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Testi nati appositamente per questo spazio o quasi

Il complottismo becero (e nostalgico) contro le Pussy Riot e la storia della Comune di Kronstadt di L'Incarcerato fonte: http://incarcerato.blogspot.it/2012/09/il-complottismo-becero-e-nostalgico.html Come è strana la Storia, cambiano i periodi storici, gli assetti geopolitici, le ideologie, le persone, insomma cambia tutto ma quella mentalità ossificata rimane.E soprattutto i meccanismi sono i medesimi.Questa volta la mia accusa è verso i nostalgici comunisti, i fascisti travestiti da "ideali socialisti" e quel complottismo assurdo che riduce il POTERE ad una sorta di congrega di persone che comandano il Mondo. Mi viene da sorridere, se il Potere fosse ridotto a delle poche persone sarebbe tutto così semplice e mi verrebbe da dire "Organizzate un gruppo e distruggeteli, no?". Si lo so, fa sorridere.In questi giorni certi gruppi "antagonisti" (ma di che cosa?) se la prendono con le Pussy Riot. Dicono che sono finanziate da Optor, e i soldi li mette Soros per distruggere ed indebolire la Russia ; e sotto sotto si intravvede anche una simpatia verso Putin e il suo servetto Medvedev. Ah già, perchè in teoria sono nemici degli imperialisti USA. Come se l'imperialismo fosse una questione nordamericana e non di Stato, qualsiasi Stato. Per loro vale quell'assurda logica :" "il nemico del mio nemico, è amico mio". Per carità, non interessa poi sapere che le Pussy Riot siano libertarie, anticapitaliste e non hanno nulla a che vedere con i liberisti e tutto il Sistema autoritario di Stato. Anche perchè loro si oppongono a questo e l'hanno pagata cara con la reclusione e i…
Soggetti politici e diritti: lo status di chi non deve esistereComparazione tra la normativa sugli animali da reddito e la legge sulla riassegnazione sessuale in Italia di Egon Botteghi Definizione animali da reddito Volendo iniziare questo mio intervento con una definizione precisa ed ufficiale di “animale da reddito”, accendo il pc e vado su internet, il grande oracolo onnisciente, convinto che mi si srotoli davanti un mondo di spunti interessanti. Invece, con mia somma sorpresa, il motore di ricerca rimanda solo ad annunci commerciali, normative per il settore agricolo, consigli e definizioni sull'allevamento di singole specie. Fin dall'inizio la presenza di questi animali è negata, chi ne vuole parlare per farla riemergere è lasciato solo nella sua bizzarra impresa e deve costruire il discorso a partire dalle proprie esperienze di vita a contatto con questa categoria di animali non umani. Trovo una volta di più la conferma del paradosso che gli unici che possono parlare con cognizione di causa degli animali da reddito sono quelle persone che non li considerano tali. Allora ritorno alla definizione che ho coniato vivendo accanto agli animali del rifugio “Ippoasi”: per animali da reddito si intendono tutte quelle specie di animali che vengono allevate ad uso e consumo della nostra specie. Animali a cui, attraverso appunto i moderni standard di allevamento, viene negata qualsiasi autodeterminazione, a cui viene controllato tutto, il modo in cui nasce, cresce, si muove e muore. Gli animali da reddito in Italia sono i bovini, i suini, gli ovini, i caprini,…
Intervista a Barbara X: una testimonianza contro tutte le oppressionidi Annalisa ZabonatiMilano 8 luglio 2012 – Veganch’io D: Ci racconti la tua esperienza di persona che ha realizzato un percorso transessuale e che ha fatto una scelta vegana e antispecista? R: La scelta vegana e antispecista prescinde dal mio percorso, anche se -è innegabile- acquista forza proprio in virtù di quest'ultimo. La filosofia antispecista (anche se in embrione quand'ero una “ragazzina incompresa”) mi accompagna da sempre, come la scrittura. La transizione è un’esperienza umana, che però spesso offusca altri aspetti importanti della persona che la compie. Ad esempio, per moltissimi io sono la trans che scrive, non la scrittrice che, fra gli accadimenti della propria vita, ha vissuto anche l’esperienza della transizione. Insomma, la mia