Martedì, 06 Marzo 2012 12:16

Vivisezione: NO, e basta.

Vota questo articolo
(0 Voti)

Un interessante appello è apparso in queste ore sul sito dihttp://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/non-si-rinunci-alla-ricerca-con-gli-animali-medicina.

In questo scritto, noi comuni cittadini veniamo raccontati in tutta la nostra derelitta emotività. Probabilmente per tale ragione, gli scriventi ci pongono ai margini dei giochi politici - come i bambini mandati a letto quando inizia il film di prima serata -, spettatori passivi che stanno a guardare, mentre le presunte istituzioni scientifiche di spicco che tengono la penna intendono dialogare accoratamente con il potere in una delle sue istituzioni storiche: il senato ed i senatori.
 
Negli anni sessanta avrebbero dovuto perdere molto meno tempo. Sarebbe bastato citare una sola volta il progresso, per fare sciogliere le caviglie di ghiaccio alle più rigide statue delle Camere, fino a fare fremere mamme e bambini all’idea di futuristici frullatori e viaggi nello spazio. Oggi invece a quanto pare, devono fare di più e lo fanno, giocando sì la carta scientifica - senza la tortura di animali la scienza porella resta al palo -, ma anche (udite, udite) chiamando in causa l’etica o la moralità di chi governa.
Con vero azzardo, evocando la moralità del lettore-destinatario del loro appello, invitano a mettersi una mano sulla coscienza quando si decidesse di “porre ostacoli alla ricerca“ assumendosi così la “grave responsabilità di chi – senza adeguate conoscenze – si arroga il diritto di deludere le speranze degli ammalati che attendono con ansia i progressi della medicina.”.

Queste affermazioni risultano doppiamente impressionanti.

Stupisce infatti come questi difensori della ricerca libera, forse disabituati all’autocritica, chiamino in causa con una certa leggiadria gli ammalati - ed implicitamente, la loro sofferenza - quando per primi rappresentano uno dei bracci ben oliati della legge del mercato che sottopone le loro magiche medicine ad un bel brevetto, con buona pace per il concetto di “diritto alla salute”. Come a dire: poveri malati, sì, quelli che possono pagarsi le cure. Gli altri, - si pensi alle tante medicine che servirebbero in Africa o nei paesi ad alto tasso di povertà e che invece non sono neppure abbordabili per i loro costi -, pazienza.
Non sembrano avere il sospetto di doversi mettere loro la mano sulla coscienza ogni qual volta decidono di essere al soldo delle multinazionali che strumentalizzano e finalizzano la ricerca alla speculazione economica. Non sembrano riconoscere la loro “grave responsabilità” quando si arrogano il diritto di eludere le speranze degli ammalati...per esempio di quelli senza una lira.

Etica: una parola, tante idee... confuse. Perché se proprio devono insinuarci il ragionevole dubbio sulla moralità della scelta di non favorire la sperimentazione su animali, potrebbero prima provare a chiedersi se non ci sia da tempo in atto qualche ragionevole dubbio sulla moralità globale dell’industria farmaceutica, con i suoi vaccini inoculati grazie alle allerte pandemia, sviluppate ad arte.

Chiamiamo "umani", individui che di norma si pongono - seppur con scarsi risultati - la questione tra bene e male, con la capacità di elaborare sfumature, congetture, ipotesi, dubbi, e finanche scelte che su queste si radicano. E’ probabile che coloro che scelgono di non assoggettare a tortura i loro simili - gli animali -, non abbiano una gran fiducia nell’etica della vivisezione e dei suoi esecutori. Internet ha aperto gli occhi (o almeno ha cominciato ad aprirli) rendendo fruibili i tanti filmati disponibili su come la categoria degli scriventi si comporti con gli animali, così che oramai è chiaro per tutti che gli animali vengono scelti apposta e proprio per la loro assenza di diritti. Ciò ne garantisce uno sfruttamento immediato, totale, con il massimo dei vantaggi ed il minimo dei costi, giacché la loro sofferenza non esercita per ora alcun peso politico.

La domanda quindi nasce spontanea: ma da costoro dovremmo fiutare una qualsiasi critica etica e magari pure incassarla? Suona piuttosto ridicolo.

La cosa per altro, fa il paio con l’argomento secondo cui gli oppositori alla vivisezione - emotivi - non saprebbero niente di scientificamente utile in proposito. La rilevanza data ad esempio alle informazioni scientifiche di base sugli animali, non vale. I dati scientifici che ci spiegano come in nonumani siano in tutto e per tutto soggetti e non oggetti (dati che hanno solo dimostrato ciò che gli occhi osservano fin dall’inizio della storia dell’umanità) e che hanno vitalità, identità, autodeterminazione... ecco quelle non sono valide. Niente, la scienza interessante è solo quella che ci dice con quanti litri di candeggina un coniglio muore intossicato, mentre quella che ci spiega che un coniglio ha lo stesso interesse a vivere di un bambino, eh no, quella no. Anzi, riferirsi ad essa è amorale, visto che ci induce a opporci alla ricerca finemente etica che costoro vorrebbero farci credere di mettere in atto.

I poveracci emotivi però, sempre emotivamente, potrebbero pensare che i senatori non abbiano alcun diritto di decidere o condizionare in alcun modo queste tematiche e che l’appello dei ricercatori sia quindi denigratorio verso la collettività, fatta prima di tutto di persone ed in ultimo di cittadini.

In più, potrebbero sapere come tutto ciò che viene decantato quale ostacolo ad una ricerca senza animali, dipenda  strettamente dalla totale assenza di moralità ed etica con cui la ricerca scientifica viene finanziata e foraggiata. Potrebbero poi essere ben consci del fatto che le scarse alternative di metodo sono direttamente proporzionali alla possibilità di straziare animali. In soldoni: se non fosse più ammesso usare i viventi per la ricerca, le miriadi di soldi che vi girano attorno verrebbero destinati necessariamente alle alternative e siamo certi, con qualche buon risultato. 
Poiché poi il progresso non ha un valore intrinseco, (porta cambiamenti, non necessariamente miglioramenti), è più che lecito per gli emotivi decidere di progredire eticamente andando verso una affermazione razionale e ragionevole di ciò che è e deve essere l’eguaglianza in questo presente che è già futuro. Per intendersi: se l’individuo topo (che scientificamente sappiamo capace di soffrire) fosse sacrificabile solo perché piccolo e banco, allora lo sarebbe anche lo stupido gobbo straniero, ma ciò non è più accettabile né per il topo né per lo straniero e, si noti bene, in egual misura.

Se i nostri ricercatori scriventi volessero insistere sostenendo che lo stupido gobbo straniero è comunque umano mentre il topo no, allora potremmo affermare che essere “umano”, esattamente come “progresso” non ha alcun valore morale intrinseco, salvo non voler chiamare in causa un poco scientifico creazionismo, cosa che tutto sommato, dentro ad un appello rivolto impropriamente ai senatori e non ai cittadini di uno stato (per di più!) laico, risulterebbe davvero offensivo.

___________________________________________________________________________________________________________________________

NB: Alleghiamo un bel video che racconta come la questione dei diritti sia tutto ciò da cui dipende la scelta delle vittime sacrificabili. Buona visione!

Letto 4433 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Marzo 2012 11:13

Video

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

© 2016 Antispecismo.Net. All Rights Reserved. Designed By WarpTheme

Please publish modules in offcanvas position.