Mercoledì, 14 Maggio 2014 17:12

Eco-liberazione: la rinascita dell'ecologismo radicale - Molly Jane

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L'articolo di Molly Jane, redattrice di Earth First!, apparso nel numero di giugno del 2013, che qui presentiamo tradotto in italiano, descrive la minaccia a cui sono sottoposti la Terra e tutti suoi abitanti.

Semplici e chiare immagini identificano il collasso che in tempi rapidi sta portando alla rovina, ma Molly Jane oltre ad individuare i temi politici che possono incidere nell'inversione di rotta della collisione epocale, e cioè il biocentrismo, l'ecologia profonda, le lotte antioppressive, la solidarietà, sollecita a una riflessione in grado di connettere le resistenze, le lotte e i movimenti.

Ancora una volta il tema delle connessioni diviene il banco di prova dell'evoluzione politica dei movimenti radicali e antagonisti che oramai dovrebbero avere la consapevolezza che la parcellizzazione degli obiettivi, e delle azioni non consente risultati di grande rilevanza.

Come pattrice jones ha sottolineato nelle recenti conversazioni durante il suo tour italiano del marzo 2014, non solo sono essenziali le unioni, le connessioni, le alleanze, ma devono essere ben chiari gli elementi della prassi politica radicale. Vale a dire che si devono individuare le tattiche in grado di avanzare richieste utili alla sopravvivenza e alla resistenza al sistema androantropocentrico, e al contempo attivare le strategie, che hanno una gittata medio lunga, utili al raggiungimento degli scopi ultimi: il sovvertimento del sistema di dominio e oppressione della Terra, degli altro-da-umani e degli umani.

Molly Jane sottolinea come la prassi rivoluzionaria sia quella dell'azione diretta, che congiunga gli aspetti teorici e pratici delle lotte che quindi non possono più essere singole rivendicazioni, ma che devono abbracciare ogni ambito oppressivo.

Tra i suoi ispiratori Molly Jane indica anche l'EZLN (l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) e cita una frase paradigmatica del subcomandante Marcos, in cui si afferma che le idee sono strumenti potenti che possono essere usate per mutare radicalmente le condizioni attuali.

Un altro spunto importante per la riflessione e la prassi ecoliberazionista, viene dall'ecologia sociale e dall'ecovegfemminismo, che non sono direttamente citate nell'articolo di Molly Jane.

Come afferma Janet Biehl, pensatrice ecosociale, in queste fasi di peggioramento delle condizioni ambientali e di devastazione della natura gli Stati avanzano processo autoritari per reprimere la ribellione e per questo si deve essere pront* a non lasciarsi sopraffare. Si devono alzare le proprie voci per realizzare le sacche di resistenza, le aree di azione cooperativa, le comunità socio-ecologiche. Biehl considera tutto questo non una precondizione per una società liberata, ma la precondizione per la sopravvivenza, necessario per debellare il capitalismo nelle sue varie forme. Infatti il capitalismo ci spinge a credere di ottenere benefici emancipatori in forma di concessioni di pseudolibertà che hanno solo lo scopo di preservare se stesso e non di liberare le persone, la natura e gli animali.

È fondamentale, quindi. che si possano esprimere e diffondere i modi di realizzazione di un diverso rapporto tra umani, tra gli umani e la natura e gli animali. Ciò è possibile con prassi e teorie politiche, ma anche con scelte quotidiane in grado di rivoluzione la propria labile sicurezza ecologica.

Marti Kheel, suggerisce di rovesciare il patriarcato con una “forchetta” simbolo dello stravolgimento della logica fallologocarnea, Carol Adams e Melanie Bujok spingono affinché si riconoscano i legami tra gli sfruttamenti ambivalenti dei corpi delle donne e degli altro-da-umani. Josephine Donovan e Lisa Kammerer individuano l'alleanza tra femminismo e animalismo, invocando la sororanza tra specie. E ancora, Greta Gaard evoca ai movimenti una serie di elementi di giustizia sociale ineludibili per poter integrare le rivendicazioni politiche ed ecologiche alla luce di una critica serrata all'economia imperialista, al colonialismo culturale ed ecologico, e all'oppressione di genere e di specie. Alicia Puleo ricorda l'importanza della critica ecofemminista alla visione ecologista prevalente che è maschiocentrica. Così come Maria Mies, Claudia von Werlhof, Veronika Bennholdt-Thomsen, che denunciano la logica della colonizzazione delle donne da parte del potere maschile, auspicano una modalità sostenibile di convivenza sulla Terra, tra la natura e tra le specie, grazie a un'”economia” di sussistenza, che deve ripristinare i meccanismi arcaici e modernissimi del rispetto e della solidarietà.

