Venerdì, 09 Marzo 2012 10:23

La vita sacra degli oligarchi - Risposta alla lettera di Federfauna

Vota questo articolo
(0 Voti)

fonte: La vita sacra degli oligarchi - Risposta alla lettera di Federfauna, su Munus Umanus

 

La vita sacra degli oligarchi - Risposta alla lettera di Federfauna


Si potrebbe rispondere alla lettera aperta di solidarietà - ma anche di implicita proposta di impegno - che Federfauna ha mandato al sindaco di Montichiari - dove sta l'ormai arcinota Green Hill - con un alzata di spalle, un lungo sbuffo, e uno scuotimento di testa; forse anche con una liberatoria risata, dato il livello parossistico di violenza e becerume in essa contenuta.

Si potrebbe. Se non fosse che il contenuto di questa iperviolenza è davvero grave, e il metodo pericoloso e allarmante.

La risposta che qui do non è semplicistica né semplice, e sinceramente poco interessata a catturare l'attenzione di Federfauna o del sindaco montichiarese: perché qui la posta in gioco è molto più alta del risultato calcolabile calcisticamente di un bisticcio fra lobbies. E perché i giocatori coinvolti, che lo sappiano o meno, non sono solo queste lobbies, ma tutti quanti gli abitanti di questo pianeta. Nientemeno, davvero.

La parte di mondo che alcuni di noi, creature del pianeta, abitiamo, è quell'Occidente che di continuo celebra la propria gloria in termini di progresso scientifico e tecnologico, ma anche economico - pure in tempi di crisi - sociale, giuridico e politico. Celebriamo, e ci celebriamo attraverso, il pensiero greco, il diritto romano, la carità cristiana, la rivoluzione scientifica e quelle industriali, la pennicellina e i trapianti, la democrazia, la tolleranza religiosa, la sconfitta dei totalitarismi, i transatlantici i jet e le astronavi, la radio il telefono e la televisione, internet e l'invenzione della "rete" come modello di comprensione della realtà, le scoperte neuroscientifiche e i farmaci contro le malattie mentali, la mappatura del genoma umano e la cura dei disordini genetici, gli aiuti al cosiddetto Terzo Mondo, la generosità, la giustizia e il diritto internazionale, la Corte dell'Aja, l'Onu eccetera eccetera eccetera...
Il Giorno della Memoria appena passato e celebrato, ha celebrato l'apertura dei cancelli di Auschwitz e la sconfitta del nazi-fascismo da parte della democrazia. Il 10 febbraio, ricordando le foibe, celebreremo implicitamente anche la sconfitta dei totalitarismi comunisti - è questo, di fatto, che si celebra quel giorno, sorrogando all'impossibilità di celebrare apertamente la sconfitta di un totalitarismo non simmetrico e speculare a quello nazi-fascista.
Si chiama Giorno della Memoria, ma noi celebriamo una liberazione. Certo, nei discorsi pubblici parlati e scritti politici e intellettuali ricordano l'abominio nazista e l'atrocità della Shoà, invitando a parlare o citando i sopravvissuti e riportando, come ogni anno, numeri e orrori dell'indicibile, dell'incomprensibile e dell'irripetibile - nel senso del "mai più".
Ma quello che, in modo piuttosto evidente, si è fatto, è stato celebrare una vittoria, e la sconfitta dell'irruzione del Male Assoluto - così ci rappresentiamo il nazismo e la Shoà - nella Storia.
Il Bene ha prevalso, e il Bene siamo noi: questa cosa che siamo, qui-e-ora, che sempre siamo stati al di là delle deviazioni patologiche della nostra Storia.

