Mercoledì, 25 Gennaio 2012 09:18

Antispecismo “occulto” ne “Il gioco dei quattro cantoni” di Gianni Rodari - di Ilaria Nannetti

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Classificazioni e seriazioni: queste le attività didattiche di base che si impartiscono nei primi anni della scuola primaria; questi i concetti elementari che ci si aspetta di trasformare in competenze anche nei ragazzi con insufficienza mentale medio-grave.

A che cosa servono?A interpretare, a leggere il mondo. Questo perché l'essere umano, rifuggendo la variopinta caoticità del reale, se ne sente quasi infastidito se non può inserire ogni elemento (minerale, vegetale o animale) in apposite "cellette" dotate di un nome e a loro volta diligentemente inserite in altre cellette più grandi che vanno poi a comporre una gigantesca piramide.

L'ordine prima di tutto.

A livello conoscitivo la classificazione del reale ha permesso una più accurata conoscenza ad esempio in campo botanico o zoologico, ha aperto in qualche modo la strada al darwinismo e le dobbiamo quindi riconoscere una certa indubbia utilità.

A livello filosofico – ontologico è stata l'inizio del paradigma antropocentrico dominante. Tra le affinità e le differenze, in altre parole, si è scelto di soffermarci più sulle differenze.

Una dicotomia (quella tra similitudini e divergenze) che era però largamente evitabile. Il reale è multiforme e la necessità di ordinarlo deriva prevalentemente dall'ansia di tenerlo sotto controllo, di governerlo e, possibilmente, sottometterlo. Un'ansia tutta appannaggio dell'essere umano, che, avendo reciso la sua animalità essendosi s-fuso, straniato dalla natura – tutto, adesso la rifugge, la teme, se non può dominarla e schiacciarla.

Un po' com'è successo circa 180 milioni di anni fa, quando dal tutt'uno della Pangea, il lento e inesorabile processo della deriva dei continenti ha fratturato la Terra in tante zolle simili ma in alcuni casi talmente umanamente lontane tra loro da rendere per secoli inconoscibili e inarrivabili le rispettive forme di vita presenti.

Le classificazioni, dunque, diventano presto o tardi gerarchie. Le gerarchie diventano viatico imprescindibile verso l'oppressione, la subordinazione, la privazione dei diritti fondamentali. E' una ramificazione intricata e paradossalmente complicata quella che abbiamo inventato per rendere più "semplice", più "conoscibile" il reale. C'è l'uomo standard (maschio, bianco, eterosessuale, giovane, occidentale, benestante..) e c'è la donna (bianca, eterosessuale, giovane, occidentale, possibilmente avvenente...). Ma già dall'immagine standard che abbiamo dell'uomo si ramificano altre immagini subordinate e che inevitabilmente vengono "pensate dopo": i neri, gli indios, i mendicanti, gli handicappati, i vecchi, i bambini...tutte deviazioni accettate ma tuttavia, (sia pur in certi casi solo "lievemente"), subalterne per una ragione o per un'altra, allo standard succitato.

Il solco e la distanza si approfondiscono enormemente allorché si passa a quello che è panontologicamente definito "animale".

Se non c'è uno standard fotografico mentale unico, è pur vero che la parola richiama concetti come vicinanza estrema alla natura, istintualità, irrazionalità, sporcizia, crudeltà, violenza ecc...

Tant'è vero che quando si vuole condannare un comportamento umano si ricorre sempre alla metafora animale.

 

In molti tra i più alti filosofi e pensatori in cui la ragione e la filosofia raggiungono quote elevatissime e confini remoti, che dunque ergono ai massimi livelli quella caratteristica umana tanto decantata come esclusiva (e perciò escludente l'animale non-umano) è curioso notare il raggiungimento della conclusione che animale umano e natura non siano entità in contraddizione, e che liberarsi dall'animalità si per l'uomo un'utopia insensata e impossibile da realizzarsi (v. J. Derrida "l'animale che dunque sono").

Quella stessa ragione, dunque, che finora è stata il metro attraverso cui separare, disgiungere animale umano e animale non-umano, ora serve proprio a smascherare la realtà nascosta dietro il velo dell'ipocrisia e della tracotanza umane: ogni essere vivente o non-vivente ha caratteristiche biochimiche o chimico-fisiche individuali, che possono o meno coincidere o somigliare a quelle di altri esseri. Quello che ci accomuna tutti, anzitutto, è l'essere composti da atomi. "Verrà un giorno – sosteneva Capitini – in cui anche le pietre..."