Abili mani, umane e nonumane, stanno tessendo le sottili resistenze quotidiane, che corollano la vita di ognun*, in connessione reciproca, mutua, solidale, rifiutando l'egocentrismo individualista che ha danneggiato e danneggia la Terra e i suoi abitanti. Dobbiamo rileggere e riformulare le ipotesi evoluzioniste in una chiave ecolibertaria, per sfrondarle della vittoriana ed imperialista convinzione che tutto avviene per mera sopravvivenza, per semplice adattamento, per la legge della forza. Dobbiamo invece pensare e agire perché la nostra presenza qui ed ora sia la testimonianza delle moltitudini di vite che ci hanno preceduto e di quelle che ci succederanno, non vivendo nella prefigurazione del passaggio di testimone alle generazioni future, ma aderendo al rispetto della preziosità dell'esistente.

Sherilyn MacGregor sottolinea come lo stesso ecofemminismo debba riformulare le sue credenziali passando da un essenzialismo vitalista ad una politicizzazione orientata verso una “ecocittadinanza” che tenga conto della collettivizzazione delle necessità quotidiane, in cui non solo siano ripartiti ruoli e funzioni di genere, ma sia fortemente mantenuto il motto “il personale è politico” in cui ognun* si renda responsabile delle proprie azioni in termini di condizionamento della collettività, in cui la “cura” non è semplicemente una pratica etica, ma è l'insieme di tempo e risorse utilizzate per la sopravvivenza. Politicizzare quindi le pratiche della “cura” significa sia degenderizzarle, cioè farle agire concretamente da tutt* le persone, sia individuando le similitudini tra lo sfruttamento delle donne, della natura, degli animali altro-da-umani che il processo di “naturalizzazione” dei ruoli e delle discriminazioni che il capitalismo avanzato ha così ben incarnato, per debellarli e realizzare sempre più ampi spazi liberati.

 

Introduzione e traduzione di annalisa zabonati

 

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Biocentrismo, ecologia profonda, antioppressione, solidarietà = Eco-Liberazione!

Siamo sull'orlo del baratro tra esistenza e annientamento e il cataclisma dell'estinzione generale all'orizzonte, il tempo per le creature terrestri. Gli echi del collasso delle biodiversità causano una reazione a catena per ogni specie. Siamo coinvolti nell'ultimo anelito di un impero morente, scavando disperatamente per ottenere le ultime gocce di combustibile fossile, dragando, infustando e bruciando, celebrando la veglia funebre della distruzione che ha attanagliato la storia del mondo senza precedenti. L'acqua, la nostra fonte vitale, sta per essere completamente privatizzata. Le pipeline serpeggiano lungo tutti i continenti, gli impianti nucleari si fondono, le raffinerie esplodono, le cime delle montagne sono rimosse, il genocidio è il mezzo e la schiavitù globale è il fine.

Mentre un tempo i cieli si oscuravano per giorni al passaggio degli uccelli migratori, ora sono oscurati da colonne di fumo di miasmi ed estrazioni pericolose. La brutale militarizzazione delle multinazionali realizzata dal neoliberismo ci ha imprigionati a questo pianeta morente sotto la minaccia delle armi. Anche le nostre informazioni alternative non ci hanno salvato dal collasso inevitabile perpetrato dall'industrializzazione, mentre metà delle lingue del mondo muoiono sotto i nostri occhi. Il prodotto finale della nostra civiltà moderna è perciò il silenzio tombale.

Ma c'è speranza per le voci resilienti della nostra lotta, usando le parole del subcomandante Marcos: “Non dimentichiamo che anche le idee sono armi”.

