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Testi nati appositamente per questo spazio o quasi

Macchia ed Ercolino: l'attivismo li ha salvati ma non sono marchiati, non possono vivere Ippoasi ed altre associazioni da sempre pronte e attive nel salvare animali, hanno da poco lanciato una appello per due mucche, Macchia ed il suo vitellino, Ercolino. Stupefacente ma non troppo, il risultato dell’appello è stato un successo: i due amabili e miti non umani hanno in breve tempo trovato tutto il supporto possibile per essere salvati ed accolti presso Ippoasi dove verrebbero lasciati vivere in pace.Sì. Peccato che in Italia se non sei umano, devi per forza appartenere a qualcuno/a, essere registrato con un bel marchio e vivere dentro un lager. Se una di queste condizioni viene meno, come nel caso di questi madre e figlio che per diverse vicissitudini non sono stati catalogati, semplicemente non devi vivere, non hai diritto di esistere. Neppure quando, per qualsiasi ragione, tutti i bipedi nazionali abbiano deciso di non perseguitarti, di non curarsi di te, di dimenticarti. No, niente. Ci pensa la “legge”, ovviamente specista, elaborata apposta affinché lo specismo non ceda mai il passo, tanto meno di fronte alle mozioni empatiche di qualche strambo essere umano.Macchia ed Ercolino infatti, sono a rischio macellazione per volontà delle USL competenti che, non riconoscendoli come oggetti classificati, li ritengono semplicemente da far sparire e questo, come già detto, nonostante abbiano già le porte aperte presso una struttura più che adatta ad ospitarli per sempre.Vi ricorda nulla? A noi sì. Ci fa tanto pensare alle ambientazioni raccontateci da Primo Levi in…
Mercoledì, 28 Dicembre 2011 09:53

Morale della Storia

MORALE DELLA STORIA… Il 12 Novembre scorso si è svolto a Lucca, presso il palazzo Ducale in Piazza Napoleone, un convegno il cui intento è stato quello di approfondire il rapporto tra neuroscienze e morale. Presenti come relatori principali: Roberta de Monticelli, docente di Filosofia della Persona e Lamberto Maffei, presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei ed ex professore di neurobiologia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. L'avvio del dibattito fornisce il quadro in cui interpretare la nozione stessa di “morale”. Quest'ultima viene infatti intesa come norma valutativa che l'animale umano si autoassegna quale guida dell'agire “corretto”. Più precisamente come contenuto, come aspetto individuato dell'esperienza singola che nella sua totale carica di soggettività (e intersoggettività) permette però di ottenere una verifica intuitiva. L'etica per contro, fornisce criteri e norme di portata universale, una sorta di minimo (o massimo al quale, per lo più, tendere?) comune denominatore al quale guardare e riferirsi. Su questa considerazione si innesta la connessione con il problema della coscienza, ed in questo contesto, precisamente, con le indagini delle neuroscienze stesse, mediante le forme e le modalità con cui esse sondano la possibilità dell'esistenza di un qualche fondamento biologico-fisiologico, una sorta di processo chimico a carico del cervello, strutturato mediante nessi causali, che sia all'origine, in qualche modo, della coscienza e quindi dell'agire morale. In tal senso la De Monticelli suggerisce di provare a partire dall'idea di normalità (in questo preciso contesto intesa come un certo tipo di agire sociale), e nello specifico all'idea di normalità propria…
RIFIUTI ZERO: La salute è un bene (ed un diritto) di tutti… ma proprio tutti. di Eva MelodiaDi diossina e altre nocività si muore. Senza stupore alcuno sappiamo che muoiono e soffrono soprattutto gli animali ed in particolare quelli non domestici, quelli che nel silenzio assordante di questa cultura non sono titolari di alcuna tessera sanitaria; semplicemente scompaiono vittime di tumori, malformazioni, avvelenamenti. La salute nel mondo che conosciamo è un bene piramidale, bisogna appartenere allo status più elevato possibile per poterne godere, non è di certo un diritto, ed è uno delle più vantaggiose merci di scambio con il Dio denaro. Anche per questo, da qualche anno è in corso una furiosa battaglia dentro i consigli comunali e nelle più piccole realtà, tra cittadini o gruppi organizzati che vogliono affrontare il problema dei rifiuti e le potenti e molteplici istituzioni che a vario titolo, difendono questo modello, quest’immenso pattume che è l’economia umana in tutta la sua filiera.Zero Waste, chiamata in italiano strategia “Rifiuti Zero”, è un metodo con cui il professor Paul Connett ha teorizzato una via per ripensare l'economia del pattume, quella stessa economia che scopriamo essere invece imbellettata alla voce “economia del consumo”.Dopo aver passato la vita a studiare gli effetti delle diossine nei corpi dei viventi, effetti che potremmo riassumere in cancerogeni e teratogeni, Connett ha deciso di spendersi per proporre una contro-visione dell’economia, fondata non più sul rifiuto, bensì sul ciclo.In questo apparentemente non c’è nulla di nuovo. Gli ecologisti pensano a queste soluzioni…
Il prossimo fine settimana, a Carrara si terrà un evento caro ai cacciatori: Mondo Caccia EXPO. Evento ludico per gli amanti dello “sparatutto” su indifesi, risulterà business per coloro che del cadavere altrui fanno tesoro, ivi compresi i bracconieri e le industrie belliche.C’è veramente poco da dire su una simile iniziativa messa in scena proprio nel comune di Carrara, culla dell’anarchia, terra delle vittime di infami eccidi, comune in cui si vanta con orgoglio la rassegna Con-vivere. Solidarietà è dovuta alle associazioni e gruppi locali che si sono scoperti circondati da cacciatori e dai loro sostenitori politici di un certo spessore, quali ad esempio il Sindaco Angelo Zubbani e lo stesso direttore del polo fieristico in cui si terrà la manifestazione, Paris Mazzanti. Non deve essere facile per chi protestan cimentarsi con le dichiarazioni fatte da Carrara Fiere nel comunicato ufficiale (1).Analizzando il testo infatti, scopriamo come gli animali, per gli scriventi, non esistono. Di fronte ad ogni evidenza - i cacciatori non sparano all’aria fritta, sparano agli animali -, di fronte ai fiotti di sangue e cadaveri trasportati sul tetto delle macchine, niente, loro di animali non ne vedono. In realtà li vedono tutti, spesso contro ogni volontà, ma li vedono; pure i vivisettori li vedono, i quali costretti a fare i conti con la moralità dilagante, s’arrampicano sugli specchi nel tentativo di giustificare ciò che infliggono alle "cavie" attraverso escamotage procedurali. Li vedono, gli animali, pure le leggi della comunità europea. Essa infatti, nonostante la reticenza legata al…
Giovedì, 24 Novembre 2011 11:06

