Venerdì, 18 Maggio 2012 08:26

Bambini, topi e laboratori.

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"Bambini come topi di laboratorio" che alleghiamo a fondo pagina.

"Uomini e topi" ancora una volta, come in letteratura, accomunati dallo stesso destino: essere sottoposti - loro malgrado e a loro insaputa - alla violenza della sperimentazione. E' questo che vorremmo sottolineare, parafrasando non tanto il celebre romanzo di Steinbeck quanto piuttosto la struggente poesia di Robert Burns "To a mouse" da cui quest'ultimo trae ispirazione.

Evidenziamone la comune, evitabile e pertanto ancora più esecrabile, fatalità: l'utilizzo di queste due specie come cavie, la loro incapacità di ribellarsi al dominio di chi non li considera degni, di chi in fondo disprezza o ignora che sono "vita". Uomini come topi sottoposti a torture fisiche e psicologiche; topi come uomini che accettano, subiscono, perché il dolore è più forte della spinta a reagire, perché la rassegnazione arriva prima, li porta a smettere di lottare;

Nella sua "ode" il poeta scozzese del 1700, con rara delicatezza, chiede perdono a un topo, (cui ha inavvertitamente distrutto la tana rivoltando una zolla di terra) per l'atteggiamento persecutorio e crudele degli uomini verso la sua progenie, per il "dominio" che una specie - che ingiustamente si ritiene superiore - esercita su un'altra.
In realtà la situazione è ancora più complessa e l'essere umano deve chiedere scusa anche a se stesso, per le nefandezze che compie ogni giorno quasi volesse accelerare la propria autoestinzione.

 

«Ma topolino, non sei il solo, / A comprovar che la previdenza può

esser vana: / I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian

che dolore e pena, / Invece della gioia promessa!». R. Burns, 

To a Mouse. On Turning Her up in Her Nest with the Plough (November 1785)

 

Così si chiude l'opera di Burns in traduzione italiana e parafrasando e in parte forzando queste parole vorremmo sperare che i anche i peggiori piani, quelli autodistruttivi che l'essere umano si ostina a perpetuare, possano "andar di traverso", sperando che in futuro bambini e topi possano essere accostati per motivi ben diversi (una ritrovata armonia?) dal loro essere cavie innocenti e inconsapevoli, vittime entrambe dell'umana malvagità.

Per chi ha il coraggio di guardare gli effetti di questo sistema: IMMAGINI


 

Bambini come topi di laboratorio

fonte: http://www.unimondo.org/Notizie/Bambini-come-topi-di-laboratorio-134857


All’ospedale di Fallujah non sono in grado di fornire statistiche sui bambini nati con malformazioni; semplicemente ce ne sono troppi. I genitori non vogliono parlarne. “Le famiglie seppelliscono i propri neonati dopo la loro morte senza dirlo a nessuno,” afferma il portavoce dell’ospedale, Nadim al-Hadidi. “Se ne vergognano troppo.”

“Abbiamo registrato 672 casi a gennaio, ma sappiamo che ce ne sono molti di più”, dice Hadidi. Proietta immagini su una parete del suo ufficio: bambini nati senza cervello, senza occhi o con gli intestini fuori dal corpo.

Di fronte all’immagine bloccata di un bambino nato senza arti, Hadidi dice che i sentimenti dei genitori solitamente variano dalla vergogna al senso di colpa. “Pensano che sia colpa loro, che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. E non è affatto d’aiuto quando qualche vecchio dice loro che è la ‘punizione del Signore’”. E’ difficile guardare le fotografie. E i responsabili di tutto questo hanno chiuso gli occhi.

“Nel 2004 gli statunitensi hanno sperimentato su di noi ogni genere di ordigni chimici ed esplosivi: bombe termobariche, fosforo bianco, uranio impoverito … siamo stati per loro tutti topi da laboratorio,” dice Hadidi spegnendo il proiettore.

I mesi che sono seguiti all’invasione dell’Iraq nel 2003 hanno visto persistenti dimostrazioni contro le forze d’occupazione. Ma non è stato che nel 2004 che questa città presso l’Eufrate, a ovest di Baghdad, ha visto il peggio.

Il 31 marzo di quell’anno le immagini dei corpi smembrati di quattro mercenari del gruppo statunitense Blackwater pendenti da un ponte hanno fatto il giro del mondo. Al-Qaeda ha rivendicato la brutale azione e la popolazione locale ha pagato il prezzo dell’Operazione Phantom Fury [Furia fantasma] che è seguita. Secondo il Pentagono si è trattato del più grande scontro urbano dai tempi di Hue (Vietnam, 1968).