Per adesso dobbiamo contentarci di de-costruire, si de-tassonomizzare la realtà naturale, accogliendone e accettandone le differenze come ricchezza, proprio come fa un bambino alla scoperta di un mondo di cui non sa nulla.

Chissà che un giorno, forse, illuminati da una coscienza più vasta, sapremo estendere e universalizzare i diritti fondamentali non solo a tutto ciò che ha vita, ma a tutto ciò che "è". Per adesso contentiamoci di tracciare una strada che, partendo ancora una volta dal "metro" animale della capacità di soffrire" (J. Bentam) assicuri al regno animale tutto la possibilità di esistere liberamente disponendo della propria vita.

 

[…] No,questa volta la maestra Santoni non si accontenterà di

scrivere al suo ex direttore didattico. Essa scriverà

direttamente a Roma, al ministro della Pubblica Istruzione

[…] <<La natura, - essa scrive, nella sua ordinata calligrafia

e nella sua corretta ortografia, - è in preda a un totale

rivoluzionamento di ruoli. Il regno minerale trapassa nel

vegetale,questo diventa animale, quest’ultimo si umanizza e

agli uomini non rimane, come sta in effetti accadendo, che

occupare il mondo delle pietre e dei cristalli. Si verifica

qualcosa di paragonabile a un universale gioco dei quattro

cantoni. Il cosmo rivela, con tutto il rispetto, la sua

sostanza ludica>>.

(Gianni Rodari – " Il gioco dei quattro cantoni )

 

Nel racconto "Il gioco dei quattro cantoni" di G. Rodari, la bizzarra ma saggia maestra Santoni non si stupisce (come farebbe ciascuno di noi intriso di razionalità e fondamentalmente ancora con orizzonti mentali un po' limitati) del fatto che le piante del suo giardino abbiano acquisito la capacità di muoversi (trascendendo dunque il regno vegetale per contrarre caratteristiche di quello animale), così come, una volta appurato ciò, trova "naturale" che le rocce fioriscano un po' e che i gatti parlino.

Resta aperta l'incognita finale. Che succederà all'essere umano? Rodari è lontano, come di consueto, da una visione religiosa e trascendente dell'uomo, che semmai (prescindendo dal titolo del racconto, che è già dirimente di per sé!) vorrebbe cogliere nel "passaggio" di ogni essere (vivente e non) una ascesa al quadro superiore, in una scala ancora una volta gerarchica, e quindi riscontrando un miglioramento una sublimazione dell'essere stesso. In quest'ottica non si potrebbe che interpretare e lasciar intendere che l'essere umano, già al 1° posto nella piramide terrestre autocostruita, assumerebbe in sé qualcosa di divino, si deificherebbe.

Nulla di più diverso poteva pensare Gianni Rodari: nel gioco dei quattro cantoni, ciascun occupante dei quattro angoli si scambia il posto con quello adiacente od opposto, per cui, più che ad una deificazione bisogna piuttosto pensare ad una reificazione dell'essere umano. Al posto della piramide Rodari ci riconduce alla figura in sé perfetta, in quanto sostanzialmente circolare (ma potremmo anche pensare al rettangolo aureo d'invenzione greca...). Così, in un ciclo continuo e fluido (che tanto ci ricorda quello dell'acqua) il minerale straborderà nel vegetale, il vegetale trasmigrerà nell'animale non-umano, l'animale non-umano sfocerà nell'animale – umano e quest'ultimo, per non interrompere la catena circolare, da bravo, acquisirà qualcosa del minerale, magari divenendo forte come l' uomo roccia (che ricorderanno quelli della mia generazione) oppure – chissà! - fragile come un cristallo di Boemia...

E' quel che in effetti sembra accadere alla cara maestra Santoni...

La mineralizzazione umana sebra dunque il destino ultimo nell'onirico racconto di Rodari...sempre che qualcun altro (il quinto giocatore dall'identità ignota..) – più scaltro e veloce – non si inserisca ad uno dei cantoni e all'essere umano, per sua natura lento e poco agile, non tocchi la conta al centro, al di fuori dellla natura-tutto. E il cosmo, come avverte la maestra Santoni e dietro di lei Rodari, non potrà che beffarsi di lui.

 

 

Letto 2805 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Febbraio 2012 10:36

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