Ora, è chiaro che questa autodefinizione, autobiografica, dell'Occidente, è piuttosto problematica.
Di fianco alle luminose conquiste che abbiamo elencato sopra, Occidente è una parola che designa conquiste un po' meno luminose. Se anche facciamo finta che la storia antica sia un affare libresco, e cominciamo dall'anno zero, è possibile elencare un numero spaventoso di spaventosi eventi che hanno impastato quello che siamo: dai massacri di cristiani ed ebrei - da cui la Diaspora - da parte del "tollerante" Impero Romano, alle repressioni antieretiche del primo cristianesimo, fino allo sterminio papale di Catari e Albigesi. Possiamo poi passare alle guerre di religione, alle crociate, all'Inquisizione di eretici e streghe, al genocidio indigeno in America - Atzechi, Maya e Inca nel sud, delle tribù pellerossa nel nord -, al colonialismo africano, mediorientale e asiatico con le loro innumerevoli stragi, deportazioni, segregazioni, saccheggi di materie prime e di forza lavoro in forma di schiavitù, fino alla ripetizione di questa sequela nella versione ultrapotenziata dell'imperialismo. E poi il genocicio armeno, i primi bombardamenti a tappeto - inglesi, in transgiordania, e italiani, in Libia -, i gas asfissianti della Grande Guerra (poi impiegati massicciamente dall'Italietta coloniale in Etiopia), Verdun e le infinite trincee di tutta la Prima Guerra Mondiale, coi suoi 17 milioni di morti stimati, 7 dei quali civili.
Se sospendiamo poi un momento la spiegazione un po' magica dell'irruzione del Male Metafisico, e riconnettiamo nazifascimo, Shoà, Porajmos - il genocidio zingaro -, lo sterminio di omosessuali, folli, disabili e oppositori politici, da parte del Terzo Reich e dei governi collaborazionisti, i V-2 su Londra, il bombardamento terroristico di Dresda e il terrorismo ineguagliabile delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki, e la Seconda Guerra Mondiale tutta, con il suo rovesciamento del rapporto fra vittime militari e civili - a seconda delle statistiche fra 22 e 25 le prime, fra 40 e 52 le seconde - con la Storia, ovvero con la storia occidentale fattasi planetaria, abbiamo un quadro appena più completo della pasta con cui abbiamo cementato la nostra civiltà democratica tollerante, ospitale, solidale, imperniata sul benessere e la partecipazione.
Ma è ancora poco, perché, a rigor di logica - quella che abbiamo ipotizzato prima, non magica - dovremmo piantarla col revisionismo modaiolo e ammettere che lo stalinismo, ma pure il bolscevismo che lo precede, non sono il prodotto di una malprecisata "barbarie asiatica", ma una ramificazione diretta della medesima storia, storia d'occidente.

La lettera di Federfauna chiama in causa direttamente, in uno spericolato paragone con l'intolleranza animalista e la sua ideologia dell'odio, parte di questa Storia, declinandola al passato ma ammonendo sulla possibilità della sua ripetizione nel futuro. La testa di ponte che gli scribacchini di Federfauna utilizzano per connettere in modo univoco la lotta animalista colla storia di intolleranza guerra e sterminio che abbiamo raccontato è un malprecisato anti-umanismo degli animalisti, che non solo vorrebbero privare l'umanità di ricreazioni inalienabili come il circo e la caccia, ma persino - e certo non è una novità, come pseudo-argomento - della medicina che cura gli umani e li salva dalla morte, dalla sofferenza e dal lutto, in particolare quella parte dell'umanità più fragile e indifesa, che è l'infanzia.

E' curioso riferirsi alla una storia passata, che - a causa degli animalisti? - potrebbe ripetersi in futuro -violando il divieto morale assoluto del "mai più" - rimuovendo in blocco il presente, che si ridurrebbe a democrazia, tolleranza, medicina, ricreazione, ecc...
Perché il presente racconta una storia un po' diversa dalla solita sorte magnifica e progressiva. Parliamo di infanzia. La mortalità infantile nel mondo tende lentamente a diminuire, anno per anno. Ma in Africa ancora 1 bambino su 8 muore prima dei cinque anni – un evento 17 volte più frequente rispetto alla media delle regioni sviluppate (1 su 143). L’Asia meridionale ha il secondo tasso più alto, con 1 bambino su 15 che muore prima dei 5 anni. Sono i dati Unicef 2011. Che dice pure che i decessi infantili sono sempre più concentrati nell’Africa Subsahariana e in Asia meridionale: nel 1990 in queste due regioni si concentrava il 69% dei decessi; nel 2010 questa proporzione è aumentata all’82%. Quindi, anche se pure lì si dà, pare, una diminuzione in termini assoluti - ovviamente attribuibile all'aumento dei presidi delle Organizzazioni Non Governative, il cui numero aumenta di giorno in giorno - il gap di mortalità infantile fra paesi più poveri e resto del mondo continua ad aumentare. Questa cosa fa venire un po' in mente il Colonialismo Sentimentale di cui parlava Baudrillard: egli ne parlava nei termini di un bisogno, sempre crescente, da parte degli occidentali di sfruttare le catastrofi dei miserabili del pianeta per potersi ancora emozionare, nonché per dar mostra della propria generosità. Bisognerebbe aggiungere che gli occidentali - non ricordo se Baudrillard lo dicesse, ma è difficile non lo avesse in mente - provocano quelle catastrofi, direttamente - fame e miseria, quando non disastri ecologici - o indirettamente - la miseria moltiplica per diverse volte le conseguenze di terremoti, inondazioni, tsunami ecc... Insomma: più manteniamo in miseria i tre quarti della popolazione mondiale, più accresciamo questa miseria - magari pure affamando meno, ma bombardando di più - più ci è facile avere bisogno, noi, di far la carità. In questo modo stiamo rendendo ancora più dipendenti da noi i derelitti della terra, dopo averli spoliati e massacrati.
Ma quando questa dipendenza passa i confini dei nostri televisori, e bypassando i terminal dei nostri aeroporti - nostri: solo per noi - passa i confini del nostro mondo magico con barconi e autotir, la nostra generosità si spaventa e dilegua, e i derelitti della terra vengono calciati in modi poco gentili - quando non spietati - a casa loro. Nel solo 2011 il Mediterraneo s'è ingoiato più di duemila esseri umani alla ricerca di un'esistenza diversa. Negli ultimi vent'anni sarebbero 18.000: sei volte le vittime delle Twin Towers.

