoli persone della propria storia ed umanità, non sarebbe mai finita nei commenti di qualsiasi animalista proprio oggi, poiché al momento proprio irrilevante. 
Invece, è diventata la ragione per sedare gli entusiastici elogi post-mortem (eccessivi come sempre, idolatranti e deliranti) dei tanti che - mai a farne a meno - mitizzano un uomo piuttosto che celebrarne le azioni veramente encomiabili.
Da un lato quindi la solita prassi dove chi si distingue per i propri meriti in vita diviene un eroe piuttosto che un umano qualsiasi con una storia da raccontare; dall'altra, la condanna del "tribunale animalista", che sentenziando il reato di specismo nega il diritto al totale ed inconfutabile riconoscimento di un merito per ciò che eventualmente ha fatto.
Se non vivessimo in un mondo simile ad un gigantesco fanclub, quella foto non sarebbe riapparsa proprio ora.
Ci commuoverebbe il ricordo della lotta all'aparthaid forse... ci chiederemmo se avremmo saputo sacrificare altrettanto la nostra vita. Non piangeremmo un mito, ma un uomo, incoraggiandoci magari a vicenda a seguirne le gesta migliori e nulla ci interesserebbe del suo specismo. 
Esso è in fondo lo stesso specismo di tutti, di sempre, di cui anche noi siamo parte e di cui ci siamo per anni macchiati consapevolmente e senza opporci: lo specismo di cui sicuramente uno come Nelson Mandela (classe 1918) non aveva mai neppure sentito parlare.
 
Addio allora e piuttosto, ad un uomo capace di accettare la vita di un animale in gabbia nel nome delle proprie lotte di LIBERAZIONE, non solo dalla segregazione razziale.

 
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Accogliamo la richiesta di pubblicazione del seguente testo da parte dell'autrice.

Antirazzismo: considerazioni sull'origine del sottosviluppo africano - di Chiara Talamo

Alcune parti salienti del capitolo "Cause e conseguenze delle tratte degli schiavi africani" (capitolo 5) di Nathan Nunn in “Esperimenti naturali di storia" (di Jared Diamond e James Robinson), risultano fornire conoscenze rilevanti ed interessanti per formare idee chiare in merito alle tratte degli schiavi africani.
Oggi, una cospicua parte degli abitanti del “primo mondo” sa che gli abitanti dell'Africa non sono stupidi ne diversi dal resto della popolazione umana in termini biologici, eppure lo stesso molte persone applicano del razzismo consapevole nei loro confronti: a chi non è capitato di leggere o sentire commenti razzisti o pieni di astio rivolti a migranti o a persone dalla pelle e dai tratti somatici diversi da quelli caucasici?

Capita spesso poi di avere a che fare col razzista di turno, convinto delle proprie ignoranti teorie con cui argomenta una presunta inferiorità degli africani rispetto ad altre etnie ed in particolare l’incapacità dell’intero continente di emanciparsi da una economia sofferente e votata alla povertà assoluta; di fronte a queste affermazioni capita di finire agli insulti da stadio (lotte contro i mulini a vento) perché, anche sapendo quanto il razzismo sia insensato, manchiamo magari dei solidi argomenti con cui spiegare ad un ignorante le probabili ragioni per cui l'Africa è il continente più povero del mondo. Le parti del testo che ho estratto, riassunte nel loro succo per cercare di non tediare il lettore, non sono chiaramente in grado di fornire una risposta totalmente esauriente sul perchè l’Africa sia il continente più sottosviluppato del mondo, ma può portare nella giusta direzione grazie ad una analisi dei fatti piuttosto chiara ed incisiva, fornendoci preziosi riferimenti a fatti storici e conseguenti spunti di riflessione. Per approfondimenti consiglio la lettura integrale del capitolo dal libro, il quale fornisce ulteriori note e testi di approfondimento. Il capitolo cerca di spiegare quali conseguenze abbia avuto la deportazione degli schiavi africani sull'economia dell'Africa di oggi.

(..) Sulla base delle migliori informazioni possibili, il modo più comune in cui gli schiavi venivano catturati era in guerra o nel corso di scorrerie. Poiché spesso le scorrerie comportavano incursioni in altri villaggi, questo modo di procacciarsi schiavi causava l'insorgere di ostilità tra questi, anche se avevano formato in precedenza federazioni, relazioni commerciali o altri legami.


(..) Gli schiavi non venivano catturati solo nei conflitti fra comunità e durante incursioni e guerre, ma venivano presi in gran numero anche in occasione di contrasti all'interno di comunità, dove alcuni individui venivano rapiti o venduti come schiavi da conoscenti, amici o familiari.


