Venerdì, 06 Dicembre 2013 12:25

Addio a Nelson Mandela, senza se e senza ma - di Eva Melodia

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Oggi muore un pezzo della storia dell'umanità. Nelson Mandela, simbolo e cardine di una lotta che indelebilmente ha segnato - ci piaccia o no - il percorso di tutti i movimenti di liberazione attualmente esistenti. 
Mandela ha partecipato a realizzare la definizione storica di ciò che è la lotta di liberazione dal razzismo, lasciando ai posteri una storia chiara su cosa significa davvero lottare per una idea, fino al sacrificarsi, lasciandosi trattare "da animale" ingabbiato per anni e anni.
 
Gira in rete una fotografia di Mandela che imbraccia un fucile e si fa immortalare accanto al corpo morto di una antilope evidentemente appena cacciata.
Ciò ha scatenato commenti di improbabile genesi, come a ridimensionare il lutto che molti oggi portano alla sola idea di questa storia che entra nella memoria, che non è già più contemporanea.
Per quella foto, Mandela e le sue vere lotte "anti"-razziste, vengono (ri)giudicate, ricollocate, ridimensionate, dal super-moralismo animalista, così che azioni e scelte davvero fuori dal comune, siano associate all'odore piuttosto putrido dello specismo. 
 
Trovo che tutto ciò sia a dir poco spiacevole e tipico di una cultura dove si vive di immagini per formarsi opinioni solitamente totalitarie. 
Questa immagine, il giorno della morte di Mandela, in un mondo umano, fatto di consapevoli persone della propria storia ed umanità, non sarebbe mai finita nei commenti di qualsiasi animalista proprio oggi, poiché al momento proprio irrilevante. 
Invece, è diventata la ragione per sedare gli entusiastici elogi post-mortem (eccessivi come sempre, idolatranti e deliranti) dei tanti che - mai a farne a meno - mitizzano un uomo piuttosto che celebrarne le azioni veramente encomiabili.
Da un lato quindi la solita prassi dove chi si distingue per i propri meriti in vita diviene un eroe piuttosto che un umano qualsiasi con una storia da raccontare; dall'altra, la condanna del "tribunale animalista", che sentenziando il reato di specismo nega il diritto al totale ed inconfutabile riconoscimento di un merito per ciò che eventualmente ha fatto.
Se non vivessimo in un mondo simile ad un gigantesco fanclub, quella foto non sarebbe riapparsa proprio ora.
Ci commuoverebbe il ricordo della lotta all'aparthaid forse... ci chiederemmo se avremmo saputo sacrificare altrettanto la nostra vita. Non piangeremmo un mito, ma un uomo, incoraggiandoci magari a vicenda a seguirne le gesta migliori e nulla ci interesserebbe del suo specismo. 
Esso è in fondo lo stesso specismo di tutti, di sempre, di cui anche noi siamo parte e di cui ci siamo per anni macchiati consapevolmente e senza opporci: lo specismo di cui sicuramente uno come Nelson Mandela (classe 1918) non aveva mai neppure sentito parlare.
 
Addio allora e piuttosto, ad un uomo capace di accettare la vita di un animale in gabbia nel nome delle proprie lotte di LIBERAZIONE, non solo dalla segregazione razziale.

 
Letto 3293 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Dicembre 2013 12:38

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