A proposito di Twin Towers, se cerchiamo di calcolare i costi umani - come si dice in geopolitica - delle guerre che sono seguite all'attentato del 2001, la prima evidenza in cui ci imbattiamo è che delle guerre in Afghanistan e Iraq esistono dati certi e attendibili solo per quanto riguarda le vittime fra le forze della coalizione. Aggirandosi in una selva di fonti e di stime, fra cui quelle dell'UNAMA (United Nations Assistance Mission in Afghanistan) e di Human Rights Watch, si evince, per quanto riguarda gli insorti della guerriglia afghana, una cifra che sommando morti e prigionieri - due esiti della guerra non proprio identici -supera, non si sa bene secondo quale forbice, i 68.000. Ma tanto si tratta di terroristi, no? Di nemici della libertà privi di qualsiasi legittimazione... Le vittime civili oscillerebbero fra le 14 e le 34.000. Una certa disinvoltura, non c'è che dire, nel considerare i morti altrui. Quello che è certo è che si tratta di una sottostima, e che passerà molto tempo prima di poter fare un calcolo anche solo verosimile. Non tanto per ragioni di metodologia statistica, ma piuttosto per Ragion di Stato, o di Coalizione, se volete. E' del luglio del 2010 infatti «la più grande fuga di notizie della storia militare americana: notizie che parlano di civili morti e di cui non si è saputo nulla, di un'unità segreta incaricata di 'uccidere o fermare' qualsiasi talebano anche senza processo, delle basi di partenza in Nevada dei droni Reaper (aerei senza piloti), della collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani. Questo e molto di più, sugli archivi segreti della guerra in Afghanistan, è svelato da Wikileaks - il portale Internet creato per pubblicare documenti riservati - al New York Times, al Guardian e al Der Spiegel. E subito la Casa Bianca ha espresso una 'dura condanna' per la diffusione di informazioni che possono minacciare la sicurezza del Paese e degli alleati. I tre organi di stampa che hanno accettato di pubblicare le informazioni lo hanno fatto, hanno spiegato, perché i dati sarebbero stati diffusi su Internet: "La maggior parte delle relazioni è rappresentata da documenti di routine banali, ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni", ha detto il New York Times, mentre il britannico Guardian afferma che i documenti, che rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani, "danno un'immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan"».
( http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/26/news/wikileaks_svela_la_vera_guerra_in_afganistan_la_casa_bianca_fuga_di_notizie_una_minaccia-5830553/ ).
Dato che si tratta di più di 92.000 documenti segreti, immaginiamo che agli storici non mancherà materiale di studio per venire a capo di una qualche verità, anche solo numerica.
Ma la guerra in Iraq presenta ostacoli perfino maggiori, anche solo per il conteggio delle vittime. Restando a quelle civili - ricordiamoci che i "nemici della libertà" non hanno diritto a un conteggio né tantomeno a un tomba - si oscilla fra le 63.000 conteggiate da Iraq Body Count fino al 2007, e le 650.000 stimate da uno studio pubblicato su Lancet (http://web.mit.edu/CIS/pdf/Human_Cost_of_War.pdf ) sui soli primi 40 mesi di guerra. Appaiono qui oscene sia la sproporzione fra le vittime di guerra americane e quelle civili altrui, sia la sproporzione fra il valore assegnato alle prime - che vengono piante e conteggiate a livello planetario una per una - e quello assegnato alle seconde - di cui media e opinione pubblica occidentale se ne fregano letteralmente, e che non hanno manco diritto a file "personale" nell'odioso un archivio dei "danni collaterali". Al limite, una mancata stima degna di questo nome, non fa neanche problema: immaginiamo lo scandalo, se questo accadesse a vittime occidentali.
Dunque, se non abbiam capito male, sarebbe questa la civiltà fatta di tolleranza democrazia e rispetto dei diritti fondamentali che Federfauna vedrebbe messa in pericolo dagli animalisti. Non abbiamo parlato volutamente di animali, proprio per mostrare che anche se si parla di una società specista in senso ristretto, i valori enunciati dell'Occidente sono delle volgari bugie. E in effetti - a differenza di quanto arrivino a capire quelli di Federfauna - di una società specista in senso ristretto non si può parlare, perché la macchina che trasforma in schiavi, cavie e carne non umani senzienti è la stessa che lo fa con gli umani. In ogni modo, è probabile che noi occidentali cominceremo a protestare quando la parte della carne - ascoltatevi questo bel pezzo dei CCCP: http://www.youtube.com/watch?v=cKLsw85rQl4 - la faremo noi: per cinesi, indiani e via dicendo.