Il primo giro di vite è avvenuto nell’aprile 2004 ma il peggiore è stato a novembre di quell’anno. Controlli casuali casa per casa hanno dato il via a intensi bombardamentinotturni. Gli statunitensi hanno dichiarato di aver utilizzato il fosforo bianco “per illuminare i bersagli di notte”. Ma un gruppo di giornalisti italiani ha fornito presto prove documentali che il fosforo bianco era stato semplicemente un’altra delle armi vietate utilizzate contro i civili dalle truppe statunitensi. Il numero totale delle vittime è tuttora ignoto. In effetti, molte di esse non sono ancora nate.

Abdulkadir Airawi, un medico dell’ospedale di Fallujah, è appena di ritorno dall’aver esaminato un interessante nuovo caso. “Questa ragazza è nata con la sindrome di Dandy Walker. Ha il cervello diviso in due e dubito che sopravvivrà.” Mentre parla, le luci si spengono di nuovo nell’interno ospedale. “Siamo privi della struttura più elementare. Come pretendono che affrontiamo un’emergenza come questa?”

Secondo uno studio pubblicato nel luglio 2010 dall’International Journal of Enviromental Research and Public Health,con sede in Svizzera, “gli aumenti dei casi di cancro, leucemia e mortalità infantile e di cambiamenti del normale rapporto tra i sessi alla nascita a Fallujah sono significativamente maggiori di quelli riferiti relativamente ai sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.”

I ricercatori hanno rilevato che c’è stato un aumento di 38 volte della leucemia (17 volte nelle località giapponesi). Analisti stimati come Noam Chomsky hanno definito tali conclusioni come “immensamente più imbarazzanti delle rivelazioni di WikiLeaks sull’Afghanistan”.

Samira Alaani, medico capo all’ospedale di Fallujah, ha preso parte a uno studio in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Diverse verifiche condotte a Londra segnalano quantità insolitamente elevate di uranio e mercurio nei capelli delle persone colpite. Ciò potrebbe essere la prova che collega l’utilizzo di armi vietate alla quantità dei problemi genetici a Fallujah.

Piuttosto che sul fosforo bianco, molti puntano il dito sull’uranio impoverito (DU), un elemento radioattivo che, secondo gli ingegneri dell’esercito, aumenta significativamente la capacità di penetrazione dei proiettili. Si ritiene che il DU abbia una vita di 4,5 miliardi di anni ed è stato definito “l’assassino silenzioso che non smette mai di uccidere”. Molte organizzazioni internazionali hanno chiesto alla NATO di accertare se durante la guerra in Libia è stato utilizzato il DU.

In questo mese il Ministero iracheno della Sanità, in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, avvierà il suo primo studio in assoluto sullemalformazioni congenite nei governatorati di Baghdad, Anbar, Thi Qar, Suleimania, Diala e Basra. Stretta tra i confini dell’Iran e del Kuwait, Basra è situata sopra enormiriserve di petrolio. La popolazione di questa provincia dell’estremo sud ha subito combattimenti molto più di qualsiasi altra regione: dalla guerra contro l’Iran degli anni ’80 alla guerra del Golfo del 1991 e all’invasione guidata dagli USA nel 2003.

Uno studio dell’Università di Baghdad ha segnalato che i casi di malformazioni alla nascita erano aumentati di dieci volte a Basra due anni prima dell’invasione del 2003. La tendenza continua a salire.

L’Ospedale Pediatrico di Basra, specializzato nell’oncologia pediatrica, è stato aperto nel 2010. Finanziata da capitale statunitense, questa struttura è stata avviata dall’ex first lady statunitense Laura Bush. Ma, come l’ospedale di Fallujah, questa struttura presunta allo stato dell’arte manca di attrezzature fondamentali.

“La macchina per i raggi X è rimasta un anno e mezzo in magazzino nel porto di Basra per una disputa amministrativa su chi dovesse pagare le tasse portuali. I nostri bambini morivano in attesa di un trattamento radioterapeutico che non arrivava,” dice Laith Shakr Al-Sailhi, padre di un bambino malato e direttore dell’Associazione del Cancro Infantile irachena. “La lista d’attesa per il trattamento a Baghdad è infinita e il tempo non è mai dalla parte dei pazienti” dice Al-Sailhi nelle baracche che ospitano il quartier generale della sua ONG vicino all’ospedale.

“Inoltre le malattie di questi bambini hanno portato alla rovina economica le loro famiglie. Quelli che possono permetterselo pagano, per il trattamento, fino a 7.000 dollari in Siria e fino a 12.000 dollari in Giordania. L’opzione più economica è l’Iran, con costi in media di 5.000 dollari.

Oggi le famiglie fioccano a Teheran per il trattamento dei figli. Molte di esse dormono nelle strade perché non possono permettersi di pagarsi una stanza in albergo.”

Karlos Zurutuza da Centro Studi Sereno Regis

 

Letto 5993 volte Ultima modifica il Venerdì, 18 Maggio 2012 08:45

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