Martedì, 31 Gennaio 2012 12:27

Presa Diretta del 29/01/12: uno scivolone su cui non tacere

Vota questo articolo
(0 Voti)

Una bella puntata di Presa Diretta ieri sera ci ha riportato alla realtà, quella da cui i reality, le pubblicità e i telefilm ci tengono ben lontano, sperando che dimentichi di tutto noi si continui con la nostra vita, senza alzare mai la testa.

Una realtà fatta di riscaldamento globale e malagestione locale i quali, tradotti in spiccioli, significano sofferenza e morte per tantissimi individui, ed è questo l’aspetto che ovviamente ci unisce nell’interesse e nel desiderio di non tacere, denunciare, lottare per fermare devastazioni e soprusi, ed infine cambiare.

Proprio per questo, dopo avere certificato il buon lavoro fatto dalla redazione del programma, non possiamo proprio tacere di fronte ad un triste scivolone, sperando soprattutto di innescare una riflessione sulla coerenza, sia come metodo che come fine.

Durante il racconto fuori campo delle immagini il conduttore commenta una delle ultime alluvioni, mostrando in particolare i danni ad una azienda agricola.
Con non poco stupore vediamo che l’azienda in questione è la classica che noi alieni antispecisti ci sognamo di notte classificandole alla voce “incubo”, cioè un allevamento “intensivo”, le cui implicazioni anti-ecologiche sono ormai note e a tutti (proprio in termini di riscaldamento globale che è uno dei temi della puntata), ma sopratutto sulla cui assenza di etica ci saremmo aspettati quanto meno più consapevolezza. Presa Diretta ha infatti  ripreso i filari di gabbie larghe quanto il torace delle mucche, gabbie poste in fila una dopo l’altra, inequivocabilmente le gabbie dello sfruttamento e della morte.

Senza minimamente notare questo, il video racconta di come i proprietari dell’azienda abbiano fatto giusto in tempo a scappare prima dell’arrivo dell’alluvione, mentre (afferma la voce) “centinaia di capi di bestiame” sono morti. 
L’inquadratura si sofferma qualche secondo su una montagnola di cadaveri, zampe rigide, pance all’aria: sono le mucche, i loro tristi corpi.

Presa Diretta con i metodi giornalistici che porta avanti si pone di fatto come uno strumento di critica all’esistente. Per questo oggi critichiamo Presa Diretta e il superficiale quanto cinico modo con cui ha commentato quelle immagini, dimostrandosi semplicemente parte di quell’esistente che con tanta veemenza attacca.

Quei corpi erano la testimonianza di una immane sofferenza resa ancora più inaudita dal fatto che le mucche erano prigioniere; anche volendo, anche pregando, anche piangendo, una via di fuga non la hanno avuta. Morendo hanno sofferto e chiamato aiuto. Morendo hanno perso la loro vita di “esseri senzienti” come ormai tutti, pure i più stupidi ed ottusi sanno riconoscere messi davanti all’evidenza. Riferirsi in tal modo ad una strage di individui che hanno trascorso la vita in prigionia e sfruttati per ragioni abbiette - la produzione di latte che non ci serve ma è un vizietto cui non vogliamo rinunciare - e che sono morti perché nella sordità del sistema, non avevano altra scelta che restare lì e morire, è assurdo da parte di chi si erge a sottintendere delle critiche morali ed etiche di qualsiasi genere.
Quando ad esempio, voi autori e conduttori sottolineate i rischi del surriscaldamento, non lo fate perché “freddo è bello”, ma perché l’aumento della temperatura, come già detto comporterà sofferenza e solo a questo titolo voi, come noi, potete pretendere che chi di dovere si muova per impedire tale sofferenza. 
Eppure tale pretesa non vedrà compimento fino a che, l’umanità tutta (a partire dai suoi strumenti di analisi e critica, quindi anche il giornalismo) non avrà il coraggio di riconoscere la sofferenza SEMPRE, e di denunciarla SEMPRE, in ogni sua forma, senza sciocchi se e ma - quelli puntualmente sciorinati dalla cultura specista - che altro non sono se non discriminazione, la stessa cui si appellano tizio e caio al fine di giustificare le ragioni per cui non muoveranno un dito per proteggere altri dalla sofferenza.

Invitiamo quindi tutta la redazione e tutti gli spettatori attivi di questa trasmissione a rendersi conto che gli animali sono vivi fino a che non li uccidiamo e che quindi in quanto vivi soffrono; che sono individui, ormai chiamati (e non a caso) anche persone nonumane, non “capi di qualcosa” indipendentemente dalle balle che ci raccontiamo per non avere remore nelle torture che gli infliggiamo. 
Invitiamo la redazione ad approfondire come questo ridondante automatismo culturale, quello di denigrare l’esistenza degli animali nonumani, replicando sempre gli stessi paradigmi, non faccia che creare i presupposti per la schiavitù, per il cinismo, per la distanza che ogni giorno vediamo porre nel nome della distinzione tra “noi “e “gli altri”.

Gli animali non sono altriSono noi, e solo quando ne saremo tutti consapevoli avremo la speranza di sviluppare socialmente abbastanza empatia da mettere davvero l’interesse di tutti davanti al mero interesse immediato di pochi, cioè quello che voi stessi continuate ad auspicare con il vostro puntuale lavoro.

 

Letto 1647 volte Ultima modifica il Martedì, 31 Gennaio 2012 14:07

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

© 2016 Antispecismo.Net. All Rights Reserved. Designed By WarpTheme

Please publish modules in offcanvas position.