(..) A causa dell'insicurezza che ne derivò, gli individui cominciarono a comprare armi dagli europei per difendersi. Ci si procurava il denaro necessario per commerciare con gli europei vendendo a mercanti di schiavi persone rapite con la violenza. Europei e negrieri svolsero un ruolo anche nel promuovere conflitti interni. Mercanti di schiavi e autori di scorrerie strinsero alleanze strategiche con gruppi-chiave all'interno dei villaggi al fine di procurarsi schiavi.

 


(..) In molti casi il conflitto interno ebbe come conseguenze l'instabilità politica e il collasso di forme di governo preesistenti. Le vecchie strutture governative furono spesso sostituite da piccole bande di razziatori di schiavi, controllate da un sovrano legalmente istituito o da un signore della guerra autorevole. Queste bande erano però incapaci di svilupparsi dando origine a grandi stati stabili.


Il testo riporta esempi degli stati Asante e Oyo del 1600-1700.


(..) Se, come suggeriscono le prove storiche, la domanda esterna di schiavi indebolì i legami preesistenti tra i villaggi e scoraggiò la formazione di comunità maggiori, questo è un canale potenzialmente importante attraverso il quale le tratte degli schiavi potrebbero avere influito sul successivo sviluppo economico.
La formazione limitata di comunità maggiori e di stati durante le tratte degli schiavi potrebbe spiegare gli alti livelli di frammentazione che si osservano in Africa oggi. Per gli economisti, la diversità etnica dell'Africa è stata una fra le spiegazioni principali della scarsa efficienza economica dimostrata da questo continente. La spiegazione, e le prove statistiche a suo sostegno, furono proposte per la prima volta in un articolo del 1997 edito nel “Quarterly Journal of Economics” da William Easterly e Ross Levine. Gli autori sostengono che società composte da diverse etnie abbiano meno probabilità di concordare sugli specifici obiettivi e sulle specifiche politiche pubbliche che il governo dovrebbe attuare. A causa di questi dissensi, ci saranno meno forniture di beni pubblici, come istruzione, salute e infrastrutture. Easterly e Levine mostrano che, da un paese all'altro, una maggiore diversità etnica è associata a livelli inferiori di istruzione, di infrastrutture, di sviluppo finanziario e ad una minore stabilità politica.
Può darsi che uno degli effetti negativi delle tratte degli schiavi derivi dal fatto che esse impedirono la formazione di gruppi etnici più grandi e che siano quindi state la causa di una maggiore diversità etnica nell'Africa di oggi.


(..) Complessivamente, le prove statistiche confermano la possibilità che le tratte di schiavi, impedendo la formazione di grandi comunità e compagini statali stabili, abbiano dato origine a paesi che oggi sono etnicamente diversi. Questo fatto potrebbe spiegare il persistente effetto negativo che le tratte degli schiavi hanno avuto sullo sviluppo economico.


Conclusioni.


Considerate nel loro insieme, le prove presentate in questo capitolo mostrano che le tratte degli schiavi hanno avuto un effetto sfavorevole sul successivo sviluppo economico dell'Africa.
Usando stime del numero degli schiavi prelevati da diverse parti dell'Africa tra il 1400 e il 1900, si è mostrato che le parti dell'Africa da cui si è prelevato il maggior numero di schiavi sono quelle oggi più povere. Le grandezze stimate degli effetti delle esportazioni di schiavi sono considerevoli.
Secondo la stima più grande, in assenza delle tratte degli schiavi i paesi africani avrebbero avuto in media lo stesso livello di reddito di altri paesi in via di sviluppo nel mondo. In altri termini, l'Africa non sarebbe diventata la parte più povera del mondo com'è invece oggi.
Nel loro complesso, i risultati presentati qui suggeriscono che oltre quattro secoli di tratte degli schiavi sono responsabili di gran parte dell'attuale sottosviluppo dell'Africa.


Per risalire ulteriormente alle cause della povertà africana, anteriore al colonialismo e alla tratta degli schiavi, mi sento di proporre il libro “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond, di cui comunque “Esperimenti naturali di storia” è figlio.

“Armi, acciaio e malattie” cerca di spiegare l'evoluzione storica dei continenti e delle popolazioni umane (cioè le ragioni per cui l'Europa ha colonizzato il mondo e non viceversa) tramite un metodo di indagine scientifico, per respingere la teoria razzista, in quanto “sbagliata” non solo eticamente, ma anche scientificamente.
Per citare Diamond: “Le teorie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate. Non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze intellettuali innate tra le popolazioni umane.”


Chiara Talamo

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