Finché questo non accadrà - e passerà di mano il testimone dell'enunciazione a vuoto dei valori - difficilmente si può negare questa evidenza: che i valori che l'Occidente proclama riguarda solo se stesso, e anzi quella parte di sé che si si può liberamente librare su di essi a spese non solo del resto del mondo - che intanto diventa sempre più grande e quindi meno silenzioso, silenziabile - ma anche dei quegli altri interni che in Occidente da sempre e continuamente fanno gli sguatteri di chi enuncia quei valori come universali e li attua solo per sé. Quindi fuori dalla cerchia dei liberi - termine che in effetti fra i romani indicava i fratelli patrizi, maschi, legati dal sangue - anche stranieri, migranti, pezzenti di ogni tipo, matti, froci, dissidenti e dissenzienti, tutte potenziali minacce a un ordine costituito da e per un pugno di oligarchi schiavisti che requisiscono la democrazia nel momento stesso in cui la sbandierano - per quanto riguarda le donne ok, purché abbiano introiettato il modello ipercomperitivo e iperaggressivo a cui il patriarcato postmoderno le ha addestrate.
Perché se l'Occidente è una piccola sanguisuga cresciuta a dismisura sulla pelle dell'80% del pianeta, ed ha continuato a vampirizzare tutti i luoghi in cui si è autoesportato - al di là di colonie e imperi, guardiamo ad Australia e Israele - nel proprio seno ha continuato a replicare questo stesso modello. Anzi, a rigore bisognerebbe dire che questo modello di vampirizzazione oligarchica è quello che fonda l'Occidente dai suoi inizi - andate a chiedere a schiavi, donne e Meteci, della democrazia Ateniese; e agli Iloti, contro cui si scatenava una volta all'anno una caccia all'uomo che doveva rivolvesi in massacro, di quella Spartana - e viene poi esportato in tutto il pianeta, senza per questo venir meno, al limite temperandosi in certi periodi storici, al proprio interno.
La verità che l'Occidente, esportando se stesso, ha esportato, è quella di una comunità autoperimetrata, autoreferenziale, autocratica, i cui bordi sono da sempre ripiegati verso il proprio interno, e che verso il proprio interno direziona il flusso dei rapporti, convogliandovi, come un'aspirapolvere, tutta la ricchezza dell'umano, del non umano e della terra, per omogeneizzarlo in valore, per poi adibire il mondo a gigantesca latrina delle proprie deiezioni. In una gerarchizzazione planetaria che corrisponde alla propria, mai dismessa, gerarchizzazione interna. E' per via di questa sua struttura mai messa in discussione, che gli appelli ad una maggiore mobilità sociale non possono che suscitare ilarità, e il richiamo alla meritocrazia non può che apparire per quello che è: un'operazione di riorganizzazione dell'oligarchia.

Il meccanismo di cui si serve la letteraccia terroristico-minatoria di Federfauna si inscive nelle operazioni mitopoietiche e sacrificali che continuamente ripetono la fondazione della comunità-Occidente, dell'Occidente come comunità di liberi - nel senso latino di cui sopra: fratelli liberi in virtù della comune origine patrizia - che per essere tale, per risultare tale nell'esito del calcolo sacrificale, sacrifica se stessa nella distruzione - quantomeno simbolica: la pubblica scomunica, l'anatema, la marginalizzazione della dissidenza come devianza paradelinquenziale - degli altri esterni e interni. A proposito di nazismo, vengono in mente le parole di Himmler ai marescialli delle SS - sì, quelle del 4 ottobre del '43 a Posen:

Noi abbiamo il diritto morale, abbiamo il dovere nei confronti del nostro popolo di annientare questo popolo che voleva annientarci […] Possiamo dire che abbiamo adempiuto al dovere più difficile per amore del nostro popolo […] La maggioranza di voi sa cosa sono 100 cadaveri l’uno accanto all’altro, oppure 500 o 1000. Aver tenuto duro, e nello stesso tempo […] esser rimasti uomini onesti, ci ha induriti.