condizione si ruba tutta la scena, diventa la lente attraverso la quale giudicare l'intera mia vita. E questo è anche il motivo per cui, ad esempio, molti rimangono spiazzati quando parlo dei miei ideali, e mi chiedono come mai i miei libri non affrontino soltanto tematiche legate al mondo trans. D: hai ragione a dire che si mette davanti prima la qualifica di trans rispetto a tutto il resto, come se questo diventasse l’eccezione R: Diciamo il fulcro attorno a cui tutto ruota per giudicare la vita di una persona. Perché questo è un aspetto che obiettivamente porta con sé il torbido e il pruriginoso, e suscita un certo scalpore nelle persone comuni: non c’è niente da fare, era così cinquant'anni fa ed è così…
Proponiamo qui la preziosa testimonianza di un attivista per la liberazione animale umana e non umana, che ci offre una chiave di lettura importantissima, associando i percorsi di transizione umani e il nostro ruolo sociale con lo sfruttamento animale. Ciao Egon. Siamo interessat* alla tua storia, di chi come tanti/e, sta sperimentando il lato oscuro dell'oppressione. Puoi cominciare spiegandoci brevemente questo momento della tua vita? Mi chiamo Egon Botteghi ed ho 40 anni. Questo non è il nome che mi hanno dato alla nascita i miei genitori, questo è il nome che mi sono dato io verso i 14 anni, quando ho cercato di incarnare una personalità, una specie di mio doppio, quella sensazione che ho sempre avuto di non essere come veramente apparivo, di sentirmi diverso da quello che l'esteriorità testimoniava per me. Per questo ho scelto questo "esotico" nome mittel europeo, che ha al suo interno la parola "ego", io. Solo molto più tardi ho scoperto che questa sensazione, questo disagio, questa difficoltà aveva un nome, disforia di genere, e che io ero un transessuale. Queste esperienze emergono molto presto nel vissuto delle persone (io ho avuto la prima "avvisaglia" a quattro anni) ma nel mio caso ho combattuto strenuamente contro questa mia "condizione", perché ero convinto che accettarla sarebbe equivalso alla morte civile, alla fine più misera immaginabile. Così ho fatto di tutto nella vita per sopravvivere nel mio corpo di donna, e tra le tante cose che ho fatto ce ne sono molte di cui vado…
Mercoledì, 18 Luglio 2012 12:51

Antispecisti neri? parliamone - di Marco Reggio

ANTISPECISTI NERI? PARLIAMONE di Marco Reggio Con questo scritto vorrei esprimere alcune considerazioni sul “dibattito”[1] fra il settimanale Left ed alcuni antispecisti che hanno risposto all’articolo di Andrea Musella sulle infiltrazioni neofasciste nella mobilitazione contro Green Hill. Credo che la risposta di Leonardo Caffo e – soprattutto – quella di Leonora Pigliucci non colgano nel segno, perdendo un’importante occasione di riflessione sulla più rilevante campagna antivivisezionista italiana del momento e sulle pratiche antispeciste in generale. Entrambi rilevano infatti, giustamente, il rischio che possa passare il messaggio per cui occuparsi dei diritti animali sia automaticamente un’attività “di destra”. Tuttavia, l’articolo di Musella è anche – nelle o al di là delle intenzioni dell’autore, poco importa – un’esortazione a considerare il perchè delle infiltrazioni della destra nell’ambiente animalista/antispecista, interrogandosi sui presupposti di una deriva qualunquista che ha – di fatto – investito la protesta contro Green Hill. Negare quest’ultimo punto significa nascondere la testa sotto la sabbia, atteggiamento di miopia politica che Musella implicitamente – a ragione? – ci rimprovera. Mi soffermerò dunque su alcune affermazioni della risposta di Pigliucci che, a mio parere, offrono una descrizione del problema fuorviante sia per il dibattito interno che per lo sviluppo di una dialettica costruttiva fra gli antispecisti e quelle porzioni di opinione pubblica dotate di diverse sensibilità e portatrici di diverse istanze (antirazzismo, femminismo, critica anticapitalista, ecc.), ma comunque interessate al tema dello sfruttamento animale[2]. ANTISPECISTI FASCISTI Anzitutto, l’articolo di Pigliucci si premura di sminuire la misura dell’infiltrazione della destra, incarnata in due…