Ed è tempo di affilare le nostre armi.

La radice greca della parola eco, significa casa e un ecosistema è definito come il complesso di relazioni tra gli esseri viventi. L'antico termine greco per libero è elitheros. La radice lither divenne liber in latino. Perciò, eco-liberazione è il processo di liberazione della nostra casa.

Il biocentrismo è un principio fondamentale di Earth First!, suddiviso in quattro colonne portanti:

1. gli umani e tutte le altre specie sono componenti della stessa comunità sulla Terra

2. tutte le specie sono parte di un sistema interdipendente

3. tutti gli organismi viventi perseguono il loro “benessere” con modi propri

4. gli esseri umani non sono superiori agli altri esseri viventi.

 

L'ecologia profonda è il corpus della teoria o della filosofia che emerge dal pensiero biocentrico, dato che tutti gli esseri viventi e gli ecosistemi hanno un valore intrinseco indipendentemente dalla loro utilità per i bisogni umani. Questa teoria afferma che il mondo naturale ha un equilibrio delicato basato su complesse interrelazioni in cui l'esistenza degli organismi dipende dall'esistenza di altri organismi presenti nell'ecosistema, e pertanto l'interferenza umana e la distruzione della natura sono una minaccia non solo per gli umani, ma per tutti gli esseri che costituiscono l'ordine naturale.

L'antioppressione è la prospettiva per coloro che cercano di riconoscere e decostruire le forme sistemiche, istituzionali e personali di privazione dell'autonomia, usate per condizionare gli/le altr*. Per esempio, la pratica antioppressiva nel campo del lavoro sociale è vista come un tentativo di conoscere gli elementi autoritari della società, dell'economia e della cultura, e rimuovere o rifiutare l'influenza di quell'oppressione è un tentativo per realizzare servizi e politiche gestite direttamente dalla gente che le usa. Allo stesso modo, esaminando i modelli di dominio all'interno del movimento possiamo iniziare a agire per ribilanciare gli squilibri di potere nelle nostre comunità di militant*. Utilizziamo la forza di ognun* riconoscendo le interconnessioni delle nostre lotte e al contempo approfondiamo la comprensione dei nostri ruoli, del potere e dei privilegi all'interno della società.

 La solidarietà per mettere a frutto l'incapacità a tollerare l'oltraggio violento alla nostra integrità nei ruoli di collaborator* passiv* o attiv* nell'oppressione degli altri esseri. Non è un atto di umiliazione, di carità dall'alto, ma un atto di unione tra alleati che combattono su terreni differenti per gli stessi obiettivi.

Come esseri senzienti della Terra, non siamo meri osservator* dei processi naturali, ma parte integrante di tutto ciò.

Siamo primati, siamo mammiferi, siamo animali.

Gli altri animali, le piante e le forze della natura ci forniscono informazioni su noi stess* e sul nostro posto, sulla nostra responsabilità e identità in relazione a loro. Nella costruzione sociale imperante basata sulla separazione e la supremazia, non riusciamo a riconoscerci in relazione agli altri esseri, e perciò non conosciamo noi stess*. Le popolazioni sono state derubata dei loro semi, delle loro terre, delle loro storie, dei loro sistemi.

 La nostra società industrializzata funziona sulla base del concetto di processo ricorsivo infinito. Le cose in cui ci imbattiamo e ci attraggono nel nostro mondo “civilizzato” sono:

1. gli altri umani, oppure

2. cose create dagli umani (come ad esempio costruzioni, città, culture popolari, filosofie, lingue moderne, scienze, etc.).

Immaginiamoci davanti a uno specchio, con un secondo specchio alle nostre spalle. Vedremo il riflesso di un riflesso di un riflesso di un riflesso, fino al limite della nostra capacità percettiva. E accadono molte cose strane in questi ricorsi infiniti...piccoli cambiamenti, micro-movimenti che si amplificano in questa sequenza circolare.

In natura, dal livello molecolare alla galassia, le piccole interazioni tra molti esseri danno vita a una complessità e ad una forza emergenti, a un caos espansivo e vitale, ad una rete di sempre più complicate e intrecciate serie di relazioni interconnesse: 4,6 miliardi di anni di evoluzione. La vita.