Il prendere sul di sé il compito di forgiare un popolo tedesco autentico, di un Occidente autentico, attraverso la distruzione di ciò che non è sacrificabile, perché impuro - ebrei, ma anche zingari, omosessuali, "malati di mente", disabili. ma anche comunisti, oppositori e dissidenti politici in generale - è il sacrificio supremo di sé che immette i sacrificanti nello spazio sacro della comunità immanente a se stessa. Un sacrificio terribile, perché se anche si trattava di un'operazione di igienizzazione, poteva disumanizzarli. Ed è noto che le camere a gas furono la soluzione a quello che per Himmler era il rischio, per le sue adorate SS, di perdere la propria umanità, a furia di fucilare ebrei e russi sovietici uno per uno.
Insomma: si vuole l'Umanità autentica, pienamente identificata con se stessa, comunicata a se stessa in una comunione senza resti. Perciò nello sterminio sistematico e totale dell'alterità, di ogni singolo altro che ecceda, incrini, infetti, questa comunione comunitaria, non si deve perdere né la propria integrità ariana, né la propria ariana umanità, intesa come capacità di provare sentimenti autentici, come integrità interiore:

Abbiamo sottratto agli ebrei le loro ricchezze. Ho dato l’ordine tassativo – e l’Ober gruppenfuhrer delle SS Pohl l’ha eseguito – che tutte queste ricchezze siano, naturalmente, restituite al Reich. Per noi stessi non ne abbiamo trattenute. Individui che abbiano contravvenuto a questo principio saranno puniti conformemente a un ordine che ho emesso in principio e che minaccia: chiunque sottragga anche solo un marco morirà. Un certo numero di SS, non molti, hanno disobbedito a questo ordine e moriranno, senza pietà. Abbiamo il dovere morale, abbiamo il dovere verso il nostro stesso popolo di uccidere questo popolo che voleva ucciderci. Ma non abbiamo alcun diritto di arricchirci anche solo di una pelliccia, un orologio, un marco o una sigaretta o altro. Solo perchè abbiamo sterminato un bacillo, non vogliamo esserne infettati e morirne. Non permetterò che compaia anche un solo bubbone che metta radici. Se dovesse comparire, noi lo sradicheremo. Non rimarrò inerte a osservare che la minima infrazione trovi spazio qui. Laddove si verifichi, la cancelleremo insieme. Approssimativamente, comunque, possiamo dire di avere adempiuto questo compito per amore del nostro popolo. E non ne abbiamo sofferto danno nella nostra interiorità, nella nostra anima, nel nostro carattere.

E ancora:

Tutto il sangue buono che può trovarsi tra le diverse nazioni dovremo acquisirlo per noi, se necessario portando via i bambini e facendoli crescere tra noi. Che gli altri popoli vivano confortevolmente o muoiano di fame mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi per la nostra cultura; a parte ciò, il loro destino non mi interessa affatto. Che 10.000 donne russe periscano per esaustione mentre scavano una trincea anticarro mi interessa solo nella misura in cui la trincea anticarro è completata per la Germania. Non dobbiamo essere rozzi e spietati se non necessario, è chiaro. Noi tedeschi che siamo il solo popolo al mondo ad avere un atteggiamento decente verso gli animali, assumeremo un atteggiamento decente anche verso questi animali umani, ma è un crimine contro il nostro stesso sangue preoccuparci di loro e attribuirgli ideali.