ADESSO BASTA: DA CHE PARTE STAI? di Barbara X Con le ultime manifestazioni di protesta animaliste sono venuti al pettine quei nodi politici che già hanno avuto modo di presentarsi in altri ambiti del movimento antagonista. E' del tutto evidente che negli ultimi anni un numero sempre più crescente di attivisti ha optato per il taglio “apolitico” di molte manifestazioni e cortei; ciò si rileva soprattutto in sede di divulgazione degli eventi, quando sembra quasi che gli organizzatori degli stessi (sicuramente al solo scopo di far numero, dunque in apparente buona fede) si affannino nel sottolineare la loro estraneità a qualsiasi schieramento politico. Questa volontà è in realtà figlia di un deleterio atteggiamento molto in voga da almeno vent'anni: i burattinai e i governi più o meno sotterranei di questa società hanno operato per dirigere l'opinione della gente verso una docile, gestibile e pacifica apoliticità, verso una finta democrazia che -altrettanto per finta- si porrebbe come scopo quello di lasciar spazio e libertà a tutti (tranne che al pensiero...). Il frutto immediato di tale speciosa operazione è un fair-play deteriore che nulla c'entra con la non-violenza, la tolleranza, il pacifismo, la democrazia. Anzi, questo forzato e bislacco “tutti-assieme-appassionatamente” ha fatto sì che aumentassero le tensioni sociali e le violenze, e che molti dei termini e dei punti di riferimento utilizzati fino a qualche anno fa finissero in un confuso archivio sociale dei tabù e dell'impronunciabile: impegno, ideologia, compagno/a... I gerarchi degli odierni movimenti nazifascisti hanno compreso che il diffuso dissolvimento…
fonte: Liberazioni nr. 1 (su Carol J.Adams, si veda anche la puntata a lei dedicata su Radio Onda Rossa) Carol J. Adams Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne Non è irragionevole supporre che la prima metafora fosse animale.(John Berger, Perchè guardare gli animali?). Maneggiò il mio seno come se ne stesse facendo una polpetta. (Mary Gordon, Final Payments) Era impossibile soffermarsi a lungo senza cadere in uno stato d’animo filosofico o sentimentale, senza cominciare a mettere in gioco simboli e metafore, senza udire lo stridio di maiale di tutto l’universo. (Upton Sinclair, La giungla)1 Una prospera creatura sessuata è adagiata accanto al suo drink: indossa gli slip di un bikini ed è abbandonata su un’ampia poltrona, con la testa reclinata in modo seducente sopra un elegante merletto ricamato. Un drink invitante con una scorza di limone l’attende sul tavolino. Tiene gli occhi chiusi; la sua espressione comunica piacere, rilassamento, lussuria. Si tocca tra le cosce, concentrata nella masturbazione. Anatomia della seduzione: oggetto sessuale, drink, camera accogliente, attività erotica; la formula è completa. Ma non è una donna che prova a sedurci, è un maiale. È Ursula Hamdress, che fece la sua apparizione su Playboar, una rivista che si autodefinisce «il Playboy dell’allevatore di maiali» 2. Come si può spiegare in questa immagine pornografica la sostituzione di una donna con un animale non umano? Costei ci sta invitando a stuprarla o a mangiarla? Nel 1987 ho presentato Ursula Hamdress nella sessione intitolata Sexual Violence: Representation and Reality nell’ambito di…
Indistinti nella carne che dunque siamo: Tre domande a Matthew Calarco di Leonardo Caffo [1] Leonardo: Perché credi sia importante affrontare la questione animale utilizzando filosofie e pensatori “continentali”? Matthew: Penso esistano diversi modi di affrontare la questione animale, ad esempio, attraverso il diritto, la letteratura, l’arte, il cinema, la scienza, e così via. La filosofia rappresenta un altro importante approccio che ha aiutato l’umano a pensare attraverso gli animali e, ad oggi, gli approcci filosofici all’animalità sono stati dominati dalla cosiddetta filosofia analitica anglo-americana (in particolare dalla branca della teoria etica che si è sviluppata da quella tradizione). Non metto in dubbio l’importanza del lavoro svolto dai pensatori in questa tradizione (e qui ho in mente