La cattiveria non c'entra.

Riportiamo una notizia (leggi qui) che ha fatto scalpore. Lo scandalo ha travolto Mc Donald's in seguito alla pubblicazione di un video shock sul trattamento dei polli destinati alla sua produzione alimentare.In merito a questa notizia avremmo delle domande:1. Questi dipendenti prontamente licenziati mostrano comportamenti fenomenicamente frequenti, come dichiarato anche nel testo dell’articolo. Vige quindi una pre-selezione apposita per l'assunzione di sociopatici o (per i più ingenui) di “cattivoni” quali operai dello sfruttamento animale, oppure possiamo dedurre che eventuali sociopatie e patologie del comportamento verso i già sofferenti animali, nascono in conseguenza dello svolgimento di simili attività professionali? 2. I consumatore medio di cheese burger, quanto è consapevole del fatto che per garantirgli il panino, da qualche parte nel mondo, ci sono persone la cui vita lavorativa è dedicata al tenere animali in prigionia, sentirli agonizzare, lamentarsi e piangere tutto il santo giorno, ed infine ad ucciderli? 3 Tali consumatori, ivi compresi i signori Mc Donald’s, sarebbero grati al loro Dio di poter esercitare altrettanto nobili mestieri? Oppure loro stessi percepiscono... come dire... la puzza di morte alla sola idea? 4 Dove si colloca dunque quel ramo di mercato che obbliga delle persone a fare un lavoro infame fino a condurli alla morte dell’umanità morale (fino alla follia della violenza gratuita, alla tortura dell’indifeso), ad esercitare un compito che di fatto nessuno mai vorrebbe fosse proprio? 5. E perché, infine, se davvero è così "fisiologico" o "istintivo" o "necessario" per la nostra specie predare altri animali, non assistiamo alla fila…
Venerdì, 18 Novembre 2011 15:12

Invisibili e annegati

Degli ultimi giorni sono le tragiche notizie dell’alluvione che ha colpito la Liguria ma basta effettuare una veloce ricerca in rete per rendersi conto di quanto si tratti di casi tutt’altro che isolati e sporadici1. Edizioni di telegiornali riportano con servizi a raffica quelle che sono le conseguenze e gli effetti di avvenimenti come questi: morti, sfollati, danni di varia entità. Ciò che puntualmente viene quasi sempre omesso però, più per un concreto disinteresse che non per dimenticanza, è il verificarsi di tragedie parallele, non meno dolorose ed in un certo senso quasi ancor più inevitabili per loro stessa natura: quelle che coinvolgono canili, gattili e colonie di animali non umani di vario genere, sparsi un po’ ovunque sul territorio italiano. Tralasciando volutamente il fragoroso silenzio attraverso il quale è passata la morte di (senz’altro)parecchi individui non umani domestici in situazioni come queste (e che meriterebbe forse un discorso a parte), la condizione di questi “speciali” carcerati appare ancor più assurda e drammatica poiché istituzionalizzata, sovvenzionata ed entrata come “forma del vivere dei randagi” nella cultura di buona parte della società. Il termine randagio è di per sé ormai carico di valenze negative, nonostante non indichi altro che il girare da soli, per conto proprio. E' ormai divenuta forma mentis radicata l'idea che un qualsiasi cane extra-nucleo familiare umano non sia libero ma sia RANDAGIO, ergo: stia male. Idea questa, a suo modo più forte nei confronti del cane rispetto al gatto, forse in virtù di quel margine di concessione…
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