E guarda caso, ecco il nesso, sempre presente nella caccia, nella guerra, nello sterminio di umani, il nesso con quel referente negativo che sono i non umani, presi tutti insieme, in un'alterità indistinta, nesso stabilito per precipitare le classi - immaginarie, fabbricate - di umani altri - nel senso che eccedono la comunità identitaria di cui si sta facendo opera - che si vogliono sterminare, per precipitarle nel non umano, nell'in-umano, nel dis-umano.
Certo, sotto il Terzo Reich, maltrattare un cane era un reato per cui si poteva andare in galera. Ma nessuno dei gerarchi nazisti si teneva in casa una mucca, o, peggio, un maiale, o - peggio ancora - un ratto. La caccia venne limitata, non bandita (come propone anche oggi qualche cacciatore "amico degli animali"). Come venne limitata ma di certo non abolita la sperimentazione animale - un po' come vogliono i propugnatori delle tre R, per una vivisezione più "umana". Per le ricerche sui danni del fumo - che fecero da fondamento scientifico alla "guerra tedesca al tabacco", per un popolo ariano in salute - ancora non si potevano usare ebrei. In compenso i macelli e l'industria della carne giravano a tutto regime - ma sempre con "umanità" - per allevare in salute e in forze il popolo germanico - e per promettergli l'immortalità, o quasi. Qualcosa di più simile alla sensibilità di Ferderfauna, che a quella della maggior parte degli animalisti. Nessuno fra i gerarchi nazisti era vegetariano: eccetto Himmler. Proprio quel Himmler che paragonava agli animali 10.000 donne polacche per giustificarne l'ipotetico sterminio nello svolgimento delle proprie mansioni a favore del Reich. E sia chiaro: l'argomento non era "valgono meno degli animali", ma "valgono come gli animali". Sono "animali umani": ciò che sono esattamente gli umani, a meno di non immaginarli discendenti di dèi o extraterrestri. Ma per il vegetariano Himmler quell'espressione valeva esattamente come una distinzione dagli umani veri e propri: gli ariani. La comunità integra e perfetta degli indoeuropei puri. L'Occidente nella sua purezza.
Sto forse dicendo che Federfauna è un covo di neo-nazisti che pianifica lo sterminio di «estremisti carichi d'odio" portatori di «ideologia totalitarista e anti-umana" che vorrebbero la distruzione di «tutte le attivita' con animali [cioè allevamento, circo, e cosi' via, che] sono una ricchezza di vita, per la biodiversita' che conservano e trasmettono al futuro»? Responsabili di «drenare anche in momenti di crisi in cui lo Stato taglia assistenza ai disabili, ai pensionati e non da' nessuna speranza e futuro ai giovani [un] fiume inesauribile di soldi pubblici...» per «diffondere e fare propaganda animalista nelle nostre scuole»?
Cioè più o meno quello di cui Federfauna accusa gli "animalisti" («E' proprio quando la politica e lo Stato si piegano all'ideologia dell'odio e dell'intolleranza, quando chinano la testa e forzano la legge per paura di una potente macchina mediatica o perche' impotenti di fronte a comitati che strepitano e aggrediscono la cittadinanza o certe categorie sociali, da li' inizia la morte dello Stato di diritto, dell'equita' e della tolleranza. Il nazismo inizio' proprio con chi ha chinato la testa o si e' girato dall'altra parte. Ma nel nazismo sono nate le prime leggi antivivisezione e animaliste. Le radici non si dovrebbero dimenticare». Tutto da http://www.federfauna.org/newss.php?id=6477)?

In effetti, queste parole, più come quelle di Bonhoeffer o Jaspers, Desnos o Jean Marcel Adolphe Bruller in arte Vercors, Primo Levi o Elie Wiesel, suonano come le parole che Goebbels usava sul suo Der Angriff, «in favore degli oppressi e contro gli sfruttatori», e a quelle della propaganda nazista antisemita e anticomunista in generale: tutti casi in cui si dipingevano i propri nemici come una minaccia incombente per il popolo tedesco, in un rovesciamento dei ruoli che si direbbe farsesco se non fosse stato osceno (e Himmler, a soluzione finale già avviata, continuerà a dire «Abbiamo il diritto morale di annientare questo popolo che vuole annientarci»).
Quei discorsi che, come avrebbe detto Foucault, hanno in comune il fatto di fare ridere - e le parole di Federfauna, inutile negarlo, fanno ridere - e di uccidere. Ed è forse per ragioni di contingenza storica che nessuno progetta seriamente di annientare fisicamente gli animalisti.
Mentre è allo stato dei fatti che sarebbero in molti a gioire del loro annientamento simbolico, morale, giuridico. Soprattutto di quelli che si sono scelti per l'antispecismo, che si batte contro ogni forma di discriminazione, e che insieme allo specismo denuncia e lotta contro omofobia, sessismo e razzismo: proprio nel tempo - sedicente democratico - di quella che Dal Lago chiama la guerra razzista globale. Un tempo in cui le procedure del biopotere e i meccanismi del capitalismo totalitario non hanno più bisogno di camere a gas e forni crematori, per attuare stermini, al limite di qualche deportazione democratica, gentile, chiamata respingimento o rimpatrio: verso guerre e campi della morte che terzi combattono e gestiscono per noi, finanziati da noi, armati da noi occidentali fino ai denti. Il tempo che ha reso il campo (di concentramento, di sterminio) paradigma planetario, tanto che con difficoltà si può ancora indicare questo o quel campo come tale. Perché ciò che c'è di sempre imminente, in tutto il pianeta, è la sospensione dei diritti in virtù di uno stato d'eccezione divenuto regola che può immettere chiunque - delinquente e deviante, dissenziente e dissidente, straniero e migrante, ma pure tifoso di calcio e sfollato, padre di famiglia e capo di Stato - nello spazio dell'uccidibilità totale.
Una condizione globale che chi dice «oggi e' Green Hill, domani sara' forse un allevamento con animali di valore che spariranno nel superbusiness dei sequestri, dopodomani un negozio che trovera' magari i propri animali affidati ad altri e cosi' via», in pratica rivendicando i propri interessi - e questo è forse il solo passaggio onesto di una lettera forse neanche consapevolmente bugiarda, forse solo dettata da una totale falsa coscienza - davanti ad ogni etica e giustizia, anche minime; una condizione, si diceva, che, chi ha il coraggio di dire tante scemenze, falsità, calunnie, per scatenare una guerra contro animalisti e antispecisti, interpretando - malissimo - la parte del "buono" - del buon umanista e umanitarista, del buon cittadino, del buon (avrebbe detto Hannah Arendt) padre di famiglia, - che denuncia banditi alla legge, che ammonisce davanti all'avanzante intolleranza, non percepisce neanche, pur essendoci immerso da una vita o quasi.