 Piccoli cambiamenti in strutture infinite ed eternamente riflettenti creano una complessità similare, ma su scala sempre più ineffabile. La mutazione equivale al processo cancerogeno delle cellule del corpo. Omogeneità. Odio per noi stessi. Uccisione di ciò che ci dà la vita.

La considerazione misantropica dell'umanità come patologia infestante della Terra, sfortunatamente comune anche nel dialogo ambientalista radicale, non è la posizione visionaria del biocentrismo o dell'ecologia profonda, ma è una posizione reazionaria di un sistema di indottrinamento di una concezione “noi/loro” della nostra realtà verso gli altri esseri. Allo stesso modo dobbiamo demolire gli steccati, i confini e i muri per politicizzare la sacralità del luogo, così da rompere lo specchio dietro di noi in infiniti circuiti di realtà supposte.

Dobbiamo amare quello per cui combattiamo. Dobbiamo amare noi stess* per amare qualsiasi cosa, e per amarci dobbiamo conoscerci. Inoltre, per vincere dobbiamo vedere noi stessi nelle vite altrui, e vedere le loro in noi.

 Dobbiamo anche pensare che le ineguaglianze sociali sono una forma di squilibrio ecologico. Lo sfruttamento è sempre lo sfruttamento di una risorsa. Potenzialmente la prima risorsa che si dovrebbe rimuovere dalla catena del mercato imperialista per ridarla alla rete della vita e fermare l'industrialismo, è il lavoro umano. Uno degli esempi storici più dolorosi ed eclatanti è la tratta transatlantica degli schiavi, che strappava industrialmente la gente dalla loro terra, dalla loro cultura, dalla loro lingua per distruggere l'ecosistema più velocemente.

 La decolonizzazione non è una metafora. L'antioppressione, la solidarietà indigena e la liberazione collettiva non sono i temi principali di questo numero del giornale (Earth First! - NdT), ma sono il cardine da cui far evolvere la strategia del movimento.

 Ma lo dobbiamo fare consapevolmente, perché l'industrializzazione e la colonizzazione sono state realizzate in un intreccio pernicioso di coloni-nativi-schiavi. Persino i desideri di decolonizzazione dei bianchi, dei non-bianchi, degli immigrati, delle persone postcoloniali e oppresse, possono essere connesse nella rioccupazione, riabitazione e ristabilimento che rinforzano il maledetto sistema fascista in cui siamo coinvolti tutt*!

 Bruceremo le flebili illusioni di questo assurdo gioco o continueremo a giocare e a perdere?

 La prassi si definisce come teoria, o idea, in azione. Dato che la nostra teoria è l'azione diretta, dobbiamo continuare a muoverci verso alleanze e fusioni potenzialmente significative dati gli sforzi comuni. Dobbiamo usare la forza che sappiamo avere nei nostri cuori e nelle nostre menti per fermare la macchina che ci sta distruggendo, connettendo i punti tra la guerra alla dignità umana e il collasso ecologico, per attaccare i comuni oppressori. Non abbiamo scelta. Tutta la Terra e i suoi abitanti sono in pericolo se non potremo o non vorremo prendere questa decisione.

 Sfidiamo tutto! Decolonizziamo tutto! Il tempo dell'orologio del mondo ci dice di unire gli scopi di tutti gli esseri viventi del pianeta, e di fermare la fine della storia! Affiliamo le armi del biocentrismo, dell'antioppressione, dell'ecologia profonda e della solidarietà. Eco-Liberazione! Earth First!

 

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 L'autrice (Molly Jane) riconosce idee, saperi e ispirazioni per la stesura di questo articolo a* seguenti pensator*/movimenti: Movement Generation, Catalyst Poject, EZLN - Ejército Zapatista de Liberación Nacional, Critical resistance, Grace Lee Boggs, Idle No More, Communities for a Better Environment e molt* altr* nella lotta di classe.

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fonte originale

http://earthfirstjournal.org/journal/brigid-2013/eco-liberation-the-renewal-of-radical-environmentalism/


Letto 3569 volte Ultima modifica il Giovedì, 15 Maggio 2014 10:37

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