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Venerdì, 23 Marzo 2012 15:18

La compassione non si delega

Pubblichiamo un articolo scritto dalla Coalizione contro la Vivisezione nelle Università nell'anno 2008 LA COMPASSIONE NON SI DELEGAAlcune buone ragioni per non far decidere sempre tutto agli scienziatiEsistono parole, in ogni periodo storico, che sembrano avere il potere di mobilitare i corpi e le coscienze con una forza straordinaria. Chi le invoca a propria difesa sa di poter contare su di un’adesione sicura e potente: ieri i governanti chiamavano in causa Dio, oggi scelgono più spesso di appellarsi alla Scienza, moderna religione laica con i suoi miti, le sue liturgie e i suoi sacerdoti.Mèmori del carattere emancipatorio e – appunto – laico della scienza occidentale, con il suo metodo sperimentale, il suo ricorso al dibattito e i suoi appelli al pensiero critico, troppo spesso non vediamo come tali caratteri si siano da tempo cristallizzati in un dogmatismo sterile ad autoritario, imperialista nei confronti delle altre forme di conoscenza e delle altre sfere del vivere collettivo. Fatichiamo ad individuare tali caratteri della pratica scientifica odierna, e di conseguenza abbiamo difficoltà ad ammettere fino a che punto questa forza di critica al potere costituito si sia trasformata nella sua più fedele alleata, pur conservando, forse, inesplorate potenzialità di messa in discussione radicale dell’esistente.La deriva della scienza, il suo recupero sottoforma di scientismo parlano a chiare lettere dell’emergere di una nuova religione, con una nuova casta sacerdotale il cui controllo si estende dalla sfera pubblica a quella più intima, dal controllo delle risorse collettive a quella della nostra salute, dalla gestione autoritaria delle…
Mercoledì, 21 Marzo 2012 08:54

Fuga per la sconfitta - di Barbara X

Articolo comparso sul sito dongiorgio.it [link alla fonte originale]Fuga per la sconfittadi Barbara X“Quasi nessun umano ha pietà per noi, nessuno ha empatia, nessun umano ha la minima comprensione per la nostra sorte, nessuno sente le nostre grida di terrore e dolore. E i pochi umani che hanno compiuto scelte etiche e di coscienza nei nostri confronti, vengono spesso derisi. E’ per questo che, disperata, ho abbandonato le mie compagne di sventura e ho tentato di fuggire dal mio destino. Non è vero che non senti nulla quando ti stordiscono, non è vero che non senti la sega mentre ti smembra pezzo a pezzo… Le ho viste con i miei occhi quelle già appese al gancio, a un passo dalla morte, dibattersi in un ultimo debole sussulto di dolore…”Pochi giorni fa molti siti di informazione hanno battuto la notizia di una mucca fuggita da un allevamento, una mucca che, se gli animali potessero esprimersi come noi umani, molto probabilmente avrebbe pronunciato le parole con cui ho voluto aprire questo articolo. Ecco la notizia, trattata naturalmente con la penosa ironia che si conviene a fatti come questi (Blitzquotidiano.it):“Placida, imperturbabile, una mucca siciliana ha sfidato Scilla e Cariddi: voleva attraversare lo Stretto, diretta probabilmente in Calabria. E’ stata salvata in mare a un miglio dalle coste siciliane mentre nuotava. L’operazione è stata compiuta dalla Guardia Costiera e dai vigili del fuoco di Letojanni.La vacca bianca, di razza romagnola, era fuggita da qualche giorno da una mandria di Castiglione di Sicilia, sulle pendici…
LA GUERRA: E' UN GIOCO DA RAGAZZI E' di pochi giorni fa la notizia apparsa su l'Adige.it dal titolo “Soldato Usa fa una strage” che riporta l'ennesimo caso di violenza gratuita verso civili inermi da parte dell'esercito (di qualunque colore e nazione esso sia). Non è importante tanto sapere dove l'episodio si sia consumato, né chi siano – stavolta - le vittime, ma è cruciale capire il perché tutto ciò avvenga.In effetti episodi del genere sono più comuni di quanto non si pensi e malgrado ogni volta possa scattare in noi una certa dose di rabbia e indignazione, dobbiamo essere consapevoli di ciò che rende tutto ciò possibile e – purtroppo – anche frequente.E soprattutto bisogna chiedersi quanti ormai – tra noi – non vi si stiano penosamente e pericolosamente assuefacendo. Del resto la psicologia umana tende all'abitudine e la quotidianità della violenza porta a metabolizzarla, riducendo progressivamente la risposta empatica nei riguardi di notizie simili...proprio come una droga, serve una dose sempre più alta di violenza per innescare in noi una reazione emotiva di una certa entità. Dosi minori rischiano di farci rimanere ormai pressoché indifferenti, o di non coinvolgerci affatto.Ma questo male ha radici profonde, non è solo moderno, come potrebbe sembrare se si attribuisce l'assuefazione nei confronti della violenza alla sequenza di immagini efferate e crudeli che i mass media ci impongono giornalmente, magari intervallate da notizie di gossip e dalle ultime sportive.Tutto è amalgamato, si mescola, si confonde, producendo un'attivazione cerebrale sempre più blanda...Eppure la storia…
Siam pronti alla morte l'Italia chiamò Tra le pratiche abominevoli cui la specie umana ricorre nel plasmare ed esperire il suo rapporto con l’altro da umano, quella dell’uso di animali non umani per scopi militari è tra i meno discussi e visibili, forse perché pure molti specisti, innanzi a casi del genere, seppur non si straccino le vesti tendono a storcere il naso. Eppure il festival del rapporto uomo -- cane (nello specifico di questa riflessione), nei lunghi secoli che gli hanno concesso il tempo per una macabra specializzazione, non ha affatto tralasciato di arricchirsi di emblemi che sfruttino la tensione patriottica di una certa forma mentis e più in generale del paradigma dominante, producendo quelli che vengono tristemente chiamati con il nome di “angeli con la coda” o “eroi a quattro zampe”. Tributi di fiori e medaglie, nastri tricolori; sono questi gli omaggi ai corpi dei non umani che loro malgrado han preso parte alla guerra, perdendo la vita. La cosa che ancor più amaramente però va fatta notare, è che la vita dei cani lasciata sui campi dei conflitti armati, è soprattutto la vita biologica: quella dei tartufi addestrati a scovare le mine antiuomo con le quali la specie “superiore” ricama il terreno nel tentativo di far saltare in aria i suoi simili, quella di cuori sul limite di un cardiopalma in lanci paracadutistici dagli aerei…e sì che le sue quattro zampe gli consentirebbero una tale aderenza al suolo! Pura esistenza di muscoli e sangue tesi nello sforzo…
fonte: La vita sacra degli oligarchi - Risposta alla lettera di Federfauna, su Munus Umanus La vita sacra degli oligarchi - Risposta alla lettera di Federfauna Si potrebbe rispondere alla lettera aperta di solidarietà - ma anche di implicita proposta di impegno - che Federfauna ha mandato al sindaco di Montichiari - dove sta l'ormai arcinota Green Hill - con un alzata di spalle, un lungo sbuffo, e uno scuotimento di testa; forse anche con una liberatoria risata, dato il livello parossistico di violenza e becerume in essa contenuta. Si potrebbe. Se non fosse che il contenuto di questa iperviolenza è davvero grave, e il metodo pericoloso e allarmante. La risposta che qui do non è semplicistica né semplice, e sinceramente poco interessata a catturare l'attenzione di Federfauna o del sindaco montichiarese: perché qui la posta in gioco è molto più alta del risultato calcolabile calcisticamente di un bisticcio fra lobbies. E perché i giocatori coinvolti, che lo sappiano o meno, non sono solo queste lobbies, ma tutti quanti gli abitanti di questo pianeta. Nientemeno, davvero. La parte di mondo che alcuni di noi, creature del pianeta, abitiamo, è quell'Occidente che di continuo celebra la propria gloria in termini di progresso scientifico e tecnologico, ma anche economico - pure in tempi di crisi - sociale, giuridico e politico. Celebriamo, e ci celebriamo attraverso, il pensiero greco, il diritto romano, la carità cristiana, la rivoluzione scientifica e quelle industriali, la pennicellina e i trapianti, la democrazia, la tolleranza religiosa, la sconfitta…
Articolo direttamente correlato a: L'espresso e la carne di donna INTERSEZIONI DI CORPI ESPOSTI di Annalisa Zabonati Il corpo femminile è sempre rimasto alla ribalta. Ed ora è esponibile senza grandi sobbalzi morali. Ovviamente corpi appropriati alle esigenze estetiche della prassi comunicativa. Nulla di nuovo, se non che ancora una volta in periodo di crisi si chiede alle donne di minimizzare la crisi stessa, con una presenza piacevole, con modi gentili, con spunti ammiccanti. Rimane macabramente evidente inoltre, sempre, l'esposizione dei corpi altro-da-umani che annunciano l'indifferenza per ogni esposizione. Sorgono brevi spunti di riflessione sulla costruzione del corpo, sulla sua esposizione e sulle incorporazioni mentali. Come sostiene Colette Guillaumin[1] il corpo è non solo socialmente costruito, con tutte le forme simboliche e gli immaginari che sviluppa, ma è sostanzialmente sessizzato, pressoché in ogni cultura. Questo è marcatamente evidente nelle nostre società in cui l'eterosessuazione normata è il pendolo delle relazioni, anche quando il corpo si traveste e/o si transessualizza. Ma soprattutto è un corpo (quale immagine incarnata della società) che traccia non la separazione tra il sé e il mondo, ma la separatizzazione tra categorie. Il corpo manifesto è espressione del suo disciplinamento, e se non si disciplina è costretto alla condizione di borderline, da un lato, o di outsider, dall'altro. Nella condizione di borderline c'è una sorta di assoggettamento dalla diversità imposta, mentre in quella di outsider si esprime una rivendicazione di diversità. La normativizzazione impone quindi modelli, costrutti, ideologie che ingabbiano materia e spirito, per meglio controllare le…
Articolo tratto da Sguardi sui Generis Retorica sessista contro il movimento No Tav L'ultima settimana è stata teatro di una possente campagna mediatica volta a delegittimare e criminalizzare il movimento notav. Si sono spesi fiumi d'inchiostro per divulgare improbabili distorsioni della cronaca, per avanzare analisi patetiche e per fare da cassa di risonanza alle dichiarazioni di governo. Ognuno di questi articoli ha un portato di violenza insopportabile – quello che solo la menzogna sa avere. Un articolo in particolare, tuttavia, esibisce una sorta di surplus di violenza – quello che solo il sessismo sa esercitare attraverso il suoimmaginario. Ci si riferisce all'articolo dal titolo No Tav: le donne sconfitte della Val Susa comparso online un paio di giorni fa sul supplemento femminile del Corriere della sera. Ci sono numerosi argomenti per replicare a questo articolo. Il primo è che narra il falso: le donne della Valsusa sono tutte ai loro posti, magari con qualche osso rotto dai manganelli della polizia, ma ci sono. Anche le donne che vanno in Valsusa, pur non essendoci nate, sono tutte ai loro posti. A volte tra le belle montagne piemontesi, a volte nei presidi delle città in cui vivono, più o meno lontane dalla valle. Non ci sono accenti che appartengono più o meno al movimento No Tav: il dialetto di Giaveno e quello palermitano sono entrambi lingue No Tav. L'esperanto di questo movimento meraviglioso non seziona la lotta nelle sue frange legittime e illegittime (come piacerebbe alla stampa d'ogni colore), ma ne testimonia…
Martedì, 06 Marzo 2012 12:16

Vivisezione: NO, e basta.

Un interessante appello è apparso in queste ore sul sito dihttp://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/non-si-rinunci-alla-ricerca-con-gli-animali-medicina. In questo scritto, noi comuni cittadini veniamo raccontati in tutta la nostra derelitta emotività. Probabilmente per tale ragione, gli scriventi ci pongono ai margini dei giochi politici - come i bambini mandati a letto quando inizia il film di prima serata -, spettatori passivi che stanno a guardare, mentre le presunte istituzioni scientifiche di spicco che tengono la penna intendono dialogare accoratamente con il potere in una delle sue istituzioni storiche: il senato ed i senatori. Negli anni sessanta avrebbero dovuto perdere molto meno tempo. Sarebbe bastato citare una sola volta il progresso, per fare sciogliere le caviglie di ghiaccio alle più rigide statue delle Camere, fino a fare fremere mamme e bambini all’idea di futuristici frullatori e viaggi nello spazio. Oggi invece a quanto pare, devono fare di più e lo fanno, giocando sì la carta scientifica - senza la tortura di animali la scienza porella resta al palo -, ma anche (udite, udite) chiamando in causa l’etica o la moralità di chi governa.Con vero azzardo, evocando la moralità del lettore-destinatario del loro appello, invitano a mettersi una mano sulla coscienza quando si decidesse di “porre ostacoli alla ricerca“ assumendosi così la “grave responsabilità di chi – senza adeguate conoscenze – si arroga il diritto di deludere le speranze degli ammalati che attendono con ansia i progressi della medicina.”. Queste affermazioni risultano doppiamente impressionanti. Stupisce infatti come questi difensori della ricerca libera, forse disabituati all’autocritica, chiamino in causa…
fonte: www.liberazioni.org Riflessioni su buddismo e antispecismo È possibile sostenere che buddismo e antispecismo, sebbene nati in contesti storico-culturali molto diversi, possano essere considerati parte di un identico movimento di liberazione? Per quanto si tratti di un’affermazione impegnativa, la cui dimostrazione può risultare difficile, ritengo che la risposta a questa domanda sia sì. Obiettivo di questa riflessione è, dunque, quello di evidenziare come buddismo e antispecismo condividano presupposti e finalità comuni, analizzando alcuni criteri teorici e pratici cui fanno riferimento. Prima di inizare questa analisi è però necessario precisare che non è facile fornire una definizione di entrambe queste filosofie: da un lato, infatti, l’antispecismo è una sistema di pensiero ancora molto giovane, che tuttavia negli ultimi decenni, col crescere dell’attenzione anche da parte del mondo accademico, ha avuto un’evoluzione teorica di notevole rilievo articolandosi in correnti molto diversificate (dalla teoria dei diritti alle teorie liberazioniste) (1), mentre dall’altro con il termine “buddismo” si intendono millenni di insegnamenti, spesso tramandati a voce e soggetti ad interpretazioni eterogenee, non tutte riconducibili direttamente al Buddha Siddhārta. Per tale ragione, al fine dell’analisi, prenderò prevalentemente in esame la corrente Mahāyāna (2) ed in particolare il Sutra del Loto (3), con accenni alla Scuola Nichiren (4), ignorandone volutamente gli aspetti mistici. Aspetti antispecisti del buddismo Secondo la tradizione, il buddismo trae la propria origine dalla compassione di un uomo, Siddhārtha Gautama (5), che si era prefisso di liberare gli esseri dalla sofferenza (6). Nel capitolo «Durata della Vita del Tathagata» del Sutra del Loto,…
Farefuturo e gli animali L’intraprendenza della destra nel panorama animalistafonte: www.liberazioni.org Premessa Oggi, soprattutto nei paesi occidentali, l’emergere di una serie di situazioni peculiari ha comportato una maggiore attenzione, da parte della popolazione, nei confronti della condizione animale. Fra tali situazioni si possono annoverare: l’inurbamento, che ha determinato un progressivo allontanamento dalla durezza della vita contadina; l’accentuazione della condizione di emarginazione e solitudine che ha accresciuto la domanda di animali da compagnia; lo stato di guerra permanente, che ha favorito lo svilupparsi di una sostanziale ripulsa per le sofferenze gratuite. È su questi elementi che il movimento antispecista ha rivolto la propria attenzione, con l’obiettivo di trasformare una generica benevolenza verso gli animali in un cambiamento radicale della società. Ogni azione che tenda a rallentare o, peggio ancora, paralizzare il corso di questa trasformazione va contrastata perché volta a bloccare la crescita del movimento animalista radicale e, soprattutto, la possibilità di un’autentica liberazione dei soggetti dominati. In questo ambito, l’intraprendenza animalista della destra italiana è particolarmente pericolosa. Essa potrebbe, da un lato arrestare la crescita dell’antispecismo e dall’altro rafforzare negli ambienti antisistemici – così importanti per nuove e future alleanze – la convinzione che la questione animale sia una faccenda emotiva di scarsa rilevanza. Gruppi neofascisti operanti sul territorio stanno aprendo sezioni animaliste accanto alle classiche sezioni ecologiste. Ministre e Sottosegretarie hanno sviluppato da qualche tempo un iperattivismo in campo zoofilo che ha ottenuto approvazioni da parte di associazioni e gruppi protezionisti. In questo contesto, particolarmente preoccupante è l’iniziativa avviata…
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