O forse davvero è solo una questione di onestà intellettuale e di capacità etiche. E a leggere di «quell'intolleranza [...] che imbratta i muri, o che taglia le reti provocando morte e distruzione negli allevamenti», viene da pensare che le cose stiano davvero così.

Sarebbe inutile allora - ma forse lo sarebbe comunque - far notare che fra i primi veri difensori dei diritti animali del '900 ci sono stati tali Isaac Bashevis Singer, premio nobel per la letteratura (l'autore de Il Mago di Lublino, La Famiglia Moskat, Shosha, di altri 11 romanzi e di 14 libri per bambini) e il meno noto Edgar Kupfer-Koberwitz, entrambi ebrei scampati allo sterminio nazista. Kupfer-Koberwitz sopravvisse a Dachau, Singer fuggì in esilio e perse molti famigliari - morti, difficile immaginare altrimenti, di crepacuore e d'esilio. Entrambi metteranno in relazione la Shoà ebraica con lo sterminio animale.
Nel racconto L'uomo che scriveva lettere Singer regala la sua più celebre e citata affermazione "animalista":
«Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno
Qui Singer, ebreo esiliato negli Stati Uniti per scampare al nazismo che inghiottirà parenti e amici, stabilisce la più forte delle connessioni possibili, e anche la più dura.
Ma le connessioni che Singer riesce a vedere fra sterminio animale e vicende umane non finiscono qui. Nella Prefazione a Il vegetarismo e le religioni del mondo di Steven Rosen scrive: «Il vegetarianesimo è la mia religione, sono diventato un vegetariano stabile circa venticinque anni fa. [...] a metà degli anni sessanta, ho preso la decisione. Da allora sono vegetariano. [...] Questa è la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani significa dissentire, dissentire contro il corso degli eventi attuali. Energia nucleare, carestie, crudeltà, dobbiamo prendere posizione contro queste cose. Il vegetarianesimo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente.»
Lo sterminio animale resta in connessione con lo sterminio umano anche dopo la Shoà. Comunismo sovietico e capitalismo, Vietnam e Cambogia, F-15 e bomba atomica non sono un gran miglioramento, per la specie umana. Chi si batte per la liberazione animale, si batte per la liberazione umana.
Forse anche l'ebreo Singer era un cripto-nazista.

E forse anche Kupfer-Koberwitz, scampato a Dachau. Che in una lettera a un amico scrisse:

«Caro amico,
mi chiedi perché non mangio carne e ti domandi per quale ragione mi comporto così. Forse pensi che ho fatto un voto o una penitenza che mi priva di tutti i piaceri gloriosi del mangiar carne. Pensi a bistecche gustose, pesci saporiti, prosciutti profumati, salse e mille altre meraviglie che deliziano gli umani palati; certamente ricordi la delicatezza del pollo arrostito.
Vedi, io rifiuto tutti questi piaceri e tu pensi che solamente una penitenza, o un voto solenne, o un grande sacrificio possa indurmi a negare questo modo di godere la vita e che mi costringa ad una rinuncia.
Sei sorpreso, chiedi: - Ma perché e per quale motivo?
Te lo chiedi con intensa curiosità e pensi di poter indovinare la risposta.
Ma se io ora cerco di spiegarti la vera ragione in una frase concisa, tu rimarrai nuovamente sorpreso vedendo quanto sei lontano dal vero motivo.
Ascolta: io rifiuto di mangiare animali perché non posso nutrirmi con la sofferenza e con la morte di altre creature.
Rifiuto di farlo perché ho sofferto tanto dolorosamente che le sofferenze degli altri mi riportano alle mie stesse sofferenze.

Maiale che lecca il vapore acqueo condensato sulle sbarre. Ingozzati
incessantemente con mangimi di provenienza animale, gli animali degli
allevamenti intensivi soffrono costantemente la sete