tutti: da Peter Singer a Tom Regan, da Paola Cavalieri a Mark Rowlands), ma penso che sia importante notare che il loro approccio generale è una via ed un percorso di pensiero tra i tanti. Inoltre, a mio avviso, è importante sottolineare che ci sono alcune profonde lacune e dilemmi conseguenti all’approccio analitico all’etica animale, alcuni dei quali sono stati esaminati nel mio Zoografie (Mimesis, 2012). Vorrei brevemente soffermarmi su uno di questi dilemmi. Uno dei problemi principali che si pone nel contesto della filosofia analitica animale è che si tende a diffondere una certa concezione del soggetto umano, come al centro della sfera della morale, e poi si procede all’estensione di questa “sfera” fino ad includere gli animali non umani. In altre parole, entro la maggior parte di queste teorie, gli animali…
Martedì, 05 Giugno 2012 13:54

Essere Preda - di Val Plumwood

Essere preda di Val Plumwood L’attacco di un coccodrillo può rivelare la verità sulla natura in un istante. Ma possono essere necessari anni per esprimere a parole questa intuizione. All’inizio della stagione delle piogge, le umide foreste di alberi del tè del Kakadu[1] sono particolarmente belle, quando le ninfee formano figure bianche, rosa e blu di una bellezza da sogno sui nuvoloni splendenti riflessi nelle acque ferme. La prima volta, le ninfee e la fantastica vita degli uccelli mi avevano attirato verso un pomeriggio di gioia e di idillio, quando mi avventurai per la prima volta verso la East Alligator Lagoon su di una canoa presa in prestito dai gestori del parco. «Puoi farti un bel giro sulle acque calme» mi aveva detto il Ranger «ma non andare sul canale principale. La corrente è troppo forte, e, se ti succede qualcosa, ci sono i coccodrilli. Ce ne sono parecchi lungo il fiume!» Seguii il suo avvertimento e mi saziai osservando la vita degli uccelli e la magica bellezza delle lagune di ninfee, incurante dei coccodrilli. Questa volta, volevo ripetere quell’esperienza nonostante la pioggerella iniziasse a cadere mentre raggiungevo l’imbarco delle canoe. Partii per un giro di un giorno alla ricerca di un sito di arte rupestre aborigena, lungo la laguna e poi su per un canale laterale. La pioggerella in poche ore divenne pioggia forte, e la magia svanì. Gli uccelli erano invisibili, le ninfee erano più rade, e la laguna sembrava anche un po’ minacciosa. Ora notai quanto profondamente…
Fonte Asinus Novus Davanti a Caino: gli animalisti e la forca di Antonio Volpe Per una critica del biopotere quotidiano e di “massa” [1] «A hippie is someone who looks like Tarzan, walks like Jane and smells like Cheetah»[2][Ronald Reagan] «Ma che delle singolarità facciano comunità senza rivendicare un’identità, che degli uomini coappartengano senza una rappresentabile condizione d’appartenenza […], ecco ciò che lo Stato non può in alcun modo tollerare»[3][Giorgio Agamben] Una banalità, tanto per cominciare Ogni movimento, ogni progetto, che tenti di affermare una qualche forma di cambiamento è inaggirabilmente politico. Non perché si tratti di prendere tessere di partito, ma perché ogni cosa che ci accade o facciamo accadere, accade in quello spazio di condivisione originaria, di partecipazione reciproca delle nostre esistenze le une alle altre, e di decisione su questo destino comune e suldestino delle cose in generale, che si chiama – ancora – polis. Tanto più per un movimento e un progetto che si vuole di liberazione. Massimamente per un movimento-progetto di liberazione di coloro che dalla polis sono stati esclusi – non casualmente – nel momento stesso della sua fondazione: per renderli subalterni ad un cosmo costruito politicamente per e a misura dei soli umani. Un movimento che tenta questo scuotimento della “polis” dalle sue fondamenta, come potrebbe non essere politico? In queste inutili paginette tenterò delle ipotesi sul carattere e sul senso della negazione della politica nella galassia animalista, collocando storicamente il fenomeno e proponendo infine una qualche possibile via d’uscita. I paragrafi sono…
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