Venerdì, 16 Dicembre 2011 16:41

Stalla distrutta da un incendio: morti oltre 200 animali In evidenza

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Riportiamo la notizia Stalla distrutta da un incendio: muoiono oltre 200 "capi di bestiame"

 

E' ipocrisia o schizofrenia che porta d'un tratto gli autori di tanti articoli ed i loro lettori a provare compassione e indignazione per la morte di agnelli, pecore e capre in un incendio (forse doloso?) quando la più totale indifferenza sarebbe rivolta ad un'analoga sorte, di quegli stessi esseri senzienti, se istituzionalizzata e programmata, all'interno di un macello?

Non prendiamoci in giro. La morte è privazione della vita, diritto primario di ogni specie vivente, e lo è indipendentemente dalla modalità in cui avviene, indipendentemente dalla motivazione per cui è attuata.

Un rogo può essere accidentale, e il fatto che gli animali non umani in questione siano morti quasi tutti dipende soprattutto dalla loro stabulazione, che, ovviamente, non ha permesso loro di fuggire dalle fiamme, mettendosi in salvo. Un po' come avverrebbe in una prigione, se colpita da una simile tragedia: se sei intrappolato, molto probabilmente non hai scampo.

La morte improvvisa e accidentale fa scandalo, mentre quella programmata, continua e legalizzata non fa notizia?

Eppure se guardiamo ai numeri non c'è confronto! Duecento “capi di bestiame” non sono che una percentuale minima rispetto ai milioni che ogni giorno, con l'approvazione, il silenzio e l'indifferenza dei più vengono privati del loro diritto alla libertà e alla vita in nome di uno stile di vita non sostenibile da alcun punto di vista, ma soprattutto, ci preme sottolinearlo, dal punto di vista etico.

Già il termine “capo di bestiame” riduce l'animale non umano ad oggetto, a strumento per un fine umano, dimenticando che gli animali hanno vite e interessi propri al di là di ogni ridicola negazione dogmatica. Dell’approccio consumistico rispetto ad individui senzienti si può parlare proprio perché qualsiasi ragione abbia motivato i colpevoli del probabile dolo, essi hanno agito convinti di arrecare un danno economico al pastore, ignorando completamente la vita di quelle creature e dimostrandosi perfettamente in linea con il pensiero totalitario specista.

Dovremo forse provare dispiacere per i lesi interessi del pastore, interessi evidentemente secondari rispetto a quelli dei non umani morti? No, non possiamo. Auspichiamo anzi un mondo dove una situazione simile sia, per il pastore che questa società ha reso diretto oppressore, occasione di obbiezione di coscienza e dove tale obbiezione sia accolta dalla stessa società come un sentimento da sostenere e proteggere con incentivi e aiuti alla conversione dell’attività.

Nel frattempo vorremmo che per le poche creature salvatesi non si auspicassero cure e guarigioni finalizzate a farle ancora soffrire come oggetti di sfruttamento, a farne di nuovo cuccioli da uccidere per lucro e godimento del palato, ma che siano invece affidate a chi ne rispetta l’esistenza davvero. Ci offriamo quindi di trovare loro una casa dove possano “esistere” al di là dell’odio che la nostra specie mostra per loro e i loro figli.

Attraverso le associazioni locali restiamo a disposizione per i superstiti e chiediamo alle associazioni tutte che volessero adottare, di mettersi immediatamente in contatto con noi.


Eva Melodia, per Antispecismo.Net

Letto 1828 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Febbraio 2012 10:41

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