So che cos'è la felicità e so che cos'è la persecuzione. Se nessuno mi perseguita, perché dovrei perseguitare altri esseri o far si che vengano perseguitati?
So che cos'è la libertà e so che cos'è la prigionia. So che cos'è la protezione e che cos'è la sofferenza. So che cos'è il rispetto e so che cos'è uccidere. Se nessuno mi fa del male, perché dovrei fare del male ad altre creature o permettere che facciano loro del male?
Se nessuno vuole uccidermi, perché dovrei uccidere altre creature o permettere che vengano ferite o uccise per il mio piacere o per convenienza?
Non è naturale che io non infligga ad altre creature ciò che io spero non venga inflitto a me? Non sarebbe estremamente ingiusto fare questo per il motivo di un piacere fisico a spese della sofferenza altrui e dell' altrui morte?
Queste creature sono più piccole e più indifese di me, ma puoi tu immaginare un uomo ragionevole con nobili sentimenti che volesse basare su questa sofferenza la rivendicazione o il diritto di abusare del più debole e del più piccolo? Non credi che sia proprio il dovere del più grande, del più forte, del superiore di proteggere le creature più deboli invece di perseguitarle e di ucciderle?
Noblesse oblige. Ed io voglio comportarmi nobilmente.
Ricordo l'epoca orribile dell'inquisizione e mi dispiace dire che il tempo dei tribunali per gli eretici non è passato, che giorno per giorno gli uomini cucinano in acque bollenti altre creature che sono state date impotenti nelle mani dei loro carnefici.
Sono inorridito dall'idea che uomini simili siano civili, non rudi barbari, non dei primitivi. Ma nonostante tutto essi sono soltanto primitivamente civilizzati, primitivamente adagiati nel loro ambiente culturale.
Sproloquiando, sorridendo, proponendo grandi idee e facendo bei discorsi, l'europeo medio commette ogni sorta di crudeltà e non perché sia costretto, ma perché vuole fare ciò. Non perché manchi della facoltà di riflettere e di rendersi conto delle orribili cose che sta facendo. Oh no! Soltanto non vuole vedere i fatti, altrimenti ne sarebbe infastidito e disturbato nei suoi piaceri.
So che la gente considera certi atti connessi al macellare come inevitabili. Ma c’è realmente questa necessità? La tesi può essere contestata. Forse esiste un genere di necessità per le persone che non hanno sviluppato ancora una piena e conscia personalità. Io non faccio loro delle prediche, scrivo a te questa lettera, ad un individuo responsabile che controlla razionalmente i suoi impulsi, che si sente conscio - internamente ed esteriormente - dei suoi atti, che sa che la nostra Corte Suprema è nella nostra coscienza e che non vi è ricorso in appello.
"E’ necessario che un uomo responsabile sia indotto a macellare?".
In caso affermativo, ogni individuo dovrebbe avere il coraggio di farlo con le sue stesse mani. È un genere miserabile di codardia quello di pagare altra gente per fare questo lavoro macchiato di sangue dal quale l'uomo normale si ritrae inorridito e sgomento. Questa gente é pagata per questo lavoro e gli altri acquistano da loro le parti desiderate dell'animale ucciso possibilmente preparato in modo da non ricordare l'animale, il fatto che è stato ucciso.
Io penso che gli uomini saranno uccisi e torturati fino a quando gli animali saranno uccisi e torturati e che fino allora ci saranno guerre, poiché l'addestramento e il perfezionamento dell'uccidere deve essere fatto moralmente e tecnicamente su esseri piccoli. Penso che ci saranno prigioni finché gli animali saranno tenuti in gabbia. Poiché per tenere in gabbia i prigionieri bisogna addestrarsi e perfezionarsi moralmente e tecnicamente su piccoli esseri.
Non vedo alcuna ragione di sentirci oltraggiati per i grandi e per i piccoli atti di violenza e crudeltà commessi dagli altri.
Ma penso che sia arrivato il momento di sentirci oltraggiati dai grandi e piccoli atti di violenza e crudeltà che noi stessi commettiamo. Ed essendo molto più facile vincere le piccole battaglie, penso che dovremmo cercare di spezzare prima i nostri legami con le piccole violenze e crudeltà per superarle una volta per sempre.
Poi verrà il giorno che sarà facile per noi combattere anche le crudeltà più grandi.
Ma noi tutti siamo addormentati in abitudini e attitudini ereditate, che ci aiutano ad ingoiare le nostre crudeltà senza sentirne l'amaro. Non ho alcuna intenzione di accusare persone o situazioni. Ma penso che sia mio dovere stimolare la mia coscienza nelle piccole cose, migliorare me stesso ed essere meno egoista, per essere poi in grado di agire in coerenza nei problemi più importanti.
Il punto è questo: io voglio vivere in un mondo migliore dove una più alta legge conceda più felicità a tutti.»
Sospetto che Kupfer-Koberwitz ammetterebbe che questo è ormai il tempo di battaglie più grandi.

Perché, ancora - e ciò è ormai oltre l'intollerabile - a distanza di mezzo secolo - o di uno intero - la vita umana vale non meno, ma come quella animale: nulla.

Letto 1473 volte

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

© 2016 Antispecismo.Net. All Rights Reserved. Designed By WarpTheme

Please publish modules